ARMENIA IL GENOCIDIO NEGATO

 

Un popolo intero massacrato dai turchi perché cristiano e per estendere il proprio potere. Per giustificarlo lo si è accusato ingiustamente e vigliaccamente di collaborazionismo con i sovietici.

2 Luglio 2005

 

E' veramente triste dover fare i conti con le brutalità degli uomini.  Utilizziamo spesso dei sillogismi per definire i comportamenti umani, ma non ci rendiamo conto di quanto siano sbagliati:  dire che un uomo si comporta come una bestia è un offesa per tutti gli animali, perché di eguale nella bestia e nell'uomo c'è soltanto l'istinto di sopravvivenza, per cui entrambi debbono uccidere per potersi nutrire, con un distinguo estremamente svantaggioso per l'uomo. Infatti l'animale si accontenta di uccidere ciò che gli serve per nutrire lui, il suo branco e i suoi figli,l'uomo invece non si limita a questo, ma si impossessa di tutto ciò che può delle sue vittime, anche di quello che non gli serve, pur di sottrarlo a coloro che vuole distruggere, troppo spesso purtroppo più per motivi ideologici, che scatenano un odio feroce, provocato da Un sentimento che troppa umanità prova nei confronti degli altri uomini, ma non sa e non vuole riconoscere l'invidia.

E' questo uno dei peggiori istinti che muovono l'uomo verso degli ipotetici, quanto comodi nemici, poiché funziona da catalizzatore, riesce ad attirare verso di sé l'attenzione di masse intere di uomini che attraverso questo collante diventano una macchina tremenda, travolgente che tutto distrugge al proprio passare e senza un briciolo di pietà, ma proprio per questo sentimento così pernicioso, trova giustificazioni che riescano a far apparire le azioni più nefande e crudeli, come indispensabili alla sua sopravvivenza.

E' quello che è accaduto spesso nel mondo nel 1900, ed è accaduto molte volte anche vicino a noi, così la Turchia ha perpetrato e giustificato, ed ora negato il genocidio condotto con metodo distruttivo verso il popolo armeno e non ci sono giustificazioni che possano alleggerire le responsabilità.

La guerra è guerra e già di per sé è una situazione tragica, ma gli eserciti che si fronteggiano hanno dalla loro almeno la giustificazione dell'essere appunto l'uno di fronte all'altro, ciascuno in campo con le proprie forze e la propria volontà, per cui esiste una possibilità di via d'uscita, di vittoria, o di resa.

Quello che invece l'uomo fa sistematicamente contro le popolazioni inermi, massacrando vecchi, donne, bambini e uomini che non sono intenti alla guerra, ma alla loro vita di tutti i giorni è il peggio che l'umanità sia stata fino ad ora in grado di esprimere, poiché queste persone non hanno nemmeno la possibilità,non solo di combattere, ma nemmeno una via di fuga.

Di conseguenza non si trovano nella condizione degli uni di fronte agli altri, ma nella condizione degli uni di schiacciare gli altri, senza che gli altri possano difendersi o almeno fuggire.

 

Dopo alcune considerazioni, fra le quali anche quelle che fanno riferimento al fatto che non abbia preso le distanze, ripudiando pubblicamente questo orrendo crimine, anche se fino a poco tempo fa ero favorevole all'entrata della Turchia, nel gruppo dei paesi che fanno parte della UE, proprio per permetterle di progredire nelle riforme democratiche, che nascono anche da un sano confronto; sto rivalutando seriamente questa possibilità. 

Alla luce delle nuove leggi promulgate dal governo turco, che appare sempre di più in linea con le teocrazie islamiche, sto cominciando a pensare che la Turchia non sia pronta per questo salto evolutivo, in quanto non ha realmente superato i suoi integralismi e nazionalismi, ma ha cercato solo di migliorarsi economicamente, per cui un incontro in questo periodo storico, con quella che è un'avanzata islamica verso il cuore dell'Europa, non sia un evento affrontabile, a meno che non cambino le premesse.

Lisistrata

 

Il museo del genocidio sulla "collina delle rondini" a Yerevan

Il Giardino dei Giusti al Monte Stella di Milano

La tomba di Fayez El Ghossein nel cimitero di El Sharaeh, in Siria

 

Storia del popolo armeno tratta dal sito Il genocidio armeno

Gli Armeni sono gli abitanti autoctoni dell'Armenia e la loro presenza su quel territorio è documentata da testimonianze risalenti a più di 2500 anni fa. Fino all'inizio del ventesimo secolo essi hanno abitato un vasto territorio che, estendendosi ben oltre i confini dell'attuale Repubblica Armena ex sovietica, ingloba il lembo nord-occidentale dell'Iran, tutta la parte orientale della Turchia, le regioni occidentali dell' Azerbaigian ed una parte nel sud della Georgia.

Su questo territorio gli Armeni già più di duemila anni fa hanno costituito un proprio stato unitario che nel corso dei secoli ha perso e più volte riconquistato la propria indipendenza, subendo a più riprese invasioni e dominazioni straniere.

All'inizio del 4° secolo l'Armenia si convertì al Cristianesimo divenendo così il primo stato ad accettare la fede cristiana come religione di stato.

La dominazione straniera più lunga e nefasta per l'Armenia è stata quella dei Turchi che vi penetrarono per la prima volta circa nove secoli fa e pian piano la soggiogarono instaurando un regime di pulizia etnica ante litteram, con soprusi, vessazioni, conversioni forzate all'Islam, periodici pogrom e ricorrenti massacri.

Verso la fine del diciannovesimo secolo le persecuzioni contro gli Armeni da parte dei Turchi aumentarono in intensità ed in ferocia, raggiungendo il loro culmine sotto il regno del sultano Abdul Hamid 2° che, alle richieste degli Armeni di ottenere riforme volte a tutelare le loro vite, le loro persone ed i loro beni, rispose con dei massacri di massa nel corso dei quali, dal 1895 al 1897, furono trucidati 300.000 Armeni.

In conseguenza di ciò aumentarono da parte degli Armeni, e delle potenze europee, le richieste di riforme statali atte a tutelarli.

Parallelamente al declino dell'Impero Ottomano, sul finire del 19 secolo, iniziò a svilupparsi presso i Turchi un acceso movimento nazionalista, cosiddetto dei "Giovani Turchi", che diede origine al partito "Ittihad ve Terakki" (Unione e Progresso) che si impadronì del potere nel 1908 e lo mantenne per dieci anni.

Scopo principale del movimento nazionalista turco era la creazione di un grande impero panturco che inglobasse tutte le popolazioni turche, dal Mar Egeo ai confini della Cina. Gli Armeni, situati a mo' di cuneo fra i Turchi dell'Anatolia e quelli del Caucaso, costituivano un' isola non-turca in mezzo al grande mare delle popolazioni turche. Erano perciò un ostacolo sulla via della realizzazione di questo progetto e fu quindi stabilito di sterminarli onde poter creare la Grande Turchia.

Già un anno dopo aver conquistato il potere i Giovani Turchi dimostrarono i loro veri intendimenti con il massacro di Adana, in Cilicia, nel corso del quale furono uccisi più di trentamila armeni.

 

Storia del genocidio tratta dal sito Il genocidio armeno

In un congresso segreto dei "Giovani Turchi", tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere totalmente gli armeni residenti in Turchia. L'occasione per realizzare questo piano di sterminio si presentò con lo scoppio del Primo Conflitto Mondiale allorquando le potenze europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire nelle faccende interne della Turchia.

Inizialmente furono chiamati alle armi tutti gli Armeni validi che, dopo esser stati separati dai loro reparti, ed inquadrati per costituire i cosiddetti "Battaglioni operai" vennero uccisi. Furono quindi arrestati ed in seguito uccisi tutti gli intellettuali, i sacerdoti, i dirigenti politici. Nelle città e nei villaggi abitati da Armeni rimasero quindi solo donne, vecchi e bambini. Per loro venne decretata la deportazione. Adducendo come pretesto la prossimità della zona di guerra, vennero costretti ad abbandonare le loro abitazioni per trasferirsi, così fu detto, in zone più sicure. Ma furono deportate anche le comunità armene residenti a centinaia di chilometri dal teatro bellico, segno evidente che l'allontanamento dalle zone di guerra era solo un pretesto per lo sterminio. Per strada le carovane dei deportati venivano sistematicamente assalite da bande di malfattori, fatti uscire appositamente dal carcere per costituire la cosiddetta "Teskilate maksuse" (Organizzazione Speciale) il cui compito era lo sterminio degli Armeni.

I mezzi usati per compiere questo sterminio furono di un'inaudita ferocia e di un sadico accanimento contro le vittime. Chi riusciva a sfuggire al massacro periva per la fame, la sete, le malattie e gli stenti del lungo viaggio compiuto a piedi per centinaia di chilometri. Perirono così circa 1.500.000 di persone: la quasi totalità degli Armeni di Turchia. Furono risparmiati solo quelli residenti a Istanbul e Smirne, perché troppo vicini a sedi diplomatiche straniere. Si salvarono pure gli abitanti di alcune province in prossimità del confine russo, che si misero al riparo fuggendo oltre frontiera o furono salvate dall'avanzata dell'esercito russo.

"In precedenza è stato comunicato che il Governo, su ordine del Partito (Unione e Progresso), ha stabilito di sterminare completamente tutti gli Armeni residenti in Turchia. Coloro i quali si oppongono a questo ordine non possono continuare a rimanere negli organici dell'amministrazione dell'Impero. Bisogna dar fine alla loro esistenza, per quanto siano atroci le misure adottate , senza discriminazioni per il sesso e l'età e senza dar ascolto a considerazioni legate alla coscienza". Così recita il telegramma del ministro dell'interno turco, Talaat pascià, del 15 settembre 1915.

 

 

La negazione del genocidio

A differenza dell'Olocausto ebraico, riconosciuto e condannato da parte tedesca, quello armeno non è stato né riconosciuto né tanto meno condannato da parte della Turchia attuale che anzi, in ogni occasione, sia pubblicamente che riservatamente, continua a negare il fatto che sia mai avvenuto un genocidio degli armeni.

A tutt'oggi la Turchia spende ingenti somme per mistificare la storia e far tacitare tutti coloro che, specialmente nel mondo occidentale, reclamando una postuma giustizia per gli armeni, chiedono che il genocidio armeno venga riconosciuto in quanto tale dai vari paesi ed in primo luogo dalla Turchia.Per tacitare queste richieste la Turchia ancora oggi corrompe politici, studiosi e giornalisti occidentali affinché, affermando il falso, neghino che vi sia mai stato un genocidio armeno. Oltre a ciò ricorre alle minacce ed ai ricatti politici, come ha recentemente fatto con la Francia allorquando l'Assemblea Nazionale, prima, ed il Senato, poi, hanno riconosciuto il genocidio armeno.

Negli ultimi tempi, poi, sono stati messi in circolazione da parte della Turchia dei falsi documenti storici per depistare le ricerche degli studiosi del genocidio armeno. Il Ministero della Pubblica istruzione ha introdotto l'obbligo dell'insegnamento della storia dei rapporti fra i turchi da un lato ed armeni, greci, assiro-caldei da un altro. Scopo evidente di questo insegnamento, obbligatorio in tutte le scuole, è l'indottrinamento delle nuove generazioni sulla base della mistificazione della storia, della negazione del genocidio armeno e dello sterminio dei greci del Ponto e degli assiro-caldei.

Come se ciò non bastasse ad Istanbul e ad Ankara sono state intitolate vie e piazze ai nomi dei principali responsabili dello sterminio degli armeni. In onore di uno di essi,Talat pascià, è stato eretto un vero e proprio mausoleo ad Istanbul.

Inoltre la Turchia odierna non ha rinunciato alle sue mire espansionistiche tant'è vero che l'onorevole Demirel, allorquando era presidente della repubblica (fino alla primavera del 2000), ha ripetutamente affermato che la zona d'influenza turca si estende dall'Adriatico alla Cina. Il suo predecessore Ozal, ricordando il contenzioso con l'Armenia, ha affermato che forse la "lezione" data agli Armeni all'inizio del secolo non era stata sufficiente ed occorreva darne loro un'altra.

Nel 1996 con il massimo degli onori ed alla presenza del presidente della repubblica e delle più alte cariche dello stato turco, furono traslate dall'Asia Centrale, e tumulate in Turchia, le spoglie di Enver pascià, un altro dei maggiori responsabili dello sterminio degli armeni.

Il semplice fatto poi che il 24 aprile - data in cui vengono commemorate le vittime del genocidio armeno- uomini politici stranieri , in varie parti del mondo, rendano omaggio alla memoria di queste ultime, suscita rabbiose e scandalizzate reazioni in Turchia.

E' evidente che una Turchia che ha un simile atteggiamento costituisce un serio pericolo non solo per gli Armeni, ma anche per la democrazia, la libertà e la pacifica coesistenza fra i vari popoli. Sarebbe come se in Germania attualmente non solo non venissero condannate le azioni di Hitler, ma venisse eretto un mausoleo in suo onore ed in varie città tedesche vi fossero vie o piazze intitolate a Himmler, Goebbels, Goering ed inoltre le più alte cariche dello stato negassero l'esistenza stessa dell'Olocausto.Sarebbe come se in tutte le scuole tedesche vigesse l'insegnamento obbligatorio della negazione della Shoah.

 

Per approfondire la storia degli armeni e il genocidio, visita questi siti:

Armenian National Institute --- homolaicus

 

La Turchia dichiara guerra a Libero di SUHA BACANAKGIL  - tratto da libero

Egregio vicedirettore Farina, le scrivo a proposito dell'articolo intitolato "Turchia in Europa? Meglio Armenia" pubblicato su Libero il 9 giugno 2005. E lo faccio ai sensi dell'art.8 della legge stampa. Vorrei sapere che cosa sta negando la Turchia? Le asserzioni di genocidio che lei ha ascoltato recandosi in Armenia solo da una parte degli interessati del dibattito? Questo non è negare, è rifiutare. Rifiutare il fango che ci si vuole gettare addosso. Gli Armeni asseriscono che i fatti tragici vissuti nel 1915 (durante quell'insensata Prima Guerra Mondiale quando nel mondo tutti cercavano di uccidere tutti, dove 10 milioni di persone sono morte - di cui 1 milione circa erano Ottomani- e 23 milioni ferite) nella parte orientale del territorio Ottomano dove sono state registrate vittime sia da parte degli Ottomani che degli Armeni, con enormi sofferenze per ambo le parti, era "genocidio". Senza parlare delle rivolte Armene iniziate in decine di città nella parte orientale, delle stragi commesse dalle bande di Dashnak e di Hunchak nei confronti della popolazione musulmana, dell'accordo segreto stipulato con la Russia Zarista che aveva occupato l'Anatolia, senza dire come hanno colpito alle spalle l'esercito Ottomano. E cosa affermano i Turchi di fronte a queste gravi asserzioni? Dicono che durante la sanguinosa Prima Guerra Mondiale sono state vissute grandi tragedie e registrate gravi perdite da ambedue le parti; i Turchi dal 1040, l'anno in cui vennero in Anatolia, non alimentano alcun odio religioso nè razzista nei confronti dei loro vicini Armeni, con i quali hanno convissuto senza alcun problema, in pace e in armonia; la decisione di deportazione adottata sotto le condizioni di guerra era causata solo da una necessità militare; e infine rifiutano asserzioni infondate e di natura politica. Desidero farle notare che trattasi di rifiuto, e non di negazione In realtà, chi nega che cosa? Come può emergere la verità da un'azione di lobby di un pugno di politici o di giornalisti, spendendo grosse somme di denaro per organizzare campagne mediatiche e iniettando in tal modo informazioni errate e di parte all'opinione pubblica? In questo caso non si può fare altro che fuorviare dalla realtà. Il Primo Ministro della Turchia, Paese che non ha niente di cui vergognarsi nella sua storia, ha proposto agli Armeni una ricerca comune per stabilire le vicende dell'epoca, assumendo il coraggio di accettare qualsiasi risultato che poteva venir fuori da tale iniziativa. La Sua proposta non era rivolta solo agli Armeni ma anche agli Inglesi, Francesi, Americani, Tedeschi e Russi 3; Ecco la grande occasione per gli Armeni, che affermano il loro sistematico annientamento da 90 anni. Potevano dimostrare, come hanno sempre asserito, il compimento del genocidio da parte dei Turchi. Ma che cosa è successo? Hanno risposto di no 3; Ma com'è possibile? Certo che è possibile, perché loro già conoscono il risultato di una ricerca comune che sarà condotta dagli scienziati negli archivi di diversi Paesi 3; Anzi sanno anche che questa ricerca porterebbe all'attenzione dell'opinione pubblica la pulizia etnica condotta nei Balcani nel XIX secolo. Per ultimo vorrei accennare ad un altro argomento. Mentre leggevo il suo articolo mi sono sentito il sangue gelare nelle vene, non riuscivo a credere alle cose che leggevo. Com'è possibile un tale pensiero ai nostri giorni? Mentre da tutto il mondo arrivano -specialmente dopo le vicissitudini dell'11 settembre- messaggi di pace, di tolleranza e di convivenza per evitare un conflitto di civiltà, si intensificano gli sforzi in tale senso, come fa lei a dare messaggi di discriminazione religiosa e di odio -come se volesse dare ragione ad Huntington-. Certamente lei è libero di pensare e di esprimere ciò che vuole, comunque vorrei solo dire che tali opinioni non si addicono ad un intellettuale. Desidero ancora una volta ribadire che i Turchi sono pronti a qualsiasi esito che potrà emergere alla fine di questa ricerca comune. Ma non emergerà mai "il primo genocidio cristiano del XX secolo". I Turchi sanno bene anche questo. I Turchi hanno questo coraggio 3; Gli Armeni ce l'hanno? Per favore, non date una risposta vaga come il Ministro degli Esteri Armeno Vartan Oskanyan: «Gli storici hanno già detto quello che dovevano dire molto tempo fa». Le opinioni che descrivono le vicissitudini di 90 anni fa indiscutibilmente come genocidio sono solo delle illazioni; anche la parteArmenaha il dovere di dimostrare queste asserzioni. Ma non con le campagne mediatiche conosciute da tutti, non con le tattiche di alcuni ambienti prevenuti e di politici in cerca di consensi elettorali, non con le pubblicazioni soggettive di tipo memorie, ma con la scienza, con la storia, con i documenti... Colgo l'occasione per porgerle i miei distinti saluti.

E Libero risponde Basta bugie sugli armeni di RENATO FARINA

Illustre consigliere Suha Bacanakgil, lei scrive nella sua cortese lettera: «Mentre leggevo il suo articolo mi sono sentito il sangue gelare nelle vene, non riuscivo a credere alle cose che leggevo. Com'è possibile un tale pensiero ai nostri giorni?». Dottor Bucanakgil, non è un pensiero, non ho questa presunzione. È l'osservazione della realtà. Mi accusa di volere lo scontro di civiltà perché dico che dei turchi musulmani hanno fatto fuori un popolo cristiano. Ah sì? Le metto insieme l'elenco degli storici che lo attestano? Dico solo i due più importanti: Toymbee e Le Goff. Altro che manipolo di fanatici armeni. Vittima di questa lobby anche Giovanni Paolo II? Nel 2001 parlò di genocidio, beatificò martiri armeni, un vescovo fu strangolato con la catena della croce pettorale. Non ci fu nessuno scontro di civiltà,mala mossa infame di un governo nazionalista islamico che progettò e portò a compimento l'eliminazione di un popolo. Le stragi cominciarono a fine 800. Poi all'inizio della guerra mondiale, furono fatti fuori sistematicamente i maschi, le belle donne costrette a turchizzarsi, il resto mandato a sciogliersi nel deserto di Siria. Le cifre dei morti oscillano tra il milione e duecentomila e il milione e mezzo. Facciamo anche un milione, può andarle bene? Eppure lei si indigna non per i morti ma con chi li ricorda. Qui in Europa, seppure un po' vilmente, ci proviamo, a ricordarli. Sono nostri fratelli uomini, gli armeni. Così come i turchi, ovvio. Ma la riconciliazione esige, perché sia evitato il rancore, che le autorità politiche guardino con lealtà agli omicidi di massa perpetrati dai loro predecessori, con vaste complicità nel popolo. Anche a lei fanno orrore i massacri. Eppure se la piglia con Libero, invece che con gli assassini, i cui capi furono persino condannati da un governo ottomano (nel 1919). La sua è una dichiarazione di guerra alla verità storica. Fatta a nome del governo turco attuale, proprio quello che si professa amico. Nessun pregiudizio. Istambul è amministrata benissimo, ad esempio: l'ho scritto e riscritto. E allora perché questa ostinazione? Un dubbio l'abbiamo. È l'ideologia su cui si regge lo Stato turco odierno ad esigere una purezza originaria inesistente, senza cui si sfalderebbe: Ankara prevede di fatto una sola etnia, una sola lingua, un'unica religione. Gli altri? Ci sono, ma non devono esistere. Purtroppo tutto questo viene insegnato come un dogma nei libri di testo scolastici. Chi poi ha pubblicato volumi sul genocidio armeno è stato condannato in passato a due anni di carcere (è morta di recente la coraggiosa editrice Ayse Nur Sarisozen). Su Libero ho chiesto, dopo tanti altri, a un governo (europeo?) di chiedere scusa del sangue versato. Ed ecco che la parola sangue torna in metafora, lei, Signor Diplomatico, la scaglia addosso a me, il sangue gelato diventa quello non dei parenti delle vittime, ma il suo, davvero molto sensibile. Lei dice che le mie «opinioni non si addicono a un intellettuale»? Va bene, non sono un intellettuale. Qui mi limito ad alcune osservazioni un po' rozze, mi perdonerà. 1) È singolare che il governo di un Paese si identifichi totalmente con una etnia: «i Turchi». Gli armeni quando si verificò quel massacro che per le sue proporzioni la stragrande maggioranza degli storici (e la Commissione Onu per i diritti civili nel 1987, e il Parlamento europeo nel 1987, e quello italiano nel 2000) osa definire genocidio erano sotto il dominio dei Giovani Turchi. Ma erano cittadini anch'essi. Certo, non erano come tutti gli altri. Lo sappiamo: erano dhimmi, cioè, in quanto cristiani, roba di serie B. 2) La guerra è dura per tutti - lei dice. In guerra si muore. Sono morti i turchi, sono morti gli armeni, amen. Conosciamo quell'argomento. Anche i tedeschi morti durante la seconda guerra mondiale sono complessivamente più degli ebrei. Eppure nessuno su questa base osa negare l'Olocausto. E lasci perdere le questioni del censimento. Secondo i registri dei battesimi gli armeni erano un milione e novecentomila. Cinquant'anni prima, un altro censimento turco li valutò a due milioni e trecentomila. In effetti c'erano state varie stragi anche a fine ottocento, dunque i conti tornano... 3) Davvero lei crede sia accettabile la proposta del governo turco, il quale nel frattempo si dichiara sicuro non sia vero, di studiare insieme per vedere se 3; Sono anni che - come già detto - gli storici più seri hanno emesso il loro responso. Ma come si permette di mettere in dubbio la memoria dei sopravvissuti? Sarebbe come se la Germania rifiutasse l'idea di Olocausto operato dai nazisti, e poi invitasse gli ebrei a visitare insieme a loro gli archivi. Gli archivi li guarderanno gli storici, a noi basta visitare i forni. Come si fa a non accettare il fatto del genocidio? A non chiedere perdono? Mi creda, consigliere Bacanakgil so se sia un costume turco, ma battersi il petto, anche per le colpe dei padri, qualche volta fa bene.

 

Vai su Lisistrata weblog

Torna a home