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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail Attacchi da destra e da sinistra all’ex sindacalista della Cgil Cofferati? Come sindaco, un disastro. E Bologna rimpiange Guazzaloca
14 maggio 2005
Undici mesi fa, esattamente il 15 giugno, “l’Unità” (diretta allora da Furio Colombo) annunciò la elezione dell’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati a sindaco di Bologna con un titolo di esemplare stupidità e stupefacente idiozia politica, “La città si è svegliata libera”, offensivo delle regole della democrazia non meno che della dignità delle persone.
Libera da chi, la “rossa” Bologna? Dal mite e pacifico ex presidente della Federazione nazionale dei macellai Giorgio Guazzaloca che da indipendente, senza essere un politico di professione, aveva governato la città per cinque anni con competenza, correttezza e grande equilibrio, conquistando la stima e la simpatia anche di chi non lo aveva votato? I bolognesi non pensavano certo di essere vissuti per cinque anni sotto un dittatore e di essersene liberati votando per Cofferati. Giorgio Guazzaloca era ed è un uomo per bene, che aveva ed ha la stima delle persone per bene ed è stato un ottimo sindaco (il giudizio non è mio, ma di un mitico primo cittadino di Bologna, il comunista Renato Zangheri).
Perché questa premessa? Perché è di Guazzaloca che si parla oggi a Bologna e sui giornali di tutta Italia, d’Europa ed anche in America, nella guerra che i dipendenti comunali, presentandosi in mutande nella sala della giunta, hanno sferrato a Sergio Cofferati, sindaco da appena undici mesi. Si parla dell’ex sindaco per due motivi: è di Guazzaloca la firma sul documento che oggi Cofferati si rifiuta di prendere in considerazione (per il pagamento del premio di produttività a suo tempo pattuito in 400 euro); e vengono proprio dai comunisti, con gli attacchi durissimi al Cofferati che nel giugno dell’anno scorso avevano tanto esaltato, i migliori elogi per l’ex sindaco Guazzaloca. Penso che, se Furio Colombo non fosse stato rimossa dalla direzione de “l’Unità”, si sarebbe trovato oggi in serie difficoltà nel sostenere ancora il Cofferati che tanto amava. Cosa avrebbe scritto oggi: che la città non sa come liberarsi di un sindaco che ha tradito completamente le attese dei bolognesi?
“L’Unità”, oggi totalmente nelle mani di Fassino, è molto cauta sul caso Cofferati. Quello che ha sferrato e continua a sferrare bordate durissime all’indirizzo dell’inquilino di palazzo D’Accursio (il fassiniano Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, parla addirittura di “un tentativo di massacro”) è il quotidiano di Rifondazione comunista, “Liberazione”. In un articolo dal titolo fin troppo eloquente, “Cofferati, cronaca di una delusione”, Franco Berardi (il popolarissimo Bifo, figura storica della politica e della cultura di sinistra bolognese) scrive: “Mi sbagliavo. Cofferati non è meglio di Guazzaloca. E’ doloroso dirlo, ma era difficile immaginare che, a meno di un anno dalle elezioni, ci si potesse trovare a Bologna in un clima peggiore”.
Perché tanta delusione, e tanta amarezza, tra i bolognesi? Il netto rifiuto dell’attuale sindaco di dare esecuzione ad un accordo sottoscritto dai dipendenti comunali con il suo predecessore, chiaramente, è solo un episodio, la goccia (si potrebbe dire) che ha fatto traboccare il vaso. Le critiche al sindaco Cofferati, in realtà, vengono da lontano e riguardano un po’ tutti i settori della attività comunale; ed anche, se non soprattutto (come dicono i vecchi saggi della città), “quel particolare modo di essere e sentirsi bolognesi” che non potrà mai entrare nel Dna del cremonese Cofferati.
“Qui c’è sempre stata tolleranza”, spiega il bolognese “doc” Bifo, “e l’idea del sindaco Cofferati di vietare la birra fuori dai locali, di vietarla dopo le 9 di sera, l’idea di far inseguire dai finanzieri i senegalesi che vendono i ‘dvd’ fasulli, beh, non corrisponde all’idea che i bolognesi hanno avuto ed hanno di questa città, della loro città”. E dalle sue parole si intuisce, appunto, come sia ancora molto forte la vecchia polemica sulla non “bolognesità” del forestiero Cofferati, trasferitosi a Bologna con la famiglia pochi mesi prima della elezione a sindaco, quando la sua designazione da parte della Quercia ex Pci era già da tempo avvenuta.
“Meglio Guazzaloca, certo”, dice Emiliano Masetti, 72 anni, ex infermiere, uno che ha sempre votato comunista. “Lui era uno di noi, disponibile con tutti, alla mano, e cose buone ne ha fatte tante per la sua e la nostra città. Questo sindaco, invece, chi lo vede? Ce lo hanno imposto i partiti da Roma, ma cosa ha fatto e sta facendo di buono per una città che non è sua e non potrà mai sentire sua? Al Comune, chiuso nel suo bunker, è inavvicinabile. Da quella poltrona, lui sa soltanto dare ordini: ai vigili urbani per fare sgombrare le case occupate dai poveracci con nidiate di figli che non sanno dove ripararsi dal freddo, alla polizia per l’allontanamento dei ‘rom’ dai campi abusivi. Sgomberi, sgomberi e sempre sgomberi. Ma dei problemi della povera gente, di come aiutarla a vivere meno drammaticamente, lui non si occupa. E’ questo il comunismo del signor Cofferati?…”.
“I suoi sono atteggiamenti autoritari, da dirigente d’azienda”, dice il consigliere comunale di Rifondazione comunista Valerio Monteventi, “ma un sindaco non può sempre e soltanto dire no, deve anche occuparsi dei problemi della comunità, per risolverli o tentare di risolverli in qualche modo. Lui no, non muove un dito. E davvero non capisco come un sindacalista con il suo passato, sempre vicino ai senza lavoro, alle esigenze delle loro famiglie, possa restare oggi insensibile, da sindaco, alle istanze di tanta gente. Ha fatto tantissime promesse, in campagna elettorale. ‘Renderò respirabile l’aria della città’, ha detto. Ma la città è ancora intasata dal traffico, come e forse più di un anno fa. ‘Amministrerò con la partecipazione di tutti’, ha detto e ripetuto. Ma nessuno lo vede, nessuno può avvicinarlo: il movimento associativo bolognese aspetta da undici mesi di incontrarlo”.
Molto critici anche i suoi amici più stretti, non soltanto l’uomo della strada ed i compagni di partito. Dice lo scrittore Loriano Macchiavelli: “Ho partecipato a tanti dibattiti con Sergio, ho cercato di convincere tanta gente a votare per lui, e adesso… Certo, ci vuole del tempo per cambiare una città come Bologna. Ma quello che mi preoccupa, e non può non preoccuparci tutti, è che a palazzo D’Accursio non si riesce proprio a vedere uno spiraglio di cambiamento, di miglioramento”.
Ed il politologo Gianfranco Pasquino (Ds): “Di Cofferati si parla come del sindaco che sa soltanto ordinare sgomberi e non riesce a costruire nulla. Alcuni sgomberi, bisogna dire, erano certamente necessari, ma qualcuno poteva, se non proprio evitato, almeno essere rinviato di qualche tempo, per impedire che la situazione si acuisse, con il rischio di degenerare (come in certi momenti si è temuto) in sommossa popolare. Io dico che qualche obbiettiva difficoltà a svolgere il mestiere di sindaco Sergio Cofferati ce l’ha avuta davvero; e continua ad averla, purtroppo. Non ci si improvvisa sindaco in una grande città, specie se la si conosce poco”.
“E adesso”, ironizza Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera e braccio destro di Bertinotti, “ci inviteranno tutti, fra un mese, a festeggiare il primo anno di Cofferati a Bologna. Ma ci sarà poco o nulla da festeggiare, fra un mese. E, se si va avanti così, neppure fra quattro anni… Sergio, lo dico da mesi, ha sbagliato tutto, proprio tutto, e (cosa ancora più grave) continua a sbagliare, non fa nulla per cambiare le cose. Mai visto un sindaco così abulico, così privo di iniziative, della volontà di fare, di impegnarsi attivamente in qualcosa di utile per la città, per i cittadini. La sua amministrazione fa acqua da tutte le parti: ambiente, diritti dei dipendenti comunali e dei cittadini, socialità, tutto va male. E lui, non soltanto non muove un dito; ma, refrattario com’è a qualsiasi consiglio, non consente neppure che siano altri a muoversi e lavorare seriamente al posto suo”. E conclude, il “numero 2” di Rifondazione comunista: “La verità, molto amara per tutti noi, è che con l’arrivo di Sergio Cofferati (diciamolo con molta chiarezza, senza nascondere la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi), è mancata al Comune di Bologna la democrazia, quella vera; e continua a mancare, purtroppo”.
E ce le vengono a dire oggi, queste cose, i signori delle sinistre? Lo hanno saputo solo adesso che i bolognesi rimpiangono Giorgio Guazzaloca, il primo sindaco non comunista di Bologna? Rileggo il titolo, di esemplare e desolante idiozia politica, che “l’Unità” di Furio Colombo fece il 15 giugno del 2004 per salutare l’avvento di Sergio Cofferati al Comune di Bologna, e non posso non inorridire. “Con lui sindaco, la città si è svegliata libera”, ha scritto appena undici mesi fa il giornalista neo “ultrà di sinistra” che per anni rappresentò in America gli interessi della Fiat e degli Agnelli. Libera da chi, la “rossa” Bologna? Dal Guazzaloca che anche i comunisti dell’estrema sinistra adesso rimpiangono, insieme alla stragrande maggioranza dei bolognesi?
Una domanda, davvero inquietante, si pongono oggi gli italiani leggendo i giornali e ascoltando le cronache televisive sui clamorosi fatti di Bologna: “Le cose che ci hanno raccontato per mezzo secolo e continuano a raccontarci comunisti, ex e post-comunisti, gli strabilianti sermoni sulla straordinaria capacità ed efficienza delle “illuminate” amministrazioni di sinistra che come re Mida trasformano in oro tutto quello che toccano (al contrario di quelle di centrodestra che, a sentir loro, costringono la gente a vivere nella desolazione, se non proprio nella miseria), erano tutte balle, gigantesche balle?… I casi Cofferati spuntano solo oggi o ci sono da sempre e nessuno ne ha mai parlato, compresi i giornali che fanno oggi da grancassa alla propaganda elettorale delle sinistre?…”.
Mi piacerebbe sapere quello che, di questa sconcertante “storia di ordinaria disamministrazione comunista”, pensa il bolognese prof. Prodi, che sui voti della sinistra e dell’estrema sinistra punta per riconquistare la poltrona di presidente del Consiglio che dovette lasciare nel 1998 per la “pugnalata” di Bertinotti. Il professore neo compagno è con il Fassino che cerca di difendere Cofferati, ammesso che esistano argomenti in difesa dell’ex segretario della Cgil (siamo in molti, chiaramente, a dubitarne) o con il Bertinotti che lo accusa, con impietosa spietatezza, di “irresponsabilità politica e assoluta incapacità amministrativa”? Penso che a tutti gli italiani (di destra, di sinistra e di centro) piacerebbe saperlo: con grande chiarezza e la onestà (da parte dei politici) che il parlar chiaro impone. Balle ne hanno sentite troppe, in questi anni. Gaetano Saglimbeni |
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