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Disfatta senza precedenti nel Nord Reno-Vestfalia Crollano le sinistre in Germania e Prodi vorrebbe portare al governo i super-comunisti di Bertinotti
27 maggio 2005
Per gli ulivisti italiani, il cancelliere Schroeder ha perso per la “paurosa crisi economica” che ha colpito il Paese. Ma il professore non ci aveva ha detto che in Germania, come in tutta Europa (con la sola eccezione dell’Italia di Berlusconi), erano tutti “ricchi e felici” con l’euro? Coincidenza singolare ed estremamente significativa: all’annuncio della clamorosa sconfitta delle sinistre e delle nuove elezioni in autunno, la Borsa di Francoforte è schizzata in alto. Il mercato, chiaramente, spera nel ritorno dei cristiano-democratici alla guida del Paese.
Clamoroso crollo delle sinistre in Germania, nel Nord Reno–Vestfalia, roccaforte (da 39 anni) della coalizione rosso-verde. Hanno vinto nettamente i cristiano-democratici, con il 44,8 per cento (contro il 37,1 dei socialdemocratici), e con i liberali dispongono adesso della maggioranza in quello che è il Land più popoloso (oltre 18 milioni di abitanti) e industrializzato del Paese. Vedi alcuni articoli che trattano dell'accaduto su TG5com su AGIonline su Reuters
Una disfatta senza precedenti, per il cancelliere Schroeder. Il “Financial Times” di Londra parla di “bancarotta del governo rosso verde” e la tedesca “Suddeutsche Zeitung” di “un Paese sull’orlo del baratro”. Una disfatta che non potrà non avere ripercussioni serie nella Unione europea, dove si infoltisce sempre di più lo schieramento del centrodestra e lo spagnolo Zapatero è rimasto pressoché da solo a rappresentare le sinistre. C’è il laburista Blair, in Inghilterra, ma sono in molti in Europa (a cominciare dall’italiano Bertinotti di Rifondazione comunista) a catalogarlo ormai “in area centro-destra”. “L’Europa va a destra”, dice Antonio Tajani, capogruppo degli europarlamentari di Forza Italia e vicepresidente del Partito popolare europeo, “anche se il prof. Prodi vuol farci credere il contrario e, con il Bertinotti che sogna di abolire la proprietà privata, vorrebbe portarci non soltanto a sinistra, addirittura all’estrema sinistra, accanto ai no-global, ai disubbidienti, alle tute bianche ed ai falsi pacifisti anti-americani”.
Un bel pateracchio, certo, e non si capisce, con un governo del genere, con chi in Europa dovremmo avere a che fare, dove trovare i nostri interlocutori privilegiati, visto che adesso anche il tedesco Gerhard Schroeder è sul piede di partenza (per le nuove elezioni nazionali si voterà in autunno). Zapatero sta con Prodi, certamente, ma non con Bertinotti, troppo amico del Fidel Castro che alla sinistra cosiddetta moderata piace poco. E l’inglese Tony Blair, se ha la stima di Prodi (nonostante i duri dissensi sulla guerra in Irak), ha il feroce disprezzo di Bertinotti che continua a definirlo “criminale di guerra”. E dunque, in Europa andremmo proprio male. Ed in America ancora peggio, perché Bush, per il leader di Rifondazione comunista, è più “criminale” di Blair, un bieco persecutore di quei due grandi “benefattori dell’umanità” che rispondono ai nomi di Saddam Hussein e Bin Laden. Ci resterebbe il solo Fidel Castro, oltre oceano; ed il brasiliano Lula, un ex sindacalista che ha deluso non poco i lavoratori, se Bertinotti non prenderà la decisione di collocare anche lui, come Blair, in “area centro-destra”.
Per il neo compagno Prodi, chiaramente, quello che è successo nella Germania è più che un campanello d’allarme. Quel voto che ha spazzato via d’un colpo 39 anni di ininterrotti governi delle sinistre ha avuto un effetto dirompente (e non poteva non averlo, visto che a governare nella ex roccaforte “rossa” del Nord Reno-Vestfalia saranno adesso i cristiano-democratici con i liberali) tra gli ex democristiani della Margherita e Udeur che si preparano all’abbraccio con i comunisti “doc” Cossutta e Diliberto e l’estrema sinistra di Bertinotti e Nichi Vendola. “Il prof. Prodi guarda un po’ troppo a sinistra, in una coalizione che dovrebbe reggersi invece sul giusto equilibrio tra forze diverse”, dicono Rutelli e Mastella, “ed i troppi cedimenti a Rifondazione comunista ed ai movimenti di piazza non possono non creare serie preoccupazioni tra i moderati”.
E Ciriaco De Mita, ex uomo forte della Dc ed oggi “padre nobile” della Margherita: “Commetteremmo un errore gravissimo, che potrebbe compromettere il buon lavoro fatto in questi anni, se non tenessimo conto di quello che è successo in Germania. Io dico sì all’Unione, ad un progetto comune per l’Italia dai democristiani ai comunisti, ma con il giusto equilibrio tra partiti, perché gli squilibri sono molto pericolosi. E pericolosissimi sono certi atteggiamenti dei nostri alleati di sinistra, che ricordano vecchie pratiche egemoniche di tono leninista”. Poi, accentuando le sue critiche all’operato del leader candidato premier Prodi: “Per preparare una coalizione di governo, ci vogliono idee, programmi, ed io non vedo né idee né programmi: sento solo voci arroganti e toni ultimativi. Ma con gli ultimatum, lo dico con la massima franchezza, non si va da nessuna parte. E con gli squilibri a sinistra, c’è il rischio che si finisca come nel Nord Reno-Vestfalia: che si vada cioè tutti a casa”.
Cos’è che non va, nella coalizione delle sinistre-Ulivo? La risposta dei moderati seri, seriamente preoccupati per il loro futuro, è che la schiacciante vittoria dei cristiano-democratici e liberali in Germania spianerà in Italia la strada al centrodestra per la riconferma di Berlusconi a Palazzo Chigi. “In una Europa che va decisamente a destra”, dicono con molto realismo gli ultimi nipotini di don Surzo, “è impensabile che gli italiani si lascino convincere da noi ex democristiani a votare per Bertinotti, Cossutta, Fassino, Diliberto, D’Alema, vecchi e nuovi rappresentanti di un comunismo che i Paesi dell’Est (oggi nella Unione europea) hanno subìto per quarant’anni, con le sue atrocità, repressioni, miseria, deportazioni ed esecuzioni di massa, che il mondo civile ha condannato e continua a condannare in Cina, a Cuba e nei pochi Paesi in cui quelle atrocità, purtroppo, esistono ancora”.
Queste le drammatiche considerazioni degli ex democristiani aderenti alla coalizione di Romano Prodi. “Il crollo delle sinistre in Germania, certo, ci ha fatto aprire bene gli occhi, ma noi queste cose le diciamo da tempo”, tengono a precisare. “Le ragioni del professore possiamo anche comprenderle: senza i voti di Bertinotti, non abbiamo alcuna speranza di vincere le politiche del 2006. Ma come si fa a dire ai nostri elettori che, se vogliono mandare a casa Berlusconi, debbono rassegnarsi ad essere governati da Bertinotti? Lo sappiamo tutti quel che il segretario di Rifondazione comunista vuol fare: ce lo ha detto lui a Venezia e lo ripete giorno dopo giorno, con estrema chiarezza. Vuole rialzare subito le tasse abbassate da Berlusconi, imporre una super-patrimoniale per i redditi medio-alti, nazionalizzare la Fiat per far pagare a noi cittadini la montagna di debiti che sta per portarla al fallimento. E progetta anche di abolire la proprietà privata, togliendo al poveraccio pure la casa che s’è costruito con una vita di lavoro per poterla poi lasciare in eredità ai figli. Queste cose sono assurdità, mostruosità, assolutamente indegne di un paese civile. E noi, anziché dirglielo ufficialmente che, se vuole governare l’Italia, se le deve togliere dalla testa queste assurdità, facciamo finta di non sentire quello che dice. E’ quello che fa Prodi, purtroppo, con il risultato che non sappiamo più cosa dire per rassicurare i nostri preoccupatissimi elettori”.
E lui, il neo compagno Prodi? Ce l’ha, chiaramente, con il “bellu guaglione” Rutelli che gli ha fatto pagare cari gli sferzanti sfottò di qualche mese fa, quando, davanti alla ennesima “sparata” fatta dal presidente della Margherita a nome della coalizione, ha spiegato ai giornalisti che il bel Francesco era soltanto un “rametto dell’Ulivo”. Ed il “bellu guaglione” adesso ce l’ha messa tutta per convincere la Margherita a tenersi fuori dal listone “Uniti nell’Ulivo”, mettendo così nei guai il leader che, non disponendo di un partito suo, puntava tutto sui voti degli altri per mantenere la sua leadership. Fin troppo chiaro che, se la “Fed” (come la chiama Prodi) non ce la fa a restare in vita, il professore resta, come si suol dire, con un pugno di mosche in mano.
“Un suicidio”, per il professore, la decisione del presidente della Margherita. Ma è opinione di molti che non sia tanto o soltanto “farina del sacco” di Rutelli quella scelta, quanto dei “grandi vecchi” del partito che gli stanno dietro, dei De Mita, Mancino, Franco Marini. I quali, pur dichiarando ufficialmente che “alternativa a Prodi nella coalizione non c’è”, non fanno nulla per nascondere il loro disappunto per la politica di “eccessiva apertura a sinistra” che il professore conduce ed i rischi che la coalizione corre, soprattutto dopo la clamorosa sconfitta delle sinistre in Germania.
Una disfatta, certo, per il cancelliere Schroeder, “patron” assoluto della coalizione rosso-verde che scalzò nel 1998 i cristiano-democratici del mitico Helmut Kohl. Perché ha perso, Gerhard Schroeder? Concordi gli ulivisti italiani sulle cause della clamorosa sconfitta: la paurosa crisi economica che ha colpito la Germania, con una disoccupazione al 12,8 per cento (il dato peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale) ed i conti in disordine che l’hanno costretta a violare per quattro anni consecutivi i parametri di Maastricht e la costringeranno a violarli anche per quest’anno.
E gli italiani si domandano: ma il prof. Prodi non ci ha detto e ripetuto per anni, da presidente della Commissione europea, che in Germania, come in tutti i Paesi della Unione (con la sola eccezione dell’Italia di Berlusconi), vivevano tutti “ricchi e felici” con l’euro? I dati che sono usciti negli ultimi mesi, e soprattutto le durissima reazione degli elettori tedeschi nei confronti del governo rosso-verde del cancelliere Schroeder, hanno dimostrano e dimostrano che le cose in Germania sono andate e vanno molto male, in certi casi peggio che in Italia. Basta ricordare che la disoccupazione (al 12,8 per cento in Germania) da noi è scesa all’8,1 per cento, dal 12-13 degli anni dei governi Dini-Prodi-D’Alema-Amato, ed i parametri di Maastricht il governo Berlusconi li ha sempre rispettati, pur muovendosi tra mille difficoltà a causa del debito pubblico più alto d’Europa ereditato dai precedenti governi. Evidentemente, erano tutte e soltanto balle quelle che il prof. Prodi ci ha raccontato per anni da presidente della Commissione europea e continua a raccontarci adesso da leader delle sinistre-Ulivo e candidato alla presidenza del Consiglio.
Coincidenza singolare ed estremamente significativa: all’annuncio della clamorosa sconfitta delle sinistre di Schoeder in Germania e dell’anticipo delle elezioni nazionali al prossimo autunno, la Borsa di Francoforte è schizzata in alto, al di sopra delle media europea. E’ la conferma, chiara ed inequivocabile, che gli operatori economici sperano nel ritorno dei cristiano-democratici alla guida del Paese. Delle sinistre che il neo compagno Prodi vorrebbe portare al governo in Italia, in Germania non vogliono più saperne. Troppi guai hanno creato, in questi anni. E l’unico a non accorgersene, in tutto il continente, è stato il prof. Prodi. Lui, da presidente della Commissione europea, pensava soltanto a raccontare balle ed a gettare fango sull’Italia di Berlusconi.
Gaetano Saglimbeni |
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