Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

 

IL FALLIMENTO DI BRUXELLES

In alto a sinistra: il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Ministro degli Esteri Frattini, durante l'atto della firma, della Costituzione Europea, svoltasi nella sala degli Orazi e Curiazi a Roma il 29 ottobre 2004.

 

In alto a dx: i Capi di Stato e di Governo ed i Ministri degli Affari esteri di 28 Paesi europei, durante la cerimonia della firma del trattato e dell'atto finale che stabilisce la Costituzione per l'Europa.

 

Sotto a sinistra: il 25 marzo 1957, nella stessa sala, dai 6 paesi fondatori (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi)vengono firmati i trattati che istituiscono la Comunità Economica Europea CEE e la Comunità Europea per l'energia atomica EURATOM.

Berlusconi: “Basta con il disfattismo, l’economia così criticata in Italia

va meglio che in Francia e Germania”

Il presidente del Consiglio contro i catastrofisti “menagramo” delle sinistre.

 

19 giugno 2005

 


Nel mese di aprile la produzione industriale è cresciuta nel nostro  Paese dell’1,9 per cento (ed è il più forte incremento dal 1997),  mentre nella Unione europea è salita soltanto dello 0,6 per cento.

 

Gli ultimi dati dell’Istat, che hanno rivelato la crescita della produzione industriale in aprile dell’1,9 per cento su marzo (il più forte incremento mensile dal 1997) e un deciso passo avanti dell’Italia anche rispetto alla Unione europea (solo uno 0,6 per cento in più ad aprile), hanno ridato fiducia agli italiani e consolidato la speranza in una ripresa che, a sentire gli esperti, non dovrebbe tardare a dare i suoi primi e tanto attesi frutti.

 

Prospettive più che incoraggianti, dunque, soprattutto nel  raffronto con i dati registrati nello stesso periodo dagli altri Paesi della Unione. Ed il premier Silvio Berlusconi, a Bruxelles per l’ennesimo disastroso e fallimentare vertice europeo (segno, quello sì, di una crisi che rischia di paralizzare tutto), non ha perduto l’occasione per far sentire la sua voce di durissima protesta nei confronti delle sinistre italiane e del loro “patron” Romano Prodi (per cinque anni, lo ricordiamo, presidente della Commissione europea che ha la responsabilità di gran parte dei guai venuti adesso al pettine nella Unione), sia per le odiose strumentalizzazioni sul “cartellino giallo” che il commissario agli Affari monetari Almunia (grande amico di Prodi) vorrebbe far notificare all’Italia per un presunto sforamento dei parametri di Maastricht, sia per la economia italiana che, a sentire gli euro-parlamentari delle sinistre-Ulivo, rappresenterebbe una sorta di palla al piede per l’Europa.

 

 “Basta con le auto-flagellazioni, basta con le menzogne, le falsità propagandistiche, basta con il fango che da anni viene buttato da italiani sull’Italia e sulle sue istituzioni”, ha dichiarato con insolita e più che giustificata irritazione il presidente del Consiglio. “La procedura avviata dal commissario Almunia per uno sforamento (ancora da dimostrare) del 3 per cento fissato a Maastricht”, ha spiegato, “è un atto dovuto, come quelli che sono stati avviati a suo tempo contro Germania, Francia, Portogallo, Grecia, Olanda, Irlanda del Nord; e per tedeschi e francesi lo sforamento era (ed è ancora oggi, purtroppo), molto più grave dello 0,1 o 0,2 per cento che si vorrebbe addebitare all’Italia, essendo arrivato addirittura oltre il 4 per cento. Non è successo niente allora (ed è stata proprio la presidenza italiana della Unione ad archiviare a suo tempo la pratica) e non succederà nulla adesso che il cosiddetto Patto di stabilità è stato con decisione unanime reso più flessibile, in rapporto alle esigenze di sviluppo dei vari Paesi. L’Unione europea deve adoperarsi per favorire la crescita economica, non per bloccarla”.

 

 “E per quanto riguarda la economia del nostro Paese”, ha proseguito il premier Berlusconi, “non abbiamo nulla né da rimproverarci né da invidiare agli altri Paesi della Unione. Stiamo molto meglio di altri, in Europa: anche degli ex giganti Francia e Germania, tutto sommato. Siamo entrati in crisi, certo, insieme a tutti i grandi e piccoli Paesi del pianeta Terra, dopo i tragici attentati dei terroristi islamici alle torri gemelle di New York, per la paralisi della economia mondiale, la minaccia di nuovi attentati, la guerra in Iraq. Il mondo si è poi ripreso dallo shock, e noi del vecchio continente molto più lentamente di altri, per lunghi periodi addirittura con crescita  zero”.


 “Ma se l’Unione europea ha ancora oggi l’economia più debole del mondo”, ha tenuto a sottolineare il presidente del Consiglio, “non può essere e non è certamente colpa dei Paesi aderenti. Le responsabilità, assai rilevanti, sono di una classe dirigente che per troppo tempo non è riuscita nella Unione a districarsi da schemi un po’ troppo ingessati, da strutture che sembravano (e sembrano ancora oggi, in certi settori) fatte apposta per bloccare la crescita dei popoli anziché agevolarla. L’impressione che si è data al mondo, purtroppo, è stata quella di una gigantesca, elefantiaca struttura politico-amministrativa super-burocratizzata, ingombrante e poco produttiva, se non proprio  inutile. Ed invece, se vogliamo che l’economia riparta bene e vada avanti, ci vuole flessibilità, intelligenza, capacità non soltanto di adattarsi alle esigenze di sviluppo dei vari Paesi, ma addirittura di intuirle e anticiparle, creando gli strumenti adatti perché gli operatori, pubblici e privati, possano muoversi poi agevolmente e con buone possibilità di successo”.

 

Discorsi da imprenditore più che da politico, chiaramente, quelli di Silvio Berlusconi. Che i politici delle sinistre-Ulivo, a cominciare dal loro “patron” Prodi, contestano con le solite chiacchiere e la solita superficialità, per non dire presunzione (che di solito, si sa, va a braccetto con l’ignoranza e l’ìncompetenza). Mi riferisco, per citare solo un caso, alle polemiche di esemplare stupidità che sono sorte su quello che il presidente del Consiglio ha dichiarato a proposito del “sommerso” che ha frenato per decenni (e continua a frenare, purtroppo) la economia italiana.

 

 “Abbiamo un sommerso del 40 per cento, che è tra i più gravi e preoccupanti al mondo, e nonostante questo siano riusciti a restare a galla, segno inequivocabile che la nostra economia è solida”, le testuali parole di Berlusconi, “ed il nostro impegno (visto che i governi del centrosinistra e delle sinistre-Ulivo hanno fatto poco o nulla per decenni) deve essere quello di intensificare gli interventi per far emergere sempre più il sommerso, per combattere uno dei fenomeni più inquietanti e vergognosi dell’Italia del dopoguerra, la evasione parziale o addirittura totale delle imposte”.

 

Apriti cielo!  Su quel “sommerso” si sono scatenati i frizzi e lazzi delle sinistre, i vignettisti dei giornali di parte. “Siamo tutti sott’acqua ed è strano che solo Berlusconi non se ne accorga”, la risposta di Fassino. E quella del prof. Prodi: “Mi viene da piangere, quando penso al debito pubblico che abbiamo: un vero disastro”. Dal quale, superfluo dirlo, il professore conta di poter liberare l’Italia chiamando al governo economisti di grande prestigio e indubbie capacità come il leader di Rifondazione comunista Bertinotti (che nel 1998 lo cacciò da presidente del Consiglio) ed i no-global di Agnoletto, le tute bianche (sempre immacolate, nel senso che non sanno che cos’è il lavoro) dei centri sociali di Casarini, i disubbidienti di Francesco Caruso, i pacifisti anti-americani che danno del “criminale” a Bush e inneggiano all’ex dittatore iracheno Saddam Hussein, gli specialisti in incendi di auto, assalti a negozi ed espropri proletari.

 

Ma chi l’ha provocato, c’è da chiedere ai signori delle sinistre, il pauroso debito pubblico che manda oggi in lacrime il prof. Prodi, facendo improvvisamente sparire dal suo faccione il sorriso a bocca spalancata che lo ha reso famoso? Non certo Berlusconi, il quale ha ereditato quel debito al 122 per cento del prodotto interno lordo e in quattro anni di governo, pur movendosi tra mille difficoltà, lo ha ridotto al 106 per cento. Quello spaventoso debito pubblico (che era ed è in assoluto il più alto d’Europa), lo hanno lasciato in eredità agli italiani i governi di centrosinistra e quelli delle sinistre-Ulivo. E mi domando (lo domando soprattutto al prof. Prodi): dov’era lui, in quegli anni, in viaggio sulla Luna?

 

Mi risulta che negli anni della prima Repubblica il professore è stato, con il centrosinistra, prima presidente dell’Iri (quando con il denaro pubblico, come raccontano i suoi ex colleghi democristiani, “comprava al massimo e vendeva al minimo”) e poi ministro economico in uno dei governi De Mita; e negli anni della seconda Repubblica, con le sinistre-Ulivo, presidente del Consiglio, esattamente dal giugno 1966 all’ottobre 1998 (appena due anni e mezzo, metà legislatura, per il siluramento di Bertinotti e compagni). Non sapeva nulla, il professore, della voragine che si era aperta nei conti pubblici italiani e nel debito pubblico? Non ne sapeva nulla nemmeno Carlo Azeglio Ciampi che è stato presidente del Consiglio prima di Prodi e poi ministro del Tesoro con lui, con Dini, con D’Alema e con Amato?

 

Siamo seri, signori delle sinistre. Ciascuno, in politica, ha il diritto a raccontare le baggianate che vuole, come e quando vuole; ma Prodi e Fassino, Diliberto e Bertinotti, Rutelli e Pecoraro Scanio (come diceva il comico Angelo Musco in uno dei suoi famosissimi film) “stanno abusando un po’ troppo di questo diritto”. Al prof. Prodi vorrei ricordare non soltanto quella che è stata la sua attività politica in Italia, assolutamente deficitaria sia nella prima che nella seconda Repubblica; ma anche i suoi cinque anni trascorsi alla presidenza della Commissione europea, dal 1999 al 2004, su designazione del D’Alema presidente del Consiglio che con Bertinotti lo aveva cacciato da Palazzo Chigi.

 

Lo spettacolo davvero indecoroso, paralizzante e fallimentare, che si è svolto in questi giorni nei palazzi del potere a Bruxelles, è la conseguenza diretta (ed inevitabile) della incompetenza, mediocrità, ciarlataneria e dell’incredibile pressappochismo manageriale dei politici che avevano il compito di costruire una Unione europea vera (e sono stati super-pagati per far questo) ed hanno messo su una struttura politico-amministrativa super-burocratizzata (altro che “Patria delle Patrie”, presidente Ciampi) che a tutto serve tranne ad unire Paesi e popoli. Con i soldi di tutti noi, purtroppo. E questo, per i cittadini italiani ed europei costretti a finanziare a vita un carrozzone del genere,  rappresenta anche una beffa, oltre al dramma.

 

“L’Europa è finita”, titola oggi a tutta pagina il “Libero” di Vittorio Feltri. “Niente intesa sul bilancio, fallisce il vertice dei capi di Stato e di governo”, spiega nel sommario. “Dopo il no alla Costituzione in Francia e Olanda e i disastri dell’Euro, si spegne, forse definitivamente, il sogno europeo”. Probabilmente non siamo a tanto. Ma danni ne hanno certamente creati tanti in Europa, il nostro prof. Prodi ed i suoi amici delle sinistre europee, ed è già un miracolo che il super-carrozzone non sia ancora completamente crollato. Penso che adesso se ne renderà conto anche il nostro caro e stimato presidente della Repubblica: il cemento della retorica non basta a tenere in piedi il grande carrozzone che frana da tutte le parti.   

    

Gaetano Saglimbeni 

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