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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail
Lettera aperta al presidente della Repubblica Italiana CARLO AZEGLIO CIAMPI
Dove sono finiti i soldi che abbiamo regalato al "Carrozzone Europa" ? 23 giugno 2005 Caro presidente Ciampi, ho letto e leggo critiche non sempre serene, a volte molto dure, all’indirizzo della sua persona, soprattutto per i suoi trascorsi al ministero del Tesoro con il governo di Romano Prodi che ci ha portati nella Unione europea. Ne sono profondamente addolorato, come cittadino, ma non posso non considerare, da giornalista, le ragioni che stanno alla base di attacchi così sconsiderati al Capo dello Stato. C’è tanta esasperazione in quelle frasi, la rabbia di chi si è sentito scippato dei risparmi di una vita e se la prende con uno che con il “carrozzone Europa” non c’entra o c’entra assai poco rispetto a chi lo ha guidato per cinque anni (il prof. Prodi), incassando tra stipendi e indennità varie 55 milioni delle vecchie lire al mese. Cosa pensano, gli scalmanati che la insultano, che essere stato ministro del Tesoro con Prodi presidente del Consiglio sia una colpa della quale doversi vergognare?
Lei ha certamente la mia stima (per quel vale e conta), caro Presidente, e quella degli italiani che non amano i linciaggi delle persone perbene. So che apprezza molto i consigli che le arrivano dalla gente comune ed uno vorrei darglielo anch’io: da fratello minore, visto che vado per i 73. Non impegni la sua dignità, la credibilità di politico serio e rispettato, in una Unione europea che tanti danni ha creato all’Italia ed all’Europa e tanti altri, ben più gravi, minaccia di provocarne. La gente si chiede dove siano finiti i nostri soldi, visto che è stato realizzato ben poco di quello che era stato promesso e l’Italia ha avuto sotto forma di finanziamenti molto meno di quello che ha versato in questi anni. Se per Prodi e compagni non è un disastro economico questo, di che si tratta? E di chi sono le responsabilità? Qualcuno deve spiegarlo agli italiani. Perché non lo fa lei, come presidente al di sopra delle parti?
Troppe le falsità che, da presidente della Commissione europea, ci ha raccontato il prof. Prodi. L’Europa, a sentir lui, era diventata con l’euro una sorta di “valle dell’Eden”, con tanta gente che viveva “ricca e felice”, tranne l’Italia di Berlusconi, descritta come un Paese di cialtroni e buoni a nulla (governo e cittadini) che non erano riusciti in nessun modo a trarre benefici dalla grande ricchezza piovuta dal cielo come una manna (l’euro). Ed è stato questo il “leit-motiv” di una lunghissima campagna elettorale che il professore ha condotto personalmente per le amministrative e le regionali, nella duplice veste di presidente della Commissione europea e candidato premier per le politiche del 2006. Con indubbio successo, viste le preoccupanti condizioni economiche in cui l’Italia dell’euro (come tutta l’Europa, bisogna dire, ma allora gli italiani non lo sapevano) era precipitata, e la martellante grancassa propagandistica in stile “soviet” comunista sulla “Italia cenerentola e palla al piede dell’Europa”, su un Paese allo sbando, al disastro, sull’orlo del precipizio, che solo le sinistre potevano salvare (con il neo compagno Prodi, chiaramente, ed il Bertinotti di Rifondazione comunista, insieme ai no-global di Agnoletto, alle tute bianche di Casarini, ai disubbidienti di Francesco Caruso ed ai pacifisti anti-americani amici di Saddam Hussein che tanto hanno contribuito in Puglia alla elezione del Nichi Vendola con orecchino alla presidenza della Regione).
Ci ha umiliati con le sue giornaliere prediche anti-Berlusconi e anti-italiane, il professore, ci ha angustiati giorno dopo giorno con le sue false lezioni di economia finalizzate all’indottrinamento del popolo alla vecchia maniera comunista, coprendoci di infamia e di ridicolo (di “fango”, ha più volte detto il presidente del Consiglio). E adesso che i nodi in Europa sono venuti al pettine (e soltanto lui non si accorge o finge di non accorgersi di un disastro che, a giudizio di economisti seri, si avvia inesorabilmente verso il fallimento totale), il prof. Prodi non cambia registro. “L’Italia ha bisogno di uomini e programmi seri per essere salvata, di essere presa per mano e condotta in una Europa sicura”, continua a ripetere, imperterrito.
Presa per mano da chi? Dal Prodi che le sinistre (con Bertinotti in testa) licenziarono in tronco sette anni fa da presidente del Consiglio e adesso si ripresenta con gli stessi alleati che allora lo pugnalarono? Dal Prodi che, da presidente della Commissione europea, ha contribuito in maniera più che determinante prima alla creazione del grande “carrozzone” politico-amministrativo chiamato Unione europea e poi al suo disastro? Dal Prodi che il “Financial Times” ha bollato come “manager incapace, che in Europa ha creato danni in misura decisamente superiore ai problemi che ha cercato di risolvere”? Dal Prodi che, agli occhi degli italiani, si è distinto solo per il “fango” che ha buttato sul suo e nostro Paese?
Siamo seri, signor Presidente, e guardiamo con serietà e serenità a quello che è avvenuto e sta avvenendo in Europa, prima di imbarcarci in operazioni politiche che sanno di avventurismo, affidate ad una coalizione che somiglia più ad una rissosa e pittoresca “armata Brancaleone” che ad una formazione politica di tipo democratico e, prima che nel precipizio, ci farebbe precipitare nel grottesco.
Prima considerazione da fare: l’euro, alla resa dei conti, è risultato un autentico bluff, se in cinque anni è riuscito ad affossare una economia solida (come era quella europea prima dell’entrata in vigore dell’euro), fino a farla precipitare all’ultimo posto nel mondo, superata persino da Cile, Argentina, Brasile e Cina comunista. Io non sono tra gli italiani che invocano la immediata uscita dall’euro, come fa il 58 per cento dei delusissimi tedeschi che con il loro voto hanno fatto crollare le sinistre del cancelliere Schroeder; ma non posso certo ignorare, come purtroppo fanno molti in Italia, che gli unici tre Paesi della Unione europea che vanno bene ed hanno i conti in ordine sono Gran Bretagna, Svezia e Danimarca, e cioè quelli che hanno rifiutato e continueranno a rifiutare l’euro, tenendosi ben strette le loro monete. Non dice niente, tutto questo, all’illustre economista prof. Prodi?
Seconda considerazione: su una realtà che è ormai sotto gli occhi di tutti (anche in Europa) e soltanto il professore si ostina a non vedere o finge di non vedere. La “derelitta” Italia di Berlusconi, pur movendosi tra mille difficoltà per lo spaventoso debito pubblico (il più alto in Europa) che ha avuto in eredità dai precedenti governi del centrosinistra e delle sinistre-Ulivo, è riuscita in certi settori a far meglio di altri importanti Paesi e della stessa Unione europea nel suo insieme: gli ultimi dati sulla disoccupazione, diffusi in Italia dall’Istat e in Europa dall’Eurostat, dicono che in Francia è salita al 10,2 (record degli ultimi 20 anni), in Germania al 12,8 (record ben più triste, mai toccato dalla fine della seconda guerra mondiale), nella Unione europea è ferma all’8,9 per cento ed in Italia è scesa al 7,9 (indice più basso dal 1992). E dagli ultimi dati Istat apprendiamo che una buona ripresa si è registrata da aprile anche nella produzione industriale, nel fatturato e nei nuovi ordini che arrivano sia dall’Italia che dall’estero. Non hanno nessun valore, per il grande economista Prodi, questi dati?
Terza considerazione: su una realtà (davvero inquietante) che abbiamo scoperto proprio in questi giorni: i soldi degli “straccioni” italiani sono serviti a puntellare economie più traballanti della nostra, anche di ex giganti della vecchia Europa come Francia e Germania. Nessuno ne aveva mai parlato, né in campagna elettorale né dopo. Non ne sapeva nulla il professore, che alla Commissione europea è rimasto fino al dicembre 2004? Non ne sapevano nulla gli europarlamentari delle sinistre-Ulivo, i D’Alema, Di Pietro, Enrico Letta, Michele Santoro, Lilli Gruber?
E non è tutto, caro Presidente. Gli italiani hanno scoperto pure (ed è quello che fa addirittura imbestialire i nostri lavoratori, soprattutto i disoccupati) che i nostri soldi servono anche per pagare al prof. Prodi, primo disoccupato politico italiano in cassa integrazione, una indennità di 13 mila e 750 euro al mese (27 milioni delle vecchie lire ogni trenta giorni), e per la durata di tre anni se non otterrà prima un altro incarico politico con emolumenti almeno pari alla indennità di disoccupazione che attualmente percepisce (perché, se il compenso dovesse essere inferiore ai 13.750 euro mensili, continuerebbe ad incassare l’indennità che con grande generosità gli elargisce la Unione europea con i soldi dei Paesi contribuenti, e cioè anche con i nostri).
Una cifra da capogiro, certo, quei 13 mila e 750 euro che vengono accreditati ogni mese sul conto corrente del “disoccupato politico” Romano Prodi: basta ricordare (ma i giornali amici delle sinistre si guardano bene dal farlo) che un metalmeccanico della Fiat in cassa integrazione (quella vera) porta a casa in un anno, sì e no, metà di quello che il professore incassa in un solo mese. Marco Ferrando, Claudio Grassi e Luigi Malabarba, i tre tenacissimi oppositori di Fausto Bertinotti all’interno di Rifondazione comunista, hanno gridato allo scandalo. “Cosa ne sarà del nostro leader Prodi e di noi tutti della coalizione di sinistra”, si sono chiesti con preoccupazione, “se i giornali cominceranno a pubblicare in campagna elettorale dati così scandalosi? Cosa diremo ai nostri operai in cassa integrazione che portano a casa 500 o 600 euro al mese e spesso neppure quelli?”. Nessuna risposta, né da Bertinotti né dai sindacati (non ne sanno nulla Epifani, Pezzotta e Angeletti?), tanto meno dal prof. Prodi che, portato per vocazione a discutere dei massimi sistemi, questi problemi da quattro soldi, chiaramente, non se li pone neppure.
Sono esasperati, caro Presidente, gli italiani. Siamo esasperati. E le prospettive della Unione che piace tanto al prof. Prodi, per quel che ne sappiamo, sono pessime: c’è davvero il rischio che crolli tutto, insieme al “castello dei sogni” di Bruxelles. Lei ha sempre parlato dell’Europa unita come della “Patria delle Patrie”, ma in questa Patria europea (quella del prof. Prodi, cementata dalla retorica) nessuno di noi si è mai identificato e potrà mai identificarsi, anche se alla fine tutto si aggiusterà con il solito compromesso ed il “carrozzone” resterà in piedi. Noi vogliamo una Patria vera, costruita da uomini veri, seri e capaci, non (per dirla con il mio illustre conterraneo Sciascia) da “ominicchi e quaquaraquà”, ciarlatani e tuttologi che sanno di tutto e di niente, pressappochisti e inconcludenti: una Patria nella quale credere, identificarci e per la quale, se necessario, fare dei sacrifici. Per quella di Prodi no, non siamo più disposti a fare sacrifici. Ne abbiamo già fatti tanti, per niente; ed aspettiamo ancora di sapere dove sono finiti i nostri soldi.
Accetti il mio consiglio, caro Presidente Ciampi: si tenga lontano dal “carrozzone Europa”. Sono in molti a considerarlo un “brutto affare”. E non soltanto per l’Italia.
Con la stima di sempre. Gaetano Saglimbeni |
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