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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail - prendi il font Holliwood hill ROVINATI DALL'EURO DI PRODI
2 luglio 2005
L’iniziativa è partita da un paesino del Sud, che si è svegliato una mattina con i muri tappezzati da migliaia di manifesti contenenti accuse a dir poco devastante, ed è destinata a conquistare le piazze e le strade di Comuni grandi e piccoli di tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Non si sa ancora con certezza se sia in cantiere un nuovo partito politico, ma tutto (dalla folgorante messinscena al testo assai eloquente dei manifesti) lo lascia non soltanto supporre, ma ipotizzare anche che la nascita sia imminente. Il nome c’è già: “Azione popolare”.
Al centro del manifesto, il faccione tondo e placido con sorriso appena abbozzato (non quello famosissimo di un tempo, a bocca spalancata) del prof. Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ed oggi candidato delle sinistre-Ulivo alle politiche del maggio 2006. E sopra la foto, un titolone, in maiuscolo e minuscolo: “ROVINATI dall’EURO di PRODi”. Brevissimo il testo, limitato ad un sommario esplicativo, simile a quelli che di solito accompagnano i titoli dei giornali: “Da tre anni siamo tutti più poveri, ma le banche e gli speculatori sono sempre più ricchi”. Firmato: Azione popolare.
Quale sia il paesino in cui è nata la clamorosa iniziativa, non è dato sapere. Si sa soltanto che si trova in provincia di Caserta, in un’area politica dominata (per adesso) dalle sinistre del governatore ex comunista Antonio Bassolino che hanno eletto alla presidenza del Consiglio regionale la signora Sandra Mastella, consorte del leader dell’Udeur che tenta l’unione con la Margherita di Rutelli. Insomma, in pieno feudo sinistre-Ulivo, uno schiaffo al grande leader Prodi, che gli italiani considerano il vero responsabile del disastro economico che ha investito l’Unione europea, non soltanto il nostro Paese.
Perché esplode soltanto adesso la rabbia degli italiani, della gente del Sud in particolare, e non è esplosa prima, per esempio in aprile, quando si è votato per le regionali? Per la semplice ragione che solo adesso è stato possibile smascherare quanti sull’Europa e sulla crisi economica italiana avevano costruito un castello di menzogne, per strumentalizzazioni politiche finalizzate alla propaganda elettorale. Il prof. Prodi, come abbiano adesso scoperto, è stato abilissimo in questi anni nel far credere agli italiani (con la connivenza di certi giornali cosiddetti d’informazione che fanno da pifferai alla grancassa propagandistica delle sinistre-Ulivo) che fosse “soltanto l’Italia a trovarsi in serie difficoltà con l’euro, per responsabilità esclusive del governo Berlusconi”.
A sentire il professore (che lo ha detto e ripetuto in tutti i suoi comizi, in Campania come nel resto d’Italia), l’Europa era diventata una sorta di “valle dell’Eden”, con gente ricca e felice che non si stancava di inneggiare all’euro ed a chi lo aveva proposto, mentre “la derelitta l’Italia, governata da incompetenti”, era la sola a non aver saputo raccogliere i grandi benefici che erano arrivati ai popoli della Unione europea, Italia compresa, da quella preziosissima manna caduta dal cielo (la moneta unica).
Erano tutte balle, chiaramente, le cose che raccontava il prof. Prodi, affiancato dai Fassino, Bertinotti, D’Alema, Rutelli, Diliberto, Pecoraro Scanio, Boselli, Mastella, Di Pietro. Era un disastro l’economia dell’intera Europa, non soltanto quella italiana, e proprio per l’euro. Gli italiani lo hanno scoperto ascoltando dalle Tv e leggendo sui giornali quello che era avvenuto nei Paesi esaltati dalla propaganda prodiana: i pesantissimi risultati dei referendum con cui francesi e olandesi avevano bocciato senza appello la Carta costituzionale della Unione, rispettivamente con il 55 ed il 61 per cento dei voti.
Risultati così clamorosi (e mortificanti per il prof. Prodi ed i suoi amici europei) che i giornali della grancassa propagandistica italiana non hanno potuto nasconderli o tentare di sminuirne in qualche modo la sostanza ed il significato, e la realtà è venuta fuori in tutta la sua gravità, facendo crollare d’un colpo il castello di menzogne costruito in quattro anni. Hanno dovuto spiegarlo ai lettori, i pifferai delle sinistre, come stavano realmente le cose. E l’unico modo per spiegare quel diastro elettorale era dire senza mezzi termini che la protesta degli elettori francesi e olandesi, più che per il nuovo trattato costituzionale (che probabilmente non avevano neppure letto), era per la dissennata politica dell’euro, che aveva impoverito tutti, bloccato lo sviluppo della economia (molto florida prima dell’euro in entrambi i Paesi) e creato un esercito di disoccupati. Una disoccupazione che in Francia, bisogna ricordarlo, è arrivata al 10,2 per cento, l’indice più basso degli ultimi venti anni, confermato proprio in questi giorni dall’Eurostat, la struttura che, come il professore sa benissimo, opera alle dirette dipendenze della Commissione europea.
Più disastro di così? E c’era pure chi stava peggio della Francia, nella Unione europea esaltata dal prof. Prodi: la grande Germania, per esempio, che appena un mese prima, con il voto regionale nel Nord Reno–Vestfalia, aveva inflitto alle sinistre di Gerhard Schroeder il colpo più duro e rovinoso nella storia del suo cancellierato rosso-verde. Lì non si votava per il nuovo trattato europeo (che il parlamento di Berlino, come quello italiano, aveva già approvato): quel voto così devastante per le sinistre era stato una chiara e durissima protesta per la disoccupazione che in Germania era arrivata addirittura al 12,8 per cento, e cioè alla punta massima mai toccata in mezzo secolo, dagli anni del dopoguerra. E’ il caso di ricordare che nella nostra Italia la disoccupazione era al 12 per cento ed oltre al tempo dei governi delle sinistre-Ulivo guidati da Dini, Prodi, D’Alema, Amato, e con il governo Berlusconi (miracolo della “derelitta” Italia infangata da Prodi) è scesa al 7,9 per cento, la più bassa dal 1992. Sono venute fuori così, amici lettori, le magagne del “super-carrozzone” politico-amministrativo chiamato Unione europea; ed è svanita nel nulla, d’un colpo, la fantasiosa e stucchevole favola della Europa “ricca e felice” trasformata dall’euro in una sorta di “valle dell’Eden”, inventata dal prof. Prodi per vincere in Italia le elezioni amministrative e regionali. Sperava di arrivare con l’inganno (ed il silenzio dei giornali sulla vera realtà europea) fino alle elezioni politiche del 2006, il professore, e di poterle vincere tranquillamente sfruttando ancora il malcontento popolare da lui abilmente e sfrontatamente indirizzato verso il governo Berlusconi. Non ce l’ha fatta, perché il bubbone è scoppiato prima, facendo perdere ogni credibilità a lui, nella duplice veste di ex presidente della Commissione europea e candidato delle sinistre-Ulivo alla presidenza del Consiglio, ed ai tanti cialtroni e ciarlatani, professionisti della mistificazione e delle menzogne, che lo affiancano nella coalizione.
A rendere ancora più macroscopiche e inquietanti le balle raccontate dal prof. Prodi sono venuti fuori dati di una gravità enorme, assolutamente inimmaginabili, frutto del pressappochismo, della inadeguatezza, incompetenza e cialtroneria degli uomini che sono stati chiamati a gestire (pagati a peso d’oro con i nostri soldi) il “super-carrozzone”. La economia della Unione europea, che un tempo (prima dell’euro) era in grado di reggere la concorrenza con quelle solidissime di Stati Uniti e Giappone, è oggi all’ultimo posto nel mondo, superata persino dal Cile, dall’Argentina e dal Brasile che fino a pochi mesi fa boccheggiavano. E gli unici Paesi che nella cosiddetta Europa unita possono oggi vantare economie in crescita sono Gran Bretagna, Svezia e Danimarca, e cioè i tre che, pur essendo entrati a far parte della Unione, si sono rifiutati a suo tempo di accettare l’euro ed oggi non vogliono neppure sentirne parlare della moneta unica. Non dicono nulla, questi dati, al prof. Prodi?
A noi italiani hanno detto tante cose, per nostra fortuna, questi ed altri dati che la grande stampa di casa nostra ha per tanto tempo ignorato: ci hanno consentito e consentono di smontare pezzo per pezzo la montagna di menzogne che il professore ed i suoi amici avevano costruito con spregiudicata abilità per la loro campagna elettorale. E non ci sorprende per nulla che rabbia e sdegno, esplosi in un paesino del Sud, si estendano adesso a macchia d’olio in tutta Italia.
Sono rabbia e sdegno di italiani “ROVINATI dall’EURO di PRODI”, che per troppi anni sono stati ingannati, mortificati, infangati da vecchi tromboni e mestieranti della politica senza scrupoli. Ed è una fortuna che i poveracci della “derelitta Italia di Berlusconi” abbiano avuto la possibilità di accorgersene prima delle elezioni politiche del 2006, in tempo per bloccare la pittoresca e tumultuosa “armata Brancaleone” dei no-global, disubbidienti, tute bianche, centri sociali, pacifisti anti-americani ed amici di Saddam Hussein, specialisti in assalti a vetrine di negozi, incendi di auto ed “espropri proletari”: quella “armata”, bisogna ricordare, che ha portato il Nichi Vendola di Rifondazione comunista alla presidenza della Regione Puglia e si preparava già a marciare su Roma, con Prodi in testa, per un nuovo e più importante “esproprio proletario”, quello del potere centrale.
Penso che gli italiani debbano mantenere a lungo una certa gratitudine e riconoscenza per tedeschi, francesi e olandesi: senza la loro rivolta, il professore ed i suoi vecchi e nuovi compagni della “illuminata” sinistra di casa nostra avrebbero avuto buon gioco per proseguire nell’inganno al popolo italiano almeno fino al maggio del 2006, con il loro castello di mistificazioni e menzogne sulla “valle dell’Eden” europea e sulla “derelitta” Italia di Berlusconi. Ed un brutto giorno ci saremmo svegliati con il Bertinotti di Rifondazione comunista ed i leader dei movimenti di piazza Agnoletto, Casarini e Francesco Caruso al governo, accanto al Prodi che lo stesso Bertinotti cacciò dalla poltrona di presidente del Consiglio nel 1998, ed i militanti della “armata”, senza arte né parte e senza voglia di lavorare, tutti a bivaccare nei palazzi del potere, in attesa di essere convocati per ben remunerati posti di esperti e consulenti tuttologi a spese del popolo italiano (ciò che molti di loro già fanno al Comune di Roma con Veltroni, a Bologna con Cofferati, a Firenze con Dominici, nelle tradizionali regioni “rosse” di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, ed in quelle conquistate di recente dalle sinistre-Ulivo (Lazio, Piemonte, Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo).
La prospettiva per l’Italia (diciamolo con molta franchezza, amici lettori) era questa. Ed il paradosso sarebbe stato, per tutti noi, che avremmo mandato a casa Berlusconi (convinti di essere stati rovinati da lui) per farci governare da chi non soltanto ha rovinato l’Europa (Italia compresa), ma per tentare di riconquistare in Italia il potere perduto non ha esitato a coprire di fango il suo e nostro Paese, descrivendoci come un pugno di straccioni al confronto con popoli che, a suo dire, vivevano nel benessere, grazie all’euro ed a chi lo aveva inventato, e stavano in realtà, né più né meno, come stavamo noi, e qualcuno addirittura peggio di noi.
Paradossi e assurdità di una certa politica, quella dei vecchi tromboni e ciarlatani della prima Repubblica che hanno procurato all’Italia il debito pubblico più alto e spaventoso d’Europa e vorrebbero continuare a imperversare nella seconda, presentandosi e auto-proclamandosi “salvatori della Patria”. Mi riesce difficile pensare al prof. Prodi come al grande statista e sommo economista che, costretto a lasciare la poltrona di presidente del Consiglio dagli stessi compagni di cordata che lo avevano eletto, vuol tornare a Palazzo Chigi per salvare l’Italia. Non mi risulta che in Europa abbia fatto grandi cose, se il “Financial Times” inglese lo ricorda come “un manager incapace, che in Europa ha creato danni in misura decisamente superiore ai problemi che ha cercato di risolvere”. E per quanto riguarda i due anni e mezzo che il professore ha trascorso a Palazzo Chigi dal maggio 1996 all’ottobre 1998, dovremmo chiederlo ai suoi compagni di cordata di ieri (che sono anche quelli di oggi) di spiegarci il perché di quel licenziamento in tronco a metà legislatura: solo che anch’essi, come il loro leader, sono restii a parlarne, di quel “pasticciaccio” ancora oscuro della recente politica italiana.
“Se il professore era bravissimo, come oggi vorrebbero farci credere Bertinotti, D’Alema, Fassino e compagni”, si domanda l’uomo della strada, “perché lo cacciarono via?”. E’ la domanda che ci poniamo un po’ tutti, e non da oggi, e più volte abbiamo rivolto ai leader e intellettuali della sinistra “illuminata”. Rimasta senza risposta, purtroppo. Del prof. Prodi sappiamo soltanto che il voto lui lo vuole sulla fiducia, senza spiegare nulla. E francamente non capisco perché la gente debba votare a scatola chiusa un signore che non intende o non riesce (vista la pessima figura che il professore ha fatto a “Porta a porta” con i ragazzi che lo interrogavano, rimasti più confusi che persuasi), a spiegare quel che vuole fare. A me pare che i metodi introdotti e perseguiti da Prodi nella politica italiana abbiano poco a che fare con le regole della democrazia e nulla, proprio nulla, con lo logica ed il buon senso che regola la vita di tutti noi comuni mortali.
Continua a ripetere, imperterrito, il professore: “Sono io il più bravo e dovete votare me, se volete che l’Italia sia salva”. Ma cosa ha fatto nella vita e in politica, questo signore, per dimostrare di essere lui il più bravo? Di Berlusconi sappiamo tutti quello che ha fatto nella vita, e gli italiani lo hanno votato proprio per quello che ha saputo fare. Ma del prof. Prodi sappiamo ben poco: non mi risulta che abbia fatto, nella vita o in politica, cose per le quali sia destinato ad entrare nella storia. O pensa di farlo adesso, il professore, quello che non ha saputo fare o ha fatto male in passato e malissimo in Europa? Gaetano Saglimbeni |
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