Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail - prendi il font Holliwood hill

 

GIORNALISTI SUPERPARTERS: biagi sponsor del "professore"

Enzo Biagi in una delle pose abituali.

Il linguaggio analogico del corpo mostra la sua doppiezza ben occultata sotto un sorriso accennato a bocca tirata da una parte e la chiusura delle braccia, che indicano: diffidenza e falsità

Le promesse di berlusconi e le falsita' di prodi sull'euro
 

9 luglio 2005

 

Enzo Biagi, editorialista del “Corriere della Sera”, ha confermato ufficialmente la sua posizione di giornalista “politicamente schierato” ed ha firmato un calorosissimo appello per la elezione di Romano Prodi a presidente del Consiglio. “In vista delle primarie di ottobre”, ha scritto rivolgendosi ai “navigatori” che seguono il sito internet del professore, “vi invito a mettere la vostra firma insieme con la mia per sostenere Prodi… Durante l’ultima campagna elettorale ci sono state fatte troppe promesse: saremmo tutti diventati ricchi e avremmo vissuto in un’Italia trasformata in Bengodi. Ma poi il nostro è stato un risveglio drammatico… Conosco un uomo  che ce la può fare, un uomo serio, un bravo economista, che è nato dalle mie parti, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, un uomo di poche parole ma di molti fatti: si chiama Romano Prodi”.  ( leggi l'articolo di Lavinia Rivara su La Repubblica )

 

Che il prof. Prodi sia nato in Emilia-Romagna come Biagi è certamente un fatto positivo, ma non può bastare (e non è bastato, purtroppo) per farne un grande politico. Gli italiani sanno che il professore è da una vita in politica, presidente dell’Iri e ministro nella prima Repubblica, presidente del Consiglio nella seconda, quindi presidente della Commissione europea, e non mi risulta che abbia fatto cose per le quali sia destinato ad entrare nella storia.

 

Le cose per le quali viene ricordato in Italia (non nel mondo, caro Biagi) come presidente dell’Iri, sono queste: la vendita delle case automobilistiche Alfa Romeo e Lancia (allora proprietà dello Stato) alla Fiat, per somme davvero irrisorie e pagate per giunta a rate, anziché alla americana Ford e alla giapponese Toyota che offrivano molo (parecchio) di più con pagamento in contanti; e la tentata vendita per 393 miliardi delle vecchie lire (da pagare a rate) delle aziende alimentari statali della Sme all’ing. Carlo De Benedetti, editore de “la Repubblica” e “l’Espresso”, vendita che fu bloccata dalla Autorità giudiziaria per l’intervento della cordata Barilla-Ferrero-Berlusconi che offrì molto di più e consentirà poi allo Stato italiano di vendere quelle stesse aziende (valutate non più di 393 miliardi da Prodi e dai suoi tecnici) per 2 mila miliardi.

 

Quanto poi al lavoro svolto dal prof. Prodi come presidente del Consiglio nella seconda Repubblica, dal maggio 1996 all’ottobre ‘98, sarebbe bene rivolgersi (per referenze) ai leader delle sinistre (con Bertinotti in testa) che prima lo elessero e poi lo cacciarono in malo modo da palazzo Chigi, a metà legislatura, per sostituirlo con l’allora segretario Ds ex Pci D’Alema. “Se il professore era bravissimo, come vogliono adesso farci credere i leader delle sinistre di oggi che sono gli stessi alleati di allora, perché lo licenziarono in tronco”, continuano a chiedersi gli italiani. Senza ottenere neppure uno straccio di risposta, purtroppo.

 

Altro non saprei dire, per quanti sforzi io faccia nel ricordare, di quei tormentatissimi anni delle politica italiana, tranne che siamo stati invitati dal Prodi presidente del Consiglio e dal Visco suo ministro per le Finanze a pagare le tasse più alte d’Europa ed in più una tassa “una tantum” per l’ingresso nella Unione europea (che tanto piaceva a Prodi ed al suo ministro del Tesoro Ciampi), con promessa di restituzione ma che nessuno ci ha mai restituito.

 

Scrive Enzo Biagi che l’imprenditore politico Berlusconi aveva promesso di farci vivere tutti “ricchi e felici in una Italia trasformata in Bengodi” ed il nostro risveglio, dopo i primi quattro dei cinque anni della sua presidenza, è drammatico. E mi domando: possibile che il grande vecchio del giornalismo italiano non si sia mai accorto della spaventosa crisi che i tragici attentati terroristici islamici alle torri gemelle di New York hanno provocato alla economia mondiale l’11 settembre del 2001, e cioè appena due mesi e mezzo dopo l’insediamento del governo Berlusconi? Possibile che il giornalista Biagi, un opinionista dalle tante certezze (beato lui), non sia stato nemmeno sfiorato dal sospetto che alla crisi economica dell’Italia e dell’Europa, più marcata e preoccupante che nel resto del mondo, abbia contribuito in maniera determinante la dissennata e rovinosa politica dell’euro, alla quale non è stato certamente estraneo il prof. Prodi come presidente della Commissione europea?

 

La verità, piaccia o no al mio illustre collega Biagi, è che dalla spaventosa crisi dell’11 settembre 2001 il pianeta Terra si è ripreso nel giro di un anno o due,  mentre l’economia europea, che prima dell’euro era in grado di reggere il confronto con quelle di Stati Uniti e Giappone, è diventata con l’ euro ultima nel mondo, superata persino da quelle del Cile, Brasile e Argentina, boccheggianti fino a qualche anno fa. Non dice nulla, all’economista Prodi ed al suo grande sponsor Biagi, la circostanza, accertata e documentata, che gli unici Paesi della Unione europea con le economie in crescita sono Inghilterra, Svezia e Danimarca, e cioè i tre che non hanno voluto l’euro e si sono tenuti ben strette le loro monete?

 

Non dicono nulla i clamorosi risultati dei recenti referendum anti-Europa che si sono svolti in Francia e Olanda? E la ancor più clamorosa e devastante disfatta delle sinistre nella Germania che, con l’euro che piace tanto a Prodi ed al nostro presidente Ciampi, è diventata il Paese con la disoccupazione più alta dell’Unione europea e in assoluto la più grave e preoccupante dalla riunificazione delle due Germanie? E’ il caso di ricordare che la disoccupazione in Italia, dal 12 e più per cento registrato al tempo dei governi delle sinistre (compreso quello di Prodi), è scesa con il governo Berlusconi al 7,9 per cento, che è addirittura più bassa della media dell’Unione europea, ferma all’8,9 per cento. 

 

A protestare oggi in Italia contro l’euro di Prodi (accettato a suo tempo con troppa superficialità dal professore e dalle sinistre nella infelicissima conversione “un euro contro 1936,27 lire”, quando economisti seri e purtroppo inascoltati ritenevano che la conversione giusta fosse di “un euro contro mille lire”, quella che sarà poi imposta dal mercato, e per quella conversazione bisognava battersi) non sono soltanto i leghisti del rivoluzionario Bossi, ma il popolo italiano nella sua stragrande maggioranza.

 

E con gli italiani, bisogna ricordarlo a Prodi, Biagi e Ciampi, protestano duramente (con tutti i mezzi che le istituzioni democratiche offrono loro, a cominciare dal voto) il 55 per cento dei francesi, il 58 per cento dei tedeschi, il 61 per cento degli olandesi. Sono impazziti tutti d’un colpo, gli elettori di questi Paesi e quelli che in altri Paesi della Unione hanno già annunciato i loro rabbiosissimi “no” ai prossimi referendum per l’approvazione del nuovo Trattato europeo (che la Commissione di Bruxelles, visto come si sono messe le cose, ha deciso per adesso di rinviare a data da destinarsi, per evitare guai peggiori che potrebbero rivelarsi insanabili)?

Dice Biagi che Berlusconi ci aveva promesso un immaginario  “paese di Bengodi”. Ma il prof. Prodi, da presidente della Commissione europea (messo su quella poltrona, anche questo è il caso di ricordare, dal D’Alema che con Bertinotti lo aveva cacciato da Palazzo Chigi), era andato molto più in là con la fantasia. Lui parlava addirittura, con una convinzione che nessuno è riuscito mai a capire su quali basi ed elementi di valutazione poggiasse, di una sorta di ”valle dell’Eden” che l’euro aveva già realizzato in tutta Europa: tutti “ricchi e felici” i popoli dell’Europa (un immenso Bengodi continentale, insomma), tranne l’Italia di Berlusconi che per incapacità del suo governo, a sentire il professore, “non aveva saputo sfruttare i preziosissimi benefici di quella manna piovuta dal cielo”.

 

Erano tutte balle e falsità, come i recenti avvenimenti hanno ampiamente dimostrato, le cose che il presidente della Commissione europea raccontava (irresponsabilmente, per cinico opportunismo di propaganda elettorale a favore della coalizione delle sinistre-Ulivo di cui lui era leader in Italia): i Paesi della Unione europea (con la sola eccezione di Inghilterra, Svezia e Danimarca che non avevano voluto l’euro) stavano, né più né meno, come stavamo noi, e qualcuno anche peggio dell’Italia (vedi Germania e Francia in fatto di disoccupazione). Ed era un serio problema per tutti arrivare con salari e stipendi in euro alla fine del mese, alla famosa quarta settimana sulla quale l’illustre editorialista del “Corriere”, riferendosi esclusivamente alle “derelitte” famiglie italiane governate da Berlusconi, ha per troppo tempo  ironizzato. Era un problema anche per Germania e Francia, per Olanda, Danimarca e tanti altri Paesi della Unione europea, la quarta settimana del mese. E continua ad essere un problema, purtroppo: per colpe e responsabilità che non sono certo di Berlusconi e del suo governo.

 

La realtà, piaccia o non piaccia agli illustri estimatori dell’euro, è che l’Unione europea è economicamente (non soltanto politicamente, come si intuiva ed era facile ipotizzare già in partenza) un grosso  fallimento, nient’altro che un super-carrozzone mangiasoldi, super-burocratizzato e non sempre produttivo, spesso addirittura frenante nei confronti delle economie locali, che ha dato e continua a dare ai Paesi membri molto meno di quello che aveva promesso e meno degli stessi contributi che ciascun Paese è costretto a versare per mantenere in vita il super-carrozzone. Un dramma che hanno vissuto e vivono tutti i Paesi della Unione, non soltanto l’Italia.

 

“E’ un uomo serio, il mio grande amico e conterraneo Prodi, un bravo economista, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo”, scrive il suo illustre cantore e sommo “laudator” Biagi. Solo che in Europa non concordano con lui altri illustri giornalisti: gli inglesi del “Financial Times”, i francesi de “Le Monde”, i tedeschi dello “Spiegel”, per citare solo alcune delle grandi testate del vecchio continente. Il “Financial Times”, in particolare, ha definito il prof. Prodi “un manager incapace, che in cinque anni ha creato in Europa danni in quantità decisamente superiore ai problemi che ha cercato di risolvere”.

 

Non mi sembra un giudizio esaltante, per un leader che si proclama “l’unico in grado di salvare l’Italia” (“Ma perché non l’ha salvata prima”, ci domandiamo un po’ tutti, “visto che è da una vita in politica ed in posti di grande responsabilità?”). Dov’era il professore, in viaggio sulla Luna, quando i governi del centrosinistra e delle sinistre-Ulivo accumulavano debiti sui debiti, elargendo miliardi delle nostre vecchie lire a fondo perduto alla Fiat degli Agnelli? E’ stato il presidente dell’Iri prof. Prodi a svendere alla Fiat per pochi spiccioli da pagare a rate due prestigiosissimi marchi come Alfa Romeo e Lancia ed a rifiutare i miliardi che Ford e Toyota offrivano in contanti, o no?

 

SOS IMPRESA IMPOSSIBILE:

L'Italia da Salvare di Romano Prodi

 

Ed ancora, dov’era l’economista Romano Prodi quando i governi del centrosinistra regalavano soldi a palate, a industriali veri e fasulli, per realizzare nel Sud impianti destinati a restare “cattedrali nel deserto” o soltanto scheletri in pilastri di cemento e tondini di ferro arrugginiti di “cattedrali nel deserto”? Il professore non era uno dei ministri economici del presidente Ciriaco De Mita, considerato uno dei  “grandi elargitori di denaro pubblico della prima Repubblica”?

 

No, non mi sembra proprio che l’Italia, per risolvere i suoi problemi (creati dalla dissennata politica dell’euro, come nel resto d’Europa, ma anche dal pauroso debito pubblico, il più alto d’Europa, che il governo Berlusconi ha ereditato dai precedenti governi del centrosinistra e delle sinistre-Ulivo), abbia bisogno di un Prodi che l’Europa ha già bollato come “manager incapace” ed i suoi grandi alleati di ieri (che sono gli stessi di oggi, sinistre, estrema sinistra e movimenti di piazza) hanno già cacciato da presidente del Consiglio per motivi che l’uomo della strada non ha mai capito e non capirà mai.

 

Perché il grande vecchio del giornalismo italiano Enzo Biagi non prova a spiegarli lui, sul sito del professore, i motivi che determinarono quel clamoroso licenziamento in tronco del suo illustre conterraneo da parte delle stesse sinistre che lo avevano eletto?     

Gaetano Saglimbeni 

Avvia una discussione sul forum

Vai su La Zanzara splinder

Torna a home