|
Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail - prendi il font Holliwood hill L'incredibile leggerezza dell'essere sinistri LA TRUFFA DELL'EURO A 1.936 lire ha dimezzato stipendi e pensioni
14 luglio 2005
Continuano a sparare ad alzo zero, i pifferai della grancassa propagandistica delle sinistre-Ulivo, contro il governo Berlusconi ed i commercianti che non avrebbero fatto nulla per impedire il dissennato aumento dei prezzi in coincidenza con il passaggio dalla lira all’euro. E la cosa strana è che delle due grandi associazioni dei commercianti, una di centrodestra (la Confcommercio, guidata da Sergio Billè) e l’altra delle sinistre (la Confesercenti, guidata da Marco Venturi), quella che si tira addosso gli strali dei super-critici di sinistra è la Confcommercio di centrodestra: l’altra non viene mai chiamata in causa, come se al momento del cambio della moneta si fosse trovata ad operare, che so, sulla Luna o su Marte, anziché sul pianeta Terra. Per il Tg3 ed i giornali votati più all’indottrinamento del popolo che ad una seria informazione, sono queste le regole della obiettività.
Non è mio compito indottrinare o difendere alcuno. Sull’aumento non sempre giustificato dei prezzi ho espresso anch’io le mie critiche, con molta serenità e severità, all’indirizzo sia degli uomini di governo che avevano competenza specifica in questo campo sia delle associazioni di categoria (senza far differenza tra Confcommercio di centrodestra e Confesercenti di sinistra). Ma il compito del giornalista non è soltanto di criticare quello che non va: deve pure spiegarlo perché certe cose non vanno, senza infingimenti o strizzatine d’occhio alla propaganda in favore di questa o quella parte politica.
Nel caso in specie, penso sia doveroso spiegare bene alla gente, giustamente esasperata, quello che è accaduto. Ma non soltanto quello che abbiamo visto e toccato con mano tutti al momento dell’entrata in vigore dell’euro: soprattutto, quello che era accaduto prima, quando erano stati decisi i cambi ufficiali della moneta unica con quelle dei Paesi aderenti alla Unione europea. Ed è proprio su questo punto, di assoluta rilevanza, che i pifferai dell’indottrinamento politico hanno sorprendentemente smesso di suonare: per non mettere in imbarazzo i leader della “illuminata” sinistra italiana, chiaramente.
Sì, perché a provocare tanti guai all’Italia, come ormai tutti sappiamo e soltanto Prodi ed i suoi amici fingono di non sapere, non sono stati tanto o soltanto i prezzi cresciuti in maniera indiscriminata (per colpa di Billè, del governo o di altri), quanto e soprattutto il disastroso cambio dell’euro che l’Unione europea ha imposto all’Italia ed i nostri dirigenti hanno con molta leggerezza e superficialità (c’è chi parla di irresponsabilità) accettato
Economisti seri (e naturalmente inascoltati dai “padreterni” della politica e della economia che sedevano a Palazzo Chigi e dintorni) hanno sostenuto a suo tempo e sostengono ancora oggi (nel silenzio assoluto dei giornali di parte) che il cambio “giusto, realistico ed onesto” per l’Italia non era, non poteva e non doveva essere di “un euro contro 1936,27 lire”, come imponeva l’Unione europea dominata allora da Germania e Francia, ma di “un euro contro 1000 lire”, e cioè il cambio che sarà poi stabilito dal mercato (sempre giudice supremo, in questi casi). Legittimo a me pare il sospetto che i vertici europei, con un cambio che si prospettava sin da allora “disastroso per l’economia italiana”, intendessero favorire in qualche modo gli interessi dei due nostri grandi concorrenti d’oltralpe.
E’ arrivato il disastro per l’Italia, purtroppo, prima ancora che i prezzi schizzassero verso l’alto. Chi percepiva uno stipendio o pensione di 2 milioni di lire al mese, avrebbe dovuto percepire, per essere in regola con un cambio “giusto, realistico ed onesto”, quasi 2000 euro, e ne ha avuti invece soltanto 1000, esattamente la metà. Un colpo durissimo, che ha messo in ginocchio, dall’oggi al domani, milioni di famiglie e fatto crollare d’un colpo (era inevitabile) l’economia italiana.
Tutti contro Berlusconi ed il suo governo, naturalmente, politici e pifferai delle sinistre-Ulivo. “E’ lui, il pluri-miliardario di Arcore, il vero e unico responsabile”, tuonava il prof. Prodi dalla sua poltrona di presidente della Commissione europea da 55 milioni delle vecchie lire al mese (per la quale, è il caso di ricordarlo, era stato indicato dal D’Alema che gli aveva sottratto la poltronissima di presidente del Consiglio dopo la “pugnalata” di Bertinotti). Ed aveva certamente buon gioco, il professore, nella drammatica situazione in cui l’Italia era crollata d’un colpo, strumentalizzata dalle mistificazioni di una stampa fin troppo compiacente. Nessuno che accennasse alle vere cause di quel disastro. Colpe e responsabilità erano (dovevano essere, perché così avevano deciso Prodi ed i suoi amici) di Berlusconi, e soltanto sue, come se mezzo stipendio e mezza pensione li avesse tolti lui, dall’oggi al domani, alle famiglie italiane, non i manovratori dell’euro-truffa.
Che cosa è successo, nella realtà? E’ successo che gli “illuminati” ministri delle sinistre di casa nostra, rimasti “orfani” del Prodi cacciato da Palazzo Chigi e passato poi alla presidenza della Commissione europea, anziché fare la voce grossa contro i vertici europei e dunque anche contro il loro ex presidente del Consiglio (come hanno fatto Germania, Francia ed altri Paesi dell’Unione per cercare di ottenere cambi più favorevoli e soprattutto realistici), hanno accettato senza fiatare le imposizioni di Bruxelles, ignorando i preziosissimi suggerimenti di autorevoli economisti non di parte, ed il patatrac è stato inevitabile.
Certo, le speculazioni sui prezzi ci sono state (e ci sono ancora, purtroppo). Ma è fin troppo chiaro che, senza quella “rapina” di metà stipendio o pensione, anche l’aumento dei prezzi sarebbe stato accettato dalle famiglie italiane: non dico senza affanni, ma certamente con minori preoccupazioni. Una cosa è affrontare le spese di un mese con 2000 euro in tasca ed altra cosa (mi pare una ovvietà del Catalano di “Quelli della notte”) con soli 1000 euro. Più che comprensibile, dunque, la esasperazione della gente, di fronte ad una situazione così spaventosa e drammatica.
Qualche esempio può far capire meglio, ai pifferai della falsa informazione, come stanno realmente le cose. Le 600 mila lire che un impiegato statale tirava fuori per comprare un vestito, prima dell’avvento dell’euro, rappresentavano all’incirca un terzo dello stipendio; mentre oggi, per comprare con l’euro lo stesso vestito, deve consegnare al venditore non meno di due terzi dello stipendio. Le proporzioni sono queste, purtroppo. La pizza costava 7 mila lire quando l’impiegato statale incassava 2 milioni di lire al mese; ed oggi costa 7 euro, quasi 14 mila delle vecchie lire, a chi incassa solo 1000 euro, e cioè la metà di quello che incassava allora. Così per il latte, il pane, la carne, la frutta, il biglietto del cinema o del tram: un euro, sul mercato, equivale a 1000 lire, non alle 1936,27 lire del cambio truffaldino che l’Unione europea ci ha imposto. Più disastro di così?
Continuano a dirci, i signori delle sinistre, che “i prezzi alti ci hanno divorato e divorano stipendi e pensione degli italiani”. Ma sono i prezzi alti a divorarli o l’euro-truffa imposto al nostro Paese dalle dissennate decisioni dell’Unione europea ed accettato con tanta superficialità dai nostri governanti di allora? Dobbiamo dirlo con estrema chiarezza, amici lettori: il disastro, più che dalla crescita a dismisura dei prezzi, è stato provocato dalla scandalosa “rapina” che è stata perpetrata ai nostri danni, nella assoluta indifferenza dei grandi economisti delle sinistre-Ulivo che sedevano al governo.
E di queste cose dovrebbero scrivere i giornali italiani: spiegar bene a milioni di famiglie come sono andate le cose, non cercare capri espiatori per mascherare negligenze e responsabilità. Dov’erano i Bertinotti, Fassino, Diliberto, D’Alema, Rutelli, Pecoraro Scanio, grandi alleati di ieri e di oggi del professore, quando il super-carrozzone europeo imponeva all’Italia quel dissennato e vergognoso cambio-capestro? Nessuno che si preoccupasse delle povera gente, nel governo delle sinistre-Ulivo: delle pensioni e degli stipendi che, con quel rovinoso cambio euro-lira, si sarebbero drammaticamente dimezzati. Possibile che nessuno, con tanti illustri economisti al governo, fosse in grado di capire che si andava incontro al disastro? Che, scomparendo dall’oggi al domani nelle famiglie italiane metà degli stipendi e pensioni. i consumi si sarebbero ridotti al lumicino, le aziende sarebbero state costrette a ridurre la produzione e il prodotto interno lordo sarebbe crollato? Era un disastro annunciato, quello che si profilava, e non soltanto per il povero lavoratore.
Paghiamo tutti, purtroppo, per colpa di chi avrebbe dovuto far valere le ragioni italiane e non l’ha fatto. Per leggerezza, negligenza, incapacità o altro, non sta a noi dirlo. Perché il presidente Ciampi, sempre premuroso e partecipe delle ansie dei cittadini, non lo spiega come sono andate realmente le cose? Lui era ministro del Tesoro, con Prodi presidente del Consiglio. E dovrebbe saperlo chi è stato ad infiocchettare quel bellissimo “pacco-truffa” destinato all’Italia.
Abbiamo sentito il professore ripetere più volte che si sente “particolarmente orgoglioso di averci portato in Europa, di averci regalato l’euro, di averci salvato con l’euro”. Ce lo dica, il presidente Ciampi, se dobbiamo essere grati o no, al suo grande amico Prodi, per quello che ha fatto. Gli italiani sanno per adesso una cosa sola: che con l’euro le loro pensioni e i loro stipendi si sono ridotti della metà e nessuno, purtroppo, sarà mai in grado di restituir loro quello che hanno perduto. In omaggio a chi ed a che cosa, questo incredibile sacrificio di un popolo che sacrifici ne ha fatti tanti e molto spesso per nulla, i pifferai della grancassa propagandistica delle sinistre non ce l’hanno ancora spiegato. Gaetano Saglimbeni |
||||||