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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail - prendi il font Holliwood hill PRODI UNTO DA ALLAH E DAI TERRORISTI
“La vittoria nel 2006 sarA' per lui e Bertinotti”, dicono gli sgozzatori di Bagdad, “e l’Italia sarA' finalmente libera da Berlusconi criminale come Bush e Tony Blair”.
8 Agosto 2005
“Sì, è il prof. Romano Prodi, leader delle sinistre, l’uomo che salverà l’Italia da Berlusconi”, dicono gli sgozzatori amici di Saddam Hussein che ci restituirono sana e salva la reporter del quotidiano dell’estrema sinistra ”il manifesto” Giuliana Sgrena, accontentandosi di intascare per la sua liberazione otto milioni di dollari dal governo dell’odiato Berlusconi. “Persone di grande umanità, gentilissime con me”, definì la signora i suoi sequestratori al momento del rilascio. E francamente non si capisce perché, se erano così ospitali e pieni di attenzioni nei confronti della sequestrata, ce l’avevano mostrata sui teleschermi come uno straccio di donna, allo stremo della resistenza psicologica e fisica, denigrata, umiliata, piangente e disperata: solo per ricattare il capo del governo italiano di centrodestra e convincerlo a sganciare il denaro per il riscatto?
Immagini non tragiche, come quelle che avevamo già visto in televisione di altri nostri sequestrati da sgozzare o già sgozzati, ma non meno agghiaccianti e terribili, che non potevano non spezzare il cuore di noi italiani e dei telespettatori di tutto il mondo civile, quello che non si tira indietro (come purtroppo avviene in certi partiti della sinistra italiana) quando c’è da condannare simili atti di barbarie. E adesso, quei signori di “grande umanità”, così ospitali, gentili e premurosi nei confronti della signora Sgrena, hanno deciso di fare qualcosa anche per l’Italia, per strapparla al Berlusconi che, a sentir loro, è “criminale come e più di Bush e Tony Blair”.
“Non sappiamo quanti, tra gli islamici che vivono in Italia, hanno il diritto al voto e potranno quindi votare per le elezioni del 2006”, dicono gli amici dell’ex dittatore iracheno in carcere, tutti arruolati nella “resistenza irachena” che piace tanto alla Sgrena, al suo compagno Pier Scolari ed a Lilli Gruber. “Il nostro appello è per tutti, anche per chi non può ancora votare: bisogna sostenere il prof. Prodi, grande amico dell’Islam. L’Italia ha bisogno di lui, ma ne abbiamo bisogno soprattutto noi della resistenza irachena. I soldati italiani, che adesso occupano l’Iran al servizio di americani e inglesi per tenere in schiavitù il nostro popolo, noi li vogliamo al nostro fianco, per combattere insieme i grandi nemici dell’Islam. E con Prodi capo del governo, ne siamo certi, l’Italia sarà con noi”.
E dunque, sarà un duello tra “unti”, la corsa per la presidenza del Consiglio alle politiche del 2006. Da una parte, il Berlusconi “unto dal Signore” (la definizione, come molti ricorderanno, è di don Gianni Baget Bozzo, padre spirituale di Forza Italia); e dall’altra, il Prodi “unto da Allah”, sostenuto dalle preghiere dei musulmani di tutto il mondo ed anche, a sentire gli amici di Saddam Hussein, dai voti di quelli che risiedono da anni in Italia ed hanno acquisito, con la nostra cittadinanza, il diritto al voto.
“I comitati italiani di appoggio alla resistenza irachena sono mobilitati sin da ora per sostenerlo già alle primarie del 16 ottobre”, ha spiegato Awni Al Kalemji, portavoce della “Iraqi Patriotic Aliante” a Bagdad. “In lista, per le primarie, ci saranno anche altri nostri amici: Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione comunista, e Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi. Ma i voti dei musulmani in Italia saranno in grande maggioranza per il premier Prodi; e lui, da presidente del Consiglio, li chiamerà poi a fare i ministri… Con l’Italia il popolo iracheno vuole tornare ad essere amico, e questo potrà avvenire solo se il leader delle sinistre Romano Prodi ritirerà le truppe d’occupazione”.
Parla a nome del popolo iracheno, il signor Awni Al Kalemji, dimenticando o fingendo di dimenticare (come fanno in Italia tanti leader e militanti delle sinistre-Ulivo) che quella gente, per andare a votare in gennaio nelle prime elezioni libere e democratiche da 35 anni a questa parte, ha rischiato la vita sfidando i terroristi di Saddam Hussein, i kamikaze di Al Qaeda e le minacce di vendette della cosiddetta “resistenza irachena” contro chi osava infilare una scheda nell’urna. Dimentica o finge di dimenticare, il signor portavoce, che gli iracheni hanno votato in massa per la democrazia e la libertà, non per gli sgozzatori ed i tagliatori di teste mascherati da “resistenti”. I quali, bisogna chiarirlo ad evitare fraintendimenti pericolosi, rappresentano oggi (per fortuna dell’Iraq e del mondo) solo una sparutissima minoranza.
Mi domando: quale valore politico può essere dato alle fanfaronate di un fanatico sedicente portavoce della “resistenza irachena”? E’ come se in Italia dessimo valore e legittimità politica ai fanatici criminali delle Brigate rosse. Gli assassinii operati dai brigatisti di casa nostra sono atti di barbarie che con la politica non c’entrano nulla; come non c’entrano nulla con la politica irachena le decapitazioni e gli sgozzamenti operati dagli amici di Saddam Hussein. Prodi, Bertinotti, Cossutta, Diliberto, Pecoraro Scanio e la neo “suffragetta” delle sinistre Lilli Gruber le sanno benissimo, queste cose, e non riesco proprio a capire come e perché non ritengano di dover prendere ufficialmente le distanze dagli sgozzatori di Bagdad. Sperano di farseli amici così, con il più ambiguo e sconcertante dei silenzi, i musulmani che votano in Italia?
“Preghiamo il grande Allah perché faccia vincere Prodi”, dice il segretario dell’Unione islamica in Italia, Hamza Roberto Piccardo. Ed il leader del “campo anti-imperialista” di Assisi che raccoglie fondi per la resistenza irachena, Pasquinelli: “Parole sante, quelle del prof. Prodi che definisce ‘truppe occupanti’ i militari italiani inviati dal governo Berlusconi a Nassiriya ed assicura che, in caso di una sua vittoria alle prossime elezioni politiche, ne disporrà il ritiro immediato. Solo che la coalizione capeggiata dal professore è piena zeppa di servitori degli americani e israeliani, i quali si sono già assicurati i posti-chiave in un eventuale governo delle sinistre e difficilmente consentirebbero al presidente del Consiglio di realizzare il programma anti-imperialista annunciato. Per adesso, in campagna elettorale, gli lasciano dire quello che vuole, ma poi… Ecco perché noi, agli amici musulmani che votano in Italia, consigliamo di pensare più a Bertinotti che a Prodi. Del segretario di Rifondazione comunista possiamo essere certi che, quello che promette, lo fa; di Prodi no, non possiamo fidarci, purtroppo”.
Inaffidabile, certo. Tutti ricordano, anche tra i sostenitori della resistenza irachena, quello che avvenne nell’ottobre del 1998, quando il prof. Prodi fu cacciato da presidente del Consiglio, a metà legislatura, dagli stessi compagni di cordata che lo avevano eletto. E chi fu, allora, il “pugnalatore” ufficiale del leader delle sinistre-Ulivo? Il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, il quale lo accusò duramente di non avere rispettato gli impegni assunti in campagna elettorale e gli ritirò immediatamente la fiducia, senza concedergli neppure i sette giorni che di solito si danno ai servitori da licenziare.
Chiedono garanzie, quelli della “resistenza irachena”, e, pur ammirando Prodi, puntano molto su Bertinotti. Sanno benissimo che è lui l’uomo forte della coalizione, il leader di Rifondazione comunista che è riuscito ad imporre per la prima volta alla presidenza di una Regione, la Puglia, un militante dell’estrema sinistra, Nichi Vendola. Non era facile mettere insieme i voti dei movimenti di piazza (dissidenti, no-global, centri sociali, pacifisti anti-americani, specialisti in incendi di auto, frantumazione di vetrine ed espropri proletari) e quelli degli “utili idioti” ex democristiani della Margherita di Rutelli e dell’Udeur di Mastella. Lui c’è riuscito.
Ma sulla possibilità che ci riesca anche Prodi, per le elezioni politiche del 2006, sono in molti a dubitare. Anche tra gli amici degli sgozzatori e tagliatori di teste di Bagdad.
Gaetano Saglimbeni
le vignette sono state prese dal blog "dirotta da sinistra" |
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