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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail - prendi il font Holliwood hill CARLO DE BENEDETTI usa il nome di silvio berlusconi e GUADAGNA IN BORSA 4 MILIONI DI EURO in soli 2 giorni
Grazie al mancato affare sui “fondi salva imprese”
9 Agosto 2005
"Questa alleanza non s’ha da fare”, hanno strillato in coro leader politici, economisti e politologi delle sinistre ”illuminate”, e l’ing. Carlo De Benedetti ha fatto subito marcia indietro, annullando l’intesa raggiunta con la Fininvest di Berlusconi per i cosiddetti “fondi salva imprese”.
Cosa temevano, gli uomini delle sinistre-Ulivo, dalla sorprendente alleanza dell’editore di “Repubblica” e “L’Espresso” con l’imprenditore presidente del Consiglio, un tempo suo grande nemico (negli anni del mancato affare Iri-Prodi-Sme, bloccato proprio da Berlusconi, e del lodo Mondadori) e da qualche mese tornato suo amico per rapporti di affari? Semplicissima la risposta: temevano un ipotetico cambiamento della linea politica (dichiaratamente anti-Berlusconi) del quotidiano e del settimanale di proprietà di Carlo De Benedetti, che avrebbe tolto alle sinistre due preziosissimi organi di informazione per la loro grancassa di propaganda elettorale. E dunque, niente alleanza con il “capitalista” Berlusconi.
“All’editore De Benedetti deve essere costato molto cambiare idea”, dice adesso l’economista Sylos Labini, uno dei più violenti oppositori dell’affare che si era appena concluso la settimana scorsa, “ma è stato per il suo bene che noi abbiano detto ‘no’ e per quello del suo gruppo editoriale. Se non fosse tornato sui suoi passi, non avrei più collaborato con i suoi giornali”.
Sarebbe stata una grossa perdita, non vi è dubbio, per “la Repubblica” e “L’Espresso”. Immagino le lunghe file che si sarebbero formate davanti alle edicole di tutta Italia, con gente ansiosa di sfogliare sia il quotidiano che il settimanale per accertarsi, prima di comprarli, che ci fosse la firma dell’economista Sylos Labini, in mancanza della quale li avrebbero restituiti all’edicolante dicendo “cosa ce ne facciamo di un quotidiano ed un settimanale senza la firma di Sylos Labini?”.
Una immagine tra paradosso e grottesco? Pensate quello che volete, amici lettori. Io dico che l’economista Labini (come tanti suoi “illuminati” colleghi della sinistra che parlano e straparlano e prendono spesso una cantonata dopo l’altra) deve avere una stima immensa di sé per pensare di poter condizionare con la sua firma (prestigiosa per gli esperti, ma assolutamente sconosciuta al grande pubblico) le scelte politiche di un editore. Padronissimo di pensarla come vuole, naturalmente, il signor Labini. Ma dubito che l’improvvisa marcia indietro dell’editore De Benedetti sia stata determinata dalla sua minaccia di non scrivere più per “Repubblica” e “L’Espresso”. Per un Sylos Labini che sbatteva la porta (se davvero l’avesse sbattuta, ma ne dubito), c’erano cento altri economisti non meno esperti di lui pronti ad entrare, e per l’editore sarebbe stata soltanto una questione di scelta. Ed i lettori? Quelli, posso dirlo con l’esperienza di chi ha passato una vita tra i giornali (credo a buon livello), non si sarebbero neppure accorti della sostituzione.
Commento di Berlusconi alla improvvisa marcia indietro dell’imprenditore-editore. “Il mio amico e avversario politico Carlo De Benedetti non ha retto al massacro mediatico che è stato immediatamente e pesantemente messo in atto dalle sinistre contro il ‘fratello traditore’ e ha dovuto cambiare idea, pena la sua esclusione dalla cosiddetta lobby dei poteri forti che anche per gli affari si ispira ad una sorta di razzismo ideologico-politico ammantato di moralismo. Per lui, evidentemente, il business non è soltanto business. E’ anche altro: politica, soprattutto. Gli auguro di fare buoni affari con i capitali dei suoi grandi amici di sinistra. Alla Fininvest non mancano certo opportunità per investire proficuamente i suoi capitali”.
Un primo grosso affare, comunque, l’ing. Carlo De Benedetti l’ha già fatto. Il titolo della sua “Cdb web”, all’annunzio del lancio della iniziativa “fondi salva imprese” (dato dallo stesso De Benedetti) è schizzato in Borsa molto in alto. La presenza della Fininvest nell’affare, chiaramente, era già garanzia di successo: Berlusconi, nel mondo economico-finamziario (e non soltanto nel ristrettissimo ambito italiano), passa per una sorta di re Mida che trasforma in oro tutto quello che tocca. Poi è crollato, il titolo, quando lo stesso editore ha annunziato sulle pagine della sua “Repubblica” di avere revocato l’intesa rinunziando ai capitali di Berlusconi.
Ma il guadagno l’ing. De Benedetti, affarista di antico stampo e straordinario fiuto, lo aveva già fatto, e piuttosto consistente. Perché il bel gruzzolo di azioni Cdb che aveva comprato sul mercato prima dell’annuncio dell’affare l’ha venduto alla vigilia del secondo annuncio, quello della rottura, realizzando così “plus valenze” che, a detta degli esperti, non possono essere inferiori ai 4 milioni di euro.
Non male, un guadagno del genere, in appena due giorni. Che l’editore di “Repubblica” e “L’Espresso” ha potuto realizzare grazie al nome dell’amico ex nemico Silvio Berlusconi. Che è sempre una garanzia per tutti: uomini di affari ed azionisti.
Gaetano Saglimbeni
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