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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail - prendi il font Holliwood hill LE REGIONI PIU' INDEBITATE D'ITALIA UMBRIA E CAMPANIA DETENGONO IL PRIMATO
ALLE GIUNTE ROSSE IL RECORD DELLO SPERPERO DEL DENARO PUBBLICO
10 Agosto 2005
E adesso sappiamo che sono due Regioni amministrate dalle sinistre le più indebitate d’Italia. Al primissimo posto, in questa speciale “classifica delle vergogne”, una autentica “roccaforte rossa”, la piccola Umbria della governatrice Rita Lorenzetti (appena 848.002 abitanti), con 3 miliardi e 369 milioni di euro: una montagna di debiti, più del doppio di quelli contratti da Lazio (5.205.139 abitanti) e Lombardia (9.246.796 abitanti), che ammontano rispettivamente a un miliardo e 47 milioni e un miliardo e 44 milioni di euro. Ed al secondo posto, la Campania del governatore Antonio Bassolino, ex ministro del Lavoro, figura di primissimo piano del vecchio Pci e della Quercia di oggi: 2 miliardi e 51 milioni di euro l’indebitamento, poco meno del doppio di quello della Lombardia che ha quasi il doppio degli abitanti della Campania.
Cifre spaventose, che gli esperti valutano ancora più disastrose del debito pubblico nazionale che il governo Berlusconi ha ereditato dai governi di centrosinistra e delle sinistre-Ulivo di Prodi. “Frutto”, dicono i leader del centrodestra, “delle grandi abbuffate che hanno sempre caratterizzato le amministrazioni delle sinistre e delle quali il prof. Prodi ed i suoi amici, stranamente, non si sono mai accorti”.
Dov’è finita, si domanda l’uomo della strada, la “questione morale” tanto strombazzata dai comunisti (ex, post o comunque ribattezzati ed etichettati comunisti italiani)? Le Italie sono due, ci hanno sempre spiegato D’Alema e Fassino, Bertinotti, Cossutta e Diliberto: quella “buona”, rappresentata dalle amministrazioni di sinistra, e quella “cattiva”, rappresentata dalle giunte di centrodestra. Tutti virtuosi, belli e capaci, i rappresentanti della Italia “buona” (anche se per decenni sostenitori entusiasti di un sistema, quello comunista, che è crollato miseramente in tutto il mondo: sul piano economico, è il caso di ricordare, prima che su quello ideologico-politico); tutti brutti, incapaci e inaffidabili, quelli della Italia “cattiva”. E adesso scopriamo che le Regioni sull’orlo del fallimento, per il più dissennato e vergognoso sperpero del denaro pubblico che si sia mai registrato nei sessant’anni della Repubblica italiana, sono quelle gestite dalle sinistre.
Dice la Lorenzetti governatrice dell’Umbria: “Nei dati diffusi dal ministero del Tesoro sono stati conteggiati i contributi straordinari assegnati dallo Stato per la ricostruzione delle zone terremotate ed il calcolo dell’indebitamento è quindi improprio, sbagliato”. “Ma i finanziamenti per le zone terremotate sono arrivati anche alle Marche e l’indebitamento in quella Regione non ha avuto per nulla l’impennata disastrosa che ha avuto l’Umbria”, la dura replica di Fiammetta Modena, consigliere regionale di Forza Italia. La domanda che ci poniamo noi è questa: sono stati virtuosi gli amministratori delle Marche o irresponsabili quelli dell’Umbria?
Ed il Bassolino governatore della Campania, seconda Regione nella “classifica delle vergogne”, che cosa replica? Lui sta zitto e va avanti per la sua strada, non rinunziando per nessuna ragione al mondo (nonostante sia stato messo sotto accusa dai suoi stessi compagni di partito, Cesare Salvi, Fabio Mussi, Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano) alla istituzione di due nuovissime commissioni che si occupano (pensate un po’) l’una del mare e l’altra del Mediterraneo. E non soltanto di quelle.
Vanno avanti per la loro strada, in questa folle corsa a chi sperpera più denaro pubblico, i neo governatori della Regione Lazio (il giornalista Piero Marrazzo, ex difensore dei diritti dei cittadini che Rai3 ha mandato a distribuire poltrone, auto blu e incarichi a vecchi e nuovi politici trombati, portaborse e falsi consulenti), della Puglia (il Nichi Vendola, primo militante di Rifondazione comunista a conquistare una Regione, impegnatissimo ad assegnare ben retribuiti incarichi di consulenza ai suoi ex compagni di cortei e manifestazioni di piazza, no-global, disubbidienti, tute bianche, pacifisti anti-americani, specialisti in incendi di auto, frantumazione di vetrine ed espropri proletari), della Calabria (il Loiero di nome Agazio, ex mastelliano dell’Udeur ed oggi rutelliano della Margherita, il quale, nella Regione più povera d’Italia, ha trovato il modo di creare nuove figure istituzionali, nominando con gli assessori anche i vice assessori con le stesse funzioni dei vice ministri al governo nazionale.
“Un nuovo modo di governare”, era lo slogan della campagna elettorale del mio illustre collega Piero Marrazzo. Ma i modi sono quelli di sempre: stesse follie, stesso clientelismo, stesso cinismo e spregiudicatezza nello sperpero del denaro pubblico. Cosa c’è di diverso nella nuova politica di Marrazzo rispetto a quella del sindaco ex comunista di Roma Walter Veltroni? Nulla, proprio nulla.
Il “buonista” Veltroni, ex segretario nazionale dei Ds e direttore del quotidiano comunista “l’Unità”, ha trovato il modo di dare 24 milioni delle vecchie lire alla ex terrorista Silvia Baraldini per una consulenza come “esperta di politiche per lo sviluppo sociale”, riconoscendole “i requisiti di professionalità e di comprovata esperienza nelle caratteristiche del lavoro femminile”. E’ una signora, la Baraldini, che i giudici americani hanno condannato a 43 anni di carcere per atti sovversivi sfociati nell’assassinio di due poliziotti e di una guardia giurata ed il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, quando era ministro della Giustizia con D’Alema presidente del Consiglio al posto del trombato Prodi, fece estradare in Italia, accogliendola lui stesso all’aeroporto di Roma come una eroina. Non risulta che la “esperta in terrorismo” Baraldini, oggi agli arresti domiciliari, abbia mai lavorato in vita sua, ma per il sindaco Veltroni qualche buon consiglio alle lavoratrici romane (e speriamo sia solo quello) è in grado di darlo.
Variegata e costosissima la mappa delle consulenze, in Campidoglio come alla Provincia ed oggi anche alla Regione. Il diessino Gasbarra, presidente della Provincia ed ex vice sindaco di Veltroni, dà 40 mila euro l’anno (il triplo di quello che guadagna un impiegato del Comune) ad un capopopolo dei cortei pacifisti che ha l’incarico di “agevolare le politiche internazionali della pace” (trattando con Bin Laden e Al Sadr, presumo). E non è da meno del romano Gasbarra, il presidente della Provincia di Forlì, il quale ne dà di più, 74 mila, a chi sfila in piazza a sostegno della “resistenza irachena” (per invocare il ritorno del dittatore Saddam Hussein al potere, probabilmente).
A Padova, il sindaco ulivista ha speso 100 mila euro per la ospitalità di un mese in albergo a 52 immigrati clandestini (tra i quali parecchi pregiudicati), rispediti poi nei Paesi di origine. La Regione Toscana, presieduta dal diessino Claudio Martini (riconfermato nell’aprile scorso), ha versato 28 mila euro l’anno ad un consulente che aveva l’incarico specifico di “onorare la memoria del giudice antimafia Antonino Caponnetto”, ed ha fatto anche un piccolo “presente” di 13 mila euro all’ergastolano ex ideologo delle Brigate rosse prof. Giovanni Senzani per “uno studio sulla vita dei detenuti” (ma lui, a differenza della terrorista Baraldini “esperta in lavoro”, almeno se ne intende, di carcere).
“La sinistra spreca in maniera dissennata e vergognosa il denaro pubblico”, dice Giulio Tremonti, ex ministro della Economia ed oggi vice presidente del Consiglio, “ed attacca il governo perché non ne dà abbastanza: vorrebbero sprecarne ancora di più, chiaramente, i suoi illuminati amministratori regionali, provinciali e comunali. Dicono che, se lo Stato riduce gli interventi in loro favore, saranno costretti a ridurre i servizi o ad aumentare le tasse di loro competenza. Io dico che, per assicurare i servizi senza aumentare le tasse, è sufficiente tagliare prebende e consulenze fasulle. Il legislatore ha messo a disposizione di sindaci, presidenti di Province e Regioni gli strumenti necessari per una amministrazione di tipo manageriale, pagando esperti e consulenti veri, di accertata professionalità e competenza, non disubbidienti, no-global e ciarlatani. E per problemi seri, non per consigliare ai romani l’uso delle creme protettive contro le scottature, come ha fatto per qualche anno il sindaco Veltroni”.
“Sono queste”, conclude il vice presidente del Consiglio, “le vergogne d’Italia, per le quali le sinistre-Ulivo non hanno mai provato e non provano rossore. Loro, al governo dal 1994 al 2001 con Dini, Prodi, D’Alema e Amato, si sono preoccupati soltanto di dare più soldi agli Enti locali per le elargizioni clientelari che assicuravano voti, ignorando le rivendicazioni di metalmeccanici, impiegati statali, medici, infermieri, ferrovieri, poliziotti, professori, vigili del fuoco, e lasciando nel contempo in eredità agli italiani il debito pubblico più alto d’Europa. Noi lavoriamo per ridurlo, quel debito, e dare più soldi a chi lavora, non ai parassiti che vivono alle spalle di chi lavora”. Gaetano Saglimbeni
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