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TECNOCRATI FALLITI
Il prof. Prodi ha giA' fallito in Italia e in Europa

e vuole guidare ancora il Paese?

Romano Prodi con il suo amico-nemico Fausto Bertinotti

“E’ il caso di ricordare a chi lo avesse dimenticato”,

spiega il vice presidente di Forza Italia, “che il professore (presidente del Consiglio nel 1998)

è stato cacciato a metà legislatura, dagli stessi compagni di cordata che lo avevano eletto”.

 

29 Agosto 2005

 

Giulio Tremonti, al meeting di Comunione e liberazione di Rimini, è stato fin troppo chiaro: “Chi ha fallito clamorosamente in Europa non può proporsi alla guida del nostro Paese”. Ed il riferimento non poteva non essere al prof. Romano Prodi, presidente della Commissione europea negli anni in cui è stato imposto all’Italia il disastroso cambio “un euro contro 1.936,27 lire”, anziché quello di “un euro contro 1.000 lire” che autorevoli economisti ritenevano “giusto, realistico ed onesto” ed il mercato ha poi fissato nella realtà (con gravissime ripercussioni sui bilanci familiari, visto che pensioni e stipendi erano stati dimezzati da un livello di parità fasullo ed estremamente penalizzante per gli italiani).

 

Ma le critiche del vice presidente del Consiglio e di Forza Italia al leader delle sinistre-Ulivo prof. Prodi non si limitano ai cinque anni che ha trascorso a Bruxelles fino al dicembre del 2004, giudicati “fallimentari” dalla grande stampa europea, a cominciare dal “Financial Times” che lo ha bollato come “manager incapace che in Europa ha creato danni in misura decisamente superiore ai problemi che ha cercato di risolvere”. Gli attacchi forse più duri il vice di Berlusconi li ha sferrati al Prodi presidente del Consiglio nel 1998, licenziato in tronco a metà legislatura dalle stesse sinistre che lo avevano eletto e sostituito con il comunista D’Alema che nessuno aveva eletto.

 

“Non so quali siano state le vere cause di quel licenziamento”, ha spiegato Tremonti ai giornalisti, “ma certo devono essere apparse molto gravi al segretario di Rifondazione comunista Bertinotti che si è assunto il ruolo di primo pugnalatore. E non mi pare si tratti di un precedente da poco. Così, per il mio amico prof. Prodi, è duplice il fallimento, prima come presidente del Consiglio e poi come presidente della Commissione europea, messo sulla poltrona di Bruxelles dallo stesso D’Alema che gli aveva sottratto quella di Palazzo Chigi. E chiede ancora di poter governare, uno che ha già fallito due volte, in maniera così clamorosa? Chi ha fallito, anche una sola volta, può e deve soltanto tornarsene a casa”.

 

Tante le cose, tutte importantissime, che l’Unione europea (della quale il prof. Prodi era uno dei tecnocrati più autorevoli) aveva in programma di fare e non ha fatto. Il vice presidente del Consiglio ne ricorda tre: la protezione dei prodotti e del lavoro del vecchio continente, con la creazione di un brevetto europeo ed una serie di misure anti-contraffazione; la emissione di “union bond”, obbligazioni a lungo e medio termine, per finanziare piani di investimenti pubblici e privati in tutti i Paesi della Unione, con particolare attenzione alle regioni più in difficoltà ed a più bassa densità occupazionale; una seria politica economico-finanziaria per attrarre capitali non europei da impiegare nei piani di sviluppo, con l’attuazione del cosiddetto “modello Irlanda” che fa leva su una tassazione-zero o comunque di favore. “La Unione europea”, spiega Tremonti, ”è nata per far questo, non altro. Possibile che nessuno se ne sia poi ricordato?”.

 

E le cose che l’Unione europea ha fatto e non doveva fare? Molte, moltissime, dice il vice presidente del Consiglio: frutto di uno “sciocco e anti-democratico autoritarismo elitario, che non c’ entra nulla con il progetto di una unione tra popoli”. La supponenza ed i velleitarismi della classe dirigente (“che non sempre”, tiene a precisare, “ha espresso il meglio dei vari Paesi aderenti alla Unione”), hanno creato “una monumentale, elefantiaca e costosissima struttura super-burocratizzata, il più grosso carrozzone politico che sia mai esistito al mondol, tempio del clientelismo più sfrontato e dissennato, grande sperperatore di denaro pubblico, assolutamente incapace di produrre idee, iniziative e legislazioni adeguate, che non soltanto ha prodotto e produce ben poco, ma ha fatto e fa di tutto per scoraggiare e allontanare i popoli, anziché avvicinarli e coinvolgerli attivamente in programmazioni serie nell’interesse di tutti”.

 

Chiedevano provvedimenti anti-contraffazione, gli operatori tessili europei (ed in particolare quelli italiani), per non essere  penalizzati dai prodotti cinesi, contraffatti ed a bassissimo costo, che hanno letteralmente invaso i nostri mercati, provocando danni gravissimi ad uno dei settori più importanti della nostra economia (il secondo, dopo l’auto). E la Commissione europea presieduta da  Prodi, è la dura denuncia di Tremonti, “non soltanto non ha fatto nulla per impedire un assalto così massiccio, illegale e assolutamente intollerabile in un mondo regolato dalle norme del vivere democratico, ma ha pure tollerato che i prodotti arrivassero sui nostri mercati con il marchio ‘Ce’, che per i cinesi significa ‘China export’ e gli acquirenti europei hanno inteso e intendono come ‘Comunità europea’. Insomma, il danno e la beffa, per gli incauti acquirenti, nella assoluta indifferenza  e  strafottenza di  tecnocrati che, super-pagati per tutelare i nostri interessi, hanno fatto e fanno invece quelli dei nostri concorrenti, consentendo loro di truffarci come e quando vogliono”.

 

E per quanto riguarda i piani di sviluppo, promessi in grandi quantità e realizzati con il contagocce (se non proprio accantonati per mancanza di fondi), nessuno si è mai preoccupato, nella grande Europa, di realizzare quello che in Italia fanno ormai da tempo Regioni, Province e Comuni grandi e piccoli: la emissione di obbligazioni a lunga e media scadenza, indispensabili per realizzare opere pubbliche, strade, porti, scuole, edifici per servizi sociali, e quindi posti di lavoro. Con il risultato che la disoccupazione in Francia è salita al 10,2 per cento, in Germania all’11,9 e nella Unione europea non scende al di sotto dell’8,9 per cento (soltanto in Italia, e non certo per merito della Unione europea, è scesa al 7,9 per cento).

 

Colpa dei governi, se non realizzano infrastrutture e opere pubbliche e non creano occupazione? Anche dei governi, certo; ma la  colpa è soprattutto dell’Unione europea che aveva promesso mari e monti, in questo ed in altri settori, e non ha realizzato proprio nulla. Dovevano finanziare anche la ricerca industriale, scientifica e medica, i signori di Bruxelles, visto che i singoli Stati avevano (ed hanno) sempre meno fondi da destinare a questi importantissimi settori della produzione e della sperimentazione. Non abbiamo visto né ricerca né opere pubbliche, dopo tanti sperperi con interventi a pioggia, assolutamente improduttivi.

 

La domanda che un po’ tutti ci poniamo è questa: ma se l’Unione europea non si occupa di queste cose, di che cosa si occupa? Inquietanti, con inevitabili scivolate sul grottesco, le risposte che riceviamo dagli addetti ai lavori. La Commissione europea, nei cinque anni della presidenza Prodi, si è dedicata a misurare attentamente con il centimetro la lunghezza delle banane, per impedire che sul mercato europeo ne arrivassero più lunghe o più corte rispetto alla misura stabilita da esperti e consulenti super-pagati (con i nostri soldi, ovviamente). Ma si è occupata anche di altre cose: della circonferenza della pizza, per esempio, e del giusto grado di cottura nel forno a legna; del cioccolato che, se abbiamo ben capito, si può fare anche con la noce di cocco; della quantità di gelato da inserire nel mandarino (specialità dolciaria spagnola); ed anche del numero di corse giornaliere che gli aliscafi possono effettuare tra Napoli ed Ischia, perché se la società che gestisce il servizio ne effettua una più del necessario, può configurarsi il famigerato “aiuto di Stato” che la Unione europea proibisce in maniera assoluta e tassativa, rischiando troppo spesso il ridicolo.

 

E con queste amene divagazioni, l’economia della Unione europea è andata sempre più indietro. “Sì, la grande Europa, che prima dell’euro era in grado di competere con Stati Uniti e Giappone”, ricorda Tremonti, ” con le sinistre in maggioranza all’europarlamento di Strasburgo ed il prof. Prodi alla presidenza della Commissione europea, è finita sull’ultimissimo vagone del treno economico mondiale. Tre soli Paesi dell’Unione si sono salvati, Gran Bretagna, Svezia e Danimarca: guarda caso, quelli che non hanno voluto l’euro e non intendono neppure sentirne parlare. Una ragione deve pur esserci, mi pare: possibile che il prof. Prodi (e soltanto lui) non sia riuscito ancora a comprenderla? Dice il professore che il premier inglese Tony Blair è suo amico: se la faccia spiegare da lui”.

Le conclusioni del vice presidente del Consiglio? “Tutti a casa, quelli che hanno affossato l’Europa. Via gli incapaci, i cialtroni, gli irresponsabili, i ciarlatani che altro non sanno fare che raccontare frottole. Francesi e olandesi, spieghiamolo bene agli italiani, hanno votato non contro la Carta costituzionale della Unione europea (che molti non avevano neppure letto), ma contro l’euro che li ha ridotti sul lastrico, proprio mentre il professore predicava che l’Europa era ricca e felice con l’euro e soltanto l’Italia di Berlusconi era alla fame; hanno votato contro una classe dirigente europea decisamente non all’altezza, priva di iniziative e voglia di lavorare, presuntuosa e arrogante. Ed hanno il dovere di andarsene tutti a casa, i responsabili del fallimento, a cominciare dal mio amico prof. Prodi”. 

 

Gaetano Saglimbeni 

 

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