Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

 

ANCHE A MOSCA BERLUSCONI FA AFFARI D'ORO PER FINMECCANICA

 

DOPO AVER GIA' OTTENUTO IL CONTRATTO PER I 25 ELICOTTERI ITALIANI ALLA CASA BIANCA

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6 settembre 2005

 

Le commesse che il presidente del Consiglio ottiene dagli amici Bush e Putin creano nuovi posti di lavoro, ma non entusiasmano (o preoccupano?) i disfattisti delle sinistre ”illuminate” ed i  sindacati super-politicizzati. E’ il grottesco della politica italiana.

 

Il presidente degli Stati Uniti d’America, come da promessa fatta  qualche anno fa da Bush all’amico Berlusconi, decollerà dalla Casa Bianca a bordo di elicotteri italiani (l’affare è stato concluso nei mesi scorsi); ed il presidente della Russia (l’affare dovrebbe essere concluso in questi giorni, dopo l’ennesima visita del premier italiano al suo amico Putin) farà altrettanto dal Cremlino. Due grandi Paesi, che con le loro avveniristiche tecnologie furono i primi a conquistare lo spazio, si affidano adesso alla tecnologia italiana per far volare i loro presidenti. Sarà la nostra Finmeccanica, fiore all’occhiello della industria italiana e della quale lo Stato detiene il maggior pacchetto azionario, a fornire gli elicotteri. E non soltanto quelli, visto che, oltre che nel campo dell’aeronautica, la Finmeccanica è leader europea in quello aerospaziale.

 

Dovrebbero essere giustamente orgogliosi gli italiani (tutti gli italiani, senza distinzione di partiti e coalizioni) per un riconoscimento così prestigioso che viene alla nostra industria dai Paesi più industrializzati del mondo. Dovrebbero essere felicissimi, sindacati e lavoratori, per le grandi prospettive che contratti così importanti (quello con gli Stati Uniti per la fornitura di 25 elicotteri alla Casa Bianca ammonta a 2 miliardi di dollari) aprono alla economia italiana, in anni di grandi incertezze per l’Europa che l’euro di Prodi ha portato all’ultimo posto nella mortificante classifica delle economie peggiori del mondo.

 

Ed invece, politici delle sinistre-Ulivo e sindacati super-politicizzati accolgono notizie del genere con grande freddezza, se non proprio con disappunto. Forse anche con una certa preoccupazione, da parte di chi ha fatto e continua a fare del disfattismo e catastrofismo  una squallida arma di propaganda elettorale. E’ il grottesco della politica italiana. “Regali” così prestigiosi ed economicamente rilevanti, fatti da Bush e Putin al Berlusconi tanto odiato da Prodi e compagni, nessuno se l’aspettava, tra leader abituati a raccontare balle. E la preoccupazione, paradossalmente, è soprattutto per gli ordinativi di lavoro che potranno arrivare in futuro (anche dall’Iraq da ricostruire, non soltanto dagli Usa e dalla Russia).

 

Aveva già masticato amaro, il prof. Prodi, all’annuncio del contratto per la fornitura di elicotteri italiani alla Casa Bianca (prima nella storia dei due Paesi). E con lui, in Europa, il tedesco Schroeder, il francese Chirac, lo spagnolo Zapatero, con i quali il professore pensava di aver costituito, da presidente della Commissione europea, un solido “fronte anti-americano”, in grado di condizionare la politica mondiale di Bush. Un flop, naturalmente, come da tempo capita al leader delle sinistre-Ulivo, votato ormai a prendere cantonate una dopo l’altra. Quelli, appena hanno saputo del grosso “regalo” di Bush all’amico Berlusconi, non hanno esitato un solo istante a fare marcia indietro, lasciando praticamente da solo il prode Prodi. I “regali” dell’America, ovviamente, fanno gola a tutti. E loro ne hanno tanto bisogno, come e più di noi. Soprattutto Germania e Francia, visto che in questi due Paesi, checché ne dica il prof. Prodi, le cose con l’euro non sono certo andate meglio che in Italia, se è vero (come purtroppo conferma l’Eurostat) che la disoccupazione in Francia è salita dall’8,3 al 10,2, in Germania dal 7,4 all’11,9, nella Unione europea non scende al di sotto dell’8,9 e in Italia (per nostra fortuna) è scesa dal 12 dei tempi dei governi Prodi, D’Alema e Amato al 7,9.

 

Il prof. Prodi ha dichiarato che il suo compito (se gli elettori gli daranno i voti per tornare sulla poltrona di Palazzo Chigi dalla quale nel 1998 lo cacciarono quelli che oggi sono ancora i suoi grandi  alleati), è di “prendere per mano l’Italia e riportarla in Europa nel consesso dei Paesi che contano” (che per lui sono Germania, Francia e Spagna, non l’Inghilterra di Tony Blair, grande alleato di Bush e amico di Berlusconi).

 

Risposta immediata del presidente del Consiglio: “Non mi risulta che, nei cinque anni della sua permanenza a Bruxelles, il prof. Prodi abbia mosso un dito per l’Italia (per finanziamenti o altro); ed anzi ha fatto di tutto (oltre che per bloccare qualsiasi finanziamento) per denigrarla, gettando fango su uomini e istituzioni. Non mi risulta, peraltro, che il professore abbia lasciato in Europa ricordi di grande efficienza politico-amministrativa. Lo invito a rileggere quello che i giornali di tutta Europa hanno scritto sul suo operato, dal francese Le Monde al tedesco Bild Zeitung, all’inglese Financial Times, per il quale il nostro Prodi è stato ‘un manager incapace che ha procurato all’Europa danni in quantità decisamente superiore ai problemi che ha cercato di risolvere’. Penso che, con un manager-tecnocrate del genere a capo del governo, passi in Europa e nel mondo l’Italia ne farebbe pochi, pochissimi”.

 

Parole chiare e forti, che anticipano quelli che saranno i temi e gli scontri in campagna elettorale. Intanto, se la tiene ben stretta, il nostro presidente del Consiglio, la grande amicizia con George W. Bush che Schroeder, Chirac e Zapatero hanno cercato in tutti i modi di  recuperare (con risultati tutt’altro che soddisfacenti, per loro), e quella con il russo Vladimir Putin. Ed a trarne benefici, per fortuna dell’Italia, sono le nostre aziende, tecnici e lavoratori italiani sottratti alla cassa integrazione (soprattutto nella Fiat del presidente Montezemolo che oggi è anche  al vertice di Confindustria).

 

“Il compito degli uomini di governo seri e responsabili”, spiega l’imprenditore-politico Silvio Berlusconi, “è  portare lavoro in Italia. E non mi sembra che a questo impegno, che dovrebbe essere assolutamente prioritario, abbiano dedicato l’attenzione dovuta, in passato, i governi di centrosinistra e quelli delle sinistre-Ulivo (D’Alema, Prodi, Amato), i quali hanno preferito invece continuare ad elargire alle industrie contributi a fondo perduto, svuotando le casse dello Stato e le tasche dei cittadini (con le tasse più alte d’Europa), senza produrre alcunché, ed anzi dimezzando gli organici delle aziende, anno dopo anno, per la mancata ricopertura dei posti lasciati da dipendenti andati in pensione o deceduti, e decuplicando il numero dei cassintegrati”

 

“Con l’assistenzialismo di Stato, che Bertinotti e Prodi vorrebbero adesso far rivivere”, non si stanca di ripetere l’imprenditore premier Berlusconi, “si finisce come nella vecchia Unione sovietica. Non sono i contributi a pioggia che fanno andare avanti le grandi e piccole industrie, ma il lavoro, gli ordinativi ed i contratti che devono arrivare anche dall’estero, non soltanto dall’Italia. Ed i contratti arrivano con i fatti concreti, non con le chiacchiere, i cortei, le fiaccolate, gli scioperi selvaggi proclamati da sindacati super-politicizzati, con blocchi di strade, ferrovie ed aeroporti che paralizzano il Paese. Gli scioperi politici servono soltanto a far perdere giornate di lavoro ad impiegati ed operai e centinaia di euro alle loro famiglie, ma di questo i sindacati non si preoccupano”.

 

Arrivano, ordinativi e contratti, anche con quella che Berlusconi definisce “la politica delle grandi e serie amicizie”. E lui, chiamato dal popolo ad amministrare seriamente l’azienda Italia, punta molto su quelle con Bush, con Blair (c’entra anche l’industria britannica, guarda caso, nell’affare Finmeccanica-Casa Bianca), e quelle con il russo Putin (è già notevole, solo per citare un caso, la espansione dei nostri  elettrodomestici Indesit-Merloni nell’immenso mercato della Russia).

 

Certo, farebbero comodo pure al prof. Prodi (nella ipotesi di un suo ritorno a Palazzo Chigi) contratti come quelli stipulati dall’Italia per la fornitura di 25 nostri elicotteri alla Casa Bianca. Solo che il leader delle sinistre-Ulivo non può e non potrà mai pretendere che il presidente degli Stati Uniti si dimostri amico di chi lo ha coperto e continua a coprirlo di insulti. Prodi lo ha criticato (non insultato volgarmente) dalla Commissione europea, insieme a Schroeder, Chirac e Zapatero. Ma i suoi amici italiani di ieri e di oggi, i Cossutta, Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio, ed i no-global, i disubbidienti, i centri sociali, così importanti e determinanti nella coalizione delle sinistre-Ulivo, lo hanno definito e continuano a definirlo “criminale di guerra”.

 

Se il professore vuole davvero ricucire i suoi rapporti con Bush, penso che per prima cosa debba ricordare, a chi ha già fatto parte del suo governo (Diliberto, Pecoraro Scanio, etc.) ed a chi vorrebbe entrarci (no-global, disubbidienti, centri sociali, spacca-vetrine, pacifisti anti-americani alla Lilli Gruber), che “criminale” è stato, in guerra ed in pace, il dittatore Saddam Hussein, non il presidente americano che lo ha abbattuto, liberando così il popolo iracheno da un regime di sangue durato 35 lunghissimi anni. Chiaro? E, se si decide a farlo, il professore, lo ricordi pure alla grande “pasionaria” della sinistra italiana Rosy Bindi.

  

Gaetano Saglimbeni 

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