Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

MINISTRI IN FUGA

Romano Prodi

Maurizio Gasparri

Le amene "freddure" del compagno Prodi alla festa dell'Unita'

"Ho visto quattro ministri in fuga..." 

"No, in fuga abbiamo visto solo lei, quando è stato cacciato dalle sinistre”

 

15 settembre 2005

 

Il neo compagno Prodi alla festa dell'Unità, a Milano, con ironia: "Ho visto a Cernobbio quattro ministri in fuga dal governo Berlusconi e dalla maggioranza di centrodestra...". E giù, risate a crepapelle, tra il popolo dei comunisti, ex e post comunisti comunque etichettati.

 

Risposta secca di Maurizio Gasparri, di quelle che fanno ammutolire d'un colpo il "giulivo" Prodi, alla Festa di Alleanza nazionale, a Roma: "No, caro professore, sono tutti ai loro posti i ministri di Berlusconi, il quale - va ricordato - sarà il primo premier italiano a governare per l'intera legislatura, cinque anni. In fuga, gli italiani hanno visto soltanto il prof. Romano Prodi: nel 1998, quando era presidente del Consiglio ed è stato cacciato a metà legislatura dagli stessi compagni delle sinistre - Bertinotti in testa - che lo avevano eletto".

 

"Quella sì", ha aggiunto, impietoso e implacabile, l'ex ministro Gasparri, "fu una brutta fuga: precipitosa, umiliante. Licenziato in tronco, il premier delle sinistre prof. Prodi, senza neppure i sette giorni che di solito si danno ai servitori che non sono più graditi, costretto a fare le valigie dal prestigioso palazzo Chigi che aveva tanto sognato. Per ragioni che ancora adesso non conosciamo...".

 

Non le conosciamo, certo: nessuno, in questi anni, ha ritenuto di dovercele spiegare. Perché non ce le spiega adesso,il professore? 

 

Clemente Mastella

Mastella, candidato dell'Udeur, al leader delle sinistre-Ulivo

"Caro Prodi, il tuo programma lo devi presentare prima, non dopo le primarie"

 

Clemente Mastella, candidato dell'Udeur alle primarie delle sinistre-Ulivo fissate per il 16 ottobre, ha chiesto ufficialmente al neo compagno prof. Prodi (candidato della Margherita e della Quercia) di presentare il suo programma prima del voto, non dopo (come il professore vorrebbe). "I nostri elettori non possono dare la loro preferenza ad un candidato che non dice quello che pensa di fare se eletto: in tal caso, le nostre primarie sarebbero davvero una cosa poco seria, oltre che un inutile sperpero di denaro", le durissime parole del presidente dell'Udeur. Che non possono non mettere in serie difficoltà il professore.

 

Cosa dovrebbe e potrebbe dire, il leader della coalizione delle sinistre-Ulivo, del suo ex “pugnalatore” ed oggi di nuovo grande alleato Bertinotti: che il programma del segretario di Rifondazione comunista è "perfettamente in linea" con il suo? Sarebbe il crollo della furbesca e mistificatoria "sceneggiata" che la coalizione vorrebbe portare avanti non soltanto fin dopo le primarie del 16 ottobre, ma addirittura fino al giorno dopo le elezioni politiche dell'aprile 2006, con il chiaro proposito di nascondere in campagna elettorale agli italiani,  elettori di sinistra compresi, le cose che non gradiscono (e non vogliono, per nessuna ragione al mondo), e metterli poi, in caso di vittoria, davanti al fatto compiuto di un programma dettato e imposto dall’estrema sinistra e dai movimenti di piazza.

 

Mi domando: come farebbero, Prodi, Fassino e compagni, a dire in campagna elettorale che il leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti non si limita a chiedere di rialzare subito le tasse abbassate da Berlusconi ed istituire con effetto immediato una super-patrimoniale per redditi medio-alti (anche medi, sissignori, non soltanto quelli dei ricchi), ma progetta pure, come ha dichiarato ufficialmente al recente congresso del suo partito, di “abolire la proprietà privata e nazionalizzare industrie e aziende produttive”, né più né meno come era avvenuto nella ex Unione sovietica comunista?

 

Lo ha detto a chiarissime lettere il leader dell’estrema sinistra Bertinotti (ed il neo compagno Prodi, che era in sala al congresso di Venezia, non può non averlo sentito) che abolizione della proprietà privata e nazionalizzazione delle industrie sono “obiettivi che un comunista vero non può non porsi” (e lui, ha spiegato, comunista “vero” è e così vorrà “essere ricordato”). Ma provvedimenti del genere, è fin troppo chiaro, per i mistificatori delle sinistre si possono annunciare solo dopo le elezioni, non prima: per adesso, gli italiani devono semplicemente votare sulla fiducia, senza sapere cosa bolle realmente nella pentola di Bertinotti e dei movimenti di piazza che lo sostengono. E questo vale per la politica economica come per la questione delle coppie di fatto e dei matrimoni-gay che il Prodi-Zapatero vorrebbe togliere dalla discussione in campagna elettorale per mettersi al riparo dai fulmini del Vaticano, oltre che dalle legittime proteste dei cattolici presenti nella coalizione (gli ex democristiani della Margherita e dell’Udeur).

 

Piaccia o non piaccia ai militanti e simpatizzanti delle sinistre-Ulivo, ai movimenti di piazza ed agli "utili idioti" ex democristiani che si sono fin qui piegati ai diktat di Bertinotti e compagni, la realtà è questa: chiara ed inequivocabile. E si capisce come Prodi, Fassino e Rutelli facciano di tutto per non farla venir fuori prima delle elezioni, nascondendo il programma con omissioni e menzogne d’ogni genere: per la loro coalizione, lo sanno benissimo, sarebbe il crollo di una furbesca, mistificatoria e decisamente vergognosa “sceneggiata”.

 

Dalla quale, apprendiamo adesso, l’ex democristiano presidente della Udeur e candidato alle primarie delle sinistre Clemente Mastella ha deciso di dissociarsi, richiamando il neo compagno prof. Prodi ai suoi doveri e responsabilità di leader della coalizione. “Agli elettori”, dice, “dobbiamo parlar chiaro: non possiamo chiedere il voto senza spiegare quello che intendiamo poi fare, se vinciamo”. Ed aggiunge: “Se il chiarimento non ci sarà, in economia come nella questione delle coppie gay, l’Udeur è pronta a tirarsi fuori dalla coalizione”.  

  

Gaetano Saglimbeni 

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