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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail LEZIONE DI DIGNITA' E ONESTA' POLITICA dalla Germania per il neo compagno Prodi alleato dell’estrema sinistra
Il cancelliere socialdemocratico Schroeder, si rifiuta di formare un nuovo governo con Oskar Lafontaine, il Bertinotti tedesco. 20 settembre 2005
“Non sarò così irresponsabile”, ha dichiarato il cancelliere battuto dalla cristiano-democratica Angela Merkel, “da riportare i comunisti nei palazzi del potere: me lo impongono la mia lealtà e correttezza politica nei confronti dei miei elettori e dell’intero popolo tedesco”.
I comunisti, nella Germania libera e democratica nata sedici anni fa dal crollo del muro di Berlino che tanti lutti ha provocato nella Europa del secondo dopoguerra, vengono lasciati fuori dal confronto politico tra coalizioni di governo; ed in Italia, invece, c’è chi è pronto a spianar loro la strada per la conquista del potere, colmandoli di onori, apprezzamenti d’ogni genere e, soprattutto, ministeri importanti per la nostra politica e la nostra economia, se non addirittura una vice-presidenza del Consiglio (come se gli italiani non aspettassero altro che essere governati dagli “illuminati” sostenitori di un sistema crollato miseramente in tutto in mondo).
Ad evidenziare questa contraddittoria e paradossale realtà, in due dei più grandi Paesi della Unione europea, sono arrivate le elezioni tedesche (per fortuna dell’Italia, bisogna dire, perché ci aiuteranno certamente ad aprire bene gli occhi e capire come stanno realmente le cose nel nostro Paese), con una solenne lezione di dignità e onestà politica che le sinistre d’oltralpe hanno impartito al neo compagno Prodi, leader delle sinistre italiane e candidato in pectore per la presidenza del Consiglio nelle elezioni della prossima primavera. All’ex democristiano Prodi (va ricordato) che, “pugnalato” nel 1998 dal segretario di Rifondazione comunista Bertinotti e costretto a lasciare la poltrona di presidente del Consiglio a metà legislatura, tenta adesso disperatamente di riconquistarla alleandosi proprio con il suo ex “pugnalatore”.
Non sappiamo ancora con esattezza quello che avverrà nel nuovo parlamento di Berlino, se sarà la coalizione della cristiano-democratica Angela Merkel a prevalere o quella del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder. Di certo sappiamo che l’uscente Schroeder, pur avendo la possibilità di restare a capo del governo con i voti della formazione comunista di Oskar Lafontaine (il Bertinotti tedesco), ha tenuto a dichiarare subito ed ufficialmente che “da uomo di sinistra, leale, onesto e responsabile nei confronti dei propri elettori e dell’intero popolo tedesco, non sarà mai così irresponsabile da riportare i comunisti nei palazzi del potere”.
E dunque, chiusura totale all’estrema sinistra: il confronto, nella democratica Germania, resta limitato alle due coalizioni dei partiti democratici, che nulla hanno e vogliono avere a che fare con chi sogna ancora di poter rifondare il comunismo morto e sepolto nella ex Unione sovietica e nei Paesi dell’Est. Capirà la lezione del suo amico (o ex amico) Schroeder, il prof. Prodi? Difficile dirlo. Di certo possiamo dire che la onesta e responsabile presa di posizione del cancelliere tedesco servirà a schiarire le idee a molti italiani che sembravano già pronti a portare le loro menti all’ammasso di un nuovo comunismo di tipo salottiero radical-chic.
Rivediamo, per chiarezza nostra e dei lettori, quel che è avvenuto negli ultimi mesi in Italia nella coalizione delle sinistre-Ulivo. Era in prima fila, il prof. Prodi, al congresso di Rifondazione comunista (che si è svolto a Venezia, in marzo) ed ha sentito, non poteva non sentire quello che il segretario Bertinotti ha annunciato ufficialmente agli italiani, in maniera chiara (che più chiara non si può) e inequivocabile. “Vogliamo andare al governo, certamente, ma per contare davvero”, ha detto testualmente il leader della estrema sinistra. “E non potremo limitarci a chiedere semplicemente di rialzare le tasse abbassate dal populista Berlusconi e istituire una super-patrimoniale per i redditi medio-alti. Il nostro obiettivo è quello che i comunisti veri (come noi siamo) non possono non porsi nel tempo, l’abolizione della proprietà privata, che è stata e continua ad essere causa di tutti i mali del mondo, e la nazionalizzazione delle industrie, aziende artigianali grandi e piccole, servizi pubblici, trasporti, etc.”.
Tutto chiaro nel programma di Bertinotti. Ed in quello del leader delle sinistre-Ulivo? Il professore, lo sappiamo, trova sempre le parole più strane e le frasi più contorte, quando non sa cosa dire (ed in politica gli capita spesso), per non far capire nulla di quello che farfuglia. Ed è quello che ha fatto a Venezia, nel commentare il programma (fin troppo chiaro) del leader che sogna di rifondare in Italia il comunismo. “Bertinotti”, ha dichiarato il leader delle sinistre-Ulivo, “ha presentato il progetto di una Rifondazione comunista partito riformista che vuole far parte di una maggioranza parlamentare riformista. Sono parecchi i punti di dissenso e c’è molto lavoro da fare. Tanti passaggi della sua relazione appartengono alla cultura particolare di Rifondazione comunista. Ma questo è tipico di tutte le grandi coalizioni e le condizioni per una alleanza robusta ci sono tutte”.
Pienamente soddisfatto, dunque, il “giulivo” professore. Ma di che? Hanno capito qualcosa, gli italiani, di quanto ha dichiarato il leader delle sinistre-Ulivo che sogna di governare l’Italia al posto di Berlusconi? Io, giornalista da una vita, non mi vergogno di dire che non ho capito nulla, proprio nulla. Ho capito e capisco tutto, invece, di quello che dice, da sempre, il segretario di Rifondazione comunista Bertinotti. Lui, lo ha scritto anche nel logo del suo partito (con grande onestà intellettuale e rispetto per gli elettori) che vuole “rifondare” in Italia il comunismo. Si può essere d’accordo o inorridire, davanti ad un progetto del genere, ma nessuno potrà mai accusare Bertinotti di avere agito in maniera subdola ed equivoca, prendendo per i fondelli gli italiani. Ciò che non mi sembra si possa dire del politico Prodi, abilissimo nello sgusciare da tutte le parti quando c’è da spiegare come stanno le cose, nel fingere di non aver capito, di non sapere.
Ed è suo dovere spiegar bene agli italiani come intende conciliare i programmi degli ulivisti moderati con quelli di Rifondazione comunista, che sono (come tutti possiamo constatare) diametralmente opposti. Dice che “tanti passaggi della relazione di Bertinotti appartengono alla cultura particolare di Rifondazione comunista”, ed è la cosa più ovvia (non dico più stupida, di esemplare stupidità politica) che si possa dire. Non spiega però, il neo compagno Prodi, che uno di questi “passaggi” è la super-patrimoniale per i possessori di redditi medio-alti, in aggiunta alle tasse ordinarie che paghiamo già e dovremo pagare, in caso di vittoria del prof. Prodi, non con le aliquote ridotte da Berlusconi per il 2005, ma con quelle che i governi delle sinistre-Ulivo hanno imposto agli italiani dal 1996 al 2001, e cioè le più alte, immorali e scandalose d’Europa.
Non spiega, il professore, che l’altro importantissimo “passaggio” del programma Bertinotti, che terrorizza gli italiani molto più della super-patrimoniale, riguarda l’abolizione della proprietà privata, a cominciare dalle case che abitiamo, che i poveri lavoratori sono riusciti a costruire con tanti sacrifici, mattone su mattone, pensando di poterle lasciare poi ai figli. Per il leader delle sinistre-Ulivo, quello che Bertinotti ha annunziato a Venezia come obiettivo dei “comunisti veri“ rientra nei “punti di dissenso che possono essere facilmente superati”, e non in quelli (insuperabili in un Paese democratico) della “rivoluzione proletaria” dei tempi di Lenin, Stalin e Breznev.
Un progetto aberrante, bisogna spiegarlo bene al prof. Prodi. Pensa, il leader della Unione delle sinistre, che libertà e democrazia, il sistema di vita ed il destino di un popolo possano essere oggetto di trattative? Tutti intorno ad un tavolo, Prodi e Bertinotti, Diliberto e Fassino, Rutelli e Pecoraro Scanio, e con loro (come impone Bertinotti) i no-global di Agnoletto, le tute bianche di Casarini, i disubbidienti di Francesco Caruso, i pacifisti anti-americani che danno del “criminale” a Bush e inneggiano a Saddam Hussein e Bin Laden, gli spacca-vetrine ed i nullafacenti specializzati in “espropri proletari”, per decidere se per l’Italia sia opportuno cambiare sistema politico ed economico. Con il risultato che possiamo facilmente ipotizzare, visto che i moderati, in quella sorta di “armata Brancaleone” che è l’Unione presieduta dal neo compagno Prodi, sono in nettissima minoranza, ed i movimenti di piazza (che hanno già determinato la vittoria del Nichi Vendola pupillo di Bertinotti alla presidenza della Regione Puglia) sono in grado di condizionare qualsiasi scelta.
“Se diciamo agli italiani che non saranno più proprietari nemmeno della casa che abitano, come nella ex Unione Sovietica comunista”, hanno protestato con forza i moderati della Margherita e dell’Udeur subito dopo il discorso di Bertinotti a Venezia, “possiamo rassegnarci sin da ora a perdere le elezioni nazionali del 2006”. Ed il professore si è subito adoperato per metterci, come si suol dire, una pezza, convincendo il “gentleman rivoluzionario” Bertinotti, “per il bene della coalizione” (e cioè per continuare a prendere per i fondelli gli italiani), a non parlare più di quei suoi “allarmistici progetti” in campagna elettorale.
C’è riuscito per sei mesi, il professore, con la connivenza dei giornali amici (chiaramente di parte) che fingevano anch’essi, come Prodi, di aver dimenticato le dichiarazioni ufficiali di Bertinotti al congresso del suo partito. Solo che adesso, a meno di un mese dalle primarie del 16 ottobre per la scelta del candidato delle sinistre alla presidenza del Consiglio, il buon Fausto non ha potuto e non può più tacere. “L’alleanza”, spiega, “non può essere una prigione dove tutti i gatti, di notte, diventano grigi”.
Unica concessione ai preoccupatissimi alleati, una spruzzatina di “politichese alla Prodi” nel suo linguaggio di solito duro e inequivocabile. Per esempio, non usa più il termine “super-patrimoniale” per redditi medio-alti, ma una frase più generica e articolata che parla di “attacco sistematico alle rendite, con tassazione di tutte le ricchezze finanziarie e patrimoniali”. Ed alla “abolizione della proprietà privata”, che un “comunista vero” come lui “non può non porsi nel tempo”, aggiunge da subito “un deciso intervento dello Stato per sostenere le attività produttive”, che in “non politichese” significa nazionalizzazione delle industrie che oggi sono in mano privata (Fiat in testa) e assunzione a carico della comunità di tutti i loro debiti (che saremmo quindi noi cittadini, con le nostre tasse, a pagare).
Ed il prof. Prodi, davanti alle prospettive di un cataclisma politico-economico del genere, cosa dice? Nulla, silenzio assoluto. Ripete soltanto, come fa da 27 anni, che lui “vuole salvare l’Italia dallo sfascio, dal disastro”. Un programma, non ce l’ha. Voleva elaborarlo nella “fabbrica” della sua Bologna ed “è finita a farsa” (parole di Mastella, presidente dell’Udeur e candidato pure lui alle primarie del 16 ottobre). Adesso il professore dice che il “progetto di governo” verrà fuori dai suggerimenti e proposte che i militanti e simpatizzanti delle sinistre-Ulivo presentano direttamente al Tir giallo che sta girando l’Italia. Insomma, una “telenovela” (leggi: presa per i fondelli) che non finisce mai. La realtà è che esiste un solo programma, quello di Bertinotti, e l’impegno del professore, per adesso, è fingere di non conoscerlo, per tenere buoni gli elettori e non allarmarli in campagna elettorale.
E gli italiani, quelli che di comunismo non vogliono nemmeno sentir parlare e rappresentano per fortuna la stragrande maggioranza del Paese? “Il neo compagno Prodi”, è la loro severissima denuncia, “dovrebbe avere la dignità, la correttezza e l’onestà politica che ha mostrato e mostra di avere in Germania il cancelliere Schroeder, uomo di sinistra che, pur disponendo dei numeri necessari per formare un nuovo governo con l’estrema sinistra, si rifiuta decisamente di portare nei palazzi del potere il Bertinotti tedesco Lafontaine ed i suoi amici”.
Un grosso gesto di onestà e responsabilità, certo. I Paesi liberi e democratici non possono avere a che fare con chi continua a dirsi orgoglioso di essere, ancora e sempre, comunista. Solo che il prof. Prodi, da questo orecchio (ed anche dall’altro), finge di non sentire. Lui, pur di mandare a casa Berlusconi e riconquistare il potere perduto, non soltanto a Bertinotti, Cossutta e Diliberto, anche alla sgangherata, tumultuosa e pericolosissima “armata Brancaleone” dei movimenti di piazza è disposto a consegnare l’Italia, le sue istituzioni libere e democratiche, l’avvenire dei nostri figli. E questa, purtroppo, è una vergogna tutta italiana, che non può non umiliarci tutti.
Gaetano Saglimbeni |
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