Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

IL GOVERNO INCASSA IL SI ALLA FINANZIARIA DI tremonti

dalla confindustria e dalla confartigianato

Da sinistra: il Vicepresidente Francesco Sgherza, il Presidente Giorgio Guerrini, il Vicepresidente Vicario Tullio Uez, il Vicepresidente Gianmaria Rizzi

 

Luca Cordero di Montezemolo presidente della Confindustria

UN ALTRO BRUTTO COLPO PER LE ATTESE E LE ILLUSIONI DI PRODI E COMPAGNIA

DOPO LA CONFINDUSTRIA ANCHE GLI ARTIGIANI APPROVANO LA FINANZIARIA bocciata dalle sinistre

 

6 Ottobre 2005

 

”Il governo Berlusconi ha mantenuto gli impegni con grandi e piccole imprese”, dice il presidente della Confartigianato, Guerrini. “Una manovra seria, responsabile, realistica”, conferna  Montezemolo, presidente di Confindustria, Fiat e Ferrari.

 

Per i leader delle sinistre-Ulivo, la finanziaria firmata dal neo ministro della Economia Giulio Tremonti, è destinata a dare “il colpo di grazia ad una Italia in fallimento”. Ma le confederazioni di due delle maggiori categorie produttive italiane, quelle di industriali e artigiani, hanno ritenuto di dover subito prendere le distanze da coloro che Silvio Berlusconi definisce “irresponsabili ciarlatani, maestri in mistificazioni, menzogne e disfattismo catastrofico”.

 

“In un momento assai difficile per l’economia europea, non soltanto per quella italiana”, aveva dichiarato ieri Montezemolo, presidente della Confindustria, “dobbiamo dire con molta onestà che non si poteva chiedere di più al governo. E’ una finanziaria seria, responsabile, realistica, e non va cambiato nulla di quello che è stato deciso in Consiglio dei ministri”. E adesso il presidente della  Confartigianato, Guerrini, aggiunge: “Il governo Berlusconi ha mantenuto in pieno gli impegni assunti nei confronti sia delle grandi che delle piccole imprese ed è un fatto estremamente positivo per la nostra economia, per il futuro del nostro Paese”. Particolarmente significative, a giudizio dei presidenti delle due organizzazioni imprenditoriali, la riduzione degli oneri contributivi sul lavoro a carico delle imprese (al posto dei tagli dell’Irap progettati in un primo momento, che avrebbero comportato rischi di una disparità di trattamento tra i vari settori d’impresa) ed il via libera alla riduzione delle tariffe Inail a carico delle imprese artigiane.

 

Piena soddisfazione, dunque, tra imprenditori e lavoratori, per provvedimenti seri, adottati con grande senso di responsabilità. “Perfettamente in linea”, spiega il presidente degli artigiani, “con i suggerimenti della nostra organizzazione, a conferma della precisa volontà del governo di venire incontro con provvedimenti concreti alle esigenze di chi investe e produce, non con le chiacchiere fumose e improduttive, che servono soltanto a creare illusioni e frustrazioni. Le nostre sono state richieste serie, realistiche, che tenevano e tengono ben presenti le non facili condizioni della economia europea, rimasta troppo indietro (con l’euro) rispetto al resto del mondo, ed altrettanto serie e realistiche sono state le risposte del presidente del Consiglio. C’è bisogno di serietà, di chiarezza e concretezza, quando ci si siede ad un tavolo di lavoro. Noi non abbiamo e non vogliamo avere a che fare con chi chiede la luna, alle strumentalizzazioni politiche, odiose e controproducenti. I nostri imprenditori, grandi e piccoli, chiedono soltanto di poter lavorare serenamente e proficuamente, nell’interesse delle aziende e di chi lavora”.

 

Fin troppo chiaro (e chiaramente polemico) il riferimento della Confartigiani alla dissennata politica delle sinistre-Ulivo, alle ambiguità dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che hanno condannato la finanziaria prima ancora di leggerne i contenuti. “Per Prodi e Fassino, Bertinotti e Diliberto, Rutelli e Pecoraro Scanio, e per i sindacalisti loro fiancheggiatori”, ricorda Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore nazionale di Forza Italia, “il nostro Paese è sull’orlo del baratro da quattro anni e mezzo, dal giorno in cui Berlusconi ha messo piede a Palazzo Chigi. E dimenticano, questi signori, che in Italia la disoccupazione è scesa adesso dal 7,9 al 7,5 (con 213 mila nuovi posti di lavoro, dei quali 151 mila a tempo pieno e indeterminato), mentre in Francia è al 9.9 ed in Germania addirittura all’11,7”; e la ripresa della economia, dopo il crollo della produzione legata alla scriteriata super-valutazione dell’euro che aveva ridotto al lumicino le nostre esportazioni, è in atto da alcuni mesi con un ritmo di crescita davvero incoraggiante. Dovrebbero farci gioire questi dati, dopo tante preoccupazioni, no? Ed invece, sembra che i nostri avversari ne siano profondamente angustiati…”

 

Sul “no” di Confindustria e Confartigianato, certo, il neo compagno Prodi puntava molto, sperando di poter dare così una spallata decisiva al governo di centrodestra. Ed il loro “sì”, imprevedibile e assolutamente inatteso dalle sinistre, è stato per tutti, leader, militanti e simpatizzanti, una sorta di fulmine a ciel sereno. Il professore ha immediatamente proclamato una grande manifestazione di protesta a Roma, per domenica 9 ottobre. Contro la finanziaria che, a suo dire, “è stata fatta per colpire i cittadini, per togliere anziché creare nuovi posti di lavoro e far pagare di più ai poveracci per la sanità”, e contro la nuova legge elettorale che, sempre a giudizio del principe dei catastrofisti di casa nostra, “vuole scardinare le regole della democrazia italiana, per far vincere le elezioni del 2006 non a chi ha più voti ma a chi ne ha di meno”.

 

E qui, dai paradossi della politica, precipitiamo decisamente nel grottesco. “Il neo compagno Prodi”, dice Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, “è un irresponsabile, un avventuriero della politica, un disperato che si vede mancare, giorno dopo giorno, il terreno sotto i piedi, e continua a spararle grosse. Come si fa a dire che i provvedimenti sulla riduzione del costo del lavoro, anziché allo sviluppo ed a creare nuova occupazione, vanno contro gli interessi dei cittadini, e per i poveri  aumenteranno i costi della sanità, quando gli stanziamenti in questo settore sono cresciuti di un paio di miliardi di euro? Come fa una persona che si dice seria a proclamare che la legge elettorale proporzionale, in vigore nella stragrande maggioranza dei Paesi democratici, fa vincere chi prende meno voti e perdere chi ne prende di più? Questa è follia pura, da clinica neurologica, essendo chiaro anche a chi non sa di politica che il proporzionale è l’unica legge elettorale al mondo che assegna i seggi in parlamento in base ai voti riportati da ciascun partito e da ciascun candidato e rispecchia dunque fedelmente la vera forza di ciascuna formazione o coalizione di partiti”.

 

“Legge-truffa”, l’ha definita il prof. Prodi. E La truffa, bisogna ricordargli, si è verificata in Italia nel 1996, quando la Casa delle libertà perse le elezioni, con il 75 per cento di maggioritario ed il 25 per cento di proporzionale, pur avendo riportato 383 mila voti più delle sinistre-Ulivo. “La verità”, spiega il ministro Urso (An), “è che il professore, senza disporre di un partito suo, può fare il leader della  coalizione solo con il sistema maggioritario, dove i voti gli vengono assegnati da tutti i partiti, mentre con il proporzionale, senza un partito alle spalle, resta praticamente tagliato fuori”.

 

Ecco perché sbraita, e si strappa i capelli e le vesti di dosso: per  interessi che sono suoi e soltanto suoi. Per chiarire meglio come stanno realmente le cose, basta spiegare che i Ds di Fassino e la Margherita di Rutelli, con il proporzionale proposto dal centrodestra, prenderebbero più seggi in parlamento di quanti ne hanno fin qui ottenuto con il sistema misto maggioritario-proporzionale. Ed è fin troppo chiaro che un certo interesse loro lo hanno al varo della nuova legge. Cosa dovrebbero fare, quelli della Quercia e della Margherita: sacrificare un bel numero di parlamentari per la bella faccia del prof. Prodi? Per consentirgli, con una legge su misura, di ricandidarsi senza un partito alle spalle per la poltrona di presidente del Consiglio dalla quale gli stessi compagni delle sinistre lo hanno cacciato in malo modo nel 1998 per far posto al comunista Massino D’Alema?

 

Come si vede, gli elementi per un copione da teatro dell’assurdo, tra paradosso e grottesco, ci sono tutti, in questa storia di ordinaria follia politica. Con un professore sempre più solo, patetico e disperato, che lancia proclami ed invettive a destra ed a manca (sì, anche a sinistra, nei confronti di chi non esita a dire di essersi ormai stufato delle sue sparate senza senso) e non perde l’antico vizio di raccontare, ancora e sempre, balle a ripetizione.

Gaetano Saglimbeni 

 

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