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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail I SINDACATI CONTRO VENDOLA PER I TICKET SU MEDICINALI E RICOVERI CHE AVEVA PROMESSO DI ELIMINARE
MARCIA INDIETRO DEL GOVERNATORE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
8 Ottobre 2005
Era stata il suo “cavallo di battaglia”, in campagna elettorale, la promessa della eliminazione totale dei ticket su medicinali e ricoveri ospedalieri. “Toglieremo questo iniquo e infame balzello, simbolo di una ordinaria e sommessa barbarie”, aveva proclamato nei comizi Nichi Vendola, “pupillo” del Bertinotti leader di Rifondazione comunista. E adesso, a sei mesi dalla sua elezione, il neo governatore della Regione Puglia ha dovuto fare marcia indietro, modificando sostanzialmente i suoi programmi.
Non gli è costato molto dal punto di vista formale, bisogna dire, essendo stato sufficiente cambiare una “o” in “a” da un verbo esibito in tutti i comizi, manifesti e volantini elettorali, per far diventare “taglieremo” il “toglieremo” riferito all’infame ticket “simbolo di barbarie”. Ma la realtà, per il primo ed unico governatore italiano dell’estrema sinistra, non è per nulla tranquilla, perché ad accusarlo di non aver mantenuto le promesse fatte in campagne elettorale non sono soltanto (come era ampiamente prevedibile) leader e militanti del centrodestra. A scendere in campo per primi contro il governatore sono stati i sindacati, quelli che hanno sostenuto di più il Vendola di Rifondazione comunista in campagna elettorale. “Al posto delle annunciate pulizie, abbiamo visto solo una spolverata sommaria”, l’amaro commento del segretario regionale della Cisl. Molto più duro il responsabile della Cgil: “Deve essere chiaro, al governatore Vendola, che per noi i ticket vanno aboliti e per questo chiediamo una data precisa, con l’avvertenza che non ci accontenteremo di nuove promesse”.
Una brutta partenza, certo, per il governo regionale più “rosso” d’Italia. Perché il governatore Vendola di Rifondazione comunista altro non ha fatto che togliere i ticket per le fasce più deboli, estendendo la esenzione ai redditi cosiddetti medio-bassi; ed ha fatto dunque, né più né meno, quello che hanno fatto e fanno i governatori di tutte le Regioni d’Italia (di sinistra, di centro e di centrodestra). Di cancellare (per tutti) quello che il “pupillo” e “numero 2” di Bertinotti chiamava in campagna elettorale “infame balzello”, nei nuovi provvedimenti adottati dalla giunta regionale (ed entrati già in vigore), non c’è assolutamente traccia.
Gridano alla “beffa”, i pugliesi. E non soltanto i militanti e simpatizzanti del centrodestra. “E’ una odiosa presa in giro ai danni dei cittadini”, dicono (con i sindacalisti Cgil, Cisl e Uil) i comunisti “doc” del Pdci di Cossutta e Diliberto, gli amici di Antonio Di Pietro, candidato alle primarie delle sinistre-Ulivo per l’Italia dei valori, molti degli iscritti e simpatizzanti della Margherita di Rutelli e dell’Udeur di Mastella (altro candidato alle primarie del 16 ottobre). Ai quali ha risposto non il governatore Vendola, ma il suo assessore alla Sanità, Alberto Tedesco.
“L’abolizione totale dei ticket non è nella agenda del governo”, la sorprendente replica dell’assessore. “Il presidente Vendola ha sempre parlato di esenzione per le fasce medio-basse, non per quelle medie o medio-alte”. Una risposta-giustificazione che è decisamente e spudoratamente in contrasto con le parole che gli elettori pugliesi hanno sentito dalla bocca del candidato Nichi Vendola in campagna elettorale. La dura presa di posizione dei sindacati nasce proprio da questa clamorosa (e indecorosa) marcia indietro. Per la Cgil regionale, che ha ritenuto di dover dare subito un chiaro “avvertimento” a Vendola e al suo assessore, i ticket da eliminare, in base alle promesse fatte dal candidato di Rifondazione comunista in campagna elettorale, “non possono e non debbono riguardare soltanto le fasce più deboli”. Di qui la richiesta ufficiale di “una data precisa” per il mantenimento degli impegni.
Durissima la risposta di Raffaele Fitto, ex governatore della Regione Puglia ed oggi coordinatore regionale di Forza Italia. “La giustificazione tardiva dell’assessore Tedesco”, ha spiegato, “non sta assolutamente in piedi. Non è nella agenda del governatore Vendola, la totale abolizione dei ticket? Lo era certamente nel suo programma elettorale, riportato con grande risalto nel suo sito ufficiale internet, nei manifesti, nei volantini, in tutti i mezzi e forme di propaganda, nelle dichiarazioni ai giornali, nei suoi comizi (da noi ampiamente registrati), quando il candidato Nichi Vendola, con il tono dell’imbonitore di piazza, definiva il ticket un infame balzello, simbolo di barbarie. Era infame e barbaro, solo per i poveracci, quel balzello? Le stiamo raccogliendo tutte, le dichiarazioni del candidato Nichi Vendola, per distribuirle a tutti i pugliesi, compreso l’assessore Tedesco che finge di averle dimenticate. Le distribuiremo nel ‘ticket-day” che stiamo organizzando per i prossimi giorni. Devono risentirle e rileggerle tutte, gli elettori, le parole dell’inganno”.
Doveva essere il primo regalo del neo governatore al popolo pugliese, l’abolizione dei ticket farmaceutici ed ospedalieri. “Ed invece, una volta arrivato al potere”, tiene a ricordare l’ex governatore Fitto, “il comunista Vendola ha preferito regalare a tutti noi un bel numero di nuovi assessorati, nuove commissioni consiliari e consulenze d’oro per tuttologi di tutti i generi e di tutte le risme sociali, molti dei quali pescati nel mondo dei movimenti di piazza, dei disubbidienti, no-global, centri sociali, pacifisti anti-americani. Fin troppo chiaro che, con quello che costa tutta questa gente, il governatore non ha trovato più i soldi da destinare alla progettata e tanto strombazzata abolizione dei ticket, con la quale aveva convinto tanti pugliesi dei ceti medi e medio-alti, non solo i poveracci, a votare per lui”.
Un inganno dei più sconcertanti, certo: l’ennesimo inganno di un governatore che non soltanto non ha abolito (come promesso) i ticket su medicinali e prestazioni ospedaliere, ma si prepara adesso ad istituire in Puglia una patrimoniale regionale per i redditi medio-alti, quella che Bertinotti ha già annunciato di volere imporre su base nazionale se Prodi vincerà le elezioni del maggio 2006. Per i leader di Rifondazione comunista, chiaramente, la Regione Puglia deve essere una sorta di “fucina” per preparare quello che è il loro progetto più importante: la conquista dei palazzi del potere a Roma. Con il paravento del prof. Prodi, naturalmente: di quel Prodi, è doveroso ricordarlo, che hanno già cacciato da palazzo Chigi a metà legislatura nel 1998, per consegnare la poltrona di presidente del Consiglio all’allora segretario dei Ds ex Pci Massimo D’Alema. Gaetano Saglimbeni
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