Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

LEZIONE DI DIGNITA'

Quella che Ha dato Schroeder a Prodi

Gerhard Schroeder

Angela Merkel

Schroeder poteva restare al governo con i voti dei comunisti: non li ha voluti

ed ha ceduto il posto ad Angela Merkel

 

12 Ottobre 2005

 

Cosa fa in Italia il professore per tentare di riprendersi la poltrona di presidente del Consiglio dalla quale le sinistre lo hanno cacciato nel 1998? Lui vuole portarseli al governo, i comunisti dell’estrema sinistra, da Bertinotti a Cossutta e Diliberto, e con loro i movimenti di piazza, no-global, disubbidienti, centri sociali. E questa, per gli italiani, è dissennatezza, spregiudicatezza e irresponsabilità politica.

 

Il neo compagno Prodi non ha capito nulla, proprio nulla, della straordinaria lezione di dignità e onestà politica che gli è venuta dalla Germania. Il cancelliere Gerhard Schroeder, uomo di sinistra, poteva benissimo restare al governo con i voti comunisti di Oskar Lafontaine (il Bertinotti tedesco): non li la voluti ed ha preferito lasciare la poltrona, sulla quale sedeva da sette anni, alla cristiano-sociale Angela Merkel, leader della coalizione di centrodestra. “Da uomo di sinistra,  responsabile e leale nei confronti dei miei elettori e dell’intero popolo tedesco”, ha detto testualmente il cancelliere uscente Schroeder, “non potevo essere così irresponsabile da riportare i comunisti nei palazzi del potere”.

 

Una lezione di dignità e onestà politica, certo. Nella Germania libera e democratica nata sedici anni fa dal crollo del muro di Berlino che tanti lutti ha provocato nella Europa del secondo dopoguerra, i comunisti vengono lasciati fuori dal confronto politico tra coalizioni di governo. Ed in Italia cosa fa il professore neo compagno Prodi per tentare di riprendersi la poltrona di presidente del Consiglio dalla quale le sinistre lo hanno cacciato nel 1998? Lui, al contrario di quanto ha fatto Schroeder in Germania, vuole portarseli al governo, i comunisti della estrema sinistra, dal Bertinotti di Rifondazione comunista ai Cossutta e Diliberto del Pdci che si dicono orgogliosi, ancora e sempre, di essere comunisti; e con loro, i movimenti di piazza, no-global, disubbidienti, centri sociali, pacifisti anti-americani, colmandoli di attestati di stima, apprezzamenti d’ogni genere, onori e, soprattutto, ministeri importanti, come se gli italiani non aspettassero altro che essere governati dagli “illuminati” sostenitori di un sistema di repressioni e miseria crollato miseramente in tutto in mondo.

 

E questa non è dissennatezza, spregiudicatezza, irresponsabilità politica? L’ex democristiano Romano Prodi sa benissimo che, senza i voti dell’estrema sinistra e dei movimenti di piazza, non avrebbe una sola possibilità su cento di vincere le elezioni contro Berlusconi ed il centrodestra. E per tentare di riconquistare la poltrona perduta non esita a consegnare l’Italia ai comunisti “doc”, agli estremisti ed ai movimenti di piazza.

 

Bertinotti lo ha scritto ufficialmente nel logo del suo partito che vuole “rifondare” il comunismo in Italia. Lo ha detto a chiarissime lettere al congresso di Venezia che ”un comunista vero, come lui vorrà essere ricordato dai compagni, non può non porsi come obiettivi l’abolizione della proprietà privata, causa da sempre di tutti i mali del mondo, e la nazionalizzazione delle industrie (Fiat in testa), di tutte le aziende produttive (grandi e piccole), dei servizi pubblici, trasporti, etc.”. Il professore era in prima fila, a Venezia: possibile che non abbia sentito o capito nulla di quello che il segretario di Rifondazione comunista ha detto e gli italiani hanno ascoltato e capito perfettamente a casa attraverso la televisione?

 

Ha deciso di non parlare di queste cose in campagna elettorale, il leader di Rifondazione comunista, accogliendo il disperato appello di Prodi, Fassino e dei moderati della coalizione. “Se diciamo agli italiani che non saranno più proprietari nemmeno della casa che abitano”, ha spiegato l’allarmatissimo Mastella (Udeur), candidato come Prodi e Bertinotti alle primarie del 16 ottobre, “possiamo rassegnarci sin da ora a perdere le elezioni del 2006”. Per adesso, il Bertinotti parla soltanto di rialzare le aliquote fiscali abbassate da Berlusconi e di istituire, in aggiunta alle tasse ordinarie, una super-patrimoniale per redditi medio-alti (non soltanto per i ricchi).

 

E il candidato Prodi? Silenzio assoluto, su queste e tante altre cose. Lui apre bocca soltanto per dire (come fa da quattro anni e mezzo) che “l’Italia è allo sfascio, al disastro, sull’orlo del baratro”: per colpa di Berlusconi (ovviamente) e di un governo di incompetenti, privo com’è di un Visco, di una Belillo o di un Pecoraro Scanio; ed è lui, soltanto lui,  “politico-baby” da 27 anni (fu ministro in uno dei governi Andreotti nel lontano1978) l’unico che posa salvare l’Italia. Ignora o finge di ignorare, il professore, quel che gli italiani sanno: e cioè che, come ministro, come presidente dell’Iri (per nove anni), come presidente del Consiglio (per due anni e mezzo, dal maggio del 1966 all’ottobre del 1998, quando fu sbattuto fuori da Bertinotti), l’attuale capo delle sinistre-Ulivo ha contribuito in maniera determinante (soprattutto come presidente dell’Iri) a regalare agli italiani il debito pubblico più alto d’Europa. Non mi sembrano referenze rassicuranti, le sue.

 

E con chi vorrebbe salvarla, l’Italia, il prof. Prodi? Con i comunisti dell’estrema sinistra che il rosso-verde Gerhard Schroeder in Germania non ha voluto al governo, per un atto di lealtà, onestà e rispetto nei confronti degli elettori e del popolo tedesco, preferendo rinunciare alla poltrona di cancelliere. Pensa davvero, il neo compagno Prodi, che gli italiani non aspettino altro che essere governati da comunisti, estremisti e movimenti di piazza che nei cortei danno del “criminale” a Bush e Blair e inneggiano a Saddam Hussein e Bin Laden?

 

Gli italiani, mi permetto di ricordare al professore, sono persone serie (non meno dei tedeschi) e sanno distinguere dove stanno la dignità, la lealtà e l’onestà politica e dove la spregiudicatezza, l’arrivismo, la irresponsabilità.

Gaetano Saglimbeni 

 

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