Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

ELEZIONI FARSA E RISULTATI GONFIATI

le primarie SONO STATE Un trionfo per il prof. Prodi? No,

ha preso soltanto un quarto dei voti che sinistre e Ulivo ottennero nel 2001  

 

19 Ottobre 2005

 

E sulla “truffa nella pagliacciata” una clamorosa conferma è arrivata proprio dalla regione più “rossa” d’Italia, dove a conti fatti (in base ai dati forniti dalla stessa coalizione delle sinistre-Ulivo) avrebbe votato addirittura un elettore al minuto. Operazione praticamente impossibile, visti gli adempimenti fissati dal regolamento. Qualcuno (legittimo supporlo) avrebbe inserito nelle urne schede di elettori inesistenti.

 

L’impressione che gli analisti (non di parte) traggono, leggendo i grossi titoli di prima pagina che i quotidiani hanno riservato alle primarie delle sinistre-Ulivo, è che i risultati del voto siano stati un po’ troppo gonfiati e si debba parlare piuttosto di “miracolo da “moltiplicazione di pani e di pesci” di evangelica memoria, organizzato (parole del ministro Calderoli) in “perfetto stile sovietico”.

 

Dicono i commentatori politici: le sinistre sono riuscite a portare alle urne ben 4.311.000 elettori, Prodi ha preso 3.182.686 voti, corrispondenti al 74,1 per cento, ed è decisamente un grosso risultato. Una percentuale “da trionfo”, certo. Ma bisogna considerare i nomi e la statura politica dei concorrenti che il professore (candidato designato ufficialmente da anni) si è trovato di fronte. E come se Milan e Juventus si fossero trovati a giocare contro il Santa Lucia del Mela o il San Giorgio a Cremano.

 

Il più forte dei concorrenti del professore, come tutti sappiamo, era ed è risultato, con 631.592 voti ed il 14,7 per cento, il segretario di Rifondazione comunista Bertinotti; mentre gli altri si sono fermati a 196.014 voti con il 4,6 per cento (Mastella dell’Udeur), 142,143 voti e 3,3 (Di Pietro della Italia dei valori), 95.388 voti e 2,2 (il verde Pecoraro Scanio), 26.912 e 0,6 (Ivan Scalfarotto, indipendente e assolutamente sconosciuto), 19.752 e 0,5 per cento (Simona Panzino dei no-global, che nel confronto con l’illustre ex presidente del Consiglio e della Commissione europea prof. Prodi rappresentava il “senza volto” Paolo Rivetta, deciso a non togliersi dalla testolina il cappuccio con i colori dell’arcobaleno).

 

E si domandano, gli analisti senza paraocchi: poteva non affermarsi con quella percentuale “da trionfo”, il leader ufficiale delle sinistre-Ulivo, opposto a simili concorrenti? Nelle primarie serie, quelle che si svolgono negli Stati Uniti ed in tanti altri Paesi del mondo, sono i leader più rappresentativi di una coalizione che scendono in lizza; ma qui erano completamente assenti i rappresentanti dei due maggiori partiti della Unione, Ds-Quercia e Margherita. Ed è proprio su queste importanti assenze dalla competizione che si accentrano perplessità e riserve sulla autenticità, attendibilità e credibilità del risultato elettorale. Cosa sarebbe avvenuto, si domandano gli analisti, se i militanti Ds fossero stati chiamati a votare per il loro segretario Fassino o un suo rappresentante e quelli della Margherita per il segretario Rutelli o altro rappresentante?

 

I Ds di Fassino, nelle elezioni politiche del 2001 vinte dal centrodestra di Berlusconi, hanno riportato 6.145.559 voti, pari al 16,6 per cento, e gli ex democristiani della Margherita 5.374.266 voti, pari al 14,5, per un totale quindi di 11.519.825 voti. Fin troppo chiaro che, con questa massa di voti a disposizione (il quadruplo dei consensi riportati da Prodi nelle primarie), i rappresentanti dei due partiti non avrebbero avuto alcuna difficoltà a piazzarsi al primo e secondo posto; ed al prof. Prodi senza partito, con i voti suoi personali e quelli dei socialisti Sdi, dei Repubblicani europei e dei Comunisti italiani, non sarebbe rimasto altro che lottare con il Bertinotti di Rifondazione comunista, come nelle competizioni sportive, per il terzo e quarto posto.

 

No, non è stato e non può essere considerato un “trionfo” il successo del professore neo compagno Prodi alle primarie. E non soltanto perché i suoi 3 milioni di voti sono ben lontani dai 6 milioni ottenuti dai Ds nel 2001 e dai 5 milioni che in quelle stesse elezioni politiche andarono alla Margherita. Anche sull’affluenza alle urne, tanto sbandierata ed esaltata dalle sinistre-Ulivo, c’è da fare qualche osservazione, e non di poco conto. I voti riportati complessivamente dai partiti della coalizione nel maggio del 2001 ammontavano ad oltre 16 milioni e mezzo; ed i 4 milioni e 300 mila votanti delle primarie, frutto di una mobilitazione generale dei militanti da parte di partiti comunisti ed ex comunisti notoriamente super-organizzati per operazioni del genere, sono davvero pochini. Altro che trionfo!

 

Anche a voler considerare attendibili i 4 milioni e 300 mila votanti di adesso ed a non prendere in considerazione i sospetti di “miracolo da moltiplicazione dei pani e dei pesci” avvalorati dallo stesso Mastella candidato dell’Udeur, non si può non far rilevare che soltanto uno su quattro votanti di allora sono andati a votare il 16 ottobre per le primarie delle sinistre-Ulivo. Ed è un successo, questo? A me pare che, anche se sono veri i numeri che ci hanno dato (e qualche dubbio debbo manifestarlo anch’io, nel mio piccolo), oltre che di elezioni-farsa si debba parlare di elezioni-flop.

 

Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio e di Forza Italia, lo ha detto e ripetuto a chiare lettere che “non c’è certezza su nulla, né sul voto né sui metodi che sono stati usati per organizzarlo”. E ricorda agli avversari che, per vincere le elezioni politiche della prossima primavera, i quattro milioni di voti riportati dalle sinistre-Ulivo alle primarie non bastano: ce ne vogliono 18 milioni.

 

P.S. – La conferma dei dubbi espressi da più parti, sia sulla attendibilità dei numeri forniti dalle sinistre sulla reale partecipazione di elettori che sulla correttezza delle operazioni di voto, è arrivata durante la trasmissione “Porta a porta”. Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia, ha citato il caso (davvero clamoroso) della regione più “rossa” d’Italia, l’Emilia Romagna, dove (a conti fatti) avrebbe votato addirittura, per l’intera giornata, un elettore al minuto. Operazione praticamente impossibile, visti gli adempimenti previsti dal regolamento.

 

Questa la realtà, decisamente paradossale con qualche scivolata sul grottesco, che Schifani ha illustrato. I seggi in tutta la regione erano 735; il tempo a disposizione della commissione elettorale era di 14 ore (dalle 8 alle 22) che, moltiplicate per 60 minuti, fanno 840 minuti; ed i votanti sono stati 628.073. Moltiplicando 840 minuti per 735 seggi, i minuti a disposizione di tutte le commissioni diventano 617.400, entro i quali avrebbero votato 628.073 elettori. E dunque, addirittura meno di un minuto per ciascun elettore.

 

E non è grottesco, tutto questo? Chiaramente, chi ha inserito nelle urne tante schede fasulle, non ha calcolato bene i tempi. Verrà qualcuno adesso a dirci che erano inesatti i dati forniti sulle affluenza alle urne?      

Gaetano Saglimbeni 

 

C'è da prendere in considerazioni anche gli eventi del post elezioni, infatti all'interno della coalizione le incrinature sono evidenti basti questa su altre L'opinione

E dopo queste primarie c'è anche qualche illuminato che vede dietro di esse  una nuova formula di sovvenzionamento ai partiti, leggi qua quello che scrive, molto coraggiosamente  Fabrizio Scarselli e  non è difficile non pensare che Fabrizio Scarselli abbia più che ragione, ma che questo sia uno dei nuovi metodi per occultare la verità, perchè sarà molto difficile che qualcuno riesca a farmi credere che ogni elettore abbia versato più di 1 o 2 euro.

 

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