Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

LE ESILARANTI SPARATE DEL NEO COMPAGNO PRODI

Prodi: “gli Alleati affidabili degli Usa siamo noi della sinistra”.

Quelli che danno del “criminale” a Bush?

Riunione pro Bush realizzata dai nuovi amici di Bush, nel 2003 - da dietro in piedi Rizzo - seduti da dx: Pecoraro Scanio - Tarek Aziz - Armando Cossutta

 

6 Novembre 2005

 

Per il prof. Prodi, leader delle sinistre-Ulivo e candidato alla presidenza del Consiglio, il presidente americano George Bush, nella campagna elettorale per le elezioni politiche che si svolgeranno in Italia nella prossima primavera,    dovrebbe fare il tifo per lui, non per il grande amico-alleato Silvio Berlusconi. ''Se gli Stati Uniti vogliono in Italia un alleato affidabile, che manifesti sempre con chiarezza e lealtà il suo accordo come il disaccordo”, ha dichiarato il professore con la solita esilarante supponenza da grande stratega della politica che non ne azzecca mai una, “devono augurarsi che a vincere siamo noi della sinistra, non il centrodestra di Berlusconi. La Casa Bianca ha bisogno di alleati che dispongano di governi saldi nelle loro convinzioni e leali nella loro coerenza…”.

 

Paradossi di fantapolitica al limite del grottesco, a giudizio dei politologi  non di parte. Assolutamente impensabile che il leader repubblicano Bush, che ha stravinto l’anno scorso sul democratico John Kerry magnificato da Prodi, Fassino e Rutelli in campagna elettorale, possa ritenere “affidabili” le sinistre italiane, le cui convinzioni, lealtà e coerenza, come tutti sappiamo, vanno nella direzione opposta a quella indicata dalla politica dei Paesi liberi e democratici (dei quali, piaccia o non piaccia a Prodi e compagni, George Bush è leader assoluto e indiscusso nel mondo).

 

Prendiamo il Bertinotti segretario di Rifondazione comunista: lui, in fatto di lealtà e coerenza con le proprie idee, non ha eguali al mondo. E’ così convinto della validità del comunismo, come unico sistema politico-economico in grado di assicurare alla classe operaia il “paradiso in terra”, che, dopo averlo visto crollare miseramente in tutto il mondo (non soltanto nella ex Unione sovietica e nei Paesi dell’Est europeo), si dice pronto a “rifondarlo” in Italia, per la felicità degli italiani. Lo ha scritto addirittura nel logo del suo partito che il suo programma è la rifondazione del comunismo. E parla già di abolire la proprietà privata (“causa da sempre di tutti i mali del mondo”, ha spiegato al congresso di Venezia), di nazionalizzare tutto, industrie, aziende artigianali e commerciali, servizi, trasporti, né più né meno come nella ex Unione sovietica. Più comunista di così?

 

E con lui, nella coalizione del professore neo compagno Prodi, si impongono per lealtà e coerenza con le proprie idee, Cossutta  e Diliberto, i quali non perdono occasione per ribadire di essere ancora e sempre comunisti. Ed all’estrema sinistra, con pericolosi scivolamenti verso l’anarchia, si collocano i no-global d’Agnolotto (eurodeputato di Rifondazione comunista), i centri sociali di Casarini, i disubbidienti di Francesco Caruso, gli incappucciati di Paolo Rivetta, il giovanissimo candidato alla presidenza del Consiglio che nelle primarie riservate dalle sinistre alla glorificazione di Prodi, per non togliersi il cappuccio arcobaleno con il quale amava essere fotografato in campagna elettorale, ha preferito farsi rappresentare nella lista dei candidati ufficiali dalla no-global Simona Panzino.

 

Tutti bravi ragazzi, autentici campioni di democrazia: “leali, coerenti, affidabili”, a sentire il professore. Sono quelli che nei cortei danno del “criminale assassino” a Bush e Tony Blair che hanno fatto la guerra ed a Berlusconi che non l’ha fatta, inneggiano a Saddam Hussein e Bin Laden (considerati dei “benefattori della umanità”) e invocano per i militari italiani in missione di pace in Iraq “dieci, cento, mille Nassirija”. Amici anche degli sgozzatori e tagliatori di teste di Bagdad che hanno già fatto appello agli arabi residenti in Italia per il voto al grande amico dell’Islam Romano Prodi (“Solo lui”, dicono i terroristi iracheni, “potrà liberarci da Bush, Blair e Berlusconi”).

 

Francesco Caruso in una posa abituale - nex duce

Fausto Bertinotti il leader indiscusso del PC italiano

Oliviero Diliberto con Jasser Arafat

uniti nel PC

Vittorio Agnoletto ad una manifestazione

Luca Casarini con don Vitaliano della Sala e mentre organizza i suoi "bravi ragazzi" guidandoli in una manifestazione "pacifica"

 

George Bush non li conosce ancora da vicino, questi “bravi ragazzi”. Ma c’è chi ipotizza che, in caso di vittoria delle sinistre nel 2006, potrebbe vederne qualcuno ministro o sottosegretario (che so, un Casarini, un Francesco Caruso o un Paolo Rivetta, se si deciderà a rinunciare al cappuccio arcobaleno). Ed in tal caso, a sentire gli amici del professore, quelli che oggi danno del “criminale” all’inquilino della Casa Bianca potrebbero sostituire nel suo cuore gli amici italiani Berlusconi e Martino (il ministro della Difesa Antonio Martino, che con George Bush è stato compagno di università in America).

 

Non c’è limite, purtroppo, alle pagliacciate ed alle fanfaronate della politica, alla dissennatezza, al cinismo, alla spregiudicatezza dei grandi ciarlatani delle sinistre di casa nostra. Strenui difensori di libertà e democrazia, a parole, e nei fatti pronti ad avallare (come sempre è avvenuto nel comunismo caro a Bertinotti, Cossutta e Diliberto) i crimini più mostruosi ai danni dell’umanità, dalle deportazioni nei gulag agli stermini di massa.

 

E’ avvilente dover constatare come nulla sia cambiato, da Togliatti a Fassino, nelle sinistre italiane; e, soprattutto, che nessuno degli irresponsabili sostenitori della politica comunista (quelli che per decenni hanno celebrato i fasti della ex Unione sovietica sulle pagine de “l’Unità” diretta dai D’Alema e dai Veltroni) abbia mai provato il rossore della vergogna. Ma quello che più inquieta a sgomenta gli uomini seri e responsabili (che costituiscono, per nostra fortuna, la stragrande maggioranza del popolo italiano) è che ci sia no politici nel nostro Paese disposti a dar credito a chi ha clamorosamente fallito: un fallimento, bisogna ricordarlo, che è avvenuto sul piano economico, prima che su quello ideologico-politico. E’ come se le famiglie italiane decidessero oggi di affidare i loro risparmi a chi ha ridotto sul lastrico la propria famiglia o la progettazione delle loro case ad ingegneri progettisti di palazzi che in città siano già crollati come birilli, uno dopo l’altro. Solo degli incoscienti e irresponsabili possono far questo.

 

Il professore neo compagno Prodi dice di volerlo fare, super-convinto, con irresponsabile supponenza, di poter affidare l’azienda Italia a chi ha fallito clamorosamente, a politici e tecnici che non hanno saputo trarre alcun insegnamento da quel fallimento storico. Ed ha pure la sfrontatezza di poterla esibire alla democraticissimo America come modello di efficienza, oltre che di lealtà e coerenza, la sua “squadra di governo”, quella sorta di “armata Brancaleone” che in piazza inneggia all’ex dittatore Saddam Hussein, che gli iracheni martoriati per 35 anni vogliono adesso vedere impiccato, e dà del “criminale assassino” al Bush che li ha liberati da una delle dittature più feroci e sanguinarie del secolo ventesimo.

 

Altro che paradossi di fantapolitica al limite del grottesco, le dichiarazioni del professore neo compagno Prodi. Qui siamo in presenza di leader politici che, per dirla con padre Dante, hanno perduto “lo ben dell‘intelletto”.  

  

Gaetano Saglimbeni 

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