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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail NO... NO... NO: IL PONTE NO!!!
nuove pagliacciate politiche fra stupidita' e grottesco 14 Novembre 2005
Leggi dal sito del Governo Italiano il dossier del 2002 per il Ponte sullo Stretto di Messina
Ho visto sul Tg3, tradizionale megafono della grancassa propagandistica delle sinistre-Ulivo, un gruppetto di sindaci siciliani con tanto di sciarpa tricolore che protestavano non per mancanza di lavoro nel Sud (come spesso accade, purtroppo), ma contro chi vuole portare lavoro. Sì, contro il premier Berlusconi che si sta adoperando in tutti i modi per dare finalmente attuazione ad un progetto di una cinquantina di anni fa, quello per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Hanno dichiarato, gli “illuminati” manifestanti (tutti delle sinistre-Ulivo, ha tenuto a precisare il telecronista), che con gli euro che si spendono per questa opera faraonica si potrebbero realizzare nel Sud opere più urgenti: strade, autostrade, il doppio binario ferroviario, rete fognante.
E’ da una vita che sento parlare del ponte sullo Stretto, opera necessaria non soltanto per snellire il traffico tra la Sicilia ed il continente (penso alle lunghe ore di sosta in estate, sull’una e sull’altra sponda, alle lunghissime file di camion e autotreni, carichi spesso di merce deperibile, sotto il sole cocente), ma anche per liberare Messina dai Tir che strozzano la circolazione in città per tutto l’anno. E adesso che si sta procedendo all’appalto dei lavori, grazie all’impegno del governo di centrodestra, i politici delle sinistre-Ulivo, per impedire che si realizzi un ponte “targato Berlusconi”, mobilitano sindaci, sindacati e lavoratori (occupati, cassintegrati e disoccupati a vita), quelle stesse persone cioè che per mezzo secolo hanno sbraitato contro il governo centrale per la sua assoluta sordità e cecità nei confronti del Sud.
Si può non provare indignazione, assistendo a pagliacciate del genere? Non è la prima che vedo, purtroppo, per il ponte sullo Stretto (ma sono sempre quattro gatti, non di più). Prima dei sindaci con sciarpa tricolore, ho visto sfilare in corteo i lavoratori (soprattutto i disoccupati) con gli striscioni e le bandiere dei sindacati, i super-comunisti di Bertinotti, Cossutta e Diliberto, grandi alleati di Prodi, con i simboli della “falce e martello”, i verdi del “sole che ride”, preoccupatissimi perché il ponte (pensate un po’) “ostacolerebbe il flusso degli uccelli migratori”. Sono dichiarazioni e manifestazioni di tale stupidità, tra paradosso e grottesco, che non meriterebbero neppure di essere raccontate, ed hanno il solo effetto di fare indignare le persone serie, che rappresentano, per nostra fortuna, la stragrande maggioranza degli italiani.
Certo, non si può non provare una gran pena per quei lavoratori (i disoccupati, in particolare) costretti a recitare il ruolo degli “utili idioti” che lottano contro i propri interessi. Strumentalizzati da politici cialtroni, ciarlatani e incapaci che a tutto pensano tranne a creare occupazione, questi poveretti scendono in piazza contro un presidente del Consiglio che, appaltando lavori che cominceranno nel 2006 e proseguiranno fino al 2012, produrrà migliaia di posti di lavoro per sette anni, in due regioni come Sicilia e Calabria che detengono il triste primato della disoccupazione in Italia. E francamente non riesco a capire come un’opera di tale portata e impegno lavorativo possa essere osteggiata da sindacati e partiti delle sinistre.
“Un impegno gigantesco”, ha spiegato il ministro Lunardi, “che darà certamente un grosso contributo per la occupazione, e non soltanto nei sette anni previsti per la realizzazione dell’opera: anche per le nuove prospettive economiche che si aprono. Per la Sicilia, finisce un isolamento secolare, che ha certamente frenato il suo sviluppo. Il ponte sullo Stretto sarà il simbolo della continuità territoriale con l’Europa, ed una epoca nuova si aprirà per l’intero Mezzogiorno, inserito così nella grande via di comunicazione europea (denominata “Corridoio 1”), che da Berlino arriva a Palermo senza soluzione di continuità”.
Tutti contro il “ponte di Berlusconi”, sindacati e leader delle sinistre. Il neo compagno Prodi (come ha ricordato più volte il presidente del Consiglio) ha fatto di tutto, da presidente della Commissione europea, per non farci ottenere il contributo Ue (che arriverà, sì e no, al 10 per cento della spesa totale). Ed i Fassino, Rutelli, Diliberto, D’Alema, Pecoraro Scanio, Di Pietro, Mastella continuano a ripetere che in Sicilia e in Calabria ci sono opere molto più urgenti ed essenziali, programmate da decenni, che si potrebbero realizzare con i miliardi di euro stanziati per il ponte sullo Stretto.
Ignorano o fingono di ignorare, questi signori, che i miliardi per il ponte non vengono dallo Stato italiano, ma da gruppi finanziari internazionali che avranno poi la gestione dell’opera per un certo numero di decenni (una gestione analoga a quella dei privati che oggi affiancano le Ferrovie dello Stato); ed è assolutamente impensabile che americani o australiani, tedeschi, inglesi o giapponesi possano avere lo stesso interesse a costruire una strada, il doppio binario o una rete fognante. Fin troppo chiaro che, se non impegnano i loro capitali per la costruzione del ponte tra la Sicilia e la Calabria, li impegneranno in altra parte del mondo, in opere di analoga importanza e redditività. E per quanto riguarda i finanziamenti dell’Unione europea, se non fossero stati destinati al ponte di Messina, sarebbero stati dirottati certamente verso altri Paesi (come più volte è avvenuto, purtroppo), impegnati in questo caso per infrastrutture importanti nel campo delle grandi comunicazioni europee. Non in Sicilia, e forse nemmeno in Italia.
Non le sanno, queste cose, i sindaci siciliani delle sinistre-Ulivo che protestano con tanto di sciarpa tricolore contro Berlusconi? Non sanno che l’autostrada Messina-Palermo, cominciata una quarantina d’anni fa, è stata completata non da Dini, Prodi, D’Alema e Amato, che sono stati capi del Governo dal 1994 al 2001, ma da Berlusconi, un anno fa? “Le mistificazioni delle sinistre-Ulivo”, spiega il siciliano Gianfranco Micciché, ministro di Forza Italia per il Mezzogiorno, sono certamente frutto delle superficialità, del pressappochismo, della idiozia politica che hanno sempre caratterizzato e caratterizzano i loro discorsi; ma nascono anche, se non soprattutto, dalla rabbiosa e angosciosa consapevolezza di non essere riuscite a fare in decenni (per incapacità, negligenza o per beghe tra partiti, gruppi e gruppuscoli) quello che Berlusconi ed il centrodestra sono riusciti a fare in una legislatura”.
Come non essere d’accordo con Micciché? E stata ed è proprio questa consapevolezza a far perdere la testa a politici e sindacalisti delle sinistre-Ulivo. Non si spiegano altrimenti manifestazioni di tale stupidità politica, da teatrino dell’assurdo, del paradosso, del grottesco. Attraverso le quali, gli italiani hanno la possibilità di rendersi conto non soltanto della idiozia ma anche delle meschinità politiche degli “illuminati” leader delle sinistre italiane, della aberrante logica che li guida, insieme ai sindacati, a manifestare in piazza contro chi porta capitali ed occupazione nel Sud, realizzando opere così essenziali per la sua economia ed il suo sviluppo.
“La verità, amarissima”, dice il presidente di Alleanza nazionale e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, “è che capi e capetti delle sinistre-Ulivo non avvertono più il senso del ridicolo. Ed il primo a non avvertirlo più, da tempo, è il loro leader assoluto, il neo compagno Prodi, uomo del passato non certo del futuro, che tenta disperatamente di tornare sulla poltrona di presidente del Consiglio dalla quale è stato cacciato sette anni fa dagli stessi compagni che lo avevano eletto. Nascono proprio da questa realtà, e dalle inquietudini di un leader che non ha più nulla da dire ed è sempre più ostaggio del Bertinotti di Rifondazione comunista e dei movimenti di piazza, le tante idiozie e contraddizioni della politica di sinistra, altrimenti non spiegabili”. Gaetano Saglimbeni |
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