Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail

LE IDIOZIE POLITICHE DEL NEO COMPAGNO PRODI

Armando Cossutta

Massimo D'Alema

Antonio Di Pietro

Sergio D'Antoni

WalterVeltroni

bERLUSCONI DA' LE CASE AI POVERI PERCHE' AI RICCHI LE HA GIA' DATE...

15 Novembre 2005




“Ai programmi seri del governo il leader delle sinistre sa rispondere solo
con le sciocchezze e gli insulti”, dice Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia. Ed aggiunge: “Le case ai ricchi le ha date per decenni ed a prezzi stracciati il centrosinistra, prima che Berlusconi entrasse in politica.

Ed a canoni da case popolari sono stati dati in affitto appartamenti di lusso, proprietà di enti pubblici e previdenziali, a politici illustri, sindacalisti, magistrati.

Qualche nome? D’Alema, Cossutta (padre e figlia), Veltroni, D’Antoni, Di Pietro.....”. 

 

Era il minimo che potesse dire, un presidente del Consiglio che si avvia alla conclusione del suo mandato e chiede di essere riconfermato, a un gruppo di giovani elettori riunititi in un “meeting” pre-elettorale. E l’imprenditore Silvio Berlusconi, abituato per mestiere a fare bilanci e programmi, ha ritenuto di doverli fare anche per la sua attività di governo: un bilancio, molto sintetico per adesso, di quello che ha fatto nel quinquennio che si concluderà nel maggio 2006 e qualche  previsione per quello che, se il centrodestra (come lui spera) avrà ancora la fiducia degli elettori, pensa di dover fare nei prossimi cinque anni.

 

Chiaro, no? E tra le cose che il premier Berlusconi pensa di dover fare, se sarà riconfermato, c’è una iniziativa legislativa che consenta a coloro che non posseggono ancora la casa di proprietà, e cioè al 19 per cento delle famiglie italiane, di farsela rapidamente. Come? Con nuovi progetti di edilizia popolare, svincolati il più possibile (come è già avvenuto per i cantieri di lavoro che riguardano opere pubbliche) dai lacci e laccioli di una burocrazia super-sclerotizzata, che possano godere di procedure più snelle sia nella scelta delle aree che nei finanziamenti; e una serie di provvedimenti normativi e finanziari che consentano, a chi disponga già di un gruzzolo di risparmi, di poter acquistare l‘appartamento con mutui agevolati e contributi a fondo perduto riservati alle categorie sociali meno fortunate, con particolare riferimento alle famiglie numerose ed ai giovani che vogliono formare famiglia.

 

Una “operazione casa ai poveri”, dunque, ispirata da quella che è sempre stata (solo a parole, purtroppo) la politica sociale delle sinistre. E proprio per questo, avrebbe dovuto incontrare favori e incoraggiamenti, anche e soprattutto, tra i cosiddetti difensori delle classi più indigenti, avere il plauso (una volta tanto) dei sindacati, visto che dall’81 per cento delle famiglie che posseggono attualmente la casa di abitazione sono assenti molte categorie di lavoratori. Ed invece, al semplice annuncio dato da Berlusconi al convegno dei giovani di  Forza Italia a Sorrento, è successo il finimondo. Prodi e compagni, chiaramente spiazzati dalla iniziativa del presidente del Consiglio, hanno letteralmente perduto la testa, sfogando la loro stizza con il sarcasmo più becero e gli insulti più dissennati. Una reazione, lo dico con molta amarezza, che mal si concilia con le regole del vivere civile, non soltanto con quelle della politica e della democrazia. Ed è l’esatta riproduzione della incivile “bagarre” che mise in atto l’opposizione nel 2001, all’inizio delle legislatura, quando Berlusconi annunciò iniziative legislative per lo snellimento delle procedure negli appalti di opere pubbliche.

 

Tutti scettici e sfottenti, a sinistra. “Sono soltanto promesse, spot elettorali”, dicevano Fassino e Rutelli, Diliberto e Boselli, Bertinotti e Pecoraio Scanno, mentre l’allora presidente della Commissione europea prof. Prodi (non ancora ufficialmente compagno) faceva di tutto a Bruxelles per mettere i bastoni tra le ruote, e non soltanto per i finanziamenti di competenza della Unione europea. Le conclusioni? Una completa disfatta sul campo, per i professionisti del disfattismo catastrofico. L’autostrada Messina-Palermo, iniziata quarant’anni fa, è stata finalmente completata; progetti che con i governi del centrosinistra e delle sinistre-Ulivo sembravano destinati a restare per sempre nei cassetti, a causa delle insanabili beghe con veti incrociati tra uomini e partiti della stessa coalizione, sono già in fase di realizzazione, al Nord come al Sud; i cantieri per il riassetto della dissestatissima autostrada Salerno-Reggio Calabria (costruita, non certo da Berlusconi, con criteri assolutamente inaccettabili nei Paesi moderni) sono tutti aperti; ed il ponte sullo stretto di Messina, osteggiato in tutti i modi da Prodi, dalle sinistre e dai verdi soltanto perché è destinato a nascere con la “targa Berlusconi”, vedrà la posa delle prima pietra all’inizio del 2006.

 

Impensabile, certo, che gli “illuminati” uomini delle sinistre ammettano la sconfitta, di fronte ad un governo che ha dimostrato di saper operare con serietà e concretezza. Ma è un dato incontrovertibile che, in fatto di opere pubbliche, pur movendosi tra mille difficoltà per la paurosa crisi economica che ha colpito l’Europa dell’euro caro al prof. Prodi e lo spaventoso debito pubblico lasciato in eredità agli italiani dai governi del centrosinistra e delle sinistre-Ulivo, il governo Berlusconi ha realizzato e realizzerà in cinque anni quello che i precedenti governi non erano riusciti a fare in venti. E tutto lascia prevedere che, anche per l’annunciata iniziativa che mira a dare una casa ai poveri nei prossimi cinque anni, Berlusconi avrà partita vinta. Lui è per le cose concrete, mentre le sinistre continuano a fare chiacchiere: oggi più di ieri, perché il prode neo compagno Prodi non riesce in nessun modo a mettere d’accordo (come era facilmente prevedibile) la tumultuosa e rissosa “armata Brancaleone” messa su per tentare di riconquistare la poltrona di presidente del Consiglio dalla quale sono stati gli stessi compagni di cordata che lo avevano eletto a cacciarlo in malo modo nel 1998.

 

“Le case per i poveri? Berlusconi ha cominciato a darle ai ricchi…”, le sconclusionate e grottesche parole di uno stizzito e scornato Prodi. E gli italiani non di parte si domandano: “Quando, dove e come le ha date ai ricchi, il politico Berlusconi?”. Avrebbero dovuto chiederlo al professore, i miei illustri colleghi di “Repubblica” e “Corriere della Sera”, per farselo spiegare da lui “quando, dove e come”, e non l’hanno fatto. Una “dimenticanza” imperdonabile, a mio giudizio. Che consente al leader delle sinistre-Ulivo di raccontare agli italiani le balle che vuole, senza contraddittorio e senza alcun pericolo di contestazione: il che (spiace doverlo dire) è la negazione del giornalismo, quello vero, di cui tanto si blatera nei convegni e sui giornali che dicono di essere liberi quotidiani di informazione.

 

“Ai programmi seri del governo (che per Prodi sono ancora allo studio e sempre in alto mare, visto che deve mettere d’accordo democristiani, comunisti, radicali, estrema sinistra e movimenti di piazza) il leader delle sinistre sa rispondere solo con le sciocchezze e gli insulti”, dice Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia. Ed aggiunge: “Le case ai ricchi, per quel che risulta a me ed agli italiani tutti, le ha date per decenni a prezzi stracciati il centrosinistra, molto prima che l’imprenditore Silvio Berlusconi entrasse in politica. Ed a canoni da case popolari sono stati dati in affitto appartamenti di lusso, proprietà di enti pubblici e previdenziali, a politici illustri, sindacalisti, magistrati. Qualche nome? D’Alema, Cossutta (padre e figlia, anche lei parlamentare), Veltroni  (e fratello), D’Antoni, Di Pietro. Non ne ha mai saputo nulla, il prof. Prodi, nei suoi ventisette anni di attività politica da democristiano, come ministro di Andreotti, come presidente dell’Iri, come presidente del Consiglio? Non ha mai avuto sotto gli occhi pagine e pagine di giornali con i nomi “eccellenti” dei politici, sindacalisti e magistrati che hanno abitato (e molti di loro continuano ad abitare) lussuosi appartamenti del centro storico in grandi città come Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Venezia, Napoli, Palermo, Catania, dati loro in affitto con canoni a dir poco scandalosi da chi è chiamato a gestire al meglio i contributi previdenziali dei lavoratori?”. E conclude, il coordinatore di Forza Italia: “Penso sia dovere di un leader politico serio informarsi bene, prima di dire sciocchezze e coprire di insulti le persone serie. Se le faccia dare da D’Alema e Veltroni, il professore, quelle pagine di giornali (compresi “Repubblica” e “Corriere della Sera”): loro, certamente, le hanno conservate”.

 

Una situazione di estremo imbarazzo, certo, per il professore neo compagno Prodi, letteralmente spiazzato dalla iniziativa della Casa delle libertà. Che in nessun caso, però, può giustificare la dissennatezza della reazione: frutto della stizza, chiaramente, della rabbia di essere stato preceduto dall’avversario proprio in un campo che per le sinistre è stato sempre una sorta di feudo elettorale, ma anche, bisogna dirlo con estrema franchezza, di tanta idiozia politica. Non si può dare addosso a Berlusconi con il sarcasmo e le menzogne, senza precipitare nel ridicolo, per una legge che vuole dare la casa al 19 per cento delle famiglie italiane che non la posseggono. Che colpa ha lui se dall’altra parte ci sono irresponsabili cialtroni e ciarlatani, abituati a far politica con le chiacchiere, le mistificazioni, le menzogne, e la assoluta insensibilità ai bisogni della gente? La realtà è che alle case per i poveri le sinistre non hanno mai pensato. Le ultime baracche del terremoto del 1908, a Messina, sono state abbattute l’anno scorso, dopo 96 anni, con il governo (guarda caso) di Silvio Berlusconi.

 

Lapidario e sferzante il giudizio di Gianfranco Fini, presidente di Alleanza nazionale e ministro degli Esteri: “E’ stata l’Italietta di Prodi e compagni a lasciare marcire i poveracci nelle baracche. Ed è per fare sparire definitivamente quest’Italietta della vergogna che il centrodestra vuole continuare a governare”.

Gaetano Saglimbeni 

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