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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail LE MENZOGNE DELLE SINISTRE Berlusconi: “Per vincere le elezioni basta smentire con i dati ufficiali le menzogne raccontate dalle sinistre” 28 Novembre 2005
E’ da quattro anni e mezzo che le sinistre ripetono le stesse balle. Il governo Berlusconi si era insediato da qualche giorno, nel giugno del 2001, e loro parlavano già di fallimento, di sfascio, di catastrofe imminente. Hanno costruito così i loro successi elettorali, alle amministrative e alle regionali, con una lunga e martellante campagna elettorale fatta di menzogne abilmente e cinicamente sintetizzate in ossessivi slogan disfattisti. Il torto del centrodestra, di una gravità enorme, è stato di avere per troppo tempo sottovalutato il pericolo di una strategia così spregiudicata, di non aver trovato e attuato immediatamente le giuste contromosse per neutralizzarla. Bastava poco per smascherare i professionisti delle mistificazioni e delle menzogne.
Qualche esempio? Quando il presidente della Commissione europea dichiarava che l’euro aveva creato “ricchezza e benessere” in tutto il continente tranne in Italia (per colpa di Berlusconi, naturalmente), bastava rispondergli, con i dati ufficiali, che Germania, Francia e altri Paesi della Unione stavano come o addirittura peggio di noi; che l’economia europea, che prima dell’euro era in grado di reggere la concorrenza di Stati Uniti e Giappone, con la moneta unica era divenuta ultima nel mondo; e gli unici Paesi della Unione europea a salvarsi dal tonfo generale erano, guarda caso, quelli che non avevano accettato l’euro: Gran Bretagna, Danimarca e Svezia.
Quando Fassino e Rutelli sostenevano in televisione, in perfetta sintonia con le balle raccontate dal loro leader europeo, che i senza lavoro in Italia aumentavano paurosamente, bastava mostrar loro il titolo del Corriere della Sera (un quotidiano tutt’altro che tenero nei confronti di Berlusconi), il quale spiegava a tutta pagina che “mai la occupazione è stata così alta in Italia dal 1992 ad oggi”; ed ai Bertinotti, D’Alema, Diliberto, ai sindacalisti Epifani, Pezzotta e Angeletti, segretari delle super-politicizzate Cgil, Cisl e Uil, che in Francia (dove i lavoratori esasperati hanno votato “no” al referendum per l’approvazione della Costituzione europea) la disoccupazione è salita al 9,8, in Germania all’11,7 (come alla fine della seconda guerra mondiale) e nell’Italia di Berlusconi, dal 12 per cento registrato al tempo del governo Prodi, è scesa al 7 per cento.
Queste cose bisognava e bisogna ricordare ai “cacciaballe” della politica di casa nostra. Come è avvenuto l’altra sera a “Porta a porta”, dove è bastato leggere un paio di cifre ufficiali per far crollare il castello di menzogne che le sinistre hanno costruito sulla sanità e sul presunto pericolo che con la legge sulla “devolution” cara a Bossi ci siano pazienti di serie A e B. “E’ una vergogna”, strillavano Angius (Ds), Franceschini (Margherita) ed Agazio Loiero (Margherita), neo governatore della Calabria, “che gli italiani del povero Sud abbiano sempre meno possibilità di curarsi, visto che verranno a mancare adesso i contributi dello Stato, e la ricchissima Lombardia sempre più risorse per curare i propri abitanti”.
Le solite frottole della grancassa propagandistica delle sinistre, aggravate da una menzogna più gigantesca delle altre, secondo la quale gli italiani del Sud, con la nuova legge che entrerà in funzione nel 2008, non avrebbero più la possibilità di curarsi al Nord. Ed è stata una fortuna, per il centrodestra, che nel “salotto” di Bruno Vespa fossero presenti quella sera tre rappresentanti delle istituzioni in grado di smascherare i professionisti delle mistificazioni. Hanno tirato fuori i numeri ufficiali, il ministro Calderoli (Lega Nord), il capogruppo dei senatori di An. Nania, ed il governatore della Lombardia, Formigoni (Forza Italia), dicendo agli italiani quello che le sinistre sanno benissimo e fingono di non sapere, per basse speculazioni elettorali.
E cioè: i contributi dello Stato alle Regioni resteranno tali e quali, visto che nella legge sul federalismo approvata dal Parlamento non si parla di cambiamenti di sorta, in questo campo; la “devolution” serve, anzitutto, a responsabilizzare le Regioni del Sud, a indurle a spendere bene i soldi che ricevono dallo Stato, non a sperperarli in maniera dissennata (come per troppo tempo è avvenuto, purtroppo). Ed il governatore della Calabria, a questo punto, ha perduto la testa, passando addirittura all’insulto sul piano personale nei confronti del ministro leghista (gli ha dato del “clown”) che, cifre alla mano, dava perfettamente ragione a Formigoni.
Cosa diceva il rappresentante del governo, con le sue cifre ufficiali, per fare incavolare tanto il governatore della Calabria? Semplicemente questo: che la Regione oggi governata da Loiero ha ricevuto in questi anni e continuerà a ricevere la stessa somma che per ciascun abitante riceve la Lombardia; e dunque, non per mancanza di fondi o sperequazioni da parte dello Stato nei confronti del Sud la sanità in Calabria va male, ma perché i soldi sono stati spesi malissimo. Ed è questa la verità che Loiero non ama ascoltare. Lui, neo governatore di una delle Regioni più povere d’Italia, è stato attaccato duramente al suo esordio dal “Corriere della Sera” per la “scandalosa moltiplicazione” di assessorati, commissioni parlamentari ed auto blu, l’assunzione di nuovi giornalisti (di cui proprio non si avvertiva il bisogno) all’ufficio stampa della Regione e le cospicue parcelle che dovranno essere pagate per cinque anni a consulenti veri e fasulli chiamati ad affiancare l’opera di assessori vecchi e nuovi.
Ci vuol poco, come si vede, per smascherare i maestri della mistificazione e delle menzogna. E la dissennata reazione del governatore della Calabria ne è la conferma più eloquente. Ha un solo rammarico, il premier Berlusconi: aver lasciato per troppo tempo che le sinistre raccontassero balle impunemente, senza contraddittorio e senza contestazioni. “Adesso basta”, dice il presidente di Forza Italia. “Alle dissennatezze ed alle menzogne dei nostri avversari, risponderemo tutti, in televisione e sulle piazze, colpo su colpo. Gli italiani dovranno sapere di che pasta sono fatti coloro che vorrebbero governare al posto nostro: pronti, pur di riconquistare il potere perduto, a consegnare l’Italia all’estrema sinistra ed ai movimenti di piazza. Non soltanto ai comunisti, a quelli che hanno visto crollare miseramente il comunismo nella ex Unione sovietica e si dicono oggi pentiti, come D’Alema, Fassino, Veltroni; anche ai Bertinotti, ai Cossutta, ai Diliberto che si dicono orgogliosi di essere, ancora e sempre, comunisti”.
Sorpresi e stizziti, certo, i leader delle sinistre-Ulivo, di fronte al mutato atteggiamento dei loro colleghi del centrodestra. A perdere le staffe, nella sopra-ricordata serata di “Porta a porta”, non è stato soltanto il Loiero governatore della Calabria. Anche Dario Franceschini, coordinatore nazionale della Margherita, si è trovato a mal partito, uscendone poi con le ossa ammaccate, se non proprio rotte. E’ avvenuto quando il ministro Calderoli, davanti all'ennesima ballaraccontata da Franceschini, sulla riforma della Costituzione e sugli eccessivi poteri che il centrodestra avrebbe attribuito al premier, sottraendoli al Parlamento, si è alzato per porgergli un libretto con il nuovo testo ed invitarlo a trovare e leggere ai telespettatori il comma dell’articolo che formulava una simile “baggianata”.
Lo sfogliò e risfogliò a lungo, quel libretto, il coordinatore della Margherita, ed alla fine, convinto di aver trovato qualcosa che potesse rispondere in qualche modo alla contestazione ed agli sfottò del ministro, chiese a Vespa di poter parlare. Farfugliò poche cose, leggiucchiando un rigo qua ed un altro là, contraddicendosi non poco e non riuscendo in nessun modo a frenare la sferzante ironia di Nania e Formigoni, devastante per il povero Franceschini (a mio giudizio) molto più degli sfottò di Calderoli.
Si colpiscono e si zittiscono così, i fanfaroni delle sinistre-Ulivo. Penso che i signori Loiero e Franceschini, dopo questa poco edificante esperienza, si guarderanno bene dal raccontare ancora balle, in altre occasioni che certamente non mancheranno in campagna elettorale. Ma dovrà stare attento anche il professore neo compagno Prodi negli incontri televisivi, soprattutto quando avrà di fronte il premier Berlusconi. Uno che, come tutti sappiamo, non le manda certo a dire, le cose che ha da dire. Le dice, senza mezzi termini.
“Tante cose dovrò chiedere al prof. Prodi di spiegare”, annunzia sin da ora il presidente del Consiglio. “Sui suoi rapporti con il Bertinotti che lo cacciò già una volta da Palazzo Chigi, sette anni fa, e sulle cose che il segretario di Rifondazione comunista ha detto (al congresso di Venezia, come tutti ricordiamo, presente il prof. Prodi) di voler fare. ‘Un comunista vero, come io vorrò essere ricordato’, ha dichiarato testualmente Fausto Bertinotti, ‘non può non porsi l’obiettivo della abolizione della proprietà privata’. Erano le smargiassate di un fanfarone, quelle del leader di Rifondazione comunista, o è davvero quello che Bertinotti pensa di dover fare arrivando al governo? Agli italiani dobbiamo parlar chiaro, tutti. Deve dirlo senza sotterfugi, il professore, se è pronto a rialzare le tasse che noi abbiamo abbassato, come impone Bertinotti, ed istituire una super-patrimoniale per redditi medio-alti. Queste e tante altre cose dovrà spiegare, il neo compagno Prodi. Lo costringerò io a spiegarle bene agli italiani. A che servirebbero, altrimenti, gli incontri televisivi? ”. Gaetano Saglimbeni |
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