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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail IL TEATRO DEI PUPI
Quando il
fanatismo politico precipita nel grottesco
2 Dicembre 2005
E le sinistre strillano, sdegnate: “E’
una vergogna, una infamia”. e forcaiole (oltre il lecito) con gli avversari politici. L'idiozia della “salva-Previti” che diventa “salva-Mediaset”.
C’è sdegno a sinistra. “E’ una vergogna”, strilla il segretario dei Comunisti italiani, Diliberto. “E’ una infamia”, incalza il Cicciobello Rutelli della Margherita. Non si rassegnano alla prospettiva che un povero rapinatore, se beccato per la seconda volta con le mani nel sacco, non abbia più la possibilità di uscire dal carcere in permesso per compiere altre rapine. Penso alla delusione del calciatore milanista Clarence Sedorf che verrà ad essere privato della gioia di poter vuotare ancora una volta la cassaforte della sua villa in campagna per consegnare denaro e preziosi ai suoi affettuosi visitatori notturni.
Leggo sul Corriere della Sera del 30 novembre, in un articolo firmato dal preoccupatissimo Dino Martirano: “Piccoli e medi delinquenti che entrano ed escono dalla patrie galere non avranno più accesso alle misure alternative previste dalla Gozzini e quindi, in caso di recidiva, resteranno in carcere”. Ed è questo il dramma delle sinistre: che i piccoli e medi delinquenti, italiani e stranieri (soprattutto immigrati clandestini, a leggere le recenti cronache) non potranno più godere dei permessi straordinari che hanno consentito loro, fino ad oggi, di compiere altri delitti, altre rapine, magari con morti ammazzati; e di conseguenza la popolazione dei detenuti, da1 61 mila di oggi, potrebbe arrivare il prossimo anno (cito ancora dal Martirano del Corriere) “a 80 mila, a fronte di una capienza di 40 mila posti”. Per gli illuminati leader delle sinistre ed i loro sostenitori della carta stampata, chiaramente, è meglio che i giovani rapinatori africani o slavi vadano in giro a rapinare anziché starsene al fresco a rendere ancora più precarie le condizioni delle nostre carceri.
Tutta colpa della Casa della libertà, naturalmente, quello che sta accadendo, perché “ha portato a termine l’infamia di una legge che non doveva nemmeno essere proposta” (parole testuali di un altro illustre deputato della Margherita, Giuseppe Fanfani). “Devastante”, l’ha definita il giornalista Vittorio Grevi, sempre sul Corriere, “approvata al buio, ad opera di parlamentari che, nella migliore delle ipotesi, letteralmente non sanno quello che fanno”.
Pensate un po’, amici lettori. Questa “ennesima devastante legge vergogna”, votata da deputati che rappresentano sì la stragrande maggioranza del Paese ma, a giudizio del mio illustre collega Grevi, “non sanno quello che fanno”, prevede pene più severe per i mafiosi e per chi li aiuta o li protegge (come hanno osato, i signori parlamentari del centrodestra, fare una cosa del genere?); per gli imputati recidivi, minorenni o non imputabili, il magistrato non potrà considerare le attenuanti prevalenti sulle aggravanti; per reati molto gravi i tempi della prescrizione vengono allungati, ma per i meno gravi vengono ridotti e uniformati a quelli fissati negli altri Paesi europei; ed i reati puniti con l’ergastolo, infine, restano imprescrittibili, non potranno cioè in nessun caso essere prescritti.
Questo lo scenario che vien fuori dalla nuova normativa, sintetizzato così nel titolo dell’articolo di Vittorio Grevi: “Uno sfregio inutile alla giustizia penale”. E francamente non si riesce a capire dove stiano “lo sfregio, l’infamia e la vergogna”, quali siano i punti “devastanti” della nuova legge (approvata definitivamente dal Senato dopo ben quattro passaggi tra Camera e Senato) e come possano o perché debbano essere considerati “aberranti” i nuovi criteri adottati per la prescrizione.
“Si accorciano i tempi per la prescrizione di certi reati (non per quelli gravi)”, spiega Roberto Centaro (Forza Italia), “perché è estremamente ingiusto e immorale, come ha scritto più volte la Corte di giustizia de L’Aja nei richiami ufficiali notificati alla magistratura italiana, che un cittadino, indagato per un reato la cui pena massima in caso di condanna è di tre o cinque anni, venga tenuto sulle spine e perseguitato dalla giustizia per dieci o quindici anni, solo perché i magistrati non sono in grado di stabilire se è colpevole o innocente entro i tempi ragionevoli che sono imposti e vengono rispettati in Europa ed in tutti i Paesi civili del mondo. Che colpa ne hanno i cittadini italiani se la giustizia nel nostro Paese va scandalosamente a rilento? Siamo nell’Unione europea ed anche in campo giudiziario le regole devono essere uguali per tutti”.
I nuovi tempi per la prescrizione (bisogna spiegarlo con chiarezza ai lettori) vengono calcolati adesso in base agli anni previsti dal massimo della pena aumentati di un quarto; e non è poco, perché con una pena massima di sei anni, per fare un esempio, il cittadino potrà essere indagato e processato per ben sette anni e mezzo. E dunque, dov’è lo scandalo? Dice Fabrizio Cicchetto, vice coordinatore nazionale di Forza Italia: “Cosa volevano e vogliono le sinistre, che l’Italia, patria del diritto, continui ad essere accusata dalla Corte europea di stravolgere sistematicamente le regole del vivere civile, oltre che del diritto?”.
Ed il senatore Luigi Bobbio di An: “Questa civilissima legge aveva ed ha due scopi fondamentali: allineare l’Italia all’Europa, anche nell’ordinamento giudiziario, e rendere più sicura la vita degli italiani, da troppo tempo nelle mani di delinquenti incalliti e spietati che possono tranquillamente entrare ed uscire dal carcere ed ammazzare come e quando vogliono. Le sinistre sbraitano e si strappano i capelli perché il giovane rapinatore italiano o albanese, se recidivo, non potrà più godere dei permessi per tornare a compiere delitti. Penso a quante rapine e morti si sarebbero evitate, nel nostro Paese, se questa legge fosse stata approvata alcuni anni fa. Fin troppo garantisti nei confronti dei delinquenti, i nostri avversari politici si preoccupano poco o per nulla della sicurezza dei cittadini. La vergogna per l’Italia, voglio dirlo a chiare lettere ai Diliberto, Rutelli, Fassino, Bertinotti ed al prof. Prodi, è proprio questa, e soltanto questa”.
A beneficio di chi finge di aver dimenticato le idiozie (quelle sì, vergognose e infamanti) che per anni sono state riversate su questa legge, dobbiamo ricordare che essa porta il nome di un ex capitano dell’Arma dei Carabinieri, Edmondo Cirielli, deputato di An, ma è stata battezzata dalle sinistre “salva-Previti”: fatta apposta (affermarono Rutelli, Di Pietro, Fassino, Diliberto e compagni), per liberare con la prescrizione il deputato di Forza Italia Cesare Previti dai suoi guai giudiziari. Adesso non la chiamano più “salva-Previti”, dal momento che (è stato specificato nella legge) la prescrizione si applica ai processi che non sono ancora iniziati, non a quelli in corso o già in fase di conclusione che riguardano il deputato di Forza Italia. Ma non hanno perso tempo a darle subito un nuovo nome, “salva-Mediaset”, nella ipotesi (udite, udite!) che possa servire un domani a dichiarare “prescritto” l’ennesimo processo a carico dell’imprenditore Silvio Berlusconi (il quattordicesimo o il quindicesimo, se ricordo bene, con nessuna condanna).
A me sembra un copione da teatro dell’assurdo, del paradosso. Deputati e senatori della Casa delle libertà (che rappresentano, fino a prova contraria, la maggioranza del Paese), avevano un solo modo per strappare alle sinistre (minoranza in Parlamento) un “sì” alla nuova legge. Fare inserire, in coda al testo, una postilla così concepita: “La presente legge si applica a tutti, tranne ai cittadini molto ricchi che fanno politica, il cui nome comincia per S e il cognome per B”. Così, se necessario alla causa delle sinistre, anche trent’anni potevano durare i processi a Berlusconi, in barba alle regole del vivere civile ed ai richiami della Corte di giustizia de L’Aja.
Non c’è limite, purtroppo, alla insensatezza e idiozia delle “illuminate” sinistre di casa nostra: garantiste (fin troppo) per i delinquenti che rapinano e ammazzano; super-forcaiole (oltre il lecito e senza ritegno) per l’imprenditore Berlusconi che nel 2001 ebbe l’ardire di strappare dalle loro mani, con un voto popolare, il bel giocattolo del potere che pensavano di avere conquistato per sempre. Non doveva e non poteva farlo, per le sinistre. “Lui è un bravo imprenditore, ma in politica i più bravi siamo noi; e siamo gli unici, con compagno Prodi, che possiamo salvare l’Italia”, proclamano solennemente i comunisti pentiti D’Alema, Veltroni e Fassino (un tempo sostenitori, più che convinti, del comunismo fallito clamorosamente in tutto il mondo), ed i Bertinotti, i Cossutta, i Diliberto che si dicono orgogliosi di essere ancora e sempre comunisti e annunciano ricette miracolose (alla Fidel Castro, per intenderci) per salvare l’Italia. Senza alcun timore, ed è quello che più deve preoccuparci, di precipitare nel grottesco.
Gaetano Saglimbeni |
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