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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail PRESTIGIATORI DELLA POLITICA al lavoro in siciliA
quelli che Sciascia definiva i "professionisti dell'anti mafia" Rita Borsellino, una liberale “doc” all’estrema sinistra con Bertinotti
8 Dicembre 2005
Molto duri i giudizi sulla decisione della sorella del giudice assassinato dalla mafia di candidarsi con i comunisti per la presidenza della Regione.
Era una sorta di mito la signora Rita Borsellino (farmacista, 60 anni, sposata da 36, 3 figli, sorella del giudice assassinato nel 1992 dalla mafia), insieme all’altra grande sorella dell’anti-mafia (Maria Falcone), ed i comunisti sono stati lesti ed abilissimi ad appropriarsene, con una spregiudicatezza a dir poco sconcertante (“cinica”, l’ha definita il bel Rutelli) che non ha esitato a sacrificare sull’altare delle primarie una figura di grande prestigio come il chirurgo prof. Ferdinando Latteri, rettore dell’università di Catania, ex democristiano ed ex berlusconiano della Margherita.
Sono ai minimi storici in Sicilia i comunisti (ex, post e comunque etichettati), l’estrema sinistra di Bertinotti ed il Pdci di Cossutta e Diliberto sono molto vicini a percentuali da prefisso telefonico, e l’unica formazione in grado di salvare l’onore della Unione sinistre-Ulivo nell’isola è la Margherita di Rutelli, di gran lunga il primo partito della coalizione prodiana. Ma questa posizione di assoluta preminenza della formazione ex democristiana non ha impedito ai dirigenti siciliani di Rifondazione comunista, al Pdci ed alla Quercia di Fassino (appena il 4 per cento dei consensi nelle comunali di Catania e Messina) di imporre il loro “diktat” ad una Margherita che alle recenti comunali di Messina è arrivata al 20 per cento.
Il verdetto delle primarie per la designazione del candidato delle sinistre alla presidenza della Regione Siciliana, come sappiamo già, hanno dato pienamente ragione alla scelta delle sinistre, con le quali hanno votato anche i verdi, i fans dell’ex magistrato Antonio Di Pietro e dell’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando (che Rutelli ha sospeso dalla Margherita), i socialisti di Boselli, i radicali di Pannella ed i movimenti di piazza al completo (no-global, disubbidienti, centri sociali, incappucciati, pacifisti anti-americani, amici di Saddam Hussein, anarchici e antagonisti-insurrezionalisti. Due elettori su tre hanno votato per la Borsellino (66,9 per cento) ed uno per Latteri (appena il 33 per cento); ma i votanti, divisi in 496 seggi, sono stati appena 198 mila, molti di meno rispetto alle primarie per la scelta di Prodi.
Un bel successo, certo, per le sinistre, l’estrema sinistra, i movimenti di piazza. “Ma cosa c’entra la signora Borsellino”, si domandano i siciliani non di parte, “con Fassino, Cossutta, Bertinotti, con i no-global di Agnoletto, i centri sociali di Casarini, i disubbidienti di Francesco Caruso, gli incappucciati di Paolo Rivetta, i pacifisti anti-americani e gli amici dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein?”. Liberale “doc”, si proclama lei, politicamente molto vicina alle idee del fratello magistrato, il quale non faceva mistero di guardare con simpatia al Movimento sociale italiano di Gianfranco Fini (quando non aveva maturato ancora la svolta di Fiuggi con il passaggio ad Alleanza nazionale).
Più che legittime, a me pare, le perplessità dei siciliani. Ma i comunisti, si sa, non vanno tanto per il sottile quando debbono “scritturare” candidati esterni in grado di strappare qualche voto in più rispetto alle possibilità dei loro militanti ufficiali. Solo che una volta si rivolgevano ai democristiani di sinistra, che erano felici di esibire nelle loro liste come “testimonial” di libertà e democrazia, ed oggi puntano decisamente a destra, addirittura all’estrema destra ex fascista, per mescolare le carte (specie se sono quelle dell’anti-mafia) e garantirsi qualche seggio in più.
“Per chi come me conosce personalmente la signora Borsellino ed ha avuto modo di apprezzarne le idee, la passione civile e soprattutto il grande equilibrio, la sua candidatura alla presidenza della Regione, in una coalizione delle sinistre e della estrema sinistra, è stata e non poteva non essere una grossa sorpresa e delusione”, dice Stefania Prestigiacomo, siracusana, ministro di Forza Italia per le Pari opportunità. “Come non pensare a quello che la sorella di un grande e amatissimo giudice assassinato dalla mafia ha rappresentato per tutti noi? Era il simbolo di una memoria, di valori che appartengono a tutti e non possono, non debbono essere soltanto delle sinistre. Lei li ha messi al servizio di una parte politica, quei valori, e proprio di quella parte che era lontana anni luce dalla sua fede politica come da quella del fratello assassinato. Ha svenduto un nome ed un patrimonio di grandi ideali ai comunisti, all’estrema sinistra, ai movimenti di piazza, felicissimi di potersi appropriare del suo mito, con la stessa sfrontatezza con cui tredici anni fa si erano appropriati di quello del fratello Paolo”.
“No, l’anti-mafia”, insiste il ministro Prestigiacomo, “non è e non può essere un appannaggio esclusivo dei comunisti di ieri e di oggi. Io, come milioni di siciliani e italiani, non sono di sinistra e sono contro la mafia. Lo sono sempre stata, sin da piccola, da quando mio padre imprenditore a Siracusa, ricattato dai mafiosi di Lentini del clan Santapaola, diceva a me e a mia sorella Maria Pia: ‘Mai, mai, mai, non possiamo e non dobbiamo mai cedere ai ricatti di quei signori’. Cosa pensano adesso, la liberale Rita Borsellino ed i suoi compagni di cordata comunisti, di trasformare la campagna elettorale in una sfida tra mafia e anti-mafia? Ma i problemi della Regione Siciliana, mi permetto di ricordarlo alla neofita Rita Borsellino, non sono e non possono essere soltanto quelli della mafia, a combattere la quale sono preposte le istituzioni, la magistratura, le forze dell’ordine. Le Regioni debbono pensare ai programmi, alle cose da fare per i bisogni della gente, ai problemi del vivere quotidiano, soprattutto dopo l’approvazione della ‘devolution’ che ha attribuito nuove e più importanti responsabilità alle Regioni. I cittadini vivono di lavoro, non di anti-mafia”.
“Come pensa la candidata Borsellino”, si domanda la signora ministro, “di poter conciliare i suoi programmi di liberale con quelli dei comunisti Bertinotti, Cossutta e Diliberto che sono adesso i suoi grandi elettori? Sappiamo che in fatto di consensi le sinistre sono in Sicilia ai minimi storici, dopo essere stati per lunghi anni alla guida della Regione, di Province e Comuni grandi e piccoli. Pensa la neo candidata che i problemi della nostra isola, compresi quelli più direttamente legati alla lotta alla mafia, possano risolversi facendo guadagnare ai comunisti qualche voto in più? Non mi risulta che negli anni in cui sono stati al potere, alla Regione Siciliana come al governo nazionale, le cose (anche in fatto di giustizia) siano andate meglio. Le statistiche dicono che il maggior numero di latitanti e dei più pericolosi, nella lunghissima storia della mafia in Sicilia, sono stati assicurati alla giustizia in questi ultimi anni, con il centrodestra…”.
Molto più duro il giudizio di Paolo Cirino Pomicino, della nuova Democrazia cristiana. “Con tutto il rispetto per la persona”, ha dichiarato al Corriere della Sera, “chi usa i morti per accreditare una propria capacità politica è fuori da ogni canone democratico, forse anche morale. In particolare, poi, quando si usa il cadavere di un servitore dello Stato i cui orientamenti politici erano di segno nettamente opposti a quelli praticati oggi dalla sorella del morto”. Accusa all’arsenico, quella di “usare i morti per accreditare una propria capacità politica”, non meno velenosa di quelle rivolte ai non certo disinteressati sostenitori della candidata-presidente, “già pronti a battere la grancassa dell’anti-mafia per guadagnarsi un posto di assessore, una presidenza di commissione o almeno un incarico di consulente esperto in qualcosa”.
“L’anti-mafia”, diceva Leonardo Sciascia, profondo conoscitore di cose siciliane, “è diventata ormai una professione come tante altre e certamente più gratificante di altre, sulla quale sono stati e sono in molti a creare prestigiose e ben remunerate carriere politiche”. Ero perfettamente d’accordo con lui, quando lo scomodissimo scrittore Sciascia, che era stato pure deputato “indipendente” nelle file comuniste, esternò a noi giornalisti queste sue amare considerazioni (siamo stati in tre a raccoglierle e pubblicarle per primi: Giampaolo Pansa, allora inviato del quotidiano “La Stampa” di Torino, Salvatore Scarpino, inviato de “La Notte” di Milano, ed il sottoscritto, inviato del settimanale “Gente), e continuo ad esserlo, naturalmente, grato al “maestro” ed all’amico per avermi spiegato bene, soprattutto quando vivevo per lavoro a Milano, tante cose che non conoscevo della mia Sicilia.
Anche per questo, ma non soltanto per questo, mi permetto di porre una domanda alla signora Borsellino. E’ un caso che, tra quelli che l’hanno votata alle primarie e promettono di votarla nelle elezioni che più contano, fissate per la primavera del 2006, ci siano ancora e sempre illustri personaggi (“prestigiatori della politica”, li ha definiti l’ex presidente della Repubblica e grande “picconatore” Francesco Cossiga) che sulla lotta alla mafia hanno edificato le loro fortune politiche? Non dicono niente questi nomi eccellenti alla sorella liberale del giudice di simpatie missine Paolo Borsellino assassinato dalla mafia, candidata dalle sinistre e dall’estrema sinistra alla presidenza della Regione Siciliana?
Gaetano Saglimbeni |
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