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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail E' L'EUROPA DELL'EURO CHE CONTINUA AD ANDAR MALE
“Crecita zero” per l’Italia? No, sono le balle di Prodi e Fassino
11 Dicembre 2005
Negative in Germania nel terzo trimestre le esportazioni (che invece sono cresciute in Italia) ed in Francia è sensibilmente calata la produzione industriale. Ma per le sinistre siamo noi ultimi in Europa colpa di Berlusconi, naturalmente). D’Alema e Rutelli smentiti a “Porta a porta” e “Ballarò”. Dure accuse a chi “svendette” la lira accettando il cambio-capestro con l’euro?
Una smentita dopo l’altra, per il grande catastrofista della politica italiana Romano Prodi ed i suoi compagni di cordata. I dati dell’Eurostat (l’istituto di statistiche che opera alle dirette dipendenze della Commissione europea, della quale il professore è stato presidente fino al dicembre scorso) confermano non soltanto quello che il nostro Istat ha pubblicato nei mesi scorsi, e cioè che in Italia il Pil (prodotto interno lordo) continua a crescere nel 2005 secondo previsioni, ma anche che la ripresa in Europa (dopo la paurosa crisi seguita all’entrata in vigore dell’euro) è molto più lenta del previsto e le cose in Germania e Francia non vanno affatto meglio dell’Italia, anzi in certi settori vanno addirittura peggio. E sono dati decisamente da mal di pancia per il professore, dopo le clamorose balle che ha raccontato per anni sull’Europa trasformata dall’euro in una sorta di “valle dell’Eden”, con gente ricca e felice, a differenza di quella italica condannata alla miseria da Berlusconi.
Cominciamo dal Pil, che nel terzo trimestre è cresciuto in Italia dello 0,3 per cento, dopo il grosso balzo dello 0,7 che aveva fatto nel secondo trimestre. Un passo indietro? No, perfettamente in linea con le previsioni degli analisti (che erano appunto dello 0,3), in rapporto a quelli che sono i criteri di valutazione della stagionalità dei dati. Una risposta chiara ed inequivocabile, a me pare, ai professionisti del disfattismo, ai Fassino, Rutelli, D’Alema, Diliberto, Bertinotti, Boselli, Franceschini, Di Pietro, Pecoraro Scanio, che con Prodi hanno continuano a continuano imperterriti a parlare di “Italia a crescita zero”.
Ed in Europea, a leggere i nuovi dati, le preoccupazioni, anziché diminuire, aumentano: soprattutto nei due grandi Paesi nostri vicini e concorrenti. In Francia la produzione industriale ha registrato nel terzo trimestre un –2,6 per cento (che rappresenta, dicono gli analisti, la flessione più consistente degli ultimi sei anni), ed in Germania le esportazioni sono scese dello 0,6, mentre in Italia, nello stesso periodo, sono cresciute del 2,9 per cento. E per quel che riguarda la disoccupazione, c’è sempre da ricordare che in Germania non scende al di sotto dell’11,6 per cento (ed è la più alta, pensate un po’, dagli anni del secondo dopoguerra), in Francia è ferma al 9,6, mentre nella “derelitta” Italia di Berlusconi, dal 12 per cento dei tempi di Prodi presidente del Consiglio, è scesa al 7,5 per cento (“Mai così alta l’occupazione in Italia, dal 1992”, ha scritto il “Corriere della Sera”).
Mi domando e domando all’illustre economista Prodi: ma questi dati, elaborati e diffusi (lo ripeto) dall’Eurostat, oltre che dall’italiano Istat, lui li legge? E se li legge, come fa a non vederci la conferma (ufficiale e drammatica, purtroppo) a qanto economisti seri e non di parte ripetono da tempo insieme ai premier di tanti Paesi, compreso l’italiano Berlusconi, e cioè che l’intera economia europea è finita con l’euro all’ultimo posto nel mondo? Si rende conto o no, il leader delle sinistre-Ulivo, che la “svendita” delle varie monete europee (non soltanto della lira italiana) all’euro, con i dissennati cambi imposti ai vari governi (in Italia furono le sinistre, allora, ad accettare quel cambio-capestro), ha procurato danni che rischiano di essere insanabili?
Si rende conto o no, il candidato delle sinistre alla presidenza del Consiglio, che i guai maggiori per l’industria europea sono arrivati dal crollo delle esportazioni, provocato dall’euro lasciato irresponsabilmente crescere dalle autorità monetarie di Bruxelles rispetto al dollaro? Si rende conto o no, il Prodi che dice di essere l’unico in grado di salvare l’Italia, che le uniche economie dell’Unione europea che sono andate bene in questi anni sono quelle dei tre Paesi che si sono rifiutati di prendere l’euro come loro moneta, e cioè Gran Bretagna, Danimarca e Svezia? Nessuno può pretendere, certo, che queste cose le sappiano Pecoraio Scanio e l’ex magistrato Antonio Di Pietro che guida oggi l’Italia dei valori, il D’Alema ed il Veltroni indottrinati in politica economica alla scuola di formazione comunista delle Frattocchie o l’ex studente in architettura ed ex digiunatore pannelliano Cicciobello Rutellì; ma dall’illustre economista prof. Prodi dobbiamo pretenderlo. O no?
Siamo già alla fine della legislatura (che il governo Berlusconi, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, coprirà per l’intera durata dei cinque anni) ed il professore neo compagno Prodi continua nella sua avvilente litania da menagramo, ciarlando di un’Italia allo sfascio che soltanto lui potrà far risalire dal baratro, con l’aiuto del Bertinotti di Rifondazione comunista e dei movimenti di piazza che hanno fatto eleggere il suo pupillo e braccio destro Nichi Vendola alla presidenza della Regione Puglia. Pensa davvero, il leader delle sinistre-Ulivo, che l’Italia abbia bisogno del Bertinotti di Rifondazione comunista per salvarsi? Gli italiani seri (quelli che non si lasciano incantare dalle sirene comuniste) dicono che di Bertinotti ha bisogno non l’Italia, ma il prof. Prodi, per sperare di poter tornare sulla poltrona di presidente del Consiglio dalla quale proprio Bertinotti lo ha cacciato nel 1998. Sa benissimo, il professore, che senza i voti di Rifondazione comunista non potrà andare da nessuna parte.
Liberissimo, naturalmente, di sognare quel che gli va di sognare, l’ex “pugnalato” Prodi, e di promettere all’ex “pugnalatore” Bertinotti tutto quello che chiede in cambio dei voti. Cosa chiede, il segretario di Rifondazione comunista? Per sé, la presidenza della Camera, terza carica istituzionale dello Stato (che consentirebbe fra l’altro all’attuale segretario della neo Unione delle sinistre europee di girare il mondo in lungo e largo per cinque anni e fare propaganda comunista con i soldi di noi cittadini italiani), e un certo numero di ministeri, sottosegretariati, presidenze di commissioni e consulenze d’oro per militanti di partito e no-global, disubbidienti, centri sociali, incappucciati, antagonisti e anarco-insurrezionalisti. Quello che gli italiani non capiscono e non capiranno mai è perché, per soddisfare la voglia del prof. Prodi (capitano di lungo corso della politica, con ben 27 anni di anzianità) di ritornare sulla poltrona dalla quale lo hanno cacciato sette anni fa gli stessi compagni delle sinistre che lo avevano eletto, debba consegnare l’Italia a coloro che continuano a dirsi orgogliosi di essere ancora e sempre comunisti e progettano addirittura di “rifondare” nel nostro Paese il comunismo morto e sepolto nella ex Unione sovietica e nei Paesi dell’Est europeo.
Con quel sistema politico ed economico (esaltato per decenni dai comunisti di casa nostra), bisogna ricordarlo a chi finge di averlo dimenticato, centinaia di milioni di lavoratori, ai quali Lenin, Stalin e Breznev avevano promesso “il paradiso in terra”, hanno subito le pene dell’inferno. E non soltanto per la totale privazione di ogni libertà, per le deportazioni e gli eccidi di massa; anche per la miseria, le condizioni di vita da Terzo o Quarto mondo. Perché un rischio del genere (con la progettata abolizione della proprietà privata, di cui Bertinotti ha già parlato in marzo a Venezia al congresso del suo partito, ed una economia in salsa cubana, secondo il vecchio sogno di Cossutta e Diliberto), dovremmo correrlo in Italia, oggi che il comunismo, per fortuna degli europei, è scomparso dal vecchio continente? Per la bella faccia del prof. Prodi? Gaetano Saglimbeni |
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