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Ricevo e pubblico da Gaetano Saglimbeni - sito web gaetanosaglimbenitaormina - indirizzo e@mail TROPPO ROSSO ANCHE PER I CINESI IL COMPAGNO BERTINOTTI
Non piace a Pechino, il leader di rifondazione comunista, ma per il "compagno" Prodi va benissimo.
16 Dicembre 2005
Le divergenze tra gli eredi di Mao ed il più a sinistra dei comunisti italiani, riguardano anzitutto la cosiddetta globalizzazione capitalistica. Positiva per il vice ministro della Economia, Zhang Zhijun, che la ritiene ormai “una realtà importante, utile anche per ridurre la povertà”, ma decisamente negativa per il “no-global” Fausto. Un “compagno d’altri tempi” lo definiscono i nuovi padroni della Cina comunista che ha già da tempo aperto al libero mercato.
Fausto Bertinotti? Un “compagno d’altri tempi”, lo definiscono i nuovi padroni della Cina comunista, un po’ troppo “rosso” anche per loro. Dicono che resta rigidamente legato agli stereotipi del passato, a realtà economiche che non esistono più e sanno soltanto di utopia. “Il mondo è cambiato e non accorgersene o fingere di non accorgersene è estremamente pericoloso”, gli ha spiegato il vice ministro della Economia Zhang Zhijun nel corso di una visita che il leader dell’estrema sinistra italiana ha compiuto in Cina nei giorni scorsi.
Non sono divergenze da poco, quelle che dividono gli eredi di Mao ed il più a sinistra dei comunisti italiani; e riguardano, anzitutto, quella che le sinistre ed i movimenti di piazza chiamano sprezzantemente “globalizzazione capitalistica” e contestano con violenza inaudita in ogni parte del mondo. Anche in Italia, ovviamente, dove a guidare la contestazione sono i no-global di Vittorio Agnoletto, oggi eurodeputato di Rifondazione comunista, i centri sociali di Luca Casarini, i disubbidienti di Francesco Caruso, gli incappucciati di Paolo Rivetta, con la super-visione e regia del “no-global ad honorem” Fausto Bertinotti. I tragici fatti di Genova, in coincidenza con il G8 del 2001, sono un terribile ricordo per tutti noi. “Violenza gratuita e incivile”, il giudizio, unanime e civilissimo, dei moderati italiani.
Sul quale (ed è un caso decisamente sorprendente, che in Italia dovrebbe far riflettere molti, a cominciare dal neo compagno Prodi che il Bertinotti vuole portarselo al governo) anche la Cina “rossa” concorda in pieno. “Non può esserci alcuna giustificazione per tanta avversione alla globalizzazione”, ha tenuto a chiarire il vice ministro Zhang Zhijun, spiegando che “è la violenza cieca di irresponsabili che non si pongono i problemi di chi, come il governo cinese, ha il dovere di pensare a un miliardo e 300 milioni di bocche da sfamare”.
La posizione di Pechino, su questo delicatissimo aspetto delle economia mondiale, è nota da tempo. Il più comunista dei regimi comunisti del mondo, pur restando ingabbiato nei vecchi postulati della ideologia politica e rifiutando qualsiasi concessione al popolo in fatto di libertà e diritti umani, ha aperto al capitalismo più sfrenato, non esitando ad infrangere e calpestare le norme che hanno sempre regolato e regolano il libero mercato. Nessuna sorpresa quindi nel sentire il vice ministro cinese per la Economia parlare della globalizzazione capitalistica come di “una realtà importante, della quale il mondo civile non può più fare a meno”, utilissima (ha tenuto a sottolineare Zhang Zhijun) “anche per ridurre la povertà nel mondo”.
Ed il leader italiano di Rifondazione comunista? Non ha per nulla mutato opinione, il Bertinotti ospite dei palazzi del potere cinese. Per lui, la globalizzazione capitalistica “è un insulto alla miseria, produce soltanto fenomeni di crisi sociale e pone seri ostacoli al progresso civile dei popoli”. Come e perché, non l’ha spiegato al rappresentante del governo cinese e non lo spiega a noi italiani. Poco male per i cinesi, che nel libero mercato ci sono già e intendono restarci. Il problema è per noi, perché il Bertinotti di Rifondazione comunista, entrando al governo con Prodi ed in condizione di poter sempre imporre i suoi “diktat” (visto che le sinistre nella coalizione sono in nettissima maggioranza rispetto ai moderati), potrebbe farci uscire dal libero mercato in cui siamo da sempre. Tra il mercato libero della Cina e quello chiuso di Fidel Castro a Cuba, il leader di Rifondazione comunista preferisce, chiaramente, quello chiuso del suo amico Fidel. Ed una opzione del genere, dicono i moderati d’Italia, sarebbe la rovina per il nostro Paese.
Perché il prof. Prodi non ci spiega come stanno realmente le cose? Dovrebbe dircelo, in ogni caso, se lui sta con i comunisti cinesi o con il “compagno d’altri tempi” Bertinotti che persino i cinesi considerano “troppo rosso”. Gaetano Saglimbeni |
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