|
SENTENZA DI MORTE
In Italia la pena di morte esiste: per
le vittime innocenti e ad attuarla sono i pluri assassini con la
tacita partecipazione dello Stato
|
 |
 |
|
a sin. Angelo Izzo
in una foto recente, a dx. la villetta di Mirabello Sannitico
- con i cadaveri sepolti di Valentina Maiorano e Maria
Carmela Limucciano |
2
Maggio 2005
E’ proprio di questi giorni che in un
mio post dal titolo “RAI3 - Fonte di informazione corretta”
pubblicato su
La Zanzara, che ha stranamente mosso un intervento contro la
pena di morte.
Io mi sono espressa in forma
favorevole, con un distinguo sulle motivazioni, poiché ho la
convinzione che la pena di morte in Italia esista e sia tutta
destinata alle vittime, che sono per lo più persone innocenti.
Queste sono a mio parere, doppiamente
vittime: prima di tutto dell’omicida e poi della giustizia che non è
in grado di rendere loro un minimo di riconoscimento che possa
definirsi giustizia.
Per chi non lo sapesse è bene dire che
in Italia quando viene affrontato un processo penale, per qualsiasi
delitto esso rappresenti: dal semplice furto, all’omicidio più
efferato, il processo viene affrontato in base a questa formula: IN
NOME DEL POPOLO ITALIANO, che nella fattispecie è rappresentato dal
collegio accusatorio, da quello difensivo e dal collegio giudicante.
Ne consegue che a carico del presunto
colpevole, non esistono aggravi economici, perché anche la sua
difesa è affidata a chi rappresenta il popolo italiano e quindi
ottiene un avvocato d’ufficio.
La parte lesa, nel processo penale non
entra nemmeno in discussione, se vuole farlo non ha diritto a un
patrocinio gratuito, come per il presunto colpevole, ma si deve
pagare il proprio avvocato penalista che lo affronta come “parte
civile” e per questo motivo, le vittime non hanno voce in capitolo.
Se il processo finisce con la condanna
e il collegio giudicante “bontà sua” vuole riconoscere una
provvisionale di risarcimento alle vittime, lo fa a suo giudizio, ma
le vittime per poter ottenere giustizia economica poi, debbono
avviare una causa civile e per farlo, debbono innanzi tutto versare
le tasse su quello che sarebbe la provvisionale stabilita, anche se
non vi è certezza di incassarla.
Poi le vittime affrontano la causa
civile, che potrebbe anche andare a finire in direzione opposta alla
sentenza penale, perché i tribunali ci hanno abituati ormai a vedere
sentenze e immediatamente dopo altre, che le annullano o peggio le
ribaltano.
E questo è già di per sé un carico
enorme e la maggior parte delle vittime, non è in grado di pagarsi
due avvocati (il primo penale ed il secondo civile) per affrontare
questo iter processuale, che finisce per durare anni e rovinarli
economicamente.
Inoltre c’è da considerare che anche
nel caso dei delitti peggiori non esiste più di fatto l’ergastolo e
coloro che sono condannati a pene detentive, finiscono sempre per
scontarne un terzo o poco più, beneficiando spesso di permessi e
licenze premio o possibilità di uscire dal carcere per recarsi in
luoghi che dovrebbero servire al recupero o al lavoro, almeno questa
è la motivazione che ci viene data, ma di fatto non corrisponde alla
realtà..
Così succede che i rapinatori, gli
spacciatori, i ladri, gli assassini hanno a loro disposizione altre
possibilità di tornare a delinquere e la vita ci ha insegnato che
tornano immancabilmente a farlo.
Ora un nuovo episodio sta dimostrando
che la sentenza di morte dovrebbe essere ripristinata in Italia,
perché a causa dell’inefficienza del sistema giudiziario e della
mancanza dell’eliminazione di individui pericolosi, altre due
vittime sono appena state condannate a morte e sono morte, per mano
di un assassino, che se fosse stato eliminato 30 anni fa, quando
aveva già dato sfogo alla sua ferocia omicida, non avrebbe potuto
tornare a farlo.
Valentina Maiorano e Maria Carmela
Limucciano (rispettivamente figlia e madre di 14 anni l’una e 57
l’altra) nei dintorni di Campobasso sono state assassinate da Angelo
Izzo, che fu uno degli ispiratori e realizzatori dell’efferato
delitto che avvenne, per opera sua e di due suoi compagni, in una
villa del Circeo, ove trovò una morte orrenda Maria Rosaria Lopez,
picchiata, seviziata, torturata e violentata per oltre 36 ore ed
alla fine affogata, mentre la sua compagna Donatella Colasanti, che
ha subito la stessa barbara sorte, è riuscita a sopravvivere perché
creduta morta.
I corpi delle due ragazze avvolti in
sacchi di plastica furono abbandonati in una macchina in Roma e
ritrovati perché dal bagagliaio, nel quale erano state rinchiuse, un
agente di passaggio udì dei flebili lamenti.
Lo spettacolo che si offrì ai suoi
occhi, fu agghiacciante: le ragazze apparivano come un ammasso di
carme sanguinolenta e malridotta, ma fortunatamente per Donatella,
pur se gravissima, era ancora viva.
|
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
|
a sin. Come fu
trovata l'autovettura e le due ragazze massacrate al Circeo
a dx. Donatella
Colasanti - sopravvissuta e ricoverata in ospedale
sotto da sin i
loro massacratori: Angelo Izzo - Andrea Ghira - Gianni
Guido |
Le due nuove vittime (e si deve solo
sperare che siano queste due, perché Izzo avrebbe avuto la
possibilità, visto il regime carcerario a cui era sottoposto di
violentare e assassinare altre vittime)
Sono morte per asfissia e mentre la
madre appariva ancora vestita, la figlia di soli 14 anni era nuda e
sul suo corpo si riscontravano segni di violenza anche sessuale.
Angelo Izzo, aiutato da due correi: Guido Palladino e Luca Palaia
(che dichiarano di non aver partecipato al crimine, ma soltanto di
aver aiutato il Rizzo a far sparire i due corpi seppellendoli)
I corpi delle vittime sono stati
trovati sepolti e coperti di calce viva, a pochi metri dalla
villetta di Mirabello Sannitico, ove ha portato a termine il nuovo
doppio efferato delitto, che mostra agli inquirenti una ritualità
simile a quello del Circeo del 1975.
Lisistrata
|
Purtroppo io
sono costretta a ribadire quello che ho già avuto modo di dire
in altre circostanze: la sentenza di morte deve essere
comminata ad individui del genere di Angelo Izzo e dei suoi
compari della villa del Circeo, perché non sono assolutamente
accettabili le modalità barbare di cui queste persone si sono
macchiate, arrogandosi il diritto di vita e di morte sulle
loro vittime, ma anche per la ferocia e la crudeltà, con la
quale la morte è stata inferta a persone messe in situazione
di non potersi difendere,
Bisogna solo
provare ad immaginare l’orrore, la paura, il terrore e il
dolore che queste ragazze hanno potuto e dovuto subire.
Per questo
voglio dire a tutti che quando tocca agli altri è facile
sentirsi buoni e parlare di perdono o di recupero, ma se fosse
toccato a vostra figlia o a vostra madre, voglio vedere se non
sareste disposti ad uccidere con le vostre mani questi
mascalzoni. |
|
Finché non
esisterà una giustizia che tuteli e difenda le vittime, gli
assassini non hanno il diritto di sopravvivere a loro. Questo
è il mio pensiero e non è motivato da situazioni personali,
per mia fortuna, ma da ragionamento logico e nell’interesse
della società di cui faccio parte.
La società è un
corpo costituita da miliardi di cellule, che sono gli
individui e quando queste cellule si ammalano e rischiano di
far morire il corpo che le contiene, si debbono eliminare.
Non è punizione,
non è vendetta, non è crudeltà, è logica di sopravvivenza e
basta.
Provate anche
solo per un attimo a mettervi al posto di Donatella Colasanti
(la sopravvissuta al massacro del Circeo) come pensate possa
essersi sentita, dopo aver preso conoscenza di quanto a quest’uomo
è stato permesso di fare in tutti questi anni, per arrivare
alla libertà? E se le fosse capitato di reincontrarlo per
strada? |
|
Breve
cronistoria della detenzione di Angelo Izzo:
Nel 1975,
assieme a due amici: Andrea Ghira e Gianni Guido, avvicina due
ragazze di 17 anni e le invita ad una festa, in una villa del
Circeo, villa in cui le sottopone a torture efferate ed infine
le assassina.
Dopo la condanna
tenta due evasioni, che non gli riescono, diventa informatore
di giustizia, anche se poi le sue rivelazioni, quasi tutte
fatte come pentito di estrema destra, si rivelano false e
prive di ogni credibilità, ma lui riesce lo stesso ad ottenere
un permesso premio ed evade, questa volta con successo,
restando latitante per oltre un mese e quando viene
riacciuffato, era già riuscito a raggiungere la Francia.
Per buona
condotta e apparente pentimento, viene affidato, in regime di
semilibertà, a un gruppo di religiosi, per il recupero di
tossicodipendenti, presso cui svolge la sua opera (vorrei
proprio vedere che tipo di opera ha svolto questo mascalzone)
e durante l’arco della giornata, in cui evidentemente era
libero dai controlli porta a termine il suo doppio efferato
delitto.
Ora si trovava a
Campobasso in regime di libertà vigilata ed era sottoposto a
controllo di polizia perché veniva sospettato di attività
illecite per traffico d'armi ed è il motivo per cui è stato
tratto in arresto,
Nonostante tutto
questo è riuscito comunque a commettere un doppio efferato
delitto.
Ogni
ulteriore commento, da parte mia, è superfluo. |
Lisistrata
|