PERCHE' CONTINUIAMO A SPERARE?

L'articolo è stato scritto da Deborah Fait ed è pubblicato sul blog Controcorrente

 

Uno dei terrorista palestinesi, sul terrazzo del villaggio olimpico di Monaco, durante l'attacco conclusosi con una carneficina di atleti, durante le olimpiadi del 1972

Abu Mazen a braccetto con Yasser Arafat

 

16 gennaio 2005

Ma perché continuiamo a sperare? Per quale strano motivo, forse caratteriale, noi israeliani continuiamo a sperare nella pace?
Morto Arafat avevamo esultato e sperato con tutte le nostre forze che adesso  le cose sarebbero cambiate, che Abu Mazen sarebbe stato migliore, più moderato, meno bugiardo.
Il nuovo presidente eletto dell'ANP frenava la nostra gioia con dichiarazioni per niente amichevoli e incoraggianti, i gruppi dei  terroristi continuavano a sbraitare che il terrorismo sarebbe andato avanti inesorabilmente, ma noi, illusi, pensavamo si trattasse di dichiarazioni  politiche per rassicurare la voglia di guerra del popolo palestinese e per non creare sommosse popolari.
I palestinesi, al contrario di quasi tutti i popoli del mondo, si ribellano alla parola pace, vanno a sciamare per le strade, invasati e urlanti, la loro violenza e il loro desiderio di sangue mai paghi.
Per questo motivo  ci illudevamo che Abu Mazen, per poter essere eletto, dovesse proclamare il suo odio per il "nemico sionista" e fingere di continuare l'opera di distruzione del suo predecessore.
Abbiamo aspettato le elezioni e abbiamo avuto il nuovo Raiss,  più contenti noi di loro!
Sharon, felice pure lui, gli ha mandato le congratulazioni e ha dichiarato di volerlo incontrare quanto prima, anche se dall'altra parte non si percepiva altrettanta ansia.
I gruppi di terroristi palestinesi, durante la campagna elettorale, hanno continuato a sparare, a bombardare tutto quello che sapeva di ebraico dentro e fuori dalla Striscia Maledetta, ma la nostra speranza non scemava, una speranza resa ancora più intensa dalla disperazione, convinti che morto il Male per antonomasia, il mostro Arafat, tutto sarebbe cambiato. "Sciocchezze" dicevamo "aspettiamo che Abu Mazen prenda il potere e poi inizierà il negoziato. Il mostro che ci ha rovinati non c'è più e senza di lui i palestinesi capiranno che la pace è meglio della guerra!"
Errore immenso, un errore che ci tiene incatenati alla tragedia da più di mezzo secolo e ancora non abbiamo capito chi sono.
Non abbiamo capito che vogliono la guerra perchè la amano, come amano la violenza e il sangue, come amano l'odio che provano per noi e vi si crogiolano sacrificando la loro gioventù e portando i loro figli a diventare suicidi assassini.
Abu Mazen non è Arafat, non sputacchia, non sbaciucchia tutti, non porta la kefiah inamidata a forma di Israele sulla testa, Abu mazen è un grigio signore, vestito di grigio, con giacca e cravatta grigi, sembra un bravo signore anziano, un impiegatuccio in pensione, anonimo.
Abu Mazen, ricordiamocelo sempre, non è nemmeno un uomo di pace perchè l'essere stato per tanti anni l'ombra del mostro non può avergli insegnato niente di buono.
Mi risuonano nella mente nomi tragici:  Ma'alot, Monaco, ebrei bambini, ebrei atleti trucidati da assassini mandati dall' "ombra" di Arafat, per ordine di Arafat.
Lo avevamo dimenticato? Cosa può fare per la pace un uomo cosi'? Nel campo profughi di Jablya, a Gaza, diverse migliaia di persone, con bandiere islamiche, sono uscite per quella che hanno chiamato una marcia vittoriosa per celebrare l'attacco di Karni, sei morti israeliani,
rivendicato giovedì da tre gruppi: Hamas, il Comitato di resistenza popolare e le brigate martiri di al-Aqsa, l'ala armata del movimento di Abu Mazen, Fatah. I terroristi, è certo, sono stati aiutati dai poliziotti palestinesi.
Lui, il nuovo Presidente, ha più di 40.000 poliziotti armati eppure non può, non vuole, non sa fermare i terroristi e la popolazione palestinese non può, non vuole, non sa pretendere la fine del terrorismo. Ci vuol tanto a capirlo?
La violenza continua, senza fine, ancora colpi di mortaio sono stati sparati contro altri insediamenti ebraici e un bambino ebreo ha perso una mano, sua sorella è in fin di vita.
Israele aspetta. Deluso, arrabbiato per la stupidità  ìdi quella gente, Israele aspetta!
Come sempre accade questo atteggiamento di Israele non viene riconosciuto all'estero e i media italiani, anziché mettere in evidenza la diabolica voglia di morte dei palestinesi, si dedicano al loro lavoro di sempre, cioè alla disonformazione e prendono spunto dalla reazione delusa di Israele per dare, come prima notizia, un perfido:

"Brusca marcia indietro di Sharon" accompagnata da un neutro "ancora violenza".
Ancora violenza dove? ancora violenza di chi? Solo i più informati sanno che Sharon vuole a tutti i costi evitare lo scontro armato e che la "violenza" viene dai palestinesi che continuano a
sparare, ammazzare, provocare e bombardare. Gli altri sanno soltanto quello che i media italiani deformano e sono indotti a credere come sempre alla colpevolezza di Israele.
Sempre la stessa ignobile canzone.
Scommettiamo quello che volete che, come è stato fatto passare per eroe l'assassino Arafat,  passerà per eroe anche il suo ex-complice, neo presidente Abu Mazen, colui che "deplora"  il terrorismo e non fa niente per fermarlo.
Non lo ferma perchè Abu Mazen è colui che pensa di poter fregare Israele. Non lo ferma perché non e' stato eletto per farlo ma per dare una patina di credibilità all'ANP.
E' stato eletto per poter arrivare alla Casa Bianca.
E' stato eletto per costringere Israele a capitolare fino a ricevere il colpo finale, quello mortale.
I palestinesi vogliono Israele e non si fermeranno. I palestinesi vogliono la guerra e il terrorismo fino alla fine, fino all'ultimo morto ammazzato ebreo, fino a quando non ne resterà nemmeno uno per spegnere la luce.
Se un emerito rappresentante dell' Università di Gaza arriva ad affermare: "Israele? Non conosco un paese che abbia questo nome".
Se il nuovo presidente dell'ANP, anziché parlare di pace e di negoziato, definisce Israele "nemico sionista". Se la popolazione palestinese impazzisce di gioia ad ogni attentato di  kamikaze è lecito pensare che le nostre speranze siano state premature e che, come ha detto Benny Morris in una recente intervista, il popolo palestinese non vuole la pace.
Il popolo palestinese vuole la nostra fine e probabilmente è stato  inventato solo per questo: portare a termine, colla benedizione del mondo intero, una seconda e definitiva Shoà.
Vorrei pero' metterli in guardia perché questo non accadrà mai piu', non  basta saper cecchinare bambini ebrei e gettar bombe su sinagoghe e scuole per distruggerci.
Non accadrà mai più. Sappiatelo!

Lisistrata

 

 

 

La planimetria di Israele utilizzata tutt'ora dai palestinesi anche durante l'insegnamento nelle università, nella quale si vede chiaramente la cancellazione di Israele

 

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