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Milano, 13 marzo 2005
Dopo la grande vittoria del sindaco Albertini, del
vicesindaco De Corato e di tutta la Giunta milanese, per essere riusciti a
dare alla città di Milano un nuovo teatro, nonostante tutte le
opposizioni, fra le quali era scesa in campo persino Carla Fracci, con le
sue denunce assurde per tentare di fermare il progetto, anche se poi con
una faccia di bronzo invidiabile, si è presentata alla serata
dell’inaugurazione in pompa magna. Ecco che ci risiamo: come sempre il
Sindaco e la giunta stanno cercando di trovare una soluzione, ma a Penati
pres.della Provincia dell’opposizione, a Carla Fracci, ai sindacati e ai
dipendenti, questo non va bene, perché bisogna rovinare sempre tutto
quello che la maggioranza riesce a fare.
Così il nuovo direttore Meli confermato dal CDA, viene
rifiutato e boicottato, come pure il maestro Riccardo Muti, rendendo
impossibile le sue rappresentazioni.
Se è vero che la
Scala di Milano possiede in assoluto il più alto numero di dipendenti
inutili, creando un sovraccarico oneroso per il teatro che non è in grado
di far fronte economicamente ai suoi costi, come accade da troppi anni di
cattiva amministrazione, è giusto e legittimo fare una pulizia, perché non
è possibile che tutto debba gravare sempre sulle spalle dei cittadini, che
sono stanchi di mantenere i fancazzisti di ogni genere, anche se questi
sono maestri di musica, o uscieri, che svolgono un lavoro inutile, vivendo
alle spalle della comunità.
La mia domanda è questa: da quando in qua sono i dipendenti, i
sindacati e gli esterni a decidere chi debba essere il direttore di
un’azienda?
Lisistrata
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Questo articolo è stato tratto dal
blog
Controcorrente
Scala/ Albertini:
Fontana ha distribuito promozioni per accontentare i sindacati
Carlo Fontana ha
generosamente elargito aumenti di stipendio e promozioni per sobillare i
sindacati. E' questa l'accusa che il sindaco di Milano, Gabriele Albertini,
ha lanciato in Consiglio comunale, intervenendo nel dibattito sulla crisi
della Scala.
Intanto in serata il presidente del Consiglio comunale di Milano Vincenzo
Giudice ha sciolto i lavori dell'assemblea in corso, prima del voto su una
mozione presentata dal centrosinistra relativa al 'caso Scala'.
Giudice ha preso questa decisione in seguito ad alcune contestazioni
giunte dalla tribuna del pubblico e culminate con l'uscita in massa
dall'aula consiliare dei sindacati misti e dei loggionisti presenti.
Albertini in precedenza aveva ripercorso le tappe della vicenda,
rivelando, fra l'altro, di aver offerto all'ex sovrintendente del teatro
l'assessorato alla Cultura, in sostituzione di Salvatore Carrubba,
poltrona poi andata a Stefano Zecchi.
Il sindaco ha affermato: "La crisi ha origini strutturali, è figlia del
trauma prodotto dalla trasformazione da ente autonomo a società di diritto
privato, decisa dal governo Prodi, con un decreto che porta le firme di
Ciampi e Visco". Obiettivo del provvedimento "era incentivare l'ingresso
dei privati negli enti lirici, rendendo fruttuosi gli investimenti. Il
decreto Prodi-Veltroni non voleva lasciare fuori i mercanti dal tempio
della lirica, ma attirarli dentro, perché ne abbiamo bisogno".
Albertini ha imputato al "totale cambio gestionale" avvenuto negli ultimi
anni le ragioni della crisi attuale e ha citato Riccardo Muti, rivelando
di aver ricevuto dal maestro diverse lettere in cui, sin dal giugno 2003,
veniva denunciata la situazione disastrosa del teatro: "Ricorda, caro
Gabriele, che la Scala è un teatro vivo solo nella cerchia dei Navigli".
In questa lettera, Muti diceva: "Ho deciso di denunciare al consiglio di
amministrazione e al sindaco una situazione pericolosa per l'immagine
della Scala". Il maestro, ha rivelato Albertini, ha segnalato a Fontana e
al cda della Fondazione la mancanza di partneriati con altri teatri, di
una direzione artistica forte, di rapporti con le case discografiche, di
una programmazione degli spettacoli.
Il numero uno di Palazzo Marino ha ricordato come sia stato Muti a volere
la nomina di Mauro Meli alla sovrintendenza. "Alla fine del 2003, il cda
indica Meli alla successione di Fontana. Secondo una prassi consolidata,
viene programmato un discorso di affiancamento". Ma, ha aggiunto Albertini,
"il passaggio delle deleghe viene ritardato da attriti, resistenze,
inerzie... S'inceppano funzioni fondamentali. Non si riesce a far fronte
alla normale gestione del teatro, tantomeno a programmare".
Nonostante tutto, "il 7 dicembre 2004 la Scala ritorna a Milano e al
mondo, con l'Europa riconosciuta. Un trionfo". Il sindaco ha puntato il
dito contro l'opposizione di Centrosinistra, che "cerca la rivincita dopo
lo smacco del 7 dicembre e il ritorno della Scala a ente pubblico gestito
dai partiti, ha nostalgia della lottizzazione".
Dopo la prima, la situazione precipita, ha ricordato Albertini. Meli è
finito nel mirino della magistratura, Fontana ha lanciato "accuse e
illazioni". E il cda della Fondazione ha deciso di accelerare
l'avvicendamento Fontana-Meli.
A questo punto, arriva la stoccata più dura all'ex sovrintendente: "Negli
ultimi due mesi, benché le deleghe passino, Fontana elargisce promozioni,
aumenti di stipendio e fa assunzioni. Una serie di provvedimenti già
programmati riguarda 272 lavoratori, per un costo di oltre 2 milioni di
euro. Altri 72 provvedimenti, per un costo di 350mila euro, non erano
programmati. Meli blocca interventi riguardanti altri 40 dipendenti".
Insomma, ha sottolineato Albertini, nonostante i problemi finanziari della
Scala, fra dicembre 2004 e febbraio 2005, ci sono stati promozioni e
aumenti di stipendio riguardanti 374 dipendenti, per un costo di 2 milioni
e 600mila euro".
Il sindaco di Milano, in particolare, ha citato il "caso di un dirigente
che ha ottenuto aumento di 2mila euro al mese, retroattivo, più un premio.
Ed è un dirigente che ha alle sue dipendenze uno dei sindacalisti più
attivi in questa vicenda".
E ancora: "I destinatari di questi benefici sono iscritti in gran parte
alla Cgil, per la parte restante alla Uil. Niente alla Cisl, il sindacato
più moderato".
Quanto al rapporto con Fontana, il sindaco ha rivelato: "Gli avevo offerto
alternative prestigiose, quali la vicepresidenza della Fondazione. E poi
ruoli nella nascente Fondazione Arcimboldi. Gli ho proposto anche
l'assessorato alla Cultura. Non ha accettato nessuna offerta".
Albertini ha citato il rapporto di Bruno Ermolli, vicepresidente della
Fondazione Scala, in cui si parla degli interventi necessari per
raddrizzare i conti del teatro, che il cda vorrebbe portare in pari già
dal 2006: "Ripensare la strategia della Fondazione, verificare le uscite,
rivedere il modello organizzativo, rinnovare il contratto".
Ma il problema, secondo il sindaco, è l'atteggiamento dei sindacati,
"fermi nella richiesta delle dimissioni di Meli e del cda. Ho proposto e
ripropongo di individuare con i sindacati un direttore artistico". Però, i
rappresentanti dei lavoratori rivendicano esclusivamente "un diritto di
veto, un anomalo diritto di cogestione".
Se i sindacati resteranno fermi sulle loro posizioni, sarà il "disastro
economico della Scala" e l'unico sbocco possibile sarà il commissariamento.
E' questo che si vuole?", ha concluso Albertini.
Nel successivo dibattito in Consiglio comunale, pressoché tutti gli
schieramenti si sono dichiarati contrari all'ipotesi del commissariamento.
Da notare che la Lega Nord e Alleanza Nazionale hanno fortemente criticato
il comportamento del sindaco, accusandolo di non essersi confrontato con
le forze politiche e di aver comunicato poco e male con l'opinione
pubblica. |