|
19 luglio
2005
Ora
mi chiedono: «Che cosa dice, che cosa ha da dire, su quello che è successo
a Londra?». Me lo chiedono a voce, per fax, per email, spesso
rimproverandomi perché finoggi sono rimasta zitta. Quasi che il mio
silenzio fosse stato un tradimento. E ogni volta scuoto la testa, mormoro
a me stessa: cos’altro devo dire?!? Sono quattr’anni che dico. Che mi
scaglio contro il Mostro deciso ad eliminarci fisicamente e insieme ai
nostri corpi distruggere i nostri principii e i nostri valori. La nostra
civiltà.
Sono quattr’anni che parlo di nazismo islamico, di guerra all’Occidente,
di culto della morte, di suicidio dell’Europa. Un’Europa che non è più
Europa ma Eurabia e che con la sua mollezza, la sua inerzia, la sua
cecità, il suo asservimento al nemico si sta scavando la propria tomba.
Sono quattr’anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia,
Troia brucia» e mi dispero sui Danai che come nell’Eneide di Virgilio
dilagano per la città sepolta nel torpore. Che attraverso le porte
spalancate accolgono le nuove truppe e si uniscono ai complici drappelli.
Quattr’anni che ripeto al vento la verità sul Mostro e sui complici del
Mostro cioè sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli
spalancano le porte.
Che
come nell’Apocalisse dell’evangelista Giovanni si gettano ai suoi piedi e
si lasciano imprimere il marchio della vergogna. Incominciai con «La
Rabbia e l’Orgoglio». Continuai con «La Forza della Ragione». Proseguii
con «Oriana Fallaci intervista sé stessa» e con «L’Apocalisse». E tra
l’uno e l’altro la predica «Sveglia, Occidente, sveglia». I libri, le
idee, per cui in Francia mi processarono nel 2002 con l’accusa di
razzismo-religioso e xenofobia. Per cui in Svizzera chiesero al nostro
ministro della Giustizia la mia estradizione in manette. Per cui in Italia
verrò processata con l’accusa di vilipendio all’Islam cioè reato di
opinione. (Reato che prevede tre anni di galera, quanti non ne riceve
l’islamico sorpreso con l’esplosivo in cantina).
Libri, idee, per cui la Sinistra al Caviale e la Destra al Fois Gras ed
anche il Centro al Prosciutto mi hanno denigrata vilipesa messa alla gogna
insieme a coloro che la pensano come me. Cioè insieme al popolo savio e
indifeso che nei loro salotti viene definito dai radical-chic «plebaglia-di-destra».
Sì, è vero: sui giornali che nel migliore dei casi mi opponevano
farisaicamente la congiura del silenzio ora appaiono titoli composti coi
miei concetti e le mie parole. Guerra-all’Occidente, Culto-della-Morte,
Suicidio-dell’Europa, Sveglia-Italia-Sveglia. Sì, è vero: sia pur senza
ammettere che non avevo torto l’ex segretario della Quercia ora concede
interviste nelle quali dichiara che
questi-terroristi-vogliono-distruggere-i-nostri-valori, che questo-
stragismo-è-di-tipo-fascista-ed-esprime-odio-per-la-nostra-civiltà». Sì, è
vero: parlando di Londonistan, il quartiere dove vivono i ben
settecentomila musulmani di Londra, i giornali che prima sostenevano i
terroristi fino all’apologia di reato ora dicono ciò che dicevo io quando
scrivevo che in ciascuna delle nostre città esiste un’altra città. Una
città sotterranea, uguale alla Beirut invasa da Arafat negli anni
Settanta. Una città straniera che parla la propria lingua e osserva i
propri costumi, una città musulmana dove i terroristi circolano
indisturbati e indisturbati organizzano la nostra morte.
Del
resto ora si parla apertamente anche di terrorismo-islamico, cosa che
prima veniva evitata con cura onde non offendere i cosiddetti musulmani
moderati. Sì, è vero: ora anche i collaborazionisti e gli imam esprimono
le loro ipocrite condanne, le loro mendaci esecrazioni, la loro falsa
solidarietà coi parenti delle vittime. Si, è vero: ora si fanno severe
perquisizioni nelle case dei musulmani indagati, si arrestano i
sospettati, magari ci si decide ad espellerli. Ma in sostanza non è
cambiato nulla.
Nulla. Dall’antiamericanismo all’antioccidentalismo al filoislamismo,
tutto continua come prima. Persino in Inghilterra. Sabato 9 luglio cioè
due giorni dopo la strage la BBC ha deciso di non usare più il termine
«terroristi», termine-che-esaspera-i-toni-della-Crociata, ed ha scelto il
vocabolo «bombers». Bombardieri, bombaroli. Lunedì 11 luglio cioé quattro
giorni dopo la strage il Times ha pubblicato nella pagina dei commenti la
vignetta più disonesta ed ingiusta ch’io abbia mai visto. Quella dove
accanto a un kamikaze con la bomba si vede un generale anglo-americano con
un’identica bomba. Identica nella forma e nella misura. Sulla bomba, la
scritta: «Killer indiscriminato e diretto ai centri urbani». Sulla
vignetta, il titolo: «Spot the difference, cerca la differenza».
Quasi contemporaneamente, alla televisione americana ho visto una
giornalista del Guardian , il quotidiano dell’estrema sinistra inglese,
che assolveva l’apologia di reato manifestata anche stavolta dai giornali
musulmani di Londra. E che in pratica attribuiva la colpa di tutto a Bush.
Il-criminale, il- più-grande-criminale-della-Storia, George W. Bush.
«Bisogna capirli». Cinguettava «la politica americana li ha esasperati. Se
non ci fosse stata la guerra in Iraq...». (Giovanotta, l’11 settembre la
guerra in Iraq non c’era. L’11 settembre la guerra ce l’hanno dichiarata
loro. Se n’è dimenticata?). E contemporaneamente ho letto su Repubblica un
articolo dove si sosteneva che l’attacco alla subway di Londra non è stato
un attacco all’Occidente. E’ stato un attacco che i figli di Allah hanno
fatto contro i propri fantasmi. Contro l’Islam «lussurioso» (suppongo che
voglia dire «occidentalizzato») e il cristianesimo «secolarizzato».
Contro i pacifisti indù e la-magnifica-varietà-che-Allah-ha-creato.
Infatti, spiegava, in Inghilterra i musulmani sono due milioni e nella
metropolitana di Londra non-trovi-un-inglese-nemmeno-a-pagarlo-oro. Tutti
in turbante, tutti in kefiah. Tutti con la barba lunga e il djellabah.
Se-ci-trovi-una-bionda-con-gli-occhi-azzurri-è-una-circassa» . (Davvero?!?
Chi l’avrebbe mai detto!!! Nelle fotografie dei feriti non scorgo né
turbanti né kefiah, né barbe lunghe né djellabah. E nemmeno burka e chador.
Vedo soltanto inglesi come gli inglesi che nella Seconda Guerra Mondiale
morivano sotto i bombardamenti nazisti. E leggendo i nomi dei dispersi
vedo tutti Phil Russell, Adrian Johnson, Miriam Hyman, più qualche tedesco
o italiano o giapponese. Di nomi arabi, finoggi, ho visto soltanto quello
di una giovane donna che si chiamava Shahara Akter Islam).
***
Continua anche la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della
tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo.
Vale a dire delle moschee che esigono e che noi gli costruiamo. Nel corso
d’un dibattito sul terrorismo, al consiglio comunale di Firenze lunedì 11
luglio il capogruppo diessino ha dichiarato: «E’ ora che anche a Firenze
ci sia una moschea». Poi ha detto che la comunità islamica ha esternato da
tempo la volontà di costruire una moschea e un centro culturale islamico
simili alla moschea e al centro culturale islamico che sorgeranno nella
diessina Colle val d’Elsa. Provincia della diessina Siena e del suo
filo-diessino Monte dei Paschi, già la banca del Pci e ora dei Ds. Bé,
quasi nessuno si è opposto. Il capogruppo della Margherita si è detto
addirittura favorevole. Quasi tutti hanno applaudito la proposta di
contribuire all’impresa coi soldi del municipio cioé dei cittadini, e
l’assessore all’urbanistica ha aggiunto che da un punto di vista
urbanistico non ci sono problemi. «Niente di più facile». Episodio dal
quale deduci che la città di Dante e Michelangelo e Leonardo, la culla
dell’arte e della cultura rinascimentale, sarà presto deturpata e
ridicolizzata dalla sua Mecca.
Peggio ancora: continua la Political Correctness dei magistrati sempre
pronti a mandare in galera me e intanto ad assolvere i figli di Allah. A
vietarne l’espulsione, ad annullarne le (rare) condanne pesanti, nonché a
tormentare i carabinieri o i poliziotti che con loro gran dispiacere li
arrestano. Milano, pomeriggio dell’8 luglio cioé il giorno dopo la strage
di Londra. Il quarantaduenne Mohammed Siliman Sabri Saadi, egiziano e
clandestino, viene colto senza biglietto sull’autobus della linea 54. Per
effettuare la multa i due controllori lo fanno scendere e scendono con
lui. Gli chiedono un documento, lui reagisce ingaggiando una
colluttazione. Ne ferisce uno che finirà all’ospedale, scappa perdendo il
passaporto, ma la Volante lo ritrova e lo blocca. Nonostante le sue
resistenze, dinanzi a una piccola folla lo ammanetta e nello stesso
momento ecco passare una signora che tutta stizzita vuole essere ascoltata
come testimone se il poverino verrà processato ed accusato di resistenza.
I poliziotti le rispondono signora-ci-lasci-lavorare, e allora lei allunga
una carta di identità dalla quale risulta che è un magistrato. Sicché un
po’ imbarazzati ne prendono atto poi portano Mohammed in questura e qui...
Bé, invece di portarlo al centro di permanenza temporanea dove (anziché in
galera) si mettono i clandestini, lo lasciano andare invitandolo a
presentarsi la prossima settimana al processo cui dovrà sottoporsi per
resistenza all’arresto e lesioni a pubblico ufficiale. Lui se ne va,
scompare (lo vedremo mai più?) e indovina chi è la signora tutta stizzita
perché lo avevano ammanettato come vuole la prassi.
La
magistrata che sette mesi fa ebbe il suo piccolo momento di celebrità per
aver assolto con formula piena tre musulmani accusati di terrorismo
internazionale e per aver aggiunto che in Iraq non c’è il terrorismo, c’è
la guerriglia, che insomma i tagliateste sono Resistenti. Sì, proprio
quella che il vivace leghista Borghezio definì «una vergogna per Milano e
per la magistratura». E indovina chi anche oggi la loda, la difende,
dichiara ha-fatto-benissimo. I diessini, i comunisti, e i soliti verdi.
Continua anche la panzana che l’Islam è una religione di pace, che il
Corano predica la misericordia e l’amore e la pietà. Come se Maometto
fosse venuto al mondo con un ramoscello d’ulivo in bocca e fosse morto
crocifisso insieme a Gesù. Come se non fosse stato anche lui un
tagliateste e anziché orde di soldati con le scimitarre ci avesse lasciato
san Matteo e san Marco e san Luca e san Giovanni intenti a scrivere gli
Evangeli.
Continua anche la frottola dell’Islam vittima-dell’Occidente. Come se per
quattordici secoli i musulmani non avessero mai torto un capello a nessuno
e la Spagna e la Sicilia e il Nord Africa e la Grecia e i Balcani e
l’Europa orientale su su fino all’Ucraina e alla Russia le avesse occupate
la mia bisnonna valdese. Come se ad arrivare fino a Vienna e a metterla
sotto assedio fossero state le suore di sant’Ambrogio e le monache
Benedettine. Continua anche la frode o l’illusione dell’Islam Moderato.
Con
questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da
un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in paesi lontani.
Bé, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa.
Ce l’avevamo in casa l’11 settembre del 2001 cioé a New York. Ce l’avevamo
in casa l’11 marzo del 2004 cioé a Madrid. Ce l’avevamo in casa l’1, il 2,
il 3 settembre del medesimo anno a Beslan dove si divertirono anche a fare
il tiro a segno sui bambini che dalla scuola fuggivano terrorizzati, e di
bambini ne uccisero centocinquanta.
Ce
l’avevamo in casa il 7 luglio scorso cioé a Londra dove i kamikaze
identificati erano nati e cresciuti. Dove avevano studiato finalmente
qualcosa, erano vissuti finalmente in un mondo civile, e dove fino alla
sera precedente s’eran divertiti con le partite di calcio o di cricket. Ce
l’abbiamo in casa da oltre trent’anni, perdio. Ed è un nemico che a colpo
d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e
secondo i suoi complici in buona o in malafede
perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioé col permesso di
soggiorno.
Con
l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta
da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte,
pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni
tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato
passeggia nel parco.
***
E’
un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con
intensità. Tale intensità che verrebbe spontaneo gridargli: se siamo così
brutti, così cattivi, così peccaminosi, perché non te ne torni a casa tua?
Perché stai qui? Per tagliarci la gola o farci saltare in aria? Un nemico,
inoltre, che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico (ma quale
asilo politico, quali motivi politici?) accogliamo a migliaia per volta
anche se i Centri di Accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più
dove metterlo. Un nemico che in nome della «necessità» (ma quale
necessità, la necessità di riempire le strade coi venditori ambulanti e
gli spacciatori di droga?) invitiamo anche attraverso l’Olimpo
Costituzionale.
«Venite, cari, venite. Abbiamo tanto bisogno di voi». Un nemico che per
partorire non ha bisogno della procreazione assistita, delle cellule
staminali. Il suo tasso di natalità è così alto che secondo il National
Intelligence Council alla fine di quest’anno la popolazione musulmana in
Eurabia risulterà raddoppiata. Un nemico che le moschee le trasforma in
caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i
terroristi, e che obbedisce ciecamente all’imam (però guai se arresti l’imam.
Peggio ancora, se qualche agente della Cia te lo toglie dai piedi col
tacito consenso dei nostri servizi segreti). Un nemico che in virtù della
libera circolazione voluta dal trattato di Schengen scorrazza a suo
piacimento per l’Eurabia sicché per andare da Londra a Marsiglia, da
Colonia a Milano o viceversa, non deve esibire alcun documento. Può essere
un terrorista che si sposta per organizzare o materializzare un massacro,
può avere addosso tutto l’esplosivo che vuole: nessuno lo ferma, nessuno
lo tocca.
(Ma
quando in seguito alla strage di Londra la Francia denuncia il trattato di
Schengen e perfino la Spagna zapatera pensa di imitarla, l’Italia e gli
altri paesi europei rispondono scandalizzati no no). Un nemico che appena
installato nelle nostre città o nelle nostre campagne si abbandona alle
prepotenze ed esige l’alloggio gratuito o semi-gratuito nonché il voto e
la cittadinanza. Tutte cose che ottiene senza difficoltà.
Un
nemico che protetto dalla Sinistra al Caviale e dalla Destra al Fois Gras
e dal Centro al Prosciutto ciancia, appunto, di integrazione e
pluriculturalismo ma intanto ci impone le proprie regole e i propri
costumi. Che bandisce il maiale dalle mense delle scuole, delle fabbriche,
delle prigioni. Che aggredisce la maestra o la preside perché una scolara
bene educata ha gentilmente offerto al compagno di classe musulmano la
frittella di riso al marsala cioé «col liquore».
E-attenta-a-non-ripeter-l’oltraggio. Un nemico che negli asili vuole
abolire anzi abolisce il Presepe e Babbo Natale. Che il crocifisso lo
toglie dalle aule scolastiche, lo getta giù dalle finestre degli ospedali,
lo definisce «un cadaverino ignudo e messo lì per spaventare i bambini
musulmani». (Parlo, s’intende, dell’arabo con la cittadinanza italiana che
mi ha denunciato per vilipendio all’Islam.
Che
contro di me ha scritto un lercio e sgrammaticato libello dove elencando
quattro sure del Corano chiede ai suoi correligionari di eliminarmi, che
per le sue malefatte non è mai stato o non ancora processato). Un nemico
che in Inghilterra s’imbottisce le scarpe di esplosivo onde far saltare in
aria il jumbo del volo Parigi-Miami. (Parlo, s’intende, dell’arabo con la
cittadinanza inglese che per puro miracolo beccarono sulla American
Airlines). Un nemico che ad Amsterdam uccide Theo van Gogh colpevole di
girare documentari sulla schiavitù delle musulmane e che dopo averlo
ucciso gli apre il ventre, ci ficca dentro una lettera con la condanna a
morte della sua migliore amica. (Parlo, s’intende, dell’arabo con
cittadinanza olandese che probabilmente anzi spero verrà condannato
all’ergastolo e che al processo ha sibilato alla mamma di Theo: «Io non
provo alcuna pietà per lei. Perché lei è un’infedele»). Il nemico, infine,
per il quale trovi sempre un magistrato clemente cioé pronto a
scarcerarlo. E che i governi eurobei (ndr: non si tratta d’un errore
tipografico, voglio proprio dire eurobei non europei) non espellono
neanche se è clandestino.
***
Continua anche il discorso sul Dialogo delle due Civiltà. Ed apriti cielo
se chiedi qual è l’altra civiltà, cosa c’è di civile in una civiltà che
non conosce neanche il significato della parola libertà. Che per libertà,
hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù». Che la parola hurryya la
coniò soltanto alla fine dell’Ottocento per poter firmare un trattato
commerciale. Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli
esplosivi, le teste tagliate. Che dei Diritti dell’Uomo da noi tanto
strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole
neanche sentirne parlare. Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei
Diritti Umani compilata dall’Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti
Umani compilata dalla Conferenza Araba. Apriti cielo anche se chiedi che
cosa c’è di civile in una civiltà che tratta le donne come le tratta.
L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è
incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è
incompatibile con i Diritti Umani.
E’
incompatibile col concetto di civiltà. E visto che ho toccato questo
argomento mi ascolti bene, signor giudice di Bergamo che ha voluto
incriminarmi per vilipendio all’Islam ma che non ha mai incriminato il mio
persecutore per vilipendio al Cristianesimo. Nonché per istigazione
all’omicidio. (Il mio). Mi ascolti e mi condanni pure. Mi infligga pure
quei tre anni di reclusione che i magistrati italiani non infliggono
nemmeno ai terroristi islamici beccati con l’esplosivo in cantina. Il suo
processo è inutile. Finché avrò un filo di fiato io ripeterò ciò che ho
scritto nei miei libri e che riscrivo qui. Non mi sono mai fatta
intimidire, non mi faccio mai intimidire dalle minacce di morte e dalle
persecuzioni, dalle denigrazioni, dagli insulti contro i quali Lei si è
guardato bene dal proteggermi anche come semplice cittadino. Quindi si
figuri se mi faccio intimidire da Lei che mi nega il costituzionale
diritto di pensare ed esprimere la mia opinione. Però, prima del processo,
una curiosità me la deve togliere. Nella cella mi ci terrà tutta sola o
coi carabinieri che lo Stato Italiano mi ha cortesemente imposto affinché
non venga ammazzata come Biagi o come Theo van Gogh? Glielo chiedo perché
il ministro degli Interni dice che nelle nostre carceri oltre il cinquanta
per cento dei detenuti sono musulmani, e suppongo che di quei carabinieri
avrei più bisogno in galera che a casa mia. (Quanto a voi, signori del
Parlamento, congratulazioni per aver respinto la proposta del ministro
della Giustizia: abolire il reato di opinione.
E
particolari congratulazioni all’onorevole di Alleanza Nazionale che oltre
ad aver gestito quel rifiuto ha chiesto di abolire il reato d’apologia del
fascismo).
Continua anche l’indulgenza che la Chiesa Cattolica (del resto la maggiore
sostenitrice del Dialogo) professa nei riguardi dell’Islam. Continua cioé
la sua irremovibile irriducibile volontà di sottolineare il «comune
patrimonio spirituale fornitoci dalle tre grandi religioni monoteistiche».
Quella cristiana, quella ebraica, quella islamica. Tutte e tre basate sul
concetto del Dio Unico, tutte e tre ispirate da Abramo.
Il
buon Abramo che per ubbidire a Dio stava per sgozzare il suo bambino come
un agnello. Ma quale patrimonio in comune?!? Allah non ha nulla in comune
col Dio del Cristianesimo. Col Dio padre, il Dio buono, il Dio affettuoso
che predica l’amore e il perdono. Il Dio che negli uomini vede i suoi
figli. Allah è un Dio padrone, un Dio tiranno. Un Dio che negli uomini
vede i suoi sudditi anzi i suoi schiavi. Un Dio che invece dell’amore
insegna l’odio, che attraverso il Corano chiama cani-infedeli coloro che
credono in un altro Dio e ordina di punirli. Di soggiogarli, di
ammazzarli. Quindi come si fa a mettere sullo stesso piano il
cristianesimo e l’islamismo, come si fa a onorare in egual modo Gesù e
Maometto?!?
Oriana Fallaci
|