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Comitato per Oriana Fallaci il diritto alla libera espressione - pag. 2
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18 Novembre 2005 ORIANA ALLA SBARRA Sono costretta ad occuparmi ancora una volta di episodi aggressivi che coinvolgono Oriana Fallaci, la quale sta diventando giocoforza la mia "eroina" in quanto non si è mai visto in questi ultimi anni, una persecuzione tale, paragonabile quasi a quella subita da Silvio Berlusconi. Fra i tanti attacchi vergognosi che le sono stati indirizzati vi è stata anche l'averla sbeffeggiata in quanto ammalata di cancro e, probabilmente nel non tanto recondito desiderio di vederla dipartire per altri lidi anzitempo, citarla ogni qualvolta sia stato possibile in giudizio, o firmare mozioni contro di lei, perché non le vengano assegnati riconoscimenti per il suo meritevole lavoro di informazione coraggiosa. Ecco le nuove vergogne dell'Italia comunistoide che va in piazza a spaccare tutto e a gridare che viviamo in regime di dittatura, per imporre la propria dittatura ideologica e psicologica, su chiunque osi anche solamente pensare in modo libero e non soggiogato dai manierismi di partito di staliniana e hitleriana memoria. Lisistrata |
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Lettera aperta di Paolo Amato e Angelo Pollina a Vittorio Agnoletto. Onorevole (si fa per dire) Vittorio Agnoletto, abbiamo appreso dalla stampa che la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Oriana Fallaci, a seguito della querela da lei presentata nei confronti della nostra concittadina. Ebbene: allora denunci anche noi. Perché condividiamo ogni parola scritta da Oriana Fallaci. E stia tranquillo che, con noi, dovrà denunciare anche tante altre persone che condividono e sottoscrivono le opinioni e i giudizi della grande scrittrice fiorentina. Vede, onorevole (si fa sempre per dire) Agnoletto, noi ricordiamo ancora le accuse infamanti da lei rivolte ad Oriana Fallaci nella trasmissione “Porta a porta” del 10 maggio 2004. Così come ricordiamo pure la manifestazione svoltasi in Piazza Santa Croce nel novembre del 2002, durante il raduno no global a Firenze. Una manifestazione nella quale Oriana Fallaci venne non solo insultata ma persino irrisa a causa del suo male incurabile.
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DAL GIORNALE DELLA TOSCANA DEL 16/11/2005
INCREDIBILE A MILANO CHIESTO IL PROCESSO PER ORIANA FALLACI: OSO' CRITICARE IL POVERO AGNOLETTO. In Italia fino a ieri era vietato criticare il terrorismo islamico. Lo sa bene Oriana Fallaci che per i suoi scritti si è vista rinviare a giudizio (per vilipendio alla religione islamica). Ora rischia il processo anche chi si azzarda a criticare il leader no global Vittorio Agnoletto, artefice delle gloriose “Giornate di Genova”, attualmente europarlamentare di Rifondazione Comunista, per la verità negli ultimi tempi un po’ imborghesito.
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della stessa Fallaci con l'accusa di aver diffamato Agnoletto, in una lettera uscita il 13 Maggio 2004 sul Corriere della Sera. La richiesta riguarda anche l'ex direttore di Panorama, Carlo Rossella, per un articolo apparso due settimane dopo, il 27 Maggio, dove si riportava integralmente la lettera della Fallaci con una premessa in cui si spiegava di condividere; “ogni parola scritta dall'autrice”. Per Rossella l'ipotesi di reato grave; è quella di omesso controllo.
La vicenda, nasce da una querela presentata nel luglio dell' anno scorso dal legale di Agnoletto. Nella querela, in cinque pagine si riportano i passi della lettera e dell' articolo ritenuti diffamatori. Nella lettera la Fallaci, dopo aver premesso che nella trasmissione “Porta a Porta” del 10 Maggio Agnoletto “si mise a strillare che io sono una guerrafondaia” e che il libro La Forza della Ragione “incita alla guerra” e che merita di non essere venduto, replicò all'europarlamentare definendolo, tra l'altro, boss del Social Forum.
Quindi, ritenendo di essere stata insultata, gli rispose bollandolo come “insignificante individuo per il quale non ho mai avuto il minimo rispetto” e “questa nullità che il suo mendace pacifismo lo predica con le arcobalenate inneggianti ai kamikaze, ai Bin Laden, ai Saddam Hussein, ai decapitatori di ostaggi, insomma ai peggiori nemici dell' Occidente, ai più lerci rappresentanti dell' odierno nazi-fascismo. Mi auguro che la giustizia faccia il suo corso - ha commentato Agnoletto – perché nessuno ha il diritto di denigrare altre persone, anche chi ha eventuali meriti letterari acquisiti in passato o comunque notorietà. |
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Anche Libero dedica alcuni editoriali a Oriana e alla sua "persecuzione e nessa al bando" un giorno questo rappresenterà una vergogna italiana davanti a tutto il mondo che vedrà ancora una volta come l'Italietta gretta e meschina riesce a predonimare sempre sulle persone di valore, proprio per i valori che rappresentano.
DAGLI ALL'ORIANA CATTIVA di VITTORIO FELTRI - 17 novembre 2005 Le grandi firme della sinistra attaccano la Fallaci. E poi collaborano con gli ayatollah
Ieri le pagine culturali della Repubblica aprivano con un titolo originale: "Oriana cattiva maestra". Questa perla ci mancava. L'articolo in realtà era un'anticipazione di un pamphlet scritto da Giancarlo Bosetti, e già in libreria (Marsilio editore), sul saggio della Fallaci, "La rabbia e l'orgoglio", anzi sulla trilogia della scrittrice fiorentina dedicata alla questione islamica. Immaginate il tono. Mi auguro, a parte lo stile, che il resto del volume sviluppi qualche argomento un po' più accettabile rispetto agli insulti finora sprecati per liquidare il fenomeno Oriana. Certo è che l'aggettivo Cattiva e il sostantivo Maestra non alimentano la speranza di leggere una prosa sobria. Sulla Fallaci del resto, non è stato detto nulla di sereno dai suoi critici, e forse conviene rassegnarsi a un'altra sequela di improperi. Non credo lei abbia bisogno di essere consolata; nei suoi panni comunque di fronte a tanta ostilità saremmo soddisfatti. Se tutti (o quasi) gli intellettuali le danno torto, significa che ha ragione. Questo è fuori di dubbio perché i nostri intelligentoni vanno dove li porta l'interesse politico, e oggi, si sa, la sinistra conformista e genericamente buonista è una cuccia calda aperta a chiunque dia prova di saper scodinzolare a comando. Negli anni del terrorismo brigatista, l'etichetta di Cattivo maestro fu appiccicata in fronte a Toni Negri, professore padovano, accusato di corrompere le coscienze degli studenti. In fondo, un reato d'opinione in base al quale il docente andò, e tornò, in galera. Un obbrobrio giuridico. Condannare un uomo per ciò che dice (o pubblica) e non per quello che fa: una pratica consentita solamente in un Paese intollerante, illiberale, forcaiolo. Alla Fallaci non toccherà la prigione per vari motivi: primo, non è più una ragazzina; secondo, lo voglio guardare in faccia un tribunale capace di somministrare una pena detentiva a una persona solo perché ha il coraggio di esprimere, con inimitabile chiarezza, le proprie idee. Tra l'altro Oriana, a differenza del professore veneto, non ha mai predicato la violenza e nemmeno ne ha invocato il ricorso se non a scopo di legittima difesa. Difendersi dai kamikaze non è lecito? Difendersi da civiltà incompatibili con la nostra non è lecito? E non è forse lecito impedire a gruppi islamici ospiti dei nostri Paesi di istituire uno stato nello Stato in cui si sono radicati? Ma è inutile ribadire i concetti fallaciani che, pur attaccati con furore dai pennini rossi, sono condivisi con passione da milioni di cittadini nel mondo, avidi lettori della scrittrice italiana più nota e apprezzata a livello internazionale. Addolora piuttosto che Oriana non venga lasciata in pace e non goda del rispetto meritato. Vive a Nuova York, non partecipa alle risse televisive caserecce, non necessita di raccomandazioni per avere visibilità, conta solamente sulla propria forza e sulle sue opere che si impongono da sole, sta alla larga dalla confraternita degli scribi, non ha mai pietito una comparsata nei talk show, non disturba; eppure sono tutti lì col fucile spianato pronti a colpirla. E che sarà mai? Si fanno in quattro per evitare le sia assegnato l'Ambrogino; non la nominano senatore a vita così non urtano i progressisti; non la degnano di un riconoscimento. Però le regalano la qualifica di Cattiva maestra. Se potessero la manderebbero al rogo, lei e i suoi libri. I laici, quelli che la sanno lunga, quelli della solidarietà, quelli del dialogo coi terroristi: che orrore.
Quando il nemico è una signora... di MATTIAS MAINIERO - 17 novembre 2005 Chiediamo scusa ai lettori: oggi dobbiamo occuparci di Giancarlo Bosetti. Lo ammettiamo: non è il massimo e non è un piacere. Ma Bosetti, filosofo e giornalista, già vicedirettore dell'Unità e oggi direttore del mensile Reset, ha scritto un libro (un altro). Il titolo: «Cattiva maestra. La rabbia di Oriana Fallaci e il suo contagio». Ora avrete sicuramente capito perché Bosetti, che di suo non ha particolari meriti, se non quello di aver incontrato una volta Karl Popper e di averci vissuto su di rendita fino ad oggi, finisce su queste pagine: ognuno mette in campo ciò che ha. Chi crede nel pericolo islamico schiera la Fallaci. La sinistra si affida a Bosetti, alla cui opera ieri Repubblica ha dedicato un'intera pagina riportando stralci della prefazione e di due capitoli del libro. Chiediamo di nuovo scusa se siamo costretti a sparare sulla Croce Rossa (o sulla Mezzaluna Rossa, scelgano i pacifisti il simbolo che preferiscono). Tesi di fondo del libro di Bosetti (e della sinistra): la Fallaci si è dedicata ad una personale campagna contro il terrorismo dichiarando guerra «ai musulmani in quanto tali». E lui, Bosetti, non è d'accordo perché «la rabbia e l'orgoglio sono cattivi consiglieri », ti mostrano un Nemico, quando invece c'è solo una «tremenda difficoltà», e ragionare avendo il Nemico come bussola può andare bene per scrivere libri. In politica, tutto ciò porta a vedere una realtà distorta, ad individuare complici che non ci sono. Ragion per cui, la Fallaci è una cattiva maestra, e noi cattivi o pessimi discepoli. Domanda a Bosetti (e alla sinistra): e se, al di là di tante chiacchiere sull'«orianismo» e il «cogitare per inimicos», il problema fosse proprio il Nemico (maiuscola o minuscola non fa differenza) che un giorno si è svegliato ed è diventato una tragedia e non più solo una difficoltà, che ha deciso di attaccare e far saltare in aria due grattacieli in piena New York, di spiegarci, con i kamikaze, che lui è il più forte? Non è possibile che certe strane elucubrazioni (il "pensare per nemici" che diventa quasi un farmaco, Magdi Allam che scrive «per bene » invece che «perbene») finiscano solo per trasformarsi in un favore a chi ci vuole distruggere? Bosetti non risponde. Il suo compito è quello di spiegarci che la Fallaci sbaglia (e per questo impiega la bellezza di 206 pagine), non quello di dirci come risolvere il problema. Porgiamo l'altra guancia perché tanto il Nemico non è il Nemico? Dimentichiamo l'11 settembre, e poi Madrid e poi anche Londra, perché la Fallaci ha attribuito a Lenin e non a Marx la famosa frase secondo cui «la religione è l'oppio dei popoli» e perché il professore che incontrò Popper non si è lasciato sfuggire l'errore? E per questo Oriana Fallaci diventa una cattiva maestra? Apriamo una parentesi: come tutti sanno e come un'ampia casistica, anche giudiziaria, ha dimostrato, i "cattivi maestri" fecero storia e cronaca all'epoca delle Brigate Rosse. Erano coloro i quali teorizzavano la rivoluzione. Stavano in cattedra, scrivevano libri, ragionavano. Erano i giovani che scendevano in piazza e lanciavano le molotov, e dalle molotov passarono poi alle P38. I cattivi maestri non si macchiarono mai di reati di sangue. Il sangue lo versarono gli altri. Molti di loro non hanno mai cambiato idea e ancora oggi, ogni volta che fiutano aria di protesta, alzano le antenne. Cattivo maestro fu Oreste Scalzone, condannato a nove anni e mezzo di carcere e rifugiatosi in Francia, dove, recentemente, tanto per ripagare il governo parigino di tutte le protezioni e le attenzioni, ha invitato alla rivolta i giovani delle periferie in fiamme. Cattivo maestro - la dizione non è nostra ma universalmente riconosciuta - fu Renato Curcio. E Bosetti, che è persona colta e intelligente, bolla così la Fallaci. Ma se la scrittrice fiorentina è una cattiva maestra Toni Negri cosa fu? Bosetti, di nuovo, non risponde, anche perché probabilmente non si è mai posto la domanda. Ma tant'è. Lui scrive, nella prefazione, che ha deciso di dare alle stampe questo libro non per «mettere a verbale» il suo no all'orianismo ma per capire. E per capire offende, trovando il modo di tirare in ballo anche Libero. Motivo? Testualmente: «Alcuni sostenitori incondizionati della Signora (si potrebbe malevolmente definirli "fan", ovvero "fanatici", ma l'ho detto, io non sono malevolo), come il direttore di Libero, Vittorio Feltri, sostengono che gli argomenti di questo genere (quelli di chi critica la Fallaci, ndr) sono miserevoli». E già una tiritera su ciò che è o non è miserevole. Da notare la tecnica: siete fanatici, ma io non lo dico, lo scrivo e non lo dico. Complimenti per il coraggio: i cattivi maestri hanno sempre ragionato così. P.s.: il libro di Bosetti è edito da Marsilio e costa 10 euro. Lo diciamo, comunque, a puro titolo di cronaca: non pensiamo che lo vogliate acquistare, e non ve lo consigliamo neppure. Se avete voglia di leggere, riprendete in mano i libri della Fallaci, una Signora Maestra.
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