|
Milano, 15 agosto 2005
« La
lotta contro la sharia non è niente di meno che la lotta in difesa dei
diritti universali dell'uomo, un concetto nato in Occidente e negato
dall'Islam » . Benvenuti nel mondo delle verità scomode, politicamente
scorrette. Dove non si ha paura di scrivere che il profeta Maometto - la
cui vita " fa dottrina" per ogni buon musulmano - era un conquistatore
tagliateste. Dove non ci si sente cattivi a ricordare che l'Islam non ha
mai realizzato alcuna grande conquista scientifica o matematica, ma si è
limitato a copiarla dai popoli conquistati. Benvenuti nelle 250 pagine
della " Politically incorrect guide to Islam", prima e unica guida priva
di ipocrisie multiculturaliste al mondo di Maometto e Bin Laden.
È
appena uscita oltre oceano, ma è inutile sperare in una traduzione
italiana: gli interessati sono pregati di recarsi su Amazon.com muniti di
apposita carta di credito. Da queste parti il salottino buono e
progressista dell'editoria a fatica tollera Oriana Fallaci con i suoi
milioni di copie, figuriamoci se dà spazio a un neocon americano di nome
Robert Spencer. E pazienza se il signore è uno dei " cervelli" del think
tank conservatore Free Congress Foundation, islamista, autore di cinque
libri, sette monografie e centinaia di articoli sulla jihad. Il libro ha
il pregio di smontare con cinismo, uno ad uno, tutti i miti politicamente
corretti dietro ai quali l'Occidente si è nascosto per non vedere il male
che cresce.
Mito numero uno:
Maometto non era un Gesù in salsa araba, non predicò pace e tolleranza. Il
profeta lottò in battaglia, conquistò, gettò i nemici a pezzi nelle fosse
comuni, stabilì che i prigionieri potessero essere uccisi o fatti schiavi,
condannò a morte per i secoli a venire coloro che avrebbero abbandonato la
" vera religione". Quanto al Corano, contiene « oltre un centinaio di
versetti » in cui esorta i fedeli a combattere i miscredenti ( una sura da
imparare a memoria: « Uccidete gli idolatri ovunque li incontriate,
catturateli, assediateli e tendete loro agguati » 9: 5). Laddove l'Islam
invoca la pace, ricorda Spencer, è la pace della sottomissione ad Allah
per tutte le genti, e le citazioni dei teorici musulmani, anche
contemporanei, sono lì a ricordarcelo.
Mito numero due:
ebrei e cristiani hanno vissuto bene
sotto la dominazione ottomana. È quello che sostiene pure l'Organizzazione
delle nazioni unite nei suoi seminari, ma è anch'essa una balla. Quando
convivenza pacifica si è avuta, ammonisce Spencer, è perché ebrei e
cristiani hanno accettato, loro malgrado, il ruolo di cittadini di serie
B. Pagando la jiza, la tassa imposta a tutti i non musulmani, e firmando
trattati umilianti in cui acconsentivano, tra le tante cose, a dare un
tetto e cibo per tre giorni agli islamici che si fossero presentati in
chiesa « come ospiti » . Oltre, s'intende, a non costruire nuove chiese, a
non leggere la Torah e il Vangelo a voce alta e a subire le altre
restrizioni alla libertà di culto valide tutt'ora in grandissima parte
dell'Islam.
Mito numero tre:
l'Islam rispetta le donne, anzi le onora. Corano alla mano, è vero il
contrario: « L'uomo ha autorità sulle donne perché Dio ha fatto l'uno
superiore all'altra » ( 4: 34). Lo stesso Corano stabilisce che la
testimonianza di una donna vale metà di quella di un uomo, così come mezza
è la parte di eredità che le spetta rispetto al figlio maschio. Il libro
sacro stabilisce anche il diritto alla poligamia maschile e la possibilità
per gli uomini di fare sesso con le schiave.
E fu il profeta a stabilire il principio per cui non esiste stupro senza
la testimonianza diretta di quattro uomini.
Quarto mito: il
Corano vieta di uccidere. Proprio come la Bibbia, vero? Solo che non è
così, giacché il comandamento (« Il credente non deve uccidere il
credente, se non per errore », 4: 92) vale, appunto, solo se la vittima è
islamica; nulla di simile nel Corano protegge la vita dei "miscredenti".
Quanto all'uccisione di donne e bambini di altre religioni, secondo la
legge islamica vale il principio per cui essa è vietata «a meno che essi
non stiano combattendo contro i musulmani» . Il che, oggi, autorizza le
stragi di civili in Israele, che infatti nessuna autorità islamica ha mai
condannato, e ha dato l'alibi ai kamikaze di New York, Londra e Madrid. Ce
n'è anche (mito numero cinque)
per chi, ditino alzato, ha "ricordato" a Silvio Berlusconi - il quale
parlava di «civiltà inferiore» - che l'Islam produsse un enorme balzo
avanti nelle scienze. Falso. « Il disegno architetturale delle moschee, ad
esempio, motivo d'orgoglio tra i musulmani, fu copiato nella forma e nella
struttura dalle chiese bizantine » .
L'astrolabio non fu un'invenzione di Avicenna e Averroè, ma esisteva ben
prima di Maometto. Il concetto di zero, essenziale alla matematica, data
ben prima dell'avvento dell'Islam, e gli stessi " numeri arabi" sono
originari dell'India pre-islamica, e assenti nel linguaggio arabo odierno.
L'elenco dei miti smontati è lungo, basti dire che la seconda metà del
libro è dedicata alle Crociate, definite non un'aggressione dell'Europa al
mondo islamico (o un primo saggio di imperialismo occidentale, come recita
la vulgata terzomondista), ma « una risposta ritardata a secoli di
aggressione musulmana » .
A questo punto, la domanda:
visto che
siamo davanti a fatti, e non ad opinioni, perché nessuno ha il coraggio di
dire le cose come stanno? Perché l'Onu e i progressisti, a chi osa
ricordarli, rispondono con l'accusa di islamofobia? Risponde Spencer: « In
parte perché, secondo la visione semplicistica e riduttiva del mondo
propria dell'establishment politicamente corretto, gli occidentali sono "
bianchi" e i musulmani sono " scuri". E le popolazioni con la pelle scura,
secondo il mito politicamente corretto, non possono essere colpevoli di
alcun atto illecito; sono vittime eterne » .
Fausto Cariot
Fornito gentilmente da
Controcorrente |