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ARRINGA PER LA MIA
TERRA
Herber Pagani
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Herbert Pagani -
un grande della musica leggera, un grande dell'arte
1944-1975 |
Milano, 18 agosto 2005
Già da un
po' di tempo quando trovo nel web notizie o informazioni che a mio
parere meritano di essere lette e conosciute, mi prendo la libertà
di offrirle ai miei lettori e di metterli in condizione di conoscere
altri siti che magari, come l'articolo pubblicato ieri hanno poche
possibilità di essere visti, non ottenendo nei motori di ricerca
rilevanza, in quanto soltanto i grandi portali riescono ad apparire
più volte e ottenere i primi posti in cima ai motori.
Andando
anche per blog, quelli che conosco e che ammiro, oggi ho trovato
questo stupendo pezzo dedicato a Herbert Pagani, che è stato uno dei
miei autori preferito, quasi un mito il suo "Albergo a Ore",
lo trovavo di una bellezza struggente, e giudicare una canzone come
una bellezza, equivale per me ad equipararla a un capolavoro
artistico.
Il pezzo
che vi offro lo ha postato Barbara, che penso molti ne conoscano il
blog, ma a coloro che non lo hanno mai visitato, suggerisco di
andarci, lo trovate al questo link
Shockandawe ...e buona lettura.
Lisistrata
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In questi giorni,
ricorreva il diciassettesimo anniversario della morte di Herbert
Pagani (Herbert Avraham Haggiag Pagani): cantante, poeta, scrittore,
pittore, scultore, disk-jockey, ecologista ed ebreo, nato a Tripoli
nel 1944 e morto di leucemia ad appena 44 anni.
Scrisse questo pezzo nel novembre del
1975, all’indomani della vergognosa risoluzione Onu – promossa come
infinite altre dai Paesi islamici e dai leccapiedi della lobby del
petrolio – che equiparava il sionismo al razzismo, ossia che negava
il diritto di Israele all’esistenza.
Ricordiamo un grande, che troppo presto se n’è andato.
Barbara |
Arringa per la mia Terra
diHerbert Pagani
Di passaggio a Fiumicino
sento due turisti dire, sfogliando un giornale: "Fra guerre e attentati
non si parla che di ebrei, che scocciatori." È vero, siamo dei
rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all'universo. Che volete.
Fa parte della nostra natura. Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi
Mosè con le Tavole della Legge, poi Gesù con l'altra guancia sempre pronta
per la seconda sberla, poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri
imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell'ordine. Perché?
Perché l'ordine, quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto
che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi; rimettere in
discussione, cambiare il mondo per cambiare destino, questo è stato il
destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i
paladini dell'ordine prestabilito. L'antisemita di destra rimprovera agli
ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C'erano molti ebrei
nel 1917.
L'antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di
Manhattan, i gestori del capitalismo. È vero ci sono molti capitalisti
ebrei.
La ragione è semplice: la cultura, la religione, l'idea rivoluzionaria da
una parte, i portafogli e le banche dall'altra sono stati gli unici valori
mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria.
Ora che una patria esiste, l'antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o
meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo. Prima si
applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è
un ghetto, Gerusalemme è Varsavia.
Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezzaluna
si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del
mondo intero.
Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare gli
uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa
minoranza.
Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio
problema. E il mio problema è che dopo le deportazioni in massa operate
dai romani nel primo secolo dell'era volgare, noi siamo stati ovunque
banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza.
Perché? Perché la nostra religione, cioè la nostra cultura erano
pericolose.
Qualche esempio? Il giudaismo è stato il primo a creare il sabato, il
giorno del Signore, giorno di riposo obbligatorio. Insomma il week-end.
Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo di una piramide. Il
giudaismo proibisce la schiavitù. Immaginate la simpatia dei romani, i più
grossi importatori di manodopera gratuita dell'antichità.
Nella Bibbia è scritto: "La terra non appartiene all'uomo, ma a Dio"; da
questa frase scaturisce una legge, quella della estinzione automatica dei
diritti di proprietà ogni 49 anni. Vi immaginate la reazione dei papi del
medioevo e degli imperatori del Rinascimento?
Non bisognava che il popolo sapesse.
Si cominciò quindi col proibire la lettura della Bibbia, che venne
svalutata come Vecchio Testamento. Poi ci fu la maldicenza: muri di
calunnie che divennero muri di pietra: i ghetti. Poi ci furono l'indice,
l'inquisizione e più tardi le stelle gialle.
Ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi
artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni
solo per fare la lista di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia e Nord
Africa. A forza di fuggire, di spostarsi, l'ebreo è andato dappertutto. Si
estrapola il significato e eccoci giudicati gente di nessun posto. Noi
siamo in mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.
Io non voglio più essere adottato, non voglio più che la mia vita dipenda
dall'umore dei miei padroni di casa, non voglio più affittare una
cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte della storia e di
aspettare che mi dicano Avanti.
Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla terra e sulla terra ho
la mia terra. Perché l'espressione terra promessa deve valere per tutti i
popoli meno che per quello che l'ha inventata?
Che cos'è il sionismo? Si riduce a una sola frase: l'anno prossimo a
Gerusalemme.
No, non è lo slogan di qualche club di vacanza; è scritto nella Bibbia, il
libro più venduto e peggio letto del mondo.
E questa preghiera è divenuta un grido, un grido che ha più di duemila
anni, e i padri di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di Chagall, di
Marx, di Einstein, di Modigliani, e di Woody Allen l'hanno ripetuta,
questa frase, almeno una volta all'anno: il giorno della Pasqua.
Allora il sionismo è razzismo ?
Ma non fatemi ridere. Il sionismo è il nome di una lotta di liberazione e
come ogni movimento democratico ha le sue destre e le sue sinistre.
Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori
algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani
hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i
ladri, gli omosessuali, gli handicappati.
Noi siamo gli ebrei di tutti.
A quelli che mi chiedono: "e i palestinesi?" Rispondo "io sono un
palestinese di duemila anni fa, sono l'oppresso più vecchio del mondo,
sono pronto a discutere con loro ma non a cedergli la terra che ho
lavorato. Tanto più che laggiù c'è posto per due popoli e due nazioni".
Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme.
Tutta la sinistra sionista cerca da trent'anni degli interlocutori
palestinesi, ma l'OLP, incoraggiata dal capitale arabo e dalle sinistre
europee, si è chiusa in un irredentismo che sta costando la vita a tutto
un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare la sua
indipendenza sulle mie ceneri.
C'è scritto sulla carta dell'OLP: "verranno accettati nella Palestina
riunificata solo gli ebrei venuti prima del 1917" A questo punto devo
essere solidale con la mia gente.
Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò insieme a loro contro i
nostri comuni oppressori.
Ma per oggi la famosa frase di Cartesio penso, dunque sono non ha nessun
valore.
Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci negano ancora il diritto
di esistere.
Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire mi difendo, dunque
sono.
Herbert Pagani
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