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26 Ottobre 2005
Premetto che
io Rockpolitik l'ho visto per poco più di 5 minuti. Ma per l'appunto
proprio nel momento in cui venivano presentati i dati sulla libertà
di stampa della fondazione USA Freedom House, che affermano che in
Italia c'è una libertà di stampa limitata. "Partly Free" è
l'indicazione che Freedom House accosta all'Italia.
Conosco questo
think tank da anni e l'ho sempre considero una fonte autorevole per
conoscere lo stato della libertà nel mondo. In estrema sintesi,
questa organizzazione, fondata da Eleanore Roosvelt, monitora il
godimento dei diritti civili e politici nei 4 angoli del globo e dal
1973, ogni anno, elabora un cosiddetto "indice di
libertà", suddiviso tra libertà civili e diritti politici goduti dai
cittadini dei singoli Stati presi in esame.
Il "voto" varia
da 1, grande libertà, a 7, estrema repressione. Dal 1980 viene
monitorata anche la libertà di stampa, con un indice che varia
invece da 1 a 100, dove cento è la negazione assoluta della libertà
di stampa e di informazione.
In entrambi i
casi, da questi "numeri indici", i Paesi presi in esame vengono
suddivisi in 3 categorie: Free (liberi), Partly Free (liberi in
parte) e Not Free (non liberi). Questo distintamente per il
godimento delle libertà del cittadino e per quelle
dell'informazione.
L'Italia è
considerata, unico caso dell'Europa Occidentale, un Paese in cui
l'informazione è "Partly Free". Il declassamento è stato decretato
nel 2004 - vedi il file allegato excel
pfsdata - cioè 3 anni dopo la vittoria elettorale di
Berlusconi. Non è che alla Freedom House ci hanno messo 3 anni per
rendersi conto che Berlusconi aveva sotto controllo 6 dei 7 maggiori
canali televisivi; la questione è un po' più complessa.
Le motivazioni
le trovate alla pagina di
Freedomhouse (documento corposo ma interessantissimo) in
formato pdf. Nel capitolo dedicato all'Italia si parla ampiamente di
Berlusconi e del conflitto di interessi, ma questi elementi c'erano
già nel 2003. Va da sé che qualcos'altro è successo nel frattempo.
Il rapporto della
Freedom House, in effetti, riporta altre questioni. Su tutte la
condanna per diffamazione del giornalista Massimiliano Melilli e gli
arresti domiciliari imposti al 76enne giornalista, e senatore di
Forza Italia, Lino Jannuzzi, per una condanna per diffamazione a
mezzo stampa del 2002, riguardante fatti di 30 anni prima.
Altro tema
scottante, contenuto nel rapporto di Freedom House, sono le
concentrazioni editoriali, e viene citata RCS Mediagroup, società
editrice del Corriere della Sera, per la crescente interferenza
denunciata dai giornalisti dello stesso quotidiano, che i
proprietari del quotidiano (15 tra i maggiori gruppi industriale del
Paese), vanno via via esercitando nei confronti della redazione.
Si parla anche
del legame troppo stretto di diversi organi di informazione, con
gruppi politici o industriali. Insomma, consiglio di leggerlo. In
soldoni: Berlusconi è un problema, ma non certo l'unico. E che anche
quelli che gli fanno la guerra (dal Corriere della Sera ad alcune
Procure della Repubblica) ci mettono del loro.
Passi che queste
cose non le spieghi Celentano, che probabilmente neanche le sa, ma
che non lo abbia spiegato neanche Santoro, uno dei giornalisti più
pagati d'Italia, è più grave. Questa compunta coppia di cialtroni
conferma, per via indiretta, quello che Freedom House afferma, cioè
che in Italia l'informazione, sia quella a favore che quella contro
Berlusconi, sta messa molto male.
Mi siano
consentite alcune altre piccole considerazioni, mentre mi scuso per
la inusuale lunghezza di questa mia. Se Celentano e Santoro
considerano (come la considero io) autorevole ed attendibile Freedom
House, perché non hanno parlato anche del rapporto sulle libertà e i
diritti del cittadino in Italia?
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Adriana
Celentano il mattatore sempre al centro delle scene, per
garantirsi fama e denaro e ora anche novello Torquemada
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Silvio
Berlusconi - presidente del consiglio come sempre al centro di
accuse infamanti e senza diritto di replica |
Michele
Santoro giornalista ed ex parlamentare europeo strapagato, ma
vive di giudizi spietati contro Berlusconi e la CDL in
perfetto stile sovietico |
Avrebbero dovuto
dire che l'Italia, in questo campo - vedi il file di excel allegato
allscores2005 -, nel 2005, ha
ottenuto il punteggio migliore possibile, cioè 1 per i diritti
politici e 1 per le libertà civili. Non solo, ma ha anche segnato un
miglioramento dal 2003 in poi. Infatti, prima di quell'anno, il
"voto" assegnato alle libertà civili era un "2", cioè molto buono,
ma ancora non ottimale, a detta di Freedom House.
Dire questo,
significa praticamente dare dei buffoni a tutti quelli che da 4
anni a questa parte, cioè da quando Berlusconi è a Palazzo Chigi, parlano
e sproloquiano del "regime" vigente in questo Paese.
Poiché tra questi
ci sono anche miei ammiratori di Castro o suoi tiepidi critici,
rammento che l'isola caraibica è inserita, per quanto riguarda la
libertà di informazione, nella categoria "Worst of the Worst" di cui
fanno parte altri 4 Paesi tra cui Nord Corea, Libia, Birmania e
Turkmenistan. Idem con patatine per quanto riguarda libertà civili e
diritti politici.
Mi scuso
nuovamente per la lunghezza del mio "sfogo" e ringrazio coloro
che hanno avuto la pazienza di leggere fino a qua. Colgo infine
l'occasione per salutarvi tutti caramente.
Fabio Cintolesi
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