SCOPERTO UN CENTRO DI TORTURE A KARABILA IN IRAQ

La ferocia della guerriglia sunnita non fa notizia

a sin un marine americano fuori dal centro delle torture appena scoperto a Karabila in Iraq - a dx una delle camere della tortura nel covo in cui venivano imprigionati chi era considerato dissidente, poichè volevano lavorare nelle forze di polizia o non si volevano trasformare in kamikaze o non accettavano la regola dei sequestri di persona.

 

 23 Giugno 2005

 

Questa notizia è di qualche giorno fa, ma non ho avuto tempo per parlarne prima, quindi l’affronto ora:

Scoperta a Karabila un centro di torture della guerriglia sunnita.

Si viene così a sapere che di centri di torture ne erano già stati trovati circa 20 a Falluja, ma quando erano stati scoperti, erano ormai quasi completamente ripuliti e restavano solo le tracce degli orrori che vi erano avvenuti, mentre in quella di Karabila c’era ancora tutto: cavi elettrici cappi per le impiccagioni e tante altre “cosine simpatiche”.

L’irruzione dei marines dev’essere stata così tempestiva da non aver permesso ai ribelli di fare sparire le tracce, come nei covi di Falluja e assieme agli “strumenti” i marines americani hanno trovato ancora in vita 4 ostaggi, che erano stati sottoposti a torture e proprio queste potranno rappresentare una testimonianza preziosa sulle marinerie che erano in uso già sotto il regime di Saddam e che sono continuate con i suoi accoliti.  

Se questi centri del terrore e dell’orrore fossero stati fatti dagli americani: APRITI CIELO!!! Li avrebbero sbandierati ai 4 venti, gridando contro il nazista americano paragonato in più di un’occasione a Hitler, ma dato che le torture qui sono opera dei sunniti, la casta privilegiata e sostenitrice del regime di Saddam, allora tutto tace: zitti e mosca.

Così non se ne è parlato oppure si è bisbigliato utilizzando toni  stemperati, annacquati che hanno inevitabilmente perso il sapore  grave che avevano, al contrario di quello avvenuto nelle prigioni di Abu Ghraib, per i cui fatti si è sollevato e scandalizzato il mondo intero.

Eppure gli americani hanno avuto il coraggio di processare e condannare i responsabili, qui il silenzio dei media è doppiamente vergognoso perché da per scontato che l’Iraq sia un paese in cui la barbarie è in uso e questo comportamento e modo di ragionare non aiuta la sua popolazione ad uscire dal medio evo in cui Saddam e gli integralisti l’hanno gettato e che sta dimostrando tutto il coraggio e la voglia di resistere a questi barbari assassini.

Purtroppo il problema che sorge evidente da questo episodio è che nelle democrazie qualsiasi errore o violazione dei diritti umani non viene mai perdonato, al contrario viene condannato ferocemente da tutti, anche se all'interno delle democrazie esistono i meccanismi per correggerli e per farlo li si denuncia e si condannano i responsabili di questi delitti, che per fortuna rappresentano l'eccezione.

Al contrario le dittature, che dal canto loro gridano allo scandalo se le torture vengono scoperte nelle democrazie, possono permettersi di farle e il fatto che siano dittature, sembra  assolverle e al contrario delle precedenti non posseggono, né vogliono dotarsi dei meccanismi di denuncia e di condanna di chi commette questi orrori, ma al contrario li incoraggiano o peggio: li premiano, poiché sono la norma.

A mio parere questo non giustifica l'atteggiamento che l'occidente schierato a sinistra ha assunto nei confronti di chi ha prodotto queste nefandezze, amplificando le une e tacendo e nascondendo le altre.

Lisistrata

La tortura che non fa notizia - Antonio Ferrari - 20 giugno 2005   Corriere della Sera

Trovata a Karabila una «clinica della morte», centro di tortura della guerriglia sunnita. Ce n'erano una ventina anche a Falluja.

 

Impegnati in una battaglia casa per casa, per distruggere le basi degli insorti nei villaggi iracheni non lontani dal poroso confine con la Siria, i marines hanno scoperto, in un edificio di Karabila, una «clinica della morte», attrezzato centro di tortura della guerriglia sunnita. Ne avevano trovati una ventina anche a Falluja, nel cuore del famoso triangolo. Ma quelli erano «freddi», abbandonati e ripuliti frettolosamente dai ribelli. Quest’ultimo laboratorio di violenza e sevizie per intimidire la popolazione era invece ancora «caldo», perché non c’era stato il tempo di nascondere gli strumenti della sofferenza, e di far sparire (o eliminare) le vittime delle torture.

Oltre a cavi elettrici, manette, cappi per simulare o eseguire impiccagioni, i soldati americani hanno trovato infatti quattro prigionieri ancora in vita: preziosi testimoni che, forse per la prima volta, stanno rivelando gli inconfessabili segreti della resistenza più violenta, senza tacere particolari agghiaccianti. Sono ragazzi colpevoli di aver accettato l’«infamia» di un posto di lavoro nella nuova polizia irachena, magari per poter sfamare la famiglia, e quindi ritenuti complici del nemico; che avevano semplicemente rifiutato di trasformarsi in kamikaze; oppure che non accettavano di praticare l’odioso ricatto del sequestro di persona, come imponevano le istruzioni di un volumetto (edizione 2005) ritrovato nel carcere camuffato da deposito, con i vetri delle finestre anneriti: «Come scegliere i migliori ostaggi».

A parte un accurato reportage del New York Times, la scoperta della camera di tortura, nel villaggio di Karabila, si è diluita nella generale indifferenza. Come se fosse scarsamente rilevante, anche da parte di coloro che erano e sono rimasti contrari alla guerra all’Iraq, il ricorso a pratiche odiose e inaccettabili da parte di iracheni contro i loro fratelli. Il mondo era inorridito quando si alzò il sipario sulle torture e sugli abusi che alcuni soldati americani avevano inflitto agli iracheni, arrestati dopo la guerra e rinchiusi nella prigione di Abu Ghraib, che fu teatro delle orrende pratiche e delle brutali vendette che Saddam Hussein riservava ai suoi nemici. Proprio quel carcere iracheno, nel quale venivano massacrati gli oppositori del regime, scelto come simbolo di una dittatura insopportabile e da abbattere, era insomma diventato teatro di un altro crimine: con i nuovi detenuti umiliati nel corpo, nella dignità e nell’onore, e trasformati in volgare documentazione pornografica.
La coscienza del mondo era insorta, chiedendo giustamente un’esemplare punizione per i militari americani responsabili dello scempio. Oggi, per contro, il silenzio che accompagna la scoperta di altre torture e di altre vittime è grave e assordante. Può significare soltanto comprensione e tolleranza (con la scusa che si tratta di «episodi collaterali di una guerra sbagliata») per pratiche che ogni coscienza civile non può accettare, né giustificare. Mai. Non respingerle sdegnosamente è un atteggiamento razzista al contrario, quindi altrettanto colpevole.
Certo, qualcuno dirà che non possono essere simmetriche le responsabilità per gli abusi compiuti dai soldati della più grande democrazia del mondo, e quelle per le torture inflitte ai loro fratelli da iracheni che non sanno neppure che cosa siano la democrazia e i diritti umani, essendo cresciuti sotto uno dei regimi dittatoriali più feroci. Ma la verità è un’altra. Gli Usa hanno scoperto e denunciato le colpe di Abu Ghraib, e i loro soldati verranno puniti. Il silenzio sulla scoperta dei marines rasenta l’omertà ed è doppiamente colpevole: nei confronti dell’Iraq e di quei Paesi arabi, anche moderati, che continuano a tollerare il ricorso alla tortura, ritenendola necessaria pratica coercitiva, e magari giustificandola con la lotta al terrorismo internazionale. Eppure tutti sanno che non esistono torture veniali e torture mostruose, ma soltanto torture. Come non esistono dittatori buoni e dittatori cattivi, ma soltanto dittatori.

Iraqis Found in Torture House Tell of Brutality of Insurgents - New York Times

By SABRINA TAVERNISE  - Published: June 19, 2005

KARABILA, Iraq, Sunday, June 19 - Marines on an operation to eliminate insurgents that began Friday broke through the outside wall of a building in this small rural village to find a torture center equipped with electric wires, a noose, handcuffs, a 574-page jihad manual - and four beaten and shackled Iraqis.

Leggi il seguito sul New York Times

 

Leggi la notizia anche su Radicali.it  - su Themoderatevoice

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