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Il Foglio
del 9 Luglio 2005
Quel novembre del 2001 in cui la polizia si presenta in forze ai cancelli
della villa sul lago di Lugano, in tutto il mondo occidentale infuriano le
inchieste per risalire a ritroso i canali di finanziamento di al Qaida.
La magistratura svizzera crede di star dando la caccia al denaro dei
terroristi, ma s’imbatte in altro. Le perquisizioni presso le abitazioni
dei dirigenti della banca islamica al Taqwa permettono ai giudici di
entrare in possesso di tonnellate di documenti, lettere e rendiconti
bancari, che nei mesi successivi passeranno attentamente al vaglio.
Il giornalista Sylvan Besson, del quotidiano le Temps di Ginevra, è
riuscito a vederli, e in ottobre pubblicherà il risultato delle sue
ricerche in un libro, (il cui titolo anticipa il contenuto rivelatorio: “La
Conquista dell’Occidente” ).
Poco a poco, gli inquirenti scoprono che il contenuto dei documenti non ha
nulla a che vedere con Osama bin Laden e la rete di al Qaida, che i
banchieri islamisti Youssef Nada, di 77 anni, e Ghaleb Himmat, di 66, sono
accusati di aver finanziato. Le carte trovate alzano il velo su
un’organizzazione di gran lunga più vasta e di gran lunga più antica: i
Fratelli musulmani.
Marzo 1928, nascono i Fratelli musulmani
La storia della Fratellanza inizia nel marzo 1928, con la riunione di un
gruppo ristretto di persone nella villa egiziana d’Ismaliya, vicino al
Canale di Suez.
Alla loro testa stava un giovane precettore, un fervente religioso
dall’eloquio eccezionale: Hassan al Banna.
A dispetto della giovane età, Hassan si scagliava contro la rilassatezza
dei costumi che, a sentire lui, stava corrodendo e mandando in rovina la
società egiziana.
L’Egitto di allora era una monarchia semicoloniale sotto la protezione
inglese, dove nepotismo, istituzioni medievali e povertà spadroneggiavano
incontrastate.
Hassan al Banna era deciso a modernizzare il paese e a liberarlo dal giogo
coloniale, attraverso un ritorno collettivo alle fonti della religione
musulmana.
Fondò un’associazione che incoraggiava il risveglio dell’islam presso gli
egiziani, la società dei Fratelli musulmani: una creazione ibrida tra il
partito politico, l’associazione religiosa e il movimento di massa
organizzato in struttura militaresca.
In un’epoca propizia all’emancipazione
L’epoca era propizia alla voglia d’emancipazione. In Cina, in India e in
numerosi altri paesi coloniali nascevano forze nuove bramose
d’indipendenza, di progresso, di potenza. In parte s’ispiravano ai
totalitarismi in ascesa in Europa.
E’ il caso dei Fratelli musulmani: qualche anno dopo la creazione del suo
gruppo, Hassan al Banna ricorderà che l’idea era di creare un impero
islamico che si potesse paragonare al Reich germanico e all’Italia di
Mussolini.
Più avanti, nel corso e nel periodo immediatamente successivo alla Seconda
guerra mondiale, la Società dei fratelli musulmani conobbe un periodo di
splendore folgorante. Nel 1949, quando Hassan al Banna fu assassinato da
agenti monarchici, l’organizzazione contava centinaia di migliaia di
membri.
Tre anni più tardi i “partigiani” credettero che l’ora del rinascimento
fosse finalmente suonata per l’Egitto: una giunta militare rovesciò la
monarchia ormai screditata. Guidata dal colonnello Gamal Abdel Nasser,
all’inizio adottò un atteggiamento favorevole nei confronti della
Fratellanza.
Nel 1954, tuttavia, dopo un tentativo d’assassinare Nasser che il nuovo
regime attribuì loro, furono arrestati, deportati e torturati a migliaia.
Queste repressioni ancora ai nostri giorni non si sono fermate, e
ciclicamente si ripetono: nel maggio del 2005, le autorità egiziane hanno
arrestato centinaia di Fratelli musulmani accusati d’attività sovversive.
Per sopravvivere, la Fratellanza fece espatriare i suoi quadri più
importanti. Alcuni guadagnarono la via di paesi arabi come Siria e
Giordania, dove crearono delle branche della Fratellanza. Altri trovarono
rifugio in Arabia Saudita, dove la Fratellanza non soltanto è legale ma
anche protetta dalla monarchia.
Il documento più importante
Il documento più importante scoperto nel corso delle perquisizioni a
Lugano e a Campione d’Italia, il 7 novembre del 2001, è stato ribattezzato
dagli inquirenti “Strategia finanziaria dei Fratelli musulmani”. E’
un insieme di note scritte a mano in arabo, che descrive la rete
finanziaria messa in piedi dai Fratelli in Europa, a partire dagli anni
70.
Quel testo è la prova irrefutabile dell’esistenza di un’organizzazione
segreta di Fratelli musulmani in occidente. La Strategia, racconta Besson,
si apre con la formula “in nome di Allah” ed è firmata da due Fratelli che
utilizzano gli pseudonimi di Abu Amr e Abu Hicham. Porta la data dell’anno
1403 dall’Hegira, il 1983 secondo il calendario gregoriano.
A mo’ d’introduzione, i due autori spiegano che “certi membri della
Società (i Fratelli musulmani) si sono gettati con entusiasmo nel
campo della finanza islamica, e i loro sforzi sono culminati nella
fondazione della Banca islamica del Lussemburgo, che ha iniziato la
propria attività di holding per gli investimenti nel 1977”.
Sei anni più tardi, la rete dei Fratelli conta almeno sette società
ripartite in Lussemburgo, Danimarca, Londra, isole Cayman e Stati Uniti. I
loro mezzi finanziari sono considerevoli per l’epoca: il capitale della
struttura descritta nella Strategia finanziaria è di 100 milioni di
dollari.
La banca islamica
Di suo, l’esistenza delle società menzionate nel documento non è un
segreto. Esiste una sua breve descrizione in un opuscolo del 1988, “La
banca islamica”, che circola ancora in alcune librerie musulmane.
Tuttavia, quel libro non diceva nulla dell’influenza dei Fratelli sulla
rete d’affari.
Il testo della Strategia scoperta nel novembre del 2001, secondo quanto
riporta Besson, è esplicito in misura molto maggiore:“La base
finanziaria offre uno spazio per portare le risorse umane della
Confraternita in differenti domini economici e tecnici. Inoltre, sarà
facile da adoperare come copertura, che potrà essere facilmente infiltrata
per attività politiche”.
Il documento precisa che la presenza dei Fratelli musulmani alla testa
delle società che compongono la rete permetterà di “influenzare” e
di “manipolare” le decisioni. La Confraternita dispone in questo
modo di uno strumento ideale per “tenere segrete le proprie transazioni
finanziarie” e “realizzare i numerosi progetti necessari a lei e ai
suoi membri”.
L’ambasciatore nell’ombra
Secondo Juan Zarate, membro del Consiglio nazionale di sicurezza americano
incaricato della lotta al terrorismo, la rete finanziaria europea è la
precorritrice di al Taqwa, la banca islamica fondata a Lugano nel 1988.
Lo scopo delle due strutture era il medesimo, assicurare l’espansione
dell’ideologia politica dei Fratelli a livello internazionale. I dirigenti
dei Fratelli, come Youssef Nada, usavano la rete finanziaria “per
tenere un piede dentro il mondo legale e l’altro in quello delle ideologie
estremiste”, dice Juan Zarate. Reuven Paz, un investigatore dello Shin
beth – il servizio di sicurezza interno d’Israele – citato da Besson, ha
potuto verificare la consistenza dei legami di al Taqwa con il mondo dei
militanti radicali islamici.
Secondo Paz, la società svizzera ha finanziato per diversi milioni di
dollari l’Istituto mondiale di studi islamici, il Wise, con base in
Florida. Durante gli anni 90, il Wise era nelle mani di membri del Jihad
islamico, un gruppo palestinese autore di numerosi attentati contro
Israele.
L’esistenza di una relazione tra al Taqwa e il Wise è stata confermata
dalle autorità svizzere e americane. Youssef Nada ammette di essere stato
per diversi anni il responsabile dei contatti politici internazionali dei
Fratelli musulmani. Una sorta d’ambasciatore nell’ombra, che tra gli anni
80 e i 90 mediava con discrezione in molte zone di crisi, dall’Afghanistan
all’Algeria.
I suoi interventi miravano a mettere fine ai conflitti tra musulmani
perché si unissero tutti sotto le bandiere dell’islam.
Una lettera ai sauditi
Nel corso della loro perquisizione a Campione, gli inquirenti hanno
scoperto una lettera scritta nel 1995 da Youssef Nada a un corrispondente
identificato soltanto con lo pseudonimo di Abu Mohamed. A giudicare dal
contenuto della missiva, si tratta di un personaggio molto prossimo alla
famiglia reale saudita. Youssef Nada gli esprime la propria gratitudine
per essersi prodigato per conto dell’Arabia Saudita per i Fratelli
musulmani perseguitati da dittatori laici come Nasser o il colonnello
Gheddafi.
Offre anche una definizione inedita di che cosa è diventata la
Confraternita durante il suo esilio: “Non siamo un partito, né
un’organizzazione, né un gruppo, ma grazie a Dio siamo una scuola di
pensiero in movimento, la nostra entità è come quella di un corpo
gelatinoso che si estende in tutte le direzioni e che continuerà a
crescere, e siamo convinti che il nostro campo d’azione è il mondo intero,
che la nostra comunità è quella dell’islam dappertutto nel mondo”.
L’arrivo della Fratellanza
Nella storia del fondamentalismo islamico in Europa, Said Ramadan,
intellettuale egiziano e padre di Tariq Ramadan, è la maggior figura di
spicco. Alla fine degli anni 50, si rifugia in Svizzera e stabilisce nel
paese la presenza dei Fratelli musulmani.
Il quotidiano svizzero, Le Temps, riporta dettagliatamente la nascita del
movimento integralista nel vecchio continente.
Una sera di marzo del 1960, sei uomini s’incontrarono nel caffè dell’Odeonplatz
a Monaco. Said Ramadan presiedeva la riunione. Nasce quel giorno il primo
centro islamico nella città tedesca, che più tardi servirà come quartier
generale della Fratellanza in Europa.
Nato nel 1926 in Egitto, Ramadan muore in esilio a Ginevra nel 1995.
Proprio in Svizzera, dopo la rottura del ramo egiziano del movimento, da
parte di Nasser nel 1954, Ramadan diventa l’ideologo e il leader dei
Fratelli musulmani.
I complotti dell’occidente contro l’islam e contro il movimento
integralista sono i temi che più ricorrono nelle parole dell’esule
egiziano.
“Dei nuovi ostacoli sbarrano costantemente la strada del risveglio
islamico, questi sono posti dalle grandi potenze straniere, che, per una
ragione o l’altra, ignorano i veri scopi della nostra religione o nutrono,
per ragioni storiche, dei pregiudizi contro l’islam”.
Per Said Ramadan, riporta Besson, l’odio nei confronti della religione del
profeta Mohammed è una costante nella storia occidentale.
“L’invasione degli europei armati sotto forma di crociati (…) ha scosso
il mondo islamico con una violenza senza precedenti e il suo punto
culminante è stato il massacro di 70 mila musulmani, uomini, donne e
bambini, durante la caduta di Gerusalemme.
I secoli successivi hanno visto l’annientamento senza alcuna pietà dei
musulmani di Sicilia, del Mezzogiorno, della Francia e della Spagna (…)
nei secoli seguenti, l’ostilità dell’occidente contro i musulmani ha preso
la forma delle conquiste coloniali, spesso mascherate come ‘tutele
benevolenti’, ma destinate in realtà a sottomettere, sia politicamente sia
economicamente, i popoli musulmani in schiavitù”.
Perché parlare di Said Ramadan
Yahia Basalamah, imam saudita della grande moschea di Ginevra, racconta
che ciò che più lo aveva colpito della persona di Ramadan, durante il suo
hajj, pellegrinaggio alla Mecca, era il profondo sentimento religioso.
“Aveva una grande eloquenza e, per me, incarnava la religione vivente”,
riporta le Temps. Basalamah però mette in guardia a interpretare Ramadan
con gli “occhiali dell’11 settembre – e continua – gli occhiali
di oggi sono quelli della Cia, dell’Fbi, di Bush. Said Ramadan è morto da
tempo oramai. Perché quindi parlare ancora di lui ?”.
“Perché riparlarne ? – controbatte Besson – Perché l’eredità di
Ramadan vive ancora attraverso i numerosi centri che ha fondato in Europa
e negli Stati Uniti. Il loro scopo comune è di permettere ai fedeli di non
lasciarsi sommergere dall’ateismo che circonda l’ambiente in cui vivono. E
l’ideologia che offre loro l’ispirazione è quella dei Fratelli musulmani”.
La fallita rivolta contro il movimento
Tra i centri islamici fondati dai Fratelli musulmani, la città di Monaco
occupa un posto particolare. La storia interna dell’istituzione, racconta
Besson, è conosciuta grazie a una disposizione di legge tedesca che
obbliga le associazioni a dare una copia delle loro deliberazioni alle
autorità.
I documenti depositati al tribunale amministrativo di Monaco mostrano che
all’inizio degli anni 70, quando Ramadan si ritira, gli uomini forti del
centro sono Ghaleb Himmat e Youssef Nada, due alti responsabili della
Fratellanza che dirigeranno anni più tardi la banca al Taqwa a Lugano. Tra
i nomi del centro anche quello di Abdullah Azzam, membro palestinese dei
Fratelli musulmani, che negli anni 80 sarà il mentore di Osama bin Laden.
L’istituzione di Monaco era frequentata soprattutto da rifugiati musulmani
che venivano dalla Russia o dell’ex Jugoslavia, che avevano combattuto con
l’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale. In seguito, gli
immigrati turchi ingrandirono le fila della comunità musulmana.
Questi due gruppi si lamentarono più volte dell’influenza esercitata nel
centro dai militanti arabi esiliati. Ma i Fratelli musulmani mantennero il
controllo, grazie ai loro contatti con i mecenati del medio oriente e la
loro rete di “partigiani” stabiliti in tutta Europa.
La fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 è un periodo di attività
intensa per i fondamentalisti islamici in Europa.
In un passaggio della scheda personale raccolta dalla polizia federale su Said Ramadan si legge che nel luglio del 1979 l’ideologo della Fratellanza
avrebbe partecipato a una riunione del movimento a Londra. Due anni più
tardi, un funzionario incaricato di sorvegliare l’esule egiziano avrebbe
presenziato a un altro incontro in una città svizzera.
Soliman Biheiri, banchiere egiziano arrestato negli Stati Uniti nel 2003,
testimonia di aver sentito parlare di una famosa conferenza nel 1979 a
Lugano, sui problemi dell’umma musulmana, spiegando che l’incontro ha poi
fornito il programma per la maggior parte del movimento islamico negli
anni 80.
La Fratellanza, quindi, spiega Besson, preparava in quei giorni il futuro
e l’estensione della sua influenza sui musulmani in Europa.
Youssuf al Qaradawi
Nell’agosto nel 1995, le spoglie di Said Ramadan sono trasportate da
Ginevra alla moschea del Cairo, accanto alla tomba di Hassan al Banna,
suocero e fondatore dei Fratelli musulmani.
A pronunciare l’orazione funebre è lo sceicco Youssef al Qaradawi, oggi la
principale figura di riferimento ideologico del movimento dei Fratelli
musulmani.
Nato in Egitto nel 1926, Qaradawi è entrato molto giovane a far parte
della Fratellanza. Negli anni 70, tornato in Egitto dopo un periodo
trascorso in esilio, lo sceicco approfitta delle libertà concesse agli
islamisti dopo la morte di Nasser, e partecipa alla rivista Dawa
(l’appello), organo ufficiale dei Fratelli musulmani. In seguito, diventa
uno dei principali azionisti della banca della Fratellanza, al Taqwa, con
base a Lugano.
Un’inchiesta aperta sull’istituto di credito ha messo in evidenza “alcune
relazioni finanziarie con Youssef Qaradawi - scrive Besson –
rappresentante di un islam estremista”, secondo il ministero della
Confederazione elvetica il 31 maggio scorso.
Islam totale
“Estremista?
Lo sceicco
rifiuterebbe sicuramente l’aggettivo”,
spiega Besson. Qaradawi dice di aver lasciato i Fratelli musulmani
egiziani, che giudica troppo sclerotici, da ormai qualche anno. Lo sceicco
si considera il rappresentante di un islam totale, che è religione e
Stato, fede e legge, culto e comandamento, preghiera e jihad, tutto in una
volta sola.
Qaradawi nutre delle grandi ambizioni per il mondo islamico, che deve “ridiventare
una sola comunità (…) come Allah ci ha ordinato, invece di essere
suddivisa in varie nazioni, come hanno voluto le grandi potenze
imperialiste”, ha scritto lo sceicco in un piccolo libro venduto nella
maggior parte delle librerie islamiche d’Europa.
Questo è il sogno dei Fratelli musulmani: permettere alla civiltà islamica
di riprendere il posto dominante che occupava nel mondo all’inizio del
medio evo, durante il periodo d’oro dell’islam.
In futuro, scrive Qaradawi in un testo pubblicato nel 1990, il “movimento
islamico” deve portare a termine tre compiti:
“la formazione di un’avantgarde islamica”, la creazione di un’ “opinione
pubblica islamica” e la preparazione della comunità internazionale ad
accogliere l’ “esistenza della Nazione musulmana”. L’avantgarde
deve combattere “i sionisti, i crociati, i marxisti e i difensori della
filosofia distruttrice, che si abbatte sulla nostra Nazione dall’Est come
dall’Ovest”.
Inoltre, per suscitare un’ “atmosfera islamica” in occidente, c’è
bisogno di militanti, di strutture e di una logistica.
Il Consiglio europeo delle fatwa
Nel 1997, Qaradawi assieme a Faysal Maulaoui, religioso libanese, a Rachid
Ghannouchi, guida spirituale degli islamisti tunisini, crea il Consiglio
europeo delle fatwa e della ricerca. Il centro si occupa, fra le altre
cose, di emettere editti religiosi (fatwa) per guidare i musulmani nella
loro vita quotidiana.
Il Consiglio, nel racconto-inchiesta di Besson, oscilla tra
l’intransigenza e una parvenza di elasticità: autorizza a un musulmano di
lavorare in un ristorante dove servono maiale, se è necessario per
mantenere la famiglia, e se una donna vuole cambiare il taglio dei
capelli, deve consultare il marito prima d’andare dal parrucchiere. Se un
musulmano vuole convertirsi a un’altra religione, il Consiglio reputa che
debba essere condannato alla pena capitale da un “governo islamico”.
“La sua morte serve a proteggere la religione e la società dai suoi
misfatti e non costituisce una negazione della libertà di coscienza, dato
il torto che ha commesso agli altri, calpestando i loro diritti. Gli
interessi dello Stato e della società prevalgono sull’interesse
individuale personale”.
La Confraternita
Il Consiglio europeo delle fatwa e della ricerca è legato alla Federazione
delle organizzazioni islamiche in Europa (Foie). Questa federazione è una
delle istituzioni finanziate da al Taqwa.
“A partire dalla metà degli anni 50 fino agli anni 60 e dopo, la
Confraternita si è stabilita in Europa. Non c’era più soltanto la
Fratellanza, ma una Confraternita – dice al quotidiano svizzero
Mohammed Akef, guida suprema dei Fratelli musulmani in Egitto – molti
membri hanno trovato rifugio nel vecchio continente e hanno lavorato
insieme per formare delle reti, delle organizzazioni e delle istituzioni
del movimento”.
Le ramificazioni del Foie si trovano in tutti i paesi europei. In alcuni
Stati, i suoi membri sono degli interlocutori riconosciuti dai governi:
questo è il caso dell’UOIF in Francia, che partecipa attivamente ai lavori
del Consiglio del culto musulmano a Parigi.
La sinistra europea
La Fratellanza, negli ultimi anni, ha cercato un avvicinamento strategico
con le forze della sinistra politica europea.
L’11 settembre e ciò che è accaduto successivamente hanno dato nuovi
impulsi in questa direzione.
Nel 2002, i Fratelli musulmani egiziani hanno organizzato al Cairo una
Conferenza anti globalizzazione e anti imperialismo, alla quale hanno
partecipato terzomondisti europei. Agli inizi del 2003, le grandi
manifestazioni contro la guerra in Iraq – percepita dalla Fratellanza come
un’aggressione diretta contro la nazione musulmana – ha permesso al gruppo
di consolidare i propri legami con la sinistra pacifista.
Le organizzazioni vicine alla Fratellanza in Europa hanno tentato, da dopo
l’attentato alle Torri gemelle, di presentarsi come un’alternativa al
fondamentalismo di Osama bin Laden. Le posizioni di questi movimenti,
però, sono discutibili.
Youssuf al Qaradawi, loro mentore, approva infatti gli attentati suicidi
di Hamas perpetrati in Israele. La Fratellanza ha inoltre sviluppato, in
passato, contatti anche con la rete di al Qaida.
Lisistrata
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Il Foglio del 9.7.2005
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