CINA L'ULTIMO PARADISO COMUNISTA

SOLO PER I RICCHI... ovviamente!!!

 

5 ottobre 2005

 

In TV pochi giorni fa ho assistito a un'intervista di Bertinotti, il cui argomento principe, era l'economia dei paesi e quando hanno discusso della Cina, con la sua economia di mercato inserita nel contesto comunista, Bertinotti ha cambiato colore, si gongolava tutto e si è addirittura alzato di una spanna, dichiarando che era sempre stato il suo sogno e che la Cina lo aveva realizzato. 
Non ci posso credere, che veramente si sia convinto che la Cina sia diventata quel paradiso che per decenni ha creduto rappresentasse l'URSS. Ma se moltissimi di noi l'hanno capito ancora prima che il comunismo crollasse, che di là tutto c'era tranne il paradiso, mi fa specie, questo vecchio irriducibile comunista, privo di capacità critica, senza un briciolo di volontà di evolvere verso sistemi più umani.... come fa ad  illudersi che un paese dominato da un'egemonia politica come la sua, applicata in Cina, in cui persino scioperare è impossibile, rappresenti il raggiungimento di un sogno idealistico, che nella realtà non potrà mai esistere, perché fallito e quindi tradito nei principi?
Là dove manca il rispetto dell'individuo, e i suoi diritti personali sono sacrificati in nome della massa, non possono esistere individui felici o realizzati, ad eccezione di quelli che sono entrati nel gioco del potere politico o economico. Conseguentemente il comunismo cinese è ancora peggio del capitalismo americano di cui lui prova orrore, ma che lascia libere le persone di provare almeno ad uscire dalla miseria economica e ovviamente morale.  Perché è la libertà quella che permette in ogni settore l'evoluzione.

Lisistrata

Eccovi il "paradiso cinese" pubblicato su ASIAnews.

 


Pechino 4 Ottobre 2005 - In Cina viene curato solo chi paga
Da 20 anni ospedali gestiti con criteri “commerciali”. Solo una minoranza dei pazienti ha l’assicurazione medica, gli altri vendono tutto o si curano da soli. In ospedale per coprire le alte spese vengono prescritti cure e farmaci non necessari.

In Cina il 22% della popolazione mondiale dispone solo del 2% delle risorse mediche globali. I pazienti debbono pagare le spese mediche e chi non può farlo si cura da solo e muore senza poter andare in ospedale.

Negli ultimi 20 anni le riforme hanno trasformato la sanità in un’azienda guidata dal principio del profitto: ospedali e istituti medici, privi di sovvenzioni pubbliche adeguate, debbono procurarsi i soldi per il personale e le spese. I pazienti pagano le cure e sono perfino incoraggiati a svolgere analisi non necessarie, ma costose.

“Con la richiesta agli ospedali – dice Yu Zonghe, vicepresidente dell’Associazione ospedaliera cinese – di ottenere profitti sufficienti per finanziare i costi, il governo si sottrae alle responsabilità”.

 

Zhu Qingsheng, vice ministro della Sanità, un anno fa ha evidenziato che al ministero è destinato appena l’1,6% delle spese statali. Ne beneficiano  le grandi città: “solo il 30% della spesa della sanità – prosegue Zhu -  è a beneficio dei contadini, che sono il 70% della popolazione... Gli abitanti delle aree urbane (il 30% del Paese) possono contare sul 70% del budget per il settore sanitario”. Una minoranza dei cinesi ha l’assicurazione medica: nel 2004, secondo Zhu, il 45% della popolazione urbana era senza copertura assicurativa, il 79% nelle campagne. Gli altri, se hanno bisogno di cure mediche decenti, devono vendere le proprietà, chiedere un prestito e andare in una grande città. Anche chi può pagare le cure deve attendere tempi non brevi, le agende dei medici decenti nelle grandi città sono sempre piene. Secondo il World Health Report del 2004, il sistema sanitario cinese è tra i peggiori del mondo, al 189mo posto su 191 nazioni.

 

Gli ospedali, per finanziare le operazioni, vendono anche le medicine a prezzi maggiori del mercato, cosa che ha portato a conti salati per medicine e a un uso eccessivo di costosi medicinali.

Come risultato, continua Zhu, tra il 40 e il 60% dei contadini non ha mai potuto permettersi cure mediche e tra il 60 e l’80% dei cittadini cinesi muore senza poter andare in ospedale. Molti malati assumono medicine senza consigliarsi con il medico. Il risultato sono 190 mila morti ogni anno e altri 2,5 milioni di persone che ricorrono alle cure ospedaliere per uso improprio dei farmaci.

Gli alti costi hanno “svuotato” gli ospedali, la percentuale di utilizzo dei letti in ospedale è passata dall’87% del 1985 al 72% del 2004. Le strutture mediche preferiscono avere letti vuoti piuttosto che curare persone che non possono pagare gli alti costi.

Tra medici e pazienti  insoddisfatti crescono le discussioni e la tensione.

 

A settembre in una clinica a Fuzhou un infuriato paziente ha ucciso il suo dottore, malgrado il medico avesse assunto guardie del corpo per difendersi dai pazienti arrabbiati.

In luglio un rapporto del Centro di ricerca e sviluppo del Consiglio di Stato ha concluso che le riforme degli ultimi 20 anni nel settore sanitario sono state “un fallimento” e che occorre un completo ripensamento. Ma non c’è accordo circa i possibili rimedi. Secondo una proposta occorre dividere le cure mediche “di base” da quelle “specializzate”: il governo dovrebbe assicurare a tutti le cure fondamentali mentre resterebbero affidate al libero mercato le altre. Ma vengono evidenziati problemi quali la distinzione tra le 2 categorie e il modo per evitare abusi.

Molti medici sono scettici e osservano che ogni riforma deve prevedere maggiori fondi pubblici per la sanità. Altri sottolineano la scarsa preparazione dei dottori. “Qualità, efficienza ed equità – osserva Zhang Wei, assistente del professore presso il Dipartimento di salute, economia e management dell’università di Pechino – sono ugualmente importanti. Se la qualità dei servizi medici non è garantita, permarrà la diffusa insoddisfazione e non saranno risolti i problemi”.

P.B.

 

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