UNA NUOVA VERGOGNA ITALIANA per il caso dei FRATELLI MATTEI

i cui assassini sono stati latitanti e protetti per oltre 30 anni

ora sono completamente liberi perché il reato è caduto in prescrizione

 gli assassini: Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo gli assassini

IL FATTO (Virginio Mattei alla finestra della sua abitazione incendiata)

Un rogo che alzò la tensione a livelli altissimi negli anni di piombo. Fu quello della notte del 16 aprile 1973, quando tre militanti di Potere Operaio appiccarono il fuoco alla porta dell'abitazione del segretario della sede del Msi di Primavalle, Mario Mattei. Due dei suoi sei figli, Virgilio di 22 anni e Stefano di soli 8, rimangono bloccati nell'appartamento e muoiono.
Individuati i tre colpevoli, Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, militanti di Potere Operaio, solo Lollo sconta 2 anni di carcere preventivo e poi viene scarcerato, gli altri due riescono a fuggire, facendo perdere ogni loro traccia.

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parla LA MADRE DELLE VITTIME

Ho pensato che ora si aspetta solo la morte. Muoio e mi porto dentro tutto quello che so, io ho avuto 50 anni di matrimonio con il movimento sociale italiano e chi piangerà i miei figli se non li piango io? ''.

Queste sono le parole rilasciate durante l'intervista con il ''Corriere della sera'' nel giorno della prescrizione dei reati per gli autori del rogo di Primavalle e' Anna Mattei, la madre oggi 74enne, di Virgilio e Stefano che morirono nell'incendio appiccato nella notte tra il 15 e 13 aprile del 1973 in via Bibbiena

Achille Lollo

 militante di Potere Operaio 

al tempo del processo

31 Gennaio 2005

 

E' veramente vergognoso quello che sta rinnovandosi, purtroppo fatti analoghi sono frequenti e i militanti dell'estrema sinistra hanno sulla loro coscienza una serie infinita di efferati assassini, normalmente tacitamente avallati o peggio coperti dalla sinistra cieca e partigiana, che è capace di gridare contro le squadracce fasciste, che non esistono più da decine di anni, ma non sa elevare una voce anche flebile per difendere il diritto e il rispetto alla vita, di chi non milita fra le proprie file.

L'assassinio di Primavalle è stato uno dei più feroci, portato a termine con una perizia scientifica, gli assassini non solo si sono portati la benzina, ma hanno utilizzato il catrame per chiudere le vie d'uscita possibili, non bastasse ciò nel loro covo oltre al materiale incendiario è stato reperito materiale esplosivo (cosa che li rende proprio bravi ragazzi... sigh sigh....) quindi hanno dimostrato di avere l'intenzione di uccidere, ma nonostante ciò, come ho già avuto modo di ripetere in moltissime circostanze, i giudici d'allora (già partitocratici a latere della sinistra più bieca e malevola) dopo la prima assoluzione in Corte di Cassazione, hanno pensato bene di condannarli solo per omicidio colposo e qualche reatuccio minore, nel frattempo, ovviamente hanno potuto lasciare indisturbati l'Italia.  

Ora possono tornare liberi. E' UNA DELLE TANTE VERGOGNE ITALIANE!!!  E non solo dalle ultime dichiarazione emerge che si guardano bene dal chiedere scusa, NON NE HANNO NESSUNA INTENZIONE!!! Pensate che Lollo si è addirittura candidato nella liste del presidente Lula.....  (puah... puah... uno schifo dietro l'altro)

E' assolutamente necessario, ormai è imperativo,  che questo Governo ponga rimedio a questa ignobile giustizia che di giustizia ha solo il nome, ma che vive sull'ingiustizia più aberrante.  

BISOGNA RIFORMARE LA GIUSTIZIA ITALIANA

 

Partecipa alla sua riforma sottoscrivendo il manifesto clicca qui lo troverai in fondo alla pagina

Di seguito, vi pubblico un articolo che ho prelevato da DAGOSPIA (perché non mi meraviglierei che qualcuno pensasse bene di farlo sparire)  PER FARVI NOTARE DI QUANTE CONNIVENZE E SIMPATIE NUTRIVANO E NUTRONO TUTTORA questi biechi e squallidi personaggi, che non meritano di stare fra gli uomini, ma dovrebbero essere loro sotto terra al posto delle persone che hanno barbaramente assassinato.  Vi ricordo solo che c'erano dei bambini nell'appartamento messo al rogo e che il militante preso di mira nella vita era un netturbino.  PROVO SOLO SCHIFO!!! 

Lisistrata

PRIMAVALLE, ULTIMO ROGO - CHI HA PAURA DI ACHILLE LOLLO? QUELLA FUGA FAVORITA DA MORUCCI E PACE – LE RIVELAZIONI DI RUGGERO GUARINI, LA CONFESSIONE DI STEFANIA ROSSINI…

Maurizio Piccirilli per Il Tempo

Valerio Morucci, Lanfranco Pace e Franco Piperno saranno chiamati a chiarire le modalità della fuga degli autori della strage di Primavalle. Questa la richiesta fatta dall’avvocato Luciano Randazzo, legale della famiglia Mattei i cui due figli, Virgilio e Stefano morirono nel rogo del loro appartamento. Il legale ha presentato una memoria difensiva al sostituto procuratore Maria Monteleone titolare dell’inchiesta sulla fuga di Achille Lollo. Il leader di Potere Operaio fu condannato con Clavo e Grillo a 18 anni di reclusione per quegli omicidi e ora è ricomparso in Brasile dove si era iscritto alle liste degli elettori dei Comites, gli italiani all’estero. Ma viene chiesta soprattutto l’audizione di uno jugoslavo, Jeroslaw Novak, personaggio inquietante nello scenario degli Anni di piombo.


I nuovi documenti presentati dall’avvocato Randazzo accendono nuovi riflettori su quell’episodio di 31 anni fa. Verità che emergono da testimonianze degli stessi protagonisti: Valerio Morucci, Lanfranco Pace e un certo Jeroslaw Novak. Ed è proprio lui a fornire i mezzi necessari alla fuga di Lollo e Grillo. Non solo li accompagnò nel viaggio verso la Svezia.

Un racconto dettagliato raccolto da Aldo Grassi autore di un libro inchiesta su Potere Operaio dal titolo «La generazione degli anni perduti». In particolare Novak ricorda l’incontro avvenuto nei pressi di Firenze tra Valerio Morucci e Marino Clavo quando questi era latitante proprio dopo la condanna per il rogo di Primavalle. L’episodio è riferito dallo stesso Morucci nel suo libro «Ritratto di un terrorista da giovane», nel quale riferisce di essersi recato all’appuntamento armato di una pistola con silenziatore. Motivo del colloquio: «chiarimenti sulla storia di Primavalle».


Grillo, Clavo e Lollo erano «quelli dell’arancia meccanica» così li descrivevano i compagni di Potop perché disposti a menar le mani e pronti a spedizioni punitive. Ma veniamo alla figura di Novak. «Certamente è il personaggio più interessante che può chiarire più cose», sostiene l’avvocato Randazzo. Novak e Morucci furono inviati da Lanfranco Pace, all’epoca capo di Potere Operaio a chiarire con i latitanti «fazionisti» cosa era accaduto a Primavalle. Morucci parla con Clavo con una Walther Pkk con silenziatore poggiata accanto. La versione non convince ma i «compagni andavano aiutati» così è «Jaro» come lo chiama Pace a risolvere il problema di farli espatriare.


«Non eravamo riusciti a trovare un passaporto falso eppure i livelli di contiguità con un certo tipo di illegalità borgatara erano forti - è la testimonianza di Novak nel libro di Aldo Grandi - Usammo quello di un nostro compagno di Roma... Grillo partì da Roma diretto a Milano, in treno con un vagone letto insieme a una compagna. Io salii sull’ultimo aereo e li precedetti a Milano dove andai a prenderli alla stazione. Arrivammo a Linate e lì ci imbarcammo su un volo per Stoccolma che faceva scalo a Copenaghen».

«Dal libro su Potere Operaio si evince che i tre accusati dell'omicidio dei fratelli Mattei - spiega l’avvocato Randazzo - erano invisi alla leadership di Potop. Eppure furono aiutati. Morucci ebbe l’ordine dell’inchiesta interna da Lanfranco Pace. Quindi Potere Operaio sapeva tutto. E loro stessi diedero vita alla campagna di depistaggio».

CHI HA PAURA DI ACHILLE LOLLO?
Marina Valensise per Il Foglio

Chi ha paura di Achille Lollo? Da Rio de Janeiro, dove milita nel partito del presidente Lula, minaccia nuove rivelazioni l’ex militante di Potere operaio condannato a 18 anni di carcere per l’incendio doloso che nel 1973 causò la morte di Virgilio e Stefano Mattei, figli del netturbino di Primavalle, segretario della sezione del Movimento sociale. Lollo da anni vive in Brasile dove fu arrestato nel 1993 su mandato di cattura internazionale, ma il paese sudamericano negò l’estradizione in Italia, riconoscendo la prescrizione del reato.

Cosa può rivelare Lollo? “Di tutto”, risponde oggi Ruggero Guarini, che l’ha conosciuto e l’ha persino difeso. “Dopo il processo di primo grado, che portò alla sua scarcerazione, andai con Alberto Moravia, Dario Bellezza ed Elio Pecora a festeggiare la sua liberazione in una villa, credo dei suoi genitori, a Fregene. Devo aggiungere che allora credevo alla sua innocenza”. Perché? “Perché quando esplose il caso dei fratellini Mattei, alcuni ragazzi di Potere operaio, e cioè Stefania Rossini e Lanfranco Pace, per i quali avevo molta simpatia e con i quali giocavo a poker tutte le notti in casa di Guendalina Ponti, vennero a trovarmi al Messaggero, dov’ero a capo dei servizi culturali e mi dissero: ‘Credi davvero che ragazzi intelligenti, colti, preparati come noi, dei marxisti seri che leggono i Grundrisse di Karl Marx possano individuare in un povero netturbino, segretario della sezione del Msi di Primavalle, un nemico di classe?’

E io naturalmente risposi di no. Dissi che mi sembrava un’idea assolutamente folle. E insieme a Pasquale Prunas, che era uno dei redattori capo, Piergiorgio Maoloni, capo dell’ufficio grafico, e un bravo ragazzo, all’epoca inviato, che si chiamava Fabio Isman, li aiutai a spazzolare stilisticamente un testo che avevano messo in piedi per dimostrare la loro estraneità a quell’orrore. Scritto in un sinistrese indigesto, era il racconto della penetrazione e del magistero politico di Potere operaio nel contesto semiproletario di Primavalle”. Quel famoso pamphlet (“Incendio a porte chiuse”, prefazione di Riccardo Lombardi, editore Giulio Savelli) accusava gli stessi fascisti di essere autori della strage. “Questo non me lo ricordo. Comunque, io mi convinsi non che fossero stati i fascisti, ma che fosse impossibile che gente come Piperno, Pace e Rossigni avessero partecipato anche di sguincio alla progettazione di quel colpo”.

La confessione di Stefania Rossini
Poi ha cambiato idea? “Molti anni dopo, Stefania Rossini ha confessato a una mia amica, non dico il nome, la quale mi ha riferito: sai che Stefania piangendo mi ha detto che quando vennero da te e da Prunas al Messaggero lei lo sapeva che i colpevoli erano Lollo e i suoi? Me l’ha detto una decina di anni fa. Capito?”. Capito. “Intendiamoci. Dal fatto che la Rossini abbia ammesso che sapeva della colpevolezza di Lollo nel rogo di Primavalle non deduco affatto che quella strage sia stata pensata dai vertici di Potere operaio. Non so se Lollo, Clavo e Grillo abbiano agito per conto loro, per fare bella figura coi loro capetti.

Oggi Lollo può rivelare che il vertice di PotOp sapeva tutto e che la tanica di benzina sotto la porta di casa Mattei la versò su mandato di un capo. Può rivelare sino a che punto arrivasse la protezione di Giacomo Mancini. Ma può anche rivelare il vero motivo per cui non esiste più una grande famiglia di editori puri”. Ci spieghi il nesso: “Tra il processo di primo grado del 1974, in cui il pm Domenico Sica aveva chiesto l’ergastolo, ma i tre vengono assolti per insufficienza di prove, e il processo di secondo grado, che nell’86 li condanna in contumacia a 18 anni di carcere, accade una cosa nuova. Uno degli imputati diventa testimone. E sa chi era?”. Diana Perrone? “Sì, la figlia del comproprietario del Messaggero, coinvolta nella vicenda da Marino Clavo, con cui divideva un appartamento.

Tutti al giornale sapevano che era successo perché suo padre veniva ricattato”. Da chi? “Il Messaggero aveva fatto la campagna divorzista. La Dc sconfitta al referendum, aveva deciso di sbarcare i Perrone e trovò il punto debole nella figlia vicina ai violenti. Ferdinando vendette il suo 50 per cento a Rusconi, cacciato subito in quanto ‘clerico-fascista’. Poi subentrò la Montedison, il giornale entrò in area socialista, garantito da Italo Pietra, amico di Francesco De Martino. Morale? Un caso tragico di nevrosi borghese: la figlia di un miliardario coinvolta in un modo o nell’altro nell’incendio della casa di un netturbino, in cui muoiono due innocenti, si redime con la castrazione del babbo. La meglio gioventù”.

Dagospia 06 Aprile 2004

 

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