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ROMANO
PRODI salvatore dell'Italia e del nostro portafoglio
l'atteggiamento abituale del
"professor Prodi" che dall'alto della sua cattedra da imbonitore
indefesso, pretende di insegnarci
come farci fregare meglio da
lui e dai suoi compagni
19 giugno 2005
Ricevo e pubblico da Il
Giulivo
Il
Giulivo dedica
un tributo a Libero con il sito
belpirla
Un sito interamente dedicato a questa
indimenticabile prima pagina e ll'articolo di Mattias Maniero.
Un sito che andrà a raccogliere le immagini e gli articoli attraverso i
quali sarà possibile, per chi ancora
non lo avesse capito, chi sia l'uomo che si candida ed è candidato dalla
sinistra a guidare il nostro amato Paese.
PRODI: «CON L'EURO HO SALVATO L'ITALIA» BEL PIRLA di MATTIAS MAINIERO
Abbiamo scoperto che Romano Prodi ha un altro difetto: ci mette un po' di
tempo e di sospiri, ma alla fine sa essere l'uomo sbagliato nel momento
sbagliato. Ieri, l'Unione Europea ha vissuto una delle sue giornate più
ingloriose (e oggi sarà ancora peggio). Riunita a Bruxelles, ha
ufficialmente sancito che il suo encefalogramma se la passa maluccio:
prove di vitalità prossime allo zero, atmosfera rassegnata al fallimento,
vuote dichiarazioni, soliti impegni sulla necessità del rilancio politico,
pause di riflessione. Di solito, quando si è in un mare di guai e non si
hanno idee per tirarsi fuori, ci si comporta così: si prende tempo e si
allunga l'agonia. L'Europa è fritta, o quasi. Sempre ieri, con incredibile
tempismo, Romano Prodi è apparso alla trasmissione "Punto e a capo" e ha
detto: io e Ciampi abbiamo salvato il Paese. Come? Lo hanno fatto entrare
in Europa, quella con l'encefalogramma di cui sopra, rosolata a puntino
dal voto francese e olandese e dall'ondata di proteste contro la moneta
unica. Non ci sarebbe neppure bisogno di commentare: se si impegna, Romano
Prodi sa benissimo farsi male con le proprie mani. Solo un vero Professore
di fallimento può vantarsi di un naufragio. Dalle parti di Milano
direbbero: bel pirla (termine bonario, non si offenda, Professore). E
chiuderebbero qui la storia, magari con un sorriso di accompagnamento. A
Napoli farebbero una pernacchia (atto sonoro che si esegue emettendo un
forte soffio d'aria tra le labbra serrate, spiega il vocabolario).
Questione di gusti: scegliete voi. Due o tre cose sul Prodi salvatore però
bisogna dirle, se non altro per correttezza (...) storica. Caro
Professore, ricorda? Correva l'anno 1992,a Palazzo Chigi c'era Giuliano
Amato voluto da Oscar Luigi Scalfaro. Il dottor Sottile, riserva della
Repubblica a tempo pieno, governò 298 giorni. Pochino. Ma tanto bastò per
farlo passare alla storia come l'ideatore della "Finanziaria lacrime e
sangue", 93 mila e duecento miliardi di lire tra prelievi, balzelli e
tagli vari alle spese, roba mai vista prima. E fu solo l'inizio di una
lunga serie di Finanziarie che prelevarono tutto il prelevabile per
consentire il rispetto dei parametri di Maastricht e per farci avvicinare
all'Europa. Chi pagò? Pagammo noi, soprattutto i lavoratori dipendenti e
le fasce più deboli. E Romano Prodi ora va in tv e dice che ha fatto tutto
lui assieme a Ciampi. Appropriazione indebita di un fallimento che ci è
costato carissimo. E la storia dello scippo, Professore? Ha dimenticato
anche questa? Un giorno, anzi una notte visto che tutto avvenne dalla sera
alla mattina, il solito dottor Sottile decise che avrebbe prelevato il 6
per mille dai nostri conti correnti, sempr e per far quadrare il bilancio.
Possiamo assicurare Prodi e i prodiani che i conti correnti erano proprio
i nostri, non quelli dello zio d'America. Ancora: la tassa sull'Europa.
Questa volta Giuliano Amato è innocente. Fu proprio lei, Professore, a
volerla. La chiamò eurotassa,disse che l'avrebbe restituita e quasi giurò
che sarebbe stato l'ultimo sacrificio. Più o meno testuale: una volta
entrati in Europa tutto cambierà,la moneta unica ci proteggerà, non ci
saranno privazioni e via discorrendo. Conosciamo a memoria la cantilena, e
sappiamo anche com'è andata a finire: abbiamo pagato l'eurotassa, non
abbiamo riottenuto tutti i soldi sborsati e i sacrifici continuano. Come
se non bastasse, dopo l'invenzione della tassa per l'Europa è arrivata
quella dell'Irap e in nove anni (1989-1998, dati Ocse) il prelievo fiscale
in Italia è aumentato del 16,7 per cento. Vuole qualche numero? Spulciamo
nell'archivio. La fonte è la Banca d'Italia. Nel 1995 le imposte dirette
generavano un flusso di 259mila miliardi. Nel 1998 era già stata raggiunta
quota 357mila. Può bastare. Esimio economista, si offende se le diciamo
che il biglietto per l'Europa lo abbiamo pagato con i nostri risparmi, in
prima persona, tirando la cinghia e che lei non c'entra nulla? E si
arrabbia se le facciamo notare che gli italiani erano abbastanza scettici
sulla bontà della moneta unica e che se potessero esprimersi oggi lo
sarebbero ancora di più? Nulla da fare. Da questo orecchio il Professore
non ci sente. Lui è il salvatore della Patria e rifarebbe tutto ciò che ha
fatto. Dobbiamo presumere che accetterebbe lo stesso tasso di cambio
dell'epoca, che non lotterebbe per avere anche la banconota da uno e due
euro (come ha proposto Giulio Tremonti, quasi inascoltato), che non
tenterebbe di allungare al massimo il periodo di doppia circolazione
monetaria, che brucerebbe le tappe anche se l'Europa politica (ancora
oggi) manca, che accetterebbe senza battere ciglio un Continente ingessato
da regole troppo rigide. Dobbiamo presumere che i fallimenti piacciono al
professor Romano Prodi, e dunque che dalla parti di Milano e anche di
Napoli non sbaglierebbero a comportarsi in quel certo modo. O forse, più
realisticamente, dobbiamo concludere che Romano Prodi sull'Europa e la
moneta unica aveva giocato tutte le sue carte di sopravvivenza politica.
Era il suo fiore all'occhiello, la sua grande battaglia. Una volta
arrivato il fallimento prenderne atto significherebbe sancire anche la
propria débacle. E Prodi si vanta, travisando la realtà e diventando anche
un po' ridicolo. A proposito: l'avete visto l'altro ieri a "Porta a
Porta"? In maniche di camicia,di - scuteva amabilmente con un gruppo di
studenti. Solite parole: i giovani sono il futuro, lui è per i giovani
eccetera eccetera. Carissimo Professore, perché non indossava la giacca in
tv? Pensa di essere più affascinante così, più vicino ai gusti del
telespettatore? O forse è giunto alla conclusione che,per colpa dell'euro
e dell'Europa, le giacche costano troppo e allora conviene farne a meno?
Che cos'è, un nuovo suggerimento agli italiani per restare nel Continente
unito, l'ultimo sacrificio? Ci faccia sapere, siamo curiosi di capire fino
a che punto continuerà a prenderci in giro.
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La storia
devastante del governo Prodi dal 21 aprile 1996 alla crisi
21 aprile 1996: l'Ulivo vince le elezioni, grazie al patto di
desistenza con Rifondazione comunista. Maggioranza autosufficiente
al Senato, mentre alla Camera i voti di Rifondazione sono
determinanti.
16 maggio: Scalfaro dà l'incarico a Prodi che il giorno dopo
ha già pronto il governo, che giura il 18. Il 24 maggio ottiene la
fiducia al Senato e il 31 alla Camera.
19 giugno: varata la prima manovra correttiva dei conti
pubblici per 16 mila miliardi.
24 settembre: governo e parti sociali raggiungono un accordo
sul piano per l'occupazione.
27 settembre: varata una finanziaria per 62.500 miliardi.
14 novembre: si dimette Di Pietro, ministro dei lavori
pubblici.
30 dicembre: "decretone"
di fine anno con misure fiscali per oltre 4.300 miliardi di lire (eurotassa).
27 marzo: approvata manovra correttiva di 15.500 miliardi.
9 aprile: prima grande crisi con Rifondazione. La missione
Alba in Albania è approvata con i voti del Polo. Nei giorni
successivi Rifondazione torna a votare la fiducia al governo.
28 settembre: finanziaria da 25.000 miliardi.
9 ottobre: seconda crisi. Rifondazione annuncia voto
contrario alla finanziaria. Prodi si dimette. Il giorno dopo
Bertinotti si dice pronto a un nuovo accordo, che comprende le 35
ore.
Il 14ottobre il governo è rinviato alle Camere e il 16
ottobre ottiene la fiducia.
1 novembre: intesa governo-sindacati sulle pensioni.
24 marzo: il
governo approva il disegno di legge sulle 35 ore.
25 marzo: Italia ammessa nel gruppo iniziale dell'Euro.
2 aprile: respinte le mozioni di sfiducia al ministro dei
Trasporti Claudio Burlando.
17 aprile: il Consiglio dei ministri approva il Documento di
programmazione economica e finanziaria.
20 aprile: respinte le dimissioni del ministro della
Giustizia Flick dopo le fughe di Gelli e Cuntrera.
21 luglio: il Senato vota la fiducia per la verifica di
governo. Il 22 fiducia anche alla Camera.
25 settembre: il governo approva una Finanziaria da 14.700
miliardi.
4 ottobre: il Comitato politico di Rifondazione comunista
decide il voto contro la Finanziaria.
Nei giorni successivi scissione della corrente di Cossutta, che
voterà a favore.
25 settembre: il Consiglio dei ministri vara la Finanziaria
'99, da 14.700 miliardi dopo aver aggiunto in extremis 1.200
miliardi da
destinare alle fasce sociali più deboli. Prodi sottolinea che la
finanziaria "viene incontro a esigenze e richieste del Prc".
1 ottobre: Per Bertinotti la Finanziaria "non è emendabile" e
il governo può solo "ritirarla". Cossutta esprime sconcerto per la
"determinazione ad arrivare alla rottura".
4 ottobre: al Comitato politico nazionale di Rifondazione
comunista vince la linea del segretario, con il voto determinante
della
minoranza trotzkista di Maitan.
5 ottobre: Prodi va al Quirinale per riferire a Scalfaro.
Cossutta si dimette da presidente del partito. Cossiga annuncia che
l' Udr non voterà la fiducia al governo, ma nella maggioranza è
aperto il dibattito sul rapporto con l Udr. D'Alema smentisce le
voci di una sua volontà di sostituire Prodi.
6 ottobre: l' assemblea dei gruppi parlamentari del Prc
approva, con 29 voti contro 16, il documento presentato dal
capogruppo alla
Camera Diliberto con cui si dà mandato di votare no al governo e
alla Finanziaria. Il documento contiene però una forte critica alla
linea del segretario aprendo la strada alla scissione.
7 ottobre: Prodi riferisce alla Camera gli ultimi sviluppi
della crisi. Per il Prc parla Diliberto che annuncia la decisione
del
partito, ma esprime il disagio suo e di altri colleghi di partito.
Nel pomeriggio riunione di quadri del Prc, con Cossutta e Diliberto,
che avvia di fatto il processo della scissione che dovrebbe portare
alla nascita di un altro partito comunista.
8 ottobre: la replica di Prodi alla Camera è prudente,
soprattutto sul problema dei raid Nato nel Kosovo, che può essere un
punto di rottura con Cossutta. Tutti gli schieramenti fanno appello
ai propri deputati per la presenza in aula, perchè la fiducia è
legata a pochi voti.
Dai Ds ai Popolari, dai Verdi a i "cossuttiani" c'è grande amarezza
per l'esito del voto alla Camera. Ma nelle riflessioni di quasi
tutti i leader della maggioranza viene espresso forte disappunto per
la decisione di Bertinotti di non votare la finanziaria. Comincia D'Alema,
segretario ds, secondo il quale "non si può certo escludere che la
via d'uscita possano essere le elezioni. In queto momento credo che
nulla possa essere escluso".
Bertinotti, aggiunge D'Alema, ha compiuto un "errore drammatico".
"Credo che chi abbia visto alla televisione le immagini dei
parlamentari del Polo festanti intorno a Berlusconi e Fini
difficilmente le dimenticherà - ha detto - E credo che per
Bertinotti non sarà facile quello che lo attende. Quindi - insiste
il leader ds - l'errore drammatico l'ha compiuto quel pezzo della
sinistra che si è sottratto alla responsabilità del governo del
Paese e che ha restituito alla destra la parola e il motivo per
festeggiare. Perchè loro, da soli, non avrebbero mai potuto
riconquistarlo".
E contro il segretario di Rifondazione, che ha votato "no"
all'esecutivo, è sceso in campo anche Marini, leader popolare.
Scosta brusco i cronisti, lasciando l'aula di Montecitorio dopo la
bocciatura del governo, e dice: "Avete visto tutti quello che è
successo: siamo andati sotto per un voto solo". "Siamo andati sotto
per il voto di un traditore" aggiunge Mattarella.
"Al Capo dello Stato proporremo di valutare la possibilità di
affidare l'incarico a chi è in grado, all'interno del
centrosinistra, di portare all'approvazione della legge finanziaria
e di gestire la fase successiva e le importanti scadenze
istituzionali previste", ha invece dichiarato il senatore Luigi
Manconi, portavoce nazionale dei verdi, che ha anche proposto alle
altre forze dell'Ulivo di incontrarsi "in tempi strettissimi" per
affronatre la nuova situazione e "non dissipare quell'unità del
centrosinistra che tuttora resta preziosa".
9 ottobre Armando Cossutta propone un nuovo incarico al
presidente dimissionario Romano Prodi limitato all'approvazione
della Finanziaria. Il leader dei deputati moderati di Rifondazione,
che oggi, contro le indicazioni del partito, ha votato a favore del
governo, ha detto che Prodi dovrebbe impegnarsi a dimettersi subito
dopo l'approvazione della finanziaria. Successivamente, essendo in
pieno semestre bianco, il presidente della Repubblica potrebbe
"adottare misure straordinarie di carattere politico istituzionale",
ha aggiunto. Cossutta non ha voluto rispondere alla domanda se
intendesse riferirsi alla possibilità di dimissioni anticipate di
Scalfaro per poter andare alle elezioni dopo la nomina di un nuovo
presidente da parte di questo Parlamento
tratto dal sito
www.Repubblica.it
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