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L'ITALIA AL COLLASSO ECONOMICO??? tutta la sinistra lo dice ma i fatti la smentiscono
25 giugno 2005
E' da tanto che sento suonare i tromboni delle Cassandre, da troppo, per continuare a sopportarli senza tentare almeno una reazione. Anziché preoccuparsi di dare una mano per risolvere quella che definiscono una situazione disastrosa, soffiano letteralmente sul fuoco, cercando di far dimenticare che 50 anni di mal governo condiviso in pieno, con i vari partiti i cui degni rappresentanti si sono oggi riciclati soprattutto dalle loro parti, e che nell'ultimo ventennio della impropriamente definita "prima repubblica" hanno largamente contribuito, attraverso compromessi storici e altre cosine subdole a disastrare letteralmente, con politiche economicamente disastrose e non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, con le politiche antieconomiche del tutto gratis, seguendo certi slogan "la casa è un diritto" "i mezzi pubblici sono un diritto" "la sanità è un diritto" e ovviamente diritti che venivano propagandati come gratuiti, ma dato che nulla di ciò che esiste non può non avere un costo, anche minimo, hanno contribuito in maniera indegna alla deresponsabilizzazione delle persone che con questi specchietti delle allodole si sono aggregati ai loro carrozzoni, così ci hanno pian piano trascinati verso il baratro ed ora gridano "Allo scandalo!!!" In 50 anni di governi frutti di compromessi ignobili, a causa dei quali si sono spesi in modo indegno i denari della pubblica amministrazione, per costruire l'inutile o peggio effettuare opere che non sono mai state terminate. Il che significa che i soldi dati dai cittadini attraverso il pagamento delle tasse, allo stato, alle regioni, e ai comuni, non sono andati a buon fine, non sono ricaduti a beneficio sulla comunità, ma al contrario sono andati a rimpinguare le tasche delle varie società gestite dai boss del malaffare. Così le grandi opere necessarie al progresso di una nazione la cui unica ricchezza è l'inventiva e il lavoro, non sono state mai portate a buon fine, infatti nelle analisi su cui gli esperti hanno centrato la loro attenzione in questi ultimi anni l'accusa alla nostra nazione, è proprio quella di essere rimasta indietro nelle infrastrutture, che sono l'ossatura di un buon funzionamento della macchina lavorativa di tutto il paese. Quasi senza accorgerci siamo scivolati lungo il Mediterraneo, pian piano verso l'Africa, cioè verso quei paesi che fino a pochi anni fa venivano definiti "del terzo mondo" e da cui parte la gran maggioranza dei disperati che vanno a cercare fortuna in occidente. Per tutto questo si sono avvalsi di una marea di veri e propri fiancheggiatori come i sindacati che hanno allargato a dismisura ed in maniera inaccettabile le pretese e i diritti, al punto che, non da questi ultimi anni di governo Berlusconi, ma già da parecchi anni molte aziende non hanno potuto allargare il loro orizzonte, per i costi che non erano più in grado di sostenere. Non si capisce perché ora questi tromboni, fingono di dimenticarsene e preferiscono dare la colpa della recessione, se questa esiste veramente, o meglio al governo di centro-destra. E la solidarietà, con tutto il mondo, soprattutto quello antiamericano, non se lo ricordano più? E la politica del venite tutti qua, questa è la barca dei coglioni e stiamo tutti insieme vicini-vicini, intanto pagano i soliti cretini, che rispettano le leggi e vivono di fatica e lavoro a loro non fa piegare nemmeno un baffo vero? Così inevitabilmente si finisce per volgere lo sguardo verso ciò che non funziona e in questi ultimi anni non funziona la globalizzazione delle immigrazioni selvagge che il nostro paese ha subito. Ma quanto costano alle casse dello stato, cioè alle nostre tasche, le politiche di accoglienza? Quelle per tenere alto l'allarme con le motovedette, le guardie di finanza, quelle di confine, l'incessante lavoro della polizia e dei carabinieri per contenere e perseguire ci delinque? il costo delle carcerazioni e non da ultimo quello dei rimpatrii? quanto ci costa tutto questo? E poi scusate, ma tenere gli immigrati nei centri d'accoglienza, costruire strutture, arredarle, illuminarle, riscaldarle, affidare l'incarico a personale competente, con l'aggiunta di quello sanitario, vestirli, nutrirli, ma forse pensate che non abbia un costo? E poi quante azioni di ribellione e di devastazione hanno prodotto gli immigrati in questi centri? Certo che a nessuno piace essere rinchiuso, non piacerebbe nemmeno a me, e nemmeno a voi, ma hanno chiesto il nostro consenso per venire qua? Sono entrati con del denaro o hanno preferito darlo alla loro mafia e quando arrivano ormai hanno solo le pezze al culo e pretendono che noi li manteniamo? Tranne quelli che invece sono dotati di carte di credito e telefonini, ma allora c'è da chiedersi che ci vengono a fare qui fra gli immigrati clandestini? Non sarebbe stato più opportuno un bel viaggio di piacere? Non è che avranno qualcosa da nascondere, magari non ricercati al loro paese o già da noi? Fra di loro ci sono certamente tante brave persone, ma noi possiamo permetterci di mantenere tutto il mondo in fuga dalla miseria e dalle dittature? Ma cosa siamo diventati il paese del bengodi? Abbiamo o no anche noi i nostri poveri? Sapete che chi prende la pensione di invalidità percepisce un assegno inferiore al sussidio che viene dato agli extracomunitari e al loro costo giornalero? Ora ci si è messa anche la Corte dei Conti, che dice che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, bisogna rifare i conti con le pensioni che non sono in equilibrio tra il dare e l'avere, si vive troppo a lungo in proporzione a quanto si lavora) e l'allungamento della vita porta anche a problemi di ordine sanitario e quindi a nuovi costi, così la Corte dei Conti ci fa notare che la sanità ha superato le spese possibili, anche perché l'assistenza gratuita data agli immigrati, ha fatto sforare il budget, dimenticandosi di citare quanto costano i drogati e la loro assistenza in tutti i sensi alla sanità.
Poi compro Libero e trovo che il giornale si è occupato di ciò che sta preoccupando e me e vengo a scoprire, che le cose non sono proprio come ce le raccontano, perché se fossero vere, i compagni avrebbero certamente un altro atteggiamento, ma dato che ci stiamo avvicinando alle prossime elezioni, forse questa è l'anticamera di quelle che ci saranno nel 2006 e dato che problemi di casa solo sono grandissimi, meglio attirare l'attenzione degli italiani su quello che è una specie di moda, un vezzo, un'abitudine consolidata: "il muro del pianto del portafoglio" Leggo gli articoli e capisco che la sinistra, che tanto si vanta di stare dalla parte dei poveracci, dei lavoratori, ha perso il senso del valore economico e delle difficoltà che effettivamente i lavoratori debbono affrontare tutti i giorni. Loro ormai ci guardano tutti dall'alto e non intervengono perché sanno di dire menzogne, infatti misurano il loro status economico con il nostro, mentre siamo lontano anni luce da loro, e noi e solo noi, siamo coloro che tirano la carretta e faticano a rispettare gli impegni, perché questo c'è stato insegnato dai nostri genitori: "tirare la carretta e rispettare gli impegni". A me trare nei negozi e impossessarsi della merce, con la scusa dell'esproprio proletario, è stato insegnato che è rubare. Quando io desideravo qualcosa e non potevo averlo, perché la miseria era vera in Italia, i miei genitori mi dicevano: vuoi la macchina? Vuoi la borsetta di pelle? Vuoi la giacca di renna? Vuoi andare in vacanza? Studia, lavora renditi indipendente, assolvi a tutti i tuoi impegni e se ti avanzeranno dei soldi potrai soddisfare i tuoi desideri!!! Ed io l'ho fatto e così ho educato i miei figli, ora invece scopro che siamo alla frutta e che tutti i sacrifici e il rispetto della legge sono una cretinata pazzesca, se non l'avessi fatto anch'io oggi potrei essere in giro in tour nel Mediterraneo con una bella barca o in una villa della Sardegna, ma sono un'imbecille e ho creduto ai valori. Ma almeno mi consolo, perché questi "ciarlatani della politica" non sono riusciti ad ingannami, lo avevo capito che volevano soltanto essere loro i tanto odiati capitalisti ed ora sono diventati, ovviamente a spese nostre, soprattutto a quelle di chi ha creduto che per vivere bisogna lavorare, guadagnare, pagare le tasse e spendere i soldi guadagnati con il proprio lavoro, non con quelli degli altri o con gli espropri o con i diritti sociali inesistenti ed impossibili a realizzarsi.
E ancora non gli è bastato dopo averci trattato per anni come degli imbecilli, la fame di potere è aumentata, più hanno e più vogliono, quindi accoglienza infinita a tutti coloro che graveranno sulle nostre spalle, per avere domani una nuova base da cui succhiare cervello e denaro, intanto per ora i risucchiati da questa politica ignobile buonista in modo vergognoso e falso, siamo noi. E poi si stanno domandando se gli Italiani sono razzisti: io non lo ero, ma sto cominciando a diventarlo. Bravi compagni siete riusciti a fare un capolavoro. Lisistrata
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VELINE E CHAMPAGNE DEGLI AMICI DEI POVERI di ALESSANDRO GNOCCHI LA BELLA VITA DEI COMPAGNI
La sinistra sui giornali piange e dipinge un'Italia ridotta sul lastrico dal governo Berlusconi. Ma poi in privato vive alla grande. E su D'Alema la nostra inviata in Spagna ha scoperto che... La sinistra è in allarme. La recessione frena i consumi. Le famiglie sono sul lastrico. Si risparmia ormai su tutto. Opinionisti e commentatori vergano editoriali e invocano una svolta. Prodi e compagnia bella si presentano ai microfoni. Si indignano. Più attenzione all'economia, diamine. Il Paese annaspa nella povertà. Poi, spente le telecamere e deposte le stilografiche, tutti quanti chiamano il cameriere e ordinano: «Battista, prepara i bagagli, vado a Capalbio per il fine settimana». Nel relax delle spiagge più esclusive d'Italia, i poveri finalmente svaniscono come un brutto sogno al risveglio. Tra un'aragosta e un bicchiere di champagne, la sinistra ritrova se stessa. Ah, che guaio, la gente fa la spesa negli hard discount. Beh, beviamoci sopra un altro Krug e non angustiamoci troppo. Direttori di giornale, girotondini, parlamentari di lungo corso, ex dirigenti della Rai pianificano il futuro dell'Italia tra un bagno e l'altro. Trovano rapidamente i colpevoli della crisi, buttano lì due o tre proposte, se la prendono un po' con Berlusconi, quel cafone con la bandana. E finalmente èl'ora dell'aperitivo. Calzate le infradito di Prada, gli ex rivoluzionari si godono il meritato cocktail dopo tanto conversare intelligente. Qualcuno pensa a Massimo D'Alema. Dov'è finito? Non c'è. I porti italiani sono orfani del suo diciotto metri, l'Icarus (anche detto "Articolo 18"). Per forza, il leader Maximo è altrove, in quel di Valencia. Commenta per La7 le regate della Luis Vuitton Cup. Si trova bene, pare: ambiente selezionato (miliardari e vip assortiti), autista, suite. I paladini dei poveri adorano il lusso. Giustamente, diciamo noi, non c'èniente di male. Ma che ne sa la sinistra chic di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese? Poco, a giudicare dal tenore di vita. Tanto più che molti progressisti sembrano appartenere a una casta di privilegiati che vive in un mondo diverso dal nostro. Lo ha ammesso involontariamente il diessino Gavino Angius: «Se fossi un cittadino - ha detto pochi giorni fa a Porta a Porta - anch'io mi lamenterei dell'euro». Angius quindi non è un cittadino come noi. Forse ha ragione. I cittadini hanno problemi concreti che Angius ignorerebbe, se non esistessero i rapporti Istat. Tra l'altro c'è perfino chi i rapporti non si degna di leggerli. Michele Serra, su "Repubblica" (organo ufficiale della sinistra al caviale), si stupisce: perché questo lutto generalizzato per il crollo dei consumi? È il segno che la nostra opulenta società inizia finalmente a dire no «a certe vacanze, certi vestiti, certe seconde case, certe terze automobili, certi quarti telefonini». A parte che il cellulare è l'unico bene che registra un netto aumento di vendite, c'è da chiedersi su quale pianeta abiti Serra.
Non ci risulta che la crisi sia dovuta al calo delle
prenotazioni a Santa Margherita. Inoltre, la gente che non ha i soldi per
comprare il pane non ha mai avuto un parco auto degno di Montezemolo. E
«certi vestiti» non li ha mai messi. «Scarpe rotte pur bisogna andar»
intonavano nelle sezioni i militanti del Pci. I versi sono ancora validi.
Scarpe rotte? Bisogna andar. Al negozio di Church's più vicino. D'Alema:
vestiti su misura, sarto napoletano, cravatte di Marinella, giacche di
Degli Esposti. Bertinotti: giacca di tweed, portaocchiali intonato, golf
di cachemire, scarpe inglesi. Ecco chi indossa, e continuerà a indossare,
«certi vestiti». Insomma, il paternalismo regna sovrano. I poveri
vanno capiti e aiutati. Anche se non ho la minima idea di come siano
fatti. E a patto che non me li trovi fra i piedi perché sono sudati e
maleducati. Perché la sinistra è diventata la caricatura della nobiltà
dell'Ottocento, solo un pizzico più bigotta e reazionaria? Quando è
successo? Il muro di Berlino era appena crollato. Nei salotti si
guardarono in faccia. Erano tutti smarriti. E adesso come facciamo a
sentirci superiori all'odiato ceto medio, la borghesia? Con che faccia
possiamo tirare fuori Marx, Gramsci e la lotta di classe? Poi qualcuno
allungò la mano verso il buffet. Afferrò una tartina al caviale. E tutto
fu più chiaro. La dittatura del proletariato era tramontata. Iniziava una
nuova era. Quella della dittatura del lusso. Formaggi prelibati, vini
prestigiosi, alberghi a cinque stelle, vacanze esclusive, barche a vela,
abiti di sartoria: sono la prova tangibile della superiorità antropologica
della sinistra. Morta l'ideologia, il lusso è diventato il nuovo metro di
giudizio di fatti e persone. Ovvero, io ho sempre ragione perché mangio da
Vissani. Voi avete sempre torto perché vi nutrite di mozzarelle scadute.
Io leggo libri impegnati. Voi Wilbur Smith. Io ho in casa tutte le
incisioni di Glenn Gould. Voi la discografia di Nek. Io vado in vacanza a
Portofino. Voi in pensioncine famigliari a Gatteo mare. Capito, puzzoni,
perché io merito di appartenere alla classe dirigente e voi no? |
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