LE LEGGI SU MISURA LE HA FATTE LA SINISTRA

che non ha dato deleghe né deroghe ad altri, quindi rei di iniziative personali

a sin. Antonio Fazio - ad. la Banca del Contendere

il governatore della Banca Italiana messo sotto accusa, per la registrazione di alcune telefonate avute con Gianpiero Fiorani, con il quale dialoga amichevolmente e come ciascuno di noi fa con i propri amici, discute delle proprie scelte.

La criminalizzazione è ovviamente conseguenza del fatto che Antonio Fazio, si è permesso di fare economia fuori dagli interessi puramente politici e quindi di non seguire i dettami partitocratici delle sinistre, al cui gioco probabilmente per anni aveva soggiaciuto.

 

8 agosto 2005

 

I continui ululati alla luna e l'incessante criminalizzazione di tutti gli avversari politici, o economici, dimostrano inequivocabilmente che i detentori del potere sinistro, che occupa tutti i gangli più importanti della burocrazia, e che hanno il valore supremo di essere poteri reali in mano a chi li gestisce, vengono pesantemente usati contro la democrazia e tutti i cittadini italiani, che della democrazia dovrebbero beneficiare.

 

Con le loro avide mani arraffano a più non posso, ma per farlo indisturbati, emettono paurosi e sinistri ululati alla luna, da far accapponare la pelle ed i più sprovveduti o per chi ne è già naturalmente disposto, questi ululati avranno l'effetto della mannaia sul capo dei condannati a morte, calerà inesorabilmente sulle loro teste, recidendole alla radice.

 

Fra una decina d'anni poi, le loro accuse e congiure si disgregheranno, perdendosi nel vuoto su cui sono state costruite, proprio come sono finiti tutti i precedenti complotti e processi popolari prima e nelle aule di giustizia poi, orditi contro tutti coloro che sono passati nel tritaghiaccio della magistratura italiana, sempre più coinvolta nella politica, sempre più disposta a gestire tutto il potere che c'è sul mercato nazionale.  Intanto le loro teste saranno state recise e solo pochi potranno trovare ancora la forza di rialzarsi, ma anche facendolo la loro reputazione, credibilità e forza sarà stata inquinata così tanto da non aver più il potere "contrattuale" che aveva prima, che questo altro ignobile e vergogno complotto delle sinistre italiane fosse stato portato a compimento.

 

L'apparente confusione che cade sotto i nostri occhi, nasconde un disegno ben preciso, una strategia già sperimentata che ha portato la sinistra italiana ad avere interessi economici su larga scala, ma camuffandoli quasi tutti con un nome popolare: COOP, poiché si sà: la coop sei tu chi può portarti via di più?

Lisistrata

«Le leggi su misura le ha fatte la sinistra»
di Geronimo del Giornale

Da alcune settimane la confusione sulle vicende dell'Antonveneta e della Bnl cresce sempre di più anche perché si mettono insieme le pere con le mele. Ad alimentare questa confusione vi sono i due più diffusi quotidiani del Paese, che sembrano dividersi le parti. Repubblica concede ogni giorno pagine intere alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche, mentre Il Corriere della Sera ha mobilitato tutti i suoi migliori opinionisti per colpire Bankitalia, ma in realtà i possibili scalatori del quotidiano di via Solferino.Nel frattempo Bertinotti e Mastellla parlano del primato della politica intendendo ciascuno una cosa completamente diversa dall'altro, mentre Eugenio Scalfari ci fa un'altra lezione sulla morale, dimenticandosi di scrivere che il suo editore, nello spazio di pochi giorni, ha guadagnato alcuni milioni di euro solo per aver propalato la notizia che nella sua società Cdb Web-Tech sarebbe entrato Silvio Berlusconi.
Intimidito dalle critiche, il simpatico Carlo ha fatto marcia indietro e ha detto a Berlusconi «no,tu no», lasciando sbigottiti quei poveri cristi dei risparmiatori che erano subito corsi a comprare le azioni di quella sconosciuta e dormiente società quotata, azioni che Carlo puntualmente vendeva loro.

La morale passa anche per queste strane dimenticanze.

Ma torniamo alla confusione e ai tanti diversi polveroni che si sovrappongono l'un l'altro tentando di capirci qualcosa, in più dividendo, per l'appunto, le pere dalle mele: 1) alcuni italiani (Abete, Della Valle, Geronzi) hanno stretto un patto d'azione con gli spagnoli e con gli olandesi per controllare rispettivamente la Bnl e l'Antonveneta.
 

Nel primo caso il premio agli italiani sarebbe stata la presidenza della Bnl a Luigi Abete e la partecipazione di Diego Della Valle alla gestione della banca. Nel secondo caso il patto Geronzi-Groenink avrebbe ampliato e consolidato la forza di Capitalia e del suo massimo esponente. Due disegni legittimi che avevano un punto debole: per un piccolo interesse personale si dava il controllo di due banche italiane a due istituti di credito stranieri scegliendo una strada del tutto diversa da quella scelta da Profumo con la fusione Unicredito-Hsvb.Il governatore della Banca d'Italia non ha mai fatto mistero di essere di opinione diversa e di guardare positivamente a quanti avessero fatto cordate alternative. Ciò non ha mai significato trasformarsi da arbitro in giocatore, ed infatti tutte le autorizzazioni richieste dagli spagnoli e dagli olandesi sono state concesse e tutte le regole nazionali ed europee sono state rispettate, compresi i controlli che hanno imposto a Fiorani e compagni di lanciare un'Opa obbligatoria;

 

2) il fallimento delle Opa straniere su Bnl e su Antonveneta ha scatenato,probabilmente su ispirazione divina, due procure della Repubblica, quelle di Milano e di Roma, che si sono mosse come un elefante nella cristalleria, intercettando e pubblicando conversazioni private tese solo a «sputtanare» (chiediamo scusa per il verbo) alcuni protagonisti ed in particolare il governatore della Banca d'Italia nella sua confidenzialità bonaria e paesana con uno dei protagonisti.

Risultato: la Procura di Milano ha dato il controllo dell'Antonveneta al socio di minoranza, gli olandesi dell'Abn Amro assistiti dal noto avvocato Guido Rossi,che appena due giorni prima aveva visto fallire sul mercato la propria offerta pubblica di acquisto, nel mentre da qualche giorno si mette in dubbio anche la liceità dell'Opa che si appresta a fare l'Unipol su Bnl, Opa peraltro obbligata dalla legge Draghi.

Sono queste le regole del mercato che i due più diffusi quotidiani del Paese stanno difendendo? E se non è così, cos'altro stanno difendendo con la loro forsennata carica contro la Banca d'Italia, richiamando in servizio attivo financo quell'Oscar Luigi Scalfaro,destinatario per quattro anni di seguito di 100 milioni di vecchie lire al mese da parte dei servizi segreti italiani senza che nessuno, nemmeno il Parlamento, abbia mai saputo a cosa servivano?

 

3) Il Corriere della sera è ormai in fibrillazione perché capisce che se Stefano Ricucci continua a comprare azioni del gruppo Rcs è segno che tra gli attuali azionisti del patto di sindacato c'è qualcuno, o più di uno, pronto ad aprirgli le porte. Allora perché attaccare nuora (la Banca d'Italia) perché suocera intenda (i possibili scalatori del gruppo Rcs),quando il mercato, le cui regole spesso si invocano solo contro gli altri, offre armi a sufficienza per difendere l'attuale assetto azionario? I pattisti che governano il Corriere perché, invece di giurarsi ogni giorno eterna fedeltà, non comprano, tramite lo stesso gruppo Rcs, ulteriori proprie azioni attivando, come si dice in gergo, un buy-back capace di fargli da scudo contro i tentativi degli scalatori? Perché, come ci insegna Pulcinella, tutti vogliono andare in carrozza a sbafo o spendendo il meno possibile:
ma questo non è nella logica del mercato che impone, al contrario, a chi vuole difendere la proprietà di società quotate, di mettere mano alla tasca dinanzi a una scalata ostile o di arrendersi senza criminalizzare chi liberamente compra azioni.
Ci pensino, gli amici del Corrierone, e vedranno che quella è la vera risposta, non l'aggressione a 180 gradi a tutti ed a tutto, e in particolare a Fazio. Così facendo ripeteranno gli errori del 1992 da loro stessi, poi, drammaticamente denunciati;

 

4) le intercettazioni e le loro nefandezze. Ripetere che l'Italia è il Paese più «ascoltato del mondo» è una noiosa ripetizione. Non è un caso che più si intercetta la cosiddetta società civile più proliferano le organizzazioni criminali, come puntualmente accade nel nostro Paese. Ma vorremmo porre a tutti una domanda semplice semplice: se per un momento tutti ascoltassero tutti quante amicizie salterebbero, quanti cattivi pensieri conosceremmo, quanta invidia e quante calunnie scopriremmo? Se ascoltassimo,ad esempio, una telefonata tra due pubblici ministeri o tra un pm e un giudice per le indagini preliminari, o tra un consulente come Guido Rossi e il presidente dell'Abn Amro, o tra due politici di opposti schieramenti, quante cose verrebbero viste in una luce criminogena quando invece altro non sono che parole in libertà dette in conversazioni che si ritengono private? Morale della favola: attenti ad applaudire a questo malcostume perché prima o poi toccherà a ciascuno di noi essere ascoltato,come è capitato ai giudici del Riesame del Tribunale di Napoli. Le intercettazioni devono servire a scoprire atti penalmente illeciti e non a «sputtanare» la gente perché diversamente declineremmo sempre di più verso una corrotta democrazia sudamericana;

 

5) il primato della politica. Auspicio giustissimo, ma non nel senso di disinteressarsi di ciò che accade nel mercato come sembra voglia dire Mastella quando, proprio sul Corriere, difende il suo compagno di vacanze Diego Della Valle dall'Opa dell'Unipol.Sia chiaro che Mastella ha tutto il diritto di difendere Della Valle e il suo accordo con gli spagnoli, spiegandone le ragioni, così come è nello stesso diritto chi difende, al contrario, l'iniziativa dell'Unipol. Per quanto ci riguarda, il primato della politica consiste nella sua capacità di perseguire l'interesse generale, sollecitando forze sociali ed economiche perché le tutelino al meglio rispettando le regole che ci siamo dati in Italia e in Europa.

 

Il mercato è la garanzia delle libertà personali e collettive,ma è anche vero, e Bertinotti lo dovrebbe sapere, che al suo interno si muovono spesso forze illiberali e tentazioni egemoniche che puntano a rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Sta alla politica e al suo primato denunciare questi fenomeni degenerativi o interessi personali contrabbandati per interessi generali e stimolare altre forze a tutelare questi ultimi. Nel caso della Bnl l'interesse generale del Paese sta, a nostro giudizio, nel lasciare il controllo di quella che fu la banca del Tesoro in mani italiane a condizione,ovviamente, che vi sia un piano industriale all'altezza dei bisogni del mercato. E se queste mani sono quelle dell'Unipol, siano le benvenute, senza parlottare sulle sue possibili amicizie politiche. Chi è di idea contraria si alzi, lo dica con chiarezza e lo motivi, senza gettare fango su chi la pensa diversamente perché questo è il costume dei mafiosi, che calunniano e isolano prima di ammazzare. E come si sa, si uccide con la lupara, ma anche con le parole.

 

IL pezzo è stato pubblicato anche su Controcorrente

 

 

Certo che le cose raccontate così da me, possono sembrare preconcette, e magari lo sono anche, visto che ormai ho perso completamente la fiducia nella magistratura italiana, ma mi confortano i fatti, perché le idee possono certamente essere sbagliate, come i fatti naturalmente, ma questi esistono e non possono essere negati, il senso dei fatti è proprio quello di vedere se corrispondono alle idee e soprattutto alle parole, così come vengono enunciate e allora è giunto il momento anche di confrontare fatti e parole e purtroppo le parole di cui si riempie la bocca la sinistra italiana e gran parte della magistratura non hanno poi il corrispettivo nei fatti, perchè all'atto pratico, ecco prendere prevalenza gli interessi di parte, degli uni e delgi altri.

A volte mi viene un sospetto, che magari non è corrispondete alla realtà, ma gli assomiglia molto: sembra che le sinistre abbiano stretto un patto di non aggressione con una grande parte della magistratura, la quale per conservare intatti i suoi privilegi e possibilmente aumentarli, si preoccupa di fare letteralmente "piazza pulita" nel campo avverso, cosicche non esistano più sul mercato della scena politica italiana, avversari in grado di misurarsi, ma soltanto ombre di avversari che debbono combattere su molti fronti, soprattutto su quelli della legge, disperdendo energie, denaro e perdendo il tempo che è la cosa più preziosa che chiunque si voglia occupare di politica sà che non può permettersi di perdere.

 

Ma cos'ha fatto di tanto male l'Italia e gli Italiani per meritarsi una classe politica così sinistra e di tale indegna fatta?

E cosa di peggio, per meritarsi quella faziosa e pomposa razza di magistrati, che si sentono investiti di mandato divino e brandiscono le loro toghe come fossero  mannaie, sulla testa dei malcapitati italiani? 

 

Loro sono diventati i veri intoccabili della scena italiana. Loro perdono tempo prezioso che dovrebbero utilizzare per perseguire i delinquenti ed oggi soprattutto con il pericolo ormai evidente, anche ai sassi dell'emergenza terrorismo, si perdono dietro gli interessi di "parrocchia", come dimostrano i due pezzi pubblicati qua sotto.

 

Si vede che Al Zarqawi and company hanno colpito nel segno e fatto proseliti....

 

Mercoledì la Camera ha deciso a grande maggioranza di opporsi davanti alla Consulta alle pretese di palazzo dei Marescialli

“I magistrati non applicano le leggi che non gradiscono”
Carnevale spiega i retroscena della guerra tra Csm e Parlamento
di Dimitri Buffa - Edizione 79 del 08/04/05 - L'Opinione

“I risvolti giuridici del conflitto tra poteri dello stato promosso dal Csm alla Corte Costituzionale contro la Camera dei deputati che ha osato fare una legge per riammettere in ruolo i magistrati ingiustamente accusati e sospesi dal servizio e tenerceli anche oltre la pensione per tutto il tempo che hanno dovuto perdere dietro le loro vicende giudiziarie come il sottoscritto? Molto semplici – dice Corrado Carnevale a L’opinione – la vera battaglia è su chi comanda e i giudici vogliono avere la meglio sui politici”.
A che lei abbia memoria, era mai capitato che il Csm contestasse alla Camera l’applicazione di una legge approvata definitivamente arrivando a sollevare un conflitto davanti alla Corte Costituzionale?
Lo escludo categoricamente, finora era capitato solo che se la prendessero con il governo, con il ministro di grazia e giustizia che non voleva dare il proprio “concerto” a nomine già decise a palazzo dei Marescialli. Una volta con Martelli, l’altra con Castelli molto più recentemente.
Cosa implica invece l’attuale ricorso del Csm contro una legge approvata dai due rami del Parlamento per risarcire la carriera di chi passò ingiustamente nelle maglie della giustizia negli anni del Termidoro made in Italy?
Esiste un doppio livello di lettura di questo conflitto istituzionale senza precedenti: il primo è ad personam, tarato su di me, su cui cadono le ire e le vendette di una casta che vuole proteggere gli autori degli errori giudiziari di cui sono stato vittima da una sorta di damnatio memoriae che comporterebbe il mio rientro in servizio ai massimi livelli in Cassazione. Diciamo che questo loro vogliono che esca dai libri di storia o non ci entri affatto…
E poi?

Il secondo livello di lettura, erga omnes, è se possibile ancora più grave del primo perché riguarda l’intera collettività. I magistrati stanno sfidando i membri del Parlamento sul loro stesso campo, quello della politica. Il messaggio che manderanno se riusciranno a fare leva sulle sponde che indubbiamente hanno dentro alla Corte Costituzionale, che tutti sanno essere piena di altri magistrati che la pensano come loro, è devastante, di quelli che non si possono ingoiare. E cioè dire che tutto il terreno che riguarda il reclutamento, la carriera, in genere la vita di ogni singola magistrato d’Italia dipende da loro, da chi viene mandato al Csm dalle correnti sindacali che determinano l’Anm e la vita della magistratura in genere. D’0altronde noi siamo l’unica categoria di impiegati pubblici che può vincere un concorso anche se le tre prove scritte sono insufficienti.
Ma sta scherzando?

Non scherzo per niente, la legge che nei primi anni ’60 cambiò l’avanzamento in carriera dei magistrati con criteri solo di anzianità, senza il merito e la meritocrazia, stabilì anche un altro assemblearismo
Di cui poco si parla: quello dell’esame per entrare in magistratura. Si disse e si interpretò una serie di norme instaurando la prassi della “valutazione complessiva” del candidato, di modo che in pratica si dava una sufficienza, che io chiamavo “stampella”, anche a chi non la meritava allo scritto dando loro un’ultima chance nell’orale che poi di solito sanava tutto. A me capitò anche nel 1980 quando presiedetti una commissione di concorso in magistratura.
Già lei fu quello che fece magistrato Di Pietro. Ma quello immagino che fosse bravissimo e non avesse bisogno di aiutini...?
Diciamo che allo scritto era insufficiente in due prove su tre, ma non mi chieda quali. Se si trattasse del diritto penale, di quello civile o di quello amministrativo non lo dirò nemmeno sotto tortura.
Insomma i magistrati in questo conflitto contro la Camera sulla pelle di Corrado Carnevale, si giocano tutto. Non potrebbe pesare il precedente della Corte dei Conti ai tempi del Centro sinistra?
In effetti il caso è quasi identico. Allora i magistrati sollevarono conflitto contro la legge approvata dal parlamento dell’epoca, se non erro la Bassanini, lamentando per certe materie la sottrazione del controllo preventivo alla loro potestà. La Consulta rispose che la loro potestà rimaneva invariata, ma che era la collettività con le sue leggi a determinarne le modalità di applicazione. Oggi è in ballo una questione analoga, ma non saprei fare previsioni su come finirà.
Ma a lei perché la odiano così?
C’è la ragione di antipatia personale perché io ero l’eccezione che confermava la regola che si può azzerare il lavoro pregresso senza fare i soliti piagnistei sulla mancanza di mezzi da parte dei governi pro tempore, e questo era un aspetto. Poi ce ne è un altro inconfessabile che forse un giorno occuperà gli storici.
E cioè?  Ieri come oggi il vero problema era che io non diventassi, così come meritavo, avendone i titoli e la dottrina, primo presidente della corte di Cassazione. Io ero un garantista ma anche una persona molto efficiente. Non guardavo in faccia nessuno. E le distorsioni giudiziarie del periodo dei primi anni ’90 non avrebbero retto il vaglio della Cassazione con la giurisprudenza determinata da me e dai colleghi della prima penale. Ne colpirono uno, cioè me, per educarne cento. E infatti, per paura o opportunismo quella giurisprudenza cambiò, anche se poi negli ultimi anni qualcuno ha rivalutato il mio garantismo, ritrovando un po’ di coraggio anche nelle proprie sentenze.
Eppure un politico garantista come si è sempre piccato di essere Claudio Martelli fu quello che promosse il famoso monitoraggio sulle sue sentenze di fine anni ’80?
Purtroppo per lui poi è stato vittima di una nemesi in cui venne colpito da quegli stessi che volevano colpire la mia persona. Spero che ne abbia tratto una morale.
Quale? E’ inutile compiacere per opportunismo i tuoi eventuali futuri carnefici

 

Parla Francesca Scopelliti: “Così quel giudice assolse Melluso che calunniava Tortora dopo morto”

 

L'intervista: I poco illustri precedenti della Gip Clementina Forleo

di Dimitri Buffa  Ediz. 21 del 29/01/05

 

Clementina Forleo, la giudice intorno a cui sta facendo quadrato la parte più retriva e conservatrice della magistratura associata italiana, il giudice che ha assolto tre estremisti islamici che l’Onu (non gli Usa, si badi bene) considerano pericolosi terroristi internazionali e reclutatori di kamikaze per l’Iraq dove domenica si svolgeranno le prime elezioni libere della storia di questo paese, assimilandoli quasi ai partigiani che lottavano contro l’invasione nazista in Europa e aggrappandosi a una discussa e mai ratificata dall’Italia risoluzione Onu sull’autodeterminazione dei popoli che distingue tra guerriglia di liberazione e terrorismo, ha dei precedenti giuridici illustri a proposito dell’interpretazione delle leggi ad usum delphini.

La Forleo infatti è quella che il 19 dicembre 1994 assolse dall’accusa di calunnia aggravata ai danni di Enzo Tortora, per anni presidente del partito Radicale di Marco Pannella, già morto da sei anni, il famigerato pentito Gianni Melluso detto il bello. Il pentito che alcuni magistrati napoletani protessero fino all’inverosimile nonostante avesse avuto il programma di protezione più volte interrotto a causa della reiterazione di reati da delinquente comune, come la rapina a mano armata. Il capolavoro della Forleo, che assolse Melluso facendo sottili distinzioni tra la verità storica e quella processuale, fu poi completato da un altro campione della giustizia politicizzata, l’allora sostituto procuratore generale della repubblica a Milano Elena Paciotti che due mesi dopo, il 24 febbraio del 1995, respinse l’istanza di riapertura del procedimento con queste parole, che passeranno alla storia del doppiopesismo della giustizia italica anche in materia di diffamazione a mezzo stampa: “l’assoluzione di Enzo Tortora con formula piena non è conseguenza della ritenuta falsità delle dichiarazioni di Giovanni Melluso e di altri chiamanti in correità, ma della ritenuta inidoneità delle stesse a costituire valida prova di accusa... Di qui la congruità rispetto al caso in esame del richiamo alla ovvia impossibilità di porre un’equazione tra assoluzione del chiamato in correità e la penale responsabilità per calunnia del chiamante”.
Dei precedenti di dottrina della Forleo L’opinione ha parlato con una testimone dell’epoca, Francesca Scopelliti, compagna di Tortora nella vita e presidente di una fondazione a lui intitolata, attualmente assessore alle politiche giovanili di Grosseto per Forza Italia e fino alla scorsa legislatura senatrice azzurra.
Assessore Scopelliti, lei questa giurisprudenza interpretativa della gip Clementina Forleo l’aveva già provata sulla sua pelle?
E come potrei dimenticare quella vergognosa sentenza di assoluzione per Melluso? Nella motivazione si arrivò a dire che esisteva una differenza tra la verità storica accertata dell’innocenza di Tortora e la verità processuale putativa del Melluso che in quell’ignobile intervista pubblicata da “Gente” riapriva sei anni dopo la morte di Enzo quel terribile capitolo di calunnie e di insulti.
Perchè favorire Melluso?
Probabilmente per fare un favore non tanto a lui ma a quei magistrati che lo protessero fino all’ultimo, contro ogni evidenza e che forse erano anche ricattati da quel signore.
E della sentenza di proscioglimento dei tre sospetti terroristi che ne pensa?
Anche qui l’elemento interpretativo e l’ideologia sembrano prevalere, e mi fa ridere che il membro del Csm Giovanni Salvi oggi ci venga a parlare di prove mancanti quando tutti sappiamo che in certi casi per infliggere fior di ergastoli sono bastati semplici indizi o anche il cosiddetto libero convincimento del giudice. I due pesi e le due misure sono evidenti per tutti.
Le diranno che ha attentato all’autonomia e all’indipendenza dei magistrati?
Lo dicano pure, è una ninna nanna che si racconta per addormentare le coscienze delle persone. I veri attentatori dell’autonomia dell’ordine giudiziario e della relativa indipendenza sono i magistrati che emettono sentenze come quelle della Forleo e quelli che li difendono per spirito corporativo.

 

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