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20 agosto 2005
l'articolo è scritto da Grendel00 e pubblicato sul
suo Blog
Per decenni l'Unione
Sovietica ha foraggiato i movimenti pacifisti. Ha alimentato le
"intellighenzie" progressiste d'oltre cortina, le quali si sono peraltro
impossessati degli strumenti di divulgazione culturale e vigilato sui loro
accessi.
La cosa era arcinota, ma ovviamente ignorata (se cercate dei riferimenti,
partite col presupposto che in italiano non troverete nulla o quasi),
talmente nota che i pacifisti negli USA erano soprannominati "peacenik",
con riferimento allo Sputnik, noto satellite sovietico.
Ci siamo sorbiti decenni di manifestazioni contro i missili americani,
ignorando che i sovietici avevano già schierato intere falangi di SS20
puntati contro l'europa, contro di noi. Ma non è tutto.
C'è stata una scandalosa operazione di manipolazione culturale
generalizzata, tesa a riempire l'occidente di falsi sensi di colpa verso
il cosiddetto "terzo mondo".
Il colonialismo non è stato un bene, ovvio (con certi distinguo), ma non
ha nulla a che fare con quello che ci è stato propinato per anni: "le
potenze imperialiste usano le colonie per depredarle delle loro materie
prime e per aprire nuovi mercati".
Ora, per convenzione e per dato di fatto, l'età imperialistica termina nel
1914.
Di quali materie prime c'era bisogno a quei tempi, che non fossero già in
Europa, e in proporzione più abbondante? Ricordiamoci che a quei tempi le
macchine andavano ancora quasi solamente a carbone (di cui le "black hills"
inglesi e la Ruhr tedesca straripavano), le automobili moderne erano state
costruite a partire dal 1896, ma la prima produzione di massa non avvenne
prima del 1927 (Ford modello "T"): a cosa servivano il petrolio e la
gomma?
I prodotti europei e occidentali in genere erano prodotti industriali, di
cui gli abitanti dei paesi colonizzati non sapevano cosa farne, tranne che
le armi, ovviamente. Armi che però venivano vendute ai locali molto
raramente (il contrabbando esisteva anche allora, ma di contrabbando si
trattava, non di contratti di fornitura).
Come qualcuno già ai tempi aveva ben capito, il colonialismo era uno
spreco di risorse e vite umane al solo fine di piantare la propria
bandiera su di un kilometro quadrato di deserto (ovvio che esistessero
anche le eccezioni). Non per nulla uno dei più grandi politici del tempo,
il cancelliere Bismark, aborriva il colonialismo e non ne capiva il senso.
Per questo la Germania non ebbe colonie fino al pensionamento di Bismarck
stesso (cosa poi rivelatasi disastrosa, se qualcuno si ricorda cosa
successe poco dopo).
Per quanto riguarda lo sfruttamento successivo, è così difficile notare
che mentre la popolazione di certi paesi arranca nella fame e
nell'ignoranza i loro "principi" sguazzano nell'oro? Allora chi è che
sfrutta? Si dice che se si svuotassero i conti in Svizzera (o altrove) di
vari presidenti-a-vita, generalissimi, mullah, re, e imperatori vari
africani, l'Africa non avrebbe più debito, anzi gli avanzerebbe pure
qualcosa. Allora chi è che sfrutta? E' veramente tutta colpa nostra? Chi
ha messo lì quei tiranni? Chi li ha coperti? Perché la nostra buona
"intellighenzia" non scende in piazza contro di loro?
Questo è il risultato di una propaganda fatta per sfiduciare l'occidente,
per indebolirlo a livello politico, diplomatico e anche sociale, per
prepararlo ad accogliere l'Armata Rossa liberatrice e potatrice di Pace
(quella eterna).
Ma l'Armata Rossa non c'è più. Non c'è più Unione Sovietica né il Patto di
Varsavia. Non c'è più nulla. O quasi.
Ci sono ancora i "peacenik", che persa la loro orbita di riferimento,
vagano sostenuti solo dall'inerzia della propaganda anti-occidente e
dall'odio anti USA così amorevolmente coltivato per più di mezzo secolo.
Come quei famosi soldati giapponesi, loro continuano a combattere senza
essersi accorti che la guerra è finita, che Tojo è morto, che il Mikado è
morto, che non c'è più impero...
Purtroppo l'incoscienza di questo esercito sbandato è tale che pur di
combattere i propri nemici non si accorgono di aiutare, non solo
indirettamente, terroristi, assassini, tiranni, genocidi...
Come in una tragedia che ha del grottesco la nave continua ad andare anche
quando il timoniere, il capitano, tutto l'equipaggio sono morti. Una nave
fantasma. Con i cannoni ben carichi.
Grendel00
Vedi i seguenti link -
Wikipedia -
FrontPage
Peacemagazine e ancora
Peacemagazine
H-net.org -
Intellit.muskingum
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Di
questo sotto vi risparmio la fatica di cercarlo, ve lo pubblico
direttamente
Più che dare i giornalisti
facevano clima qui da noi di
Maurizio Blondet
ma se non vi fidate potete trovarlo
pubblicato su Kattoliko
Ma che bella sorpresa, ritrovare una
serie di colleghi noti nei libri-paga del Kgb. Sorpresa non sorprendente,
per chi ricorda quel che scrivevano e facevano scrivere (qualcuno è stato
direttore) sui loro giornali o settimanali come "L'Espresso". Perché mica
erano spie, i nostri colleghi (e qualcuno potrà certo dimostrare la
propria estraneità).
Quando s'incontravano con il
"residente" del Kgb a Roma, mica andavano a dare informazioni all'Urss.
Andavano a prendere consigli dall'Urss. Disposizioni su quel che dovevano
scrivere, sul clima che dovevano creare. Non esportavano segreti
occidentali. Importavano atmosfere - complici - sovietiche.
Un esempio, citato dall'Archivio
Mitrokhin (pag. 631): nel '78, quando "l'Urss rinnovò la corsa nucleare
spiegando i missili SS-20", una delle "più efficaci misure del Kgb" fu di
"scatenare i movimenti pacifisti contro il conseguente dispiegamento
americano dei contro-missili Preshing in Europa". Ecco a cosa dovevano
servire i giornalisti sul libro paga. Non spie, informatori, 007. "Agenti
d'influenza" è la loro denominazione tecnica: creatori di climi
psicologici collettivi. Mitrokhin (pag. 629) attesta che il Centro (Mosca)
"riservava i più grandi elogi per le operazioni d'influenza inscenate
dalla residenza" di Roma. Chi ha un po' di memoria, non può che confermare
quegli illustri elogi ai noti colleghi. Bravissimi. Nelle redazioni, nei
salotti buoni, nel discorso pubblico, avevano instaurato perfettamente il
clima della patria incamminata verso le sorti progressive.
Conformismo di piombo. Un'unica
versione autorizzata. Divieto di eccepire e far domande. Allinearsi.
Chi si fosse provato, ad esempio, a
far domande sugli SS-20 (e non solo sui Pershings) andava incontro a un
destino moscovita: bollato come "anticomunista" sicché subito "integrista"
o "fascista", complice oggettivo di Rauti e di Freda e di Ordine Nero.
Squalificato. Un lebbroso politico, in attesa di giudizio popolare.
Ridotto al silenzio, circondato dal
disprezzo dei veri credenti. Non di rado spedito ai margini, rimandato in
periferia, ridotto anche alla disoccupazione. Chi scrive li ha vissuti,
quei tempi, anche se purtroppo come vittima. Vi invidiavo, colleghi, lo
confesso: voi così radical-chic, così nel vento della storia che
avanza(va), così in carriera. E mai di faccia, di preferenza obliqui:
"comunisti" era un aggettivo che non vi si attagliava, eravate
"democratici", "progressisti", "borghesi illuminati" sul libro-paga del
Kaghebé. Eravate voi a dare lo standard. Come sono le Brigate Rosse?
"Sedicenti", è stato per anni il solo aggettivo autorizzato. Sedicenti
rosse, in realtà nere. Ci fu un caso (due missini massacrati dalle Br a
Padova, si chiamavano Mazzola e Giralucci) che voi trasformaste in "pista
nera": i fascisti s'erano uccisi tra loro. Si ricordano comitati di
redazione che facevano togliere di pagina notizie non consentite dal
"pensiero unico". E gruppi sociali o ecclesiali "ispirati" che si
frantumavano sotto l'urto di certe pressioni culturali.
Non eravate nemmeno tanti. Non c'era
bisogno. Voi facevate leva, insieme, sul conformismo e sullo snobismo: due
molle supreme per i deboli di psicologia e di cultura. Così i più, i
molti, vi imitavano spontaneamente. Credenti "democratici", studenti
"progressisti" coi loro genitori "democratici", perfino miliardari
"illuminati" erano tutti con voi nell'anti-americanismo, nell'anti-dc, nel
pacifismo nucleare a senso unico. Un successo enorme, di massa. Come quel
giorno, quando la Rai diede la notizia che era stato rapito Moro: in certe
scuole, in certe fabbriche d'Italia ci fu tripudio, studenti e professori,
e operai e redattori uniti nell'urrah. Ecco il clima che avevate creato e
che forse, in quel punto, vi fuggì di mano. No nella lista Mitrokhin c'è
forse la prova che molti di noi non erano proprio degli utili idioti, ma
veri combattenti, mercenari. Il regime che vi pagava si è sconfitto da sé.
La guerra è persa. Ma voi avete vinto le vostre battaglie.
Grazie cari colleghi. Lasciate
che vi ricordi così come la lista Mitrokhin, bufala o no, vi elenca.
Grazie Zincone Giuliano del
Corriere, nome in codice Zvyagin.
Grazie al defunto già direttore
del Corriere, Alberto Cavallari.
Grazie, Gianni Corbi e Sandro "Zhukov"
Viola (Repubblica).
Grazie compagno Alceste Santini
(Unità), collega di tante battaglie.
Potrei aggiungere personalmente
molti altri nomi, che non appaiono nella lista: forse non erano pagati
come voi, ma solo idioti spontanei.
Grazie a redazioni intere:
dall'Espresso, "finanziato dal Kgb dal '62", fino all'agenzia Adista:
agenzia "cattolica", questa. Pacifista. Progressista. Ma non filosovietica,
ci mancherebbe.
© Avvenire - 12 Ottobre 1999 |