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QUALCOSA
STA CAMBIANDO
Ma è solo
un fulmine a ciel sereno o diventerà un temporale benefico?
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MEETING PER L'AMICIZIA
FRA I POPOLI - da
rainews24
21-28 aGOSTO
2005 - Rimini
Marcello Pera:
la cultura dell'occidente e' un
pericolo per l'occidente stesso.... |
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"Giunto alla sua
ventiseiesima edizione, il Meeting per l'Amicizia tra i popoli sul tema
"La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini"
si ripropone come un prestigioso appuntamento per riflettere su più alti
valori dell'uomo e della società contemporanea". E' questo l'incipit del
messaggio che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha
inviato alla professoressa Emilia Guarnieri, presidente dell'Associazione
Meeting per l'Amicizia tra i Popoli.
"L'occidente attraversa una crisi morale. Oggi, la cultura diffusa in
occidente è un pericolo per l'occidente stesso". Lo ha detto il presidente
del Senato, Marcello Pera, nel corso del suo intervento al Meeting di
Rimini sul tema "Democrazia e' liberta'?".
Il presidente del Senato e' stato accolto dagli oltre 4000 giovani di Cl
con un caloroso applauso al quale Pera ha risposto dicendosi "molto
emozionato. E' la seconda volta che vengo tra voi - ha spiegato Pera - la
prima l'ho vissuta in modo sportivo e disinvolto. Questa volta però la mia
presenza è carica di responsabilità. Ho cercato di ripagare la vostra
numerosa presenza con tutto il mio affetto nei vostri riguardi".
Il presidente del Senato ha quindi parlato della crisi di identità
dell'occidente e l'Europa sottolineando che "come entità
economico-politica, l'occidente è una zona di alto benessere materiale
caratterizzato da elevato tenore di vita, larga produzione di beni e
servizi, ampia ricerca scientifica, imponente progresso tecnologico,
fenomeni di espansione e globalizzazione dei mercati". |
Finalmente ci sono
politici ai vertici che cominciano a capire i pericoli del
multiculturalismo e soprattutto cosa rappresenta l'islam
30 agosto 2005
E' da troppo tempo ormai,
che molte persone come me, stanno sostenendo tesi che non sembrano trovare
ascolto nei politici, come se essi vivessero non contestuali al momento
storico sociale, ma dentro un limbo tutto personale, chiuso alle emozioni
e ai sentimenti, del comune sentire.
E' da troppi anni che si
ripete lo stesso ritornello e si corre ai ripari quando il guaio è fatto.
E' sempre andata così.... proprio come quando Hitler tuonava le sue
farneticanti tesi e lanciava i suoi anatemi all'Europa e tutti i politici
del momento a dire che erano solo chiacchiere, un piccolo borghese che
tuonava ma che non faceva paura a nessuno.
Chissà se i morti
potessero parlare ora che direbbero di quelle idee lasciate maturare e
crescere sotto il sole, senza una vera e dura opposizione.
Quanti guai e quante vite
e quanta rovina sono costate quelle "innocue tesi hitleriane?"
Non sarebbe stato meglio
impedirgli di nuocere così tanto al mondo, che intervenire poi quando
ormai tutto era in fiamme e l'incendio non accennava a spegnersi?
E quanta eredità malvagia
ha lasciato dietro di sé quel seme ideologico scritto su un libercolo più
pericoloso della peste, che ha mietuto vittime in Europa, ma mai quante ne
ha fatte il nazismo di ieri e di oggi.
Da quella mala pianta
nazista, sono nate altre piante che hanno sparso per il mondo il loro seme
e non è bastata la disinfestazione della seconda guerra mondiale, qualche
seme è rimasto lì, sotto le sabbie del deserto, nutrito e coltivato con il
mezzo più facile da usare: l'odio! Indirizzato verso qualcuno e quest'odio
oggi, proprio come l'odio di Hitler ieri, non si è fermato all'oggetto
primario da cui sembrava indirizzato, ma quell'oggetto ha funzionato da
leva, da meccanismo sollevatore di masse insoddisfatte, nutrite dalla
miseria regalata a piene mani da governanti corrotti ed esosi, incapaci di
amore verso i propri "sudditi" che si sono rimpinguati ben bene le tasche,
ma che si sono anche preoccupati di far ricadere la colpa su di noi,
proprio come ha fatto prima di loro Hitler con le sue farneticanti
prediche.
Tutta colpa degli altri e
allora gli altri diventano l'oggetto dell'odio da distruggere, senza
nemmeno provare rimorso, perché assume la forma della pulizia morale, del
riequilibrio dalle ingiustizie....
In questi ultimi anni, ho avuto spesso l'impressione di esibirmi in un
monologo, dentro un salottino esclusivo e poco frequentato.... proprio
come i 4 amici al bar che volevano cambiare il mondo.... e mentre seduti
di fronte al nostro caffè (computer) dialogavamo fra noi, pochi e sparuti
gruppi che cercavano di staccarsi dall'appiattimento delle idee che la
politica vuole realizzare per avere successo, venivamo aggrediti e
sbeffeggiati dagli intellettuali radical chic della sinistra intelligente,
per le nostre tesi troppo ardite, tacciati di razzismo e di essere
guerrafondai, per il solo fatto di difendere i nostri diritti e quelli
delle generazioni che verranno, conquistati dalle generazioni passate che
hanno sofferto e pagato con la vita per farceli ottenere.
Pera ha rotto un tabù, infrangendo il politically correct di cui siamo
vittime, ha finalmente detto quello che stiamo sostenendo e non importa
come l'ha detto, ciò che conta, per me è che l'abbia detto, perché questo
apre finalmente nuovi scenari, che fanno intravedere modi di pensare
diversi da quelli che fino ad ora abbiamo sentito esprimere dai politici,
eccezione fatta dalla Lega, sempre trattata come se fosse costituita da
appestati e quindi non considerata.
Pera è qualcuno oggi in seno alle istituzioni, si potrà non concordare con
lui, ma considerarlo un imbecille e ignorarlo non potrà farlo nessuno. E'
possibile che lo criminalizzino, è tanto di moda in questo paese, di
magistrati compiacenti o che vogliono scalare le vette della notorietà e
del successo, ce ne sono un fottìo... ma anche questo potrebbe servire ad
avviare cambiamenti e prese di posizioni diverse.
Intanto oggi sbarcavano 200 nuovi clandestini.... e io mi domando: ma non
è ora di porre un freno vero e non solo a parole? Non è ora di smetterla
di avere sensi di colpa con chi ci sceglie per il nostro benessere e non
per ciò che siamo diventati, grazie agli sforzi e ai sacrifici che abbiamo
fatto, ma ciò che siamo consente loro di distruggerci?
Marcello Pera ha rotto un
tabù, ora mi attendo che rompa finalmente con questa spirale di
autodistruzione, che riesca a fermare il conto alla rovescia che si è
innescato nella nostra piccola astronave chiamata Terra, invasa da forze
aliene, proprio come accade nei migliori episodi di Star Trek, mi aspetto
un capitano e un equipaggio che siano all'altezza della situazione, e non
importa chi sarà a guidare l'astronave fuori dal pericolo di impatto, ciò
che conta è che la guidi e la sappia ancorare a porti più sicuri.
Lisistrata
|
da:
Libero
Sto con
Pera È il nuovo leader della destra
A Rimini è nato il nuovo leader
della destra italiana. Si chiama Marcello Pera, viene da Lucca, era
Professore di filosofia ed ora è Presidente del Senato.
Converrete che oggi Pera è il
politico più a destra del quadro politico italiano, l'espressione
culturale più compiuta nel mondo politico e parlamentare del
pensiero teocons in versione europea.
Non è mai stato di destra ma lo
è diventato e come tutti i neofiti ha scavalcato quelli che a destra
stavano da un pezzo ed ora si sforzano di stingere la loro
provenienza e neutralizzarla.
Non è mai stato cristiano e
credente, ma è oggi il più vigoroso interprete politico della
tradizione cattolica apostolica e romana, la Chiesa d'occidente,
fiera erede delle crociate. E come tutti i neofiti ha scavalcato i
cattolici con l'ammorbidente, moderati con tutti eccetto che con
Berlusconi.
È oggi l'uomo politico delle
istituzioni più vicino al pensiero di Ratzinger, con cui ha scritto
un libro dialogato.
Non è mai stato filosoficamente
conservatore, naturalista e tradizionalista, anzi viene dalla
scienza, da Popper e dal progressismo, ma oggi è l'unico uomo delle
istituzioni che ponga il problema di difendere l'occidente dal
meticciato universale ed è l'unico a credere e combattere nello
scontro di civiltà.
Attaccato e spernacchiato dalla
sinistra, usato come un sacco a pera su cui scaricare pugni, Pera
non è stato difeso dai suoi alleati di governo che a Rimini e non
solo hanno fatto a gara con i cardinali e i ciellini a prendere le
distanze da lui: Andreotti, Pisanu, Fini. Perfino Berlusconi ha
preferito tacere lasciando a Pera il compito di coprire il versante
destro del governo rimasto sguarnito.
In politica estera anche la Mussolini
è più centrista di Pera.
Ma oggi se dovessimo intendere la
destra con le categorie correnti nel mondo occidentale e
nell'America, dovremmo dire che il presidente Pera è davvero il suo
più autorevole esponente.
In campo giornalistico gli
fanno da sponda altri atei devoti che interpretano alla perfezione
il ruolo di conservatori, falchi e tradizionalisti, altri avvocati
del diavolo venuti da sinistra: Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara...
Questa è la destra d'oggi, bellezza mia. Piaccia o meno è questa.
E a poco vale il lamento dei pastori
erranti di destra che hanno passato una vita a prender calci perché
di destra e ora che con il bipolarismo poteva arrivare il loro
turno, il ruolo della destra è interpretato alla perfezione da un
cast di attori professionali (...) (...) venuti dalla sinistra.
Adornato, Guzzanti, ecc. Così restano ai margini.
Ma che volete, si vede che non
siete altrettanto bravi e che non avete sufficienti entrature nel
meraviglioso mondo dei mass media; e poi con chi ve la prendete se
la destra fa corsi di mimetizzazione al centro e anziché coprirvi,
vi spiazza andandosene altrove?
Ma le vedete le porcherie che
passano per uomini, posizioni e libri di destra di questi tempi?
Vedete cosa sponsorizzano i potenti e i loro cortigiani e
gazzettieri per dire che nell'album delle figurine panini della
cultura politica, ce li abbiamo pure noi i giocatori con la casacca
nostra? E allora di che vi lagnate?
Per tornare a Pera, anch'io non
mi riconosco nella sua posizione politica, troppo di destra, troppo
estremista e leghista, troppo filoamericana... Non userei come una
clava il meticciato, non condivido - e lo scrivo da tempo - l'idea
dello scontro di civiltà, non voglio radicalizzare ed allargare la
guerra all'Islam e distinguo tra islamisti e popolazioni
islamiche... Però in questo clima, i motivi di dissenso mi sembrano
meno significativi dei motivi di consenso. Allora dico: finalmente
un politico che capisce il livello dello scontro e la tensione del
terrore, finalmente un uomo di cultura prestato alle istituzioni che
è consapevole del momento storico e chiede strategie e risposte, non
galleggiamenti e pannicelli caldi. Ma soprattutto finalmente uno
statista che parla in termini positivi di civiltà e di valori, di
critica al relativismo e di difesa della tradizione religiosa e
civile nostrana.
I barbari avanzano quando la
decadenza cresce; ed un segno del declino di una civiltà è proprio
nella sorridente incapacità di difendere la propria cultura, i
propri valori, la propria identità. Quando si è cedevoli e
remissivi, disinteressati e rinunciatari, allora si va verso la
decadenza; ce lo hanno spiegato Vilfredo Pareto e i sociologi delle
elite, ce lo spiegano gli storici e gli studiosi delle civiltà, ma
ce lo insegna soprattutto l'esperienza della storia e della vita.
Pera ha capito che si è creata
nella nostra società autolesionista una sorta di divieto che passa
attraverso sbarramenti di parole: se parli di meticciato ti accusano
di razzismo, se parli di relativismo ti bollano con assolutismo, se
parli di civiltà, tradizioni e identità ti interdicono con il
marchio di reazionario. E se usi la parola guerra passi naturalmente
per guerrafondaio.
Pera ha infranto il codice
vigliacco che ci impedisce di ragionare a mente libera sul
nostro presente, ha rimesso in uso pensieri e parole che erano stati
dichiarati proibiti ed ha tentato il difficile esercizio di
svegliare le coscienze addormentate nel bosco e nel sottobosco. Per
questo mi piace il suo appello, anche se non lo condivido, lo reputo
giusto e coraggioso anche se non collima con le mie idee.
Complimenti, presidente, ha fatto
capire che la destra non si è inabissata come un relitto in
fondo a mare, meta di sub e di pesci curiosi.
MARCELLO
VENEZIANI
(
edizione del 28 agosto 2005 )
|
da:
L'Opinione delle Libertà
PERA
CANTACHIARO E LA SINISTRA SI SCOPRE DEMOSCRISTIANA
Il multiculturalismo è un pericolo, ed è
già fallito. E scusate se è poco.
Ma non s’era detto che il centro era liberale
(altro che i fluttuanti ed eterni democristiani che stanno in cielo,
in terra e in ogni luogo, ma senza santità) e che i più distinti
campioni di liberalismo sono Cavour e Giolitti? Anche il centrismo
di De Gasperi era più liberale che clericale. Altro che Mastella,
Follini, Casini, il più furbo di tutti. Così, mentre la politica di
casa s’affanna nel grido giocoso e puramente estivo: “Al centro, al
centro”, Marcello Pera, dell’unico centro liberale che esista, va a
Rimini e con parole chiare, toscane, centra l’obiettivo seminando
stupore e scandalo nelle gazzette padronali, ormai a mezzo tra i
reduci di Lotta Continua e i salotti del grande capitale. Cosa avrà
mai detto da meritarsi l’anatema di alcuni vescovi e le contumelie
dei “rivoluzionari” da operetta? Nulla che non sia ampiamente
provato. Pera, liberale di Lucca, città aristocratica e fine
anomalia nella Toscana, decaduta dal Granducato di Lorena al feudo
rosso di mediocri burocrati di partito, più chiaro non poteva essere
né più esplicito quando ha detto, infischiandosi dei tabù imposti
dal buonismo cattocomunista, che se non si ferma l’immigrazione
incontrollata diventiamo tutti “meticci”, e molti commentatori hanno
visto in questa espressione desueta un’ombra di razzismo, un
riferimento storico d’altri tempi e l’Unità ci ha fatto un titolo:
“Pera fa la difesa della razza”. Chissà l’imbarazzo di Eugenio
Scalfari, ex fascista, imperialista e razzista, e di Giorgio Bocca
firmatario del manifesto razzista, insieme ai riveriti Amintore
Fanfani, Luigi Gedda, padre Agostino Gemelli, Vittorio Beonio
Brocchieri, Mario Missiroli e gli storici Gabriele De Rosa
(cattolico) e Enzo Santarelli (comunista). Ma che ti va a tirar
fuori Pera? Peccato che i manicomi e la Siberia non siano più di
moda! Ma Pera, lucchese di buona razza, sorride e tira di lungo.
Quel che aveva da dire l’ha detto e sul come l’ha detto non c’è
possibilità di equivoco. Il multiculturalismo è un pericolo. Ci
voleva l’Olanda e Londra per capirlo? Il relativismo culturale è un
inganno ideologico di chi vorrebbe omologare le culture in un
melting pot indigesto e già ampiamente fallito. Pera ha elencato i
punti deboli dell’Europa e ci ha aiutato ad uscire dall’ambiguità e
dall’ipocrisia. L’identità europea va affermata e difesa, anche con
le armi se è necessario. Roma cadde quando spalancò le porte e
l’impero brulicò di liberti e mezzisangue. La nuova barbarie è alle
porte e non aspetta come quella dell’antica Roma d’essere convertita
alla nostra religione: è portatrice d’un culto fanatico,
totalizzante e conquistatore. Il relativismo subdolo è già una forma
di resa e di abiura. Sarebbe come porgere graziosamente la testa al
boia. Tutti uguali senza esserlo, come predicavano le dottrine
collettiviste giustamente fallite. Dall’Africa nera importeremmo le
guerre tribali, le armonie religiose e pagane, giacché ogni etnia e
clan godrebbe di pari dignità. I bantù chiederebbero l’8 per mille.
L’Europa diventerebbe una mistura come il Brasile, come il Messico,
paesi di esemplari virtù civiche. La cultura degli antenati, che si
scannarono nelle guerre tra stati e di religione per proclamare
secoli dopo la dignità dell’uomo e il culto della democrazia e della
libertà, diventerebbe becchime per i polli, strame identitario da
archiviare con i nuovi apporti di “civiltà” dal Nordafrica,
dall’Asia, dall’America andina, dai Balcani; e l’Europa diventerebbe
come loro, giacché loro non potranno e non vorranno diventare come
noi. Qualche giorno fa il programma Omnibus condotto su La7 dalla
bella giornalista palestinese, sempre molto concitata e ovviamente
“de sinistra” (peccato che al suo paese di sinistra e di democratico
ci sia ben poco) ha ospitato Mirian Mafai, vecchia bolscevica
impunita, con la dentiera malferma e sibilante che ogni tanto doveva
risucchiare, che vantava le delizie della società multirazziale,
definendola “un arricchimento per tutti noi a contatto con nuove
culture, gusti e abitudini”. Di quali abitudini siano portatori ne
siamo testimoni ogni giorno. Fin qui la compagna Mafai. Poi, per
associazione di idee, pensi alla Cina e alla defunta Unione
Sovietica e ti pare di ricordare che là le culture minoritarie
(musulmani, tibetani, cristiani) le segregavano e che l’unica
cultura imposta era quella del partito. Ma la Mafai, come la sua
dentiera, non deve avere solida memoria. In collegamento diretto è
poi intervenuto Luigi Manconi, altro democratico, già Lotta
Continua, già Verde, già sostenitore della violenza proletaria, ed
ora provvisoriamente approdato ai DS, il quale, a proposito della
società multirazziale, non ha esitato ad affermare che quelli che
non la bramano “sono una minoranza”. Chissà dove l’ha letto! Non
hanno disertato il dibattito i due pasdaran della sinistra radicale:
Pecoraro Scanio, statista del Cilento, ha parlato di “affermazioni
indegne e deliranti” ed ha ovviamente chiesto le dimissioni di Pera.
Pecoraro, nel suo cupio dissolvi alla mozzarella, ha già chiesto le
dimissione di mezzo Parlamento ma nessuno gli bada. Ha la fronte
bassa e la voce stridula. Insomma non se lo fila nessuno. Il
comunista Marco Rizzo, stranamente prudente, ha solo osservato che
“la religione dovrebbe restare nell’ambito della sfera privata”,
alludendo alle radici cristiane dell’Europa; ed ha forse rimpianto
il tempo in cui il comunismo internazionale faceva pratica di
ateismo ed ora il povero Rizzo s’è dovuto attaccare alla tonaca
bisunta di Prodi. Vai avanti tu che a me viene da ridere! Ma il
meglio lo ha dato la grande stampa d’apparato, con il compitino
scolastico di Riotta Continua contro “il neopaganesimo che disarmerà
l’Occidente”, più di quanto abbiano tentato le ideologie maoiste e
staliniste del radioso ’68, vantato come l’alba di un nuovo mondo, e
con l’atto di accusa di Giamburrasca Stella, sempre tondo e satollo
come un salumiere, che spulciando nei cassetti di Pera ha trovato
l’arma che lo ha inchiodato avendo detto “tutto e il contrario di
tutto”, solo perché da laico ha riconosciuto il valore delle radici
giudaico-cristiane del nostro continente, il quale continente se
perdesse quell’unica identità forte sarebbe più facile preda del
fondamentalismo maomettano. Naturalmente c’è di peggio, quanto ad
abiurie storiche, ma questo lo si rileva con più fatica. I
postcomunisti hanno gettato la falce e il martello alle ortiche e
hanno cambiato logo al partito, rinnegando ottant’anni di milizia
stalinista. I paraterroristi di Lotta Continua che volevano
abbattere lo stato borghese con l’omicidio politico eretto a
sistema, ora ne sono alla greppia da lucrosi posti di comando. Se il
nemico non puoi vincerlo, vienici a patti. Machiavelli insegna. Ma
il presidente Pera, incurante dei tafani che gli ronzano attorno, ha
finalmente affermato la dottrina dell’azione e dell’orgoglio
occidentale ed ha biasimato l’attendismo colpevole e rinunciatario
dell’Europa. Se il nemico ci attacca, si ha il dovere e il diritto
di rispondere con tutte le armi in nostro possesso. Finalmente!
Qualcosa sta cambiando nel complesso di colpa europeo instillato ad
arte da chi, dentro e fuori il mondo islamico, persegue il disegno,
ieri fallito col marxismo-leninismo, e oggi ritentato con
l’ideologia terzomondista, della distruzione dell’Occidente
liberaldemocratico. Non ci riusciranno. Hanno fallito ieri.
Falliranno sempre. Non ci sono riusciti i carri armati del Cremlino,
non ci riusciranno le truppe cammellate del profeta. Le voci libere
che cominciano a levarsi in difesa di un civiltà liberamente eletta
e sono già un deterrente e un monito per chi pregustava una facile
conquista. di
Romano Bracalini
(edizione
del 29 agosto 2005)
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