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SCUOLA ISLAMICA SEPARATA? NO GRAZIE!!!
Le belle parole mistificano la realtà: la scuola islamica rappresenta un rifiuto di fatto all'integrazione
9 settembre 2005
IL DIRITTO ALLO STUDIO
Gli emigranti islamici che vengono a lavorare in Italia e poi scelgono di vivere qui, portandosi i figli al seguito, hanno il dovere in primis di rispettare la Costituzione italiana e tutte le sue leggi e norme, stabilite attraverso codici penali e civili, che tengono conto del rispetto dei diritti di tutti e non di particolari categorie e basta, che sono il frutto di una civiltà millenaria che si è fortunatamente strutturata nel rispetto dei diritti umani e perciò anche di quelli dei loro figli, a cui non tutti vogliamo siano date le stesse possibilità che vengono date ai nostri.
Qui sono venute tante comunità di cittadini stranieri, ma è la prima volta che accade che alcuni “e sono tanti” che provengono dai paesi islamici portano i loro figli a studiare entro strutture nelle quali viene insegnato ciò che si insegna nei paesi d’origine, ignorando completamente le nostre leggi, i doveri e gli obblighi a cui nessun genitore può sottrarsi e può negare ai propri figli.
A Milano ormai è di dominio pubblico l’episodio della scuola di Via Quaranta, nella quale gli allievi, quasi tutti di nazionalità egiziana, frequentano una scuola che non è in regola con i crismi della scuola italiana e non solo dal punto di vista igienico-sanitario, che secondo il mio poco illuminato parere, forse sarebbe il minimo dei problemi, ma non in regola con i canoni dell’apprendimento e della struttura sociale in cui sono inseriti che è italiana e non egiziana.
Tante voci si sono levate contro la scelta fatta da questi cittadini islamici, ma anche voci contrarie che avrebbero voluto dare a questa scuola “la licenza” senza che al suo interno ci fosse la possibilità di controlli e verifiche, in particolare sul programma di studio che verrebbe riservato a questi ragazzi stranieri, che non avrebbero così le stesse possibilità dei ragazzi italiani di potersi inserire nel contesto sociale nel quale i loro genitori hanno scelto di venire a vivere.
Il ministro Pisanu ha giustamente “tagliato la testa al toro” sgomberando la strada da possibili dubbi e dichiarando esplicitamente “Non voglio ghetti, gli islamici debbo andare nelle scuole statali…” vedi articolo su Repubblica
Il direttore della scuola si difende. Ma il direttore della scuola non ci sta: punta l'indice contro chi lo accusa di seminare odio e di aver dato vita a una madrassa e dichiara testualmente: "Non siamo una scuola coranica. Non seminiamo l'odio", dice Ali Sharif, egiziano, in Italia da trent'anni. "I nostri bambini studiano su programmi egiziani, quelli che vengono seguiti in qualsiasi altro istituto del nostro Paese. I ragazzi vanno a sostenere l'esame per l'idoneità al consolato egiziano e, da qualche anno, anche alla scuola italiana. Non imparano solo l'arabo, ma anche l'italiano. Lo facciamo dal 2002 e non perché qualcuno ce lo ha ordinato, ma perché è il futuro dei nostri figli. Vogliamo creare una scuola paritaria. I bambini sanno due lingue ed è un bene: se tornano in Egitto, è una capacità in più; se rimangono qui non hanno perso le loro radici. E' un doppio vantaggio, anche per l'Italia. Vogliamo contribuire a costruire una società multietnica e multiculturale. Non si può chiudere la scuola. Dove possiamo andare? Su una strada?
Considerando le sue dichiarazione, io vorrei provare ad analizzare insieme a voi quanto c’è di sbagliato o di corretto in queste dichiarazioni:
*1 "I nostri bambini studiano su programmi egiziani, quelli che vengono seguiti in qualsiasi altro istituto del nostro Paese. Sbagliato i bambini in Italia, di qualsiasi nazionalità siano, debbono studiare tu testi italiani che realizzino i programmi italiani stabiliti dal Ministero dell'Istruzione Italiano e non egiziano, arabo, cinese, ecc.....
*2 I ragazzi vanno a sostenere l'esame per l'idoneità al consolato
egiziano e, da qualche anno, anche alla scuola italiana.
3*Non imparano solo l'arabo, ma anche l'italiano. Lo facciamo dal 2002 e non perché qualcuno ce lo ha ordinato, ma perché è il futuro dei nostri figli. Sbagliato – le due lingue in Italia sono rappresentate dall’Italiano e dall’inglese, poi tutti possono accedere ad altre lingue di loro scelta, ma solo in forma facoltativa. Inoltre è una scuola aperta abusivamente da circa 10 anni ed è solo dall'anno scorso che insegnano l'italiano, quanti anni debbono ancora passare, prima che si decidano a rispettare totalmente le nostre leggi? Inoltre Ali Sharif vive in Italia già da 30 anni, e il fatto che non abbia ancora capito quali sono i suoi doveri, fa veramente pensare... ma fa pensare ancora di più la continua rivendicazione di diritti, che vanno contro la Costituzione italiana e le leggi.
*4 Vogliamo creare una scuola paritaria. Benissimo, nessuno glielo impedisce, ma prima la debbono realizzare nel rispetto delle nostre leggi, sottoporla al vaglio di chi è preposto alle verifiche e poi possono mandarci i loro ragazzi o chiunque voglia accedervi, anche se non egiziano o arabo e non musulmano, perché le leggi non possono variare da ospite ad ospite, ma sono quelle dello stato Italiano e debbono valere anche per loro, per cui le scuole private sono aperte a tutti coloro che desiderano accedervi e non solo a chi vogliono loro.
*5 - I bambini sanno due lingue ed è un bene: se tornano in Egitto, è una capacità in più; se rimangono qui non hanno perso le loro radici. Sbagliato nuovamente, così i bambini conoscono solo una delle lingue obbligatorie nella nostra scuola, nessuno vuole impedire loro di apprendere la lingua araba, proprio come hanno fatto altre comunità, quelle armene per esempio che hanno mandato i figli nelle scuole italiane, si sono preoccupati di insegnare anche la lingua armena, così come gli ebrei insegnano l'Iddish, e i musulmani in virtù di quale diritto superiore a quello italiano, pretendono di essere diversi e privilegiati rispetto ogni altra comunità ospite?
*6 E' un doppio vantaggio, anche per l'Italia. E chi lo stabilirebbe quali sono i nostri vantaggi? Loro forse? E nuovamente: in virtù di quale diritto deciderebbero loro quali siano i nostri vantaggi? Cosa credono di possedere: una superiorità etica e decisionale, un diritto di arbitrato nei nostri confronti? A noi che importa se conoscono o non conoscono l’arabo? Se lo conoscono è bene esclusivamente per loro. Ciò detto nessuno di noi vuole impedire che lo apprendano. Resta il fatto che avviene a danno dell’insegnamento italiano, a danno dell’integrazione e soprattutto a danno dei ragazzi, che non ricevono un'istruzione qualificata idonea a introdurli nel mondo del lavoro.
*7Vogliamo contribuire a costruire una società multietnica e multiculturale E come vogliono contribuire? Ghettizzandosi e ghettizzando noi? Separando i loro ragazzi dai nostri e creando classi separate fra maschi e femmine, rendendo di fatto impossibile alle femmine godere degli stessi diritti che hanno i cittadini maschi? E’ una chiara discriminazione multipla, e una mancanza di rispetto delle leggi italiane, che si traduce in pratica in un reato.
*8 Non si può chiudere la scuola. Dove possiamo andare? Su una strada? Tanto per cominciare non dovevano nemmeno sognarsi di aprirla questa scuola, e male hanno fatto le autorità cittadine a permetterglielo fino ad oggi, ma gli errori si possono e si debbono correggere. Dove possono mandare i loro ragazzi lo sanno benissimo, gli piaccia o no, nessuno vuole mettere i loro ragazzi in mezzo a una strada, quindi evitino di continuare ad atteggiarsi a vittime, perché non lo sono. Invece che mantenere i loro figli in una comunità chiusa e ristretta agli islamici, che sembra costituita da famiglie che risiedono in molti rioni delle città e persino della provincia, li iscrivano e li portino tranquillamente nelle nostre scuole, oltre che a trovarne di comode vicine a casa propria, nessuno di noi li discriminerà. Al contrario troveranno accoglienza, come è sempre accaduto, tanté che spesso ci siamo sforzati di adattare i nostri costumi ai loro, a volte facendo persino scelte assurde e contestabili, per andare incontro alle loro esigenze.
Ora cosa vogliono di più? Ci stanno imponendo i loro usi e costumi, rifiutando vergognosamente i nostri come se li ritenessero indegni di loro, i quali per alcuni versi sono illegali in Italia, motivo per cui non è giusto continuare a perseguire una politica razzista nei nostri confronti, solo per il fatto che abbiamo cercato di comprenderli.
A questo punto, dopo tutto quanto è stato fatto e si è permesso loro di fare, se non sono d’accordo, nel riconoscere la validità delle nostre leggi e derlle nostre regole, che hanno l'obbligo di rispettare, nessuno li trattiene. Sono liberi di scegliere, se rimanere e adeguarsi o se tornare da dove sono venuti, la loro libertà non deve costare la nostra, ma deve trovare un punto di INTEGRAZIONE!!! O potrebbe finire in un vero scontro di civiltà. Lisistrata
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