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LUCIANO
VIOLANTE
Un enigma italiano o un
cliché comunista?
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Luciano
Violante e Bobo Craxi
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6 ottobre2005
Uomo di sinistra ha
attraversato tutta la storia dal PC, fino ai DS per approdare a presidente
della Camera, Sono note a tutti le dinamiche che hanno permesso a
Violante, attraverso l’uso non perfettamente ortodosso della magistratura,
di “cavalcare la tigre” prima contro la DC ed ora contro la CDL, ma ecco
che ultimamente, proprio per non smentire il copione che va in scena da
molti anni da parte della sinistra, le sue dichiarazioni sono critiche nei
confronti di errori passati, (anche se in realtà gli errori della
“magistratura” li accredita alle debolezze della politica, non allo
strapotere della magistratura, come sarebbe stato più corretto dire.)
Ecco una parte in sintesi delle sue dichiarazioni, rilasciate parlando con
Bobo Craxi, durante la trasmissione di Rainews24:
"Nel periodo '92-94
furono commessi degli errori. Ad esempio la politica era talmente fragile
che non riusciva a distinguere gli avvisi di garanzia fondati da quelli
infondati. Bastava che arrivasse una qualsiasi comunicazione giudiziaria
per far dimettere un sottosegretario o un ministro. Fu un errore". Lo
ha detto il capogruppo dei Ds alla camera, Luciano Violante, ospite di
Pierluigi Diaco a "Rai 21.15" su Rainews 24. "Quando arrivava il pezzo di
carta dell'autorità' giudiziaria - ha spiegato Violante - l'autorizzazione
a procedere veniva data indiscriminatamente. (AGI)
pubblicato qui
Vi
consiglio di leggere più approfonditamente le dichiarazioni complete che
ha rilasciato, perché solo così è meglio inquadrabile la situazione le
trovate sul Giornale
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=33349
Sono convinta
di parlare a nomi di molti italiani: “ci siamo stufati di sentirci
ripetere 10-15-20 anni dopo che sono stati fatti degli errori…”
Queste “confessioni” arrivano già accompagnate da auto-assoluzione e
pronti a continuare sullo stesso binario sostenendo l’insostenibile, come
nei confronti della politica estera di questo governo, dell’intervento
delle truppe in Iraq, di ogni legge che il governo Berlusconi propone,
sull’atteggiamento permissivo che favorisce le frange estremiste anche
dell’immigrazione, e tutto quello che non parte dai banchi della sinistra.
Mi
viene un dubbio feroce nella mente: sto pensando che la politica del
sempre contro ad ogni costo sia fatta non tanto perché non si concorda e i
propri ideali sino diversi, ma solo ed esclusivamente per indebolire il
governo e questo a spese degli italiani, che intanto arrabbiati per gli
ostacoli e le difficoltà che debbono superare possono prendersela solo con
il Governo.
E se invece
personaggi del tipo di Violante e compagni non fossero altro che persone
di strette vedute? prive del minimo senso della lungimiranza? Quella che è
una dote assolutamente indispensabile per un politico, perché non si può
né guidare, tanto meno governare un paese in base alle proprie ideologie e
simpatie o peggio odio verso qualcuno.
Scendere in
piazza, pronunciare discorsi che trascinano le folle, fare dichiarazioni a
favore di qualcuno o di qualcosa, farne altre contro qualcuno o qualcosa,
implica in assoluto una serie di caratteristiche indispensabili:
Intelligenza politica e strategica,
onestà
intellettuale e amore per la verità,
apertura mentale,
rispetto
delle persone compreso gli avversari politici,
capacità di discernimento per distinguere le ideologie dai fatti,
capacità di progettazione a effetto nei tempi,
stare dalla parte della popolazione e del proprio paese e non da quella
del partito...
e queste sono
solo alcune delle qualità che servirebbero ai buoni politici.
Quanti dei
nostri politici le possiedono tutte o almeno anche solo una parte?
Insomma, per tornare ai politici della sinistra, sembrano dei vetrai che
tirano i sassi contro le vetrine per poter lucrare sui danni provocati ad
altri e anche quando vengono scoperti, anziché cambiarli a proprie spese,
pretendono di farlo a spese dei danneggiati.
Lisistrata
Questo
il testo più completo su ciò che ha detto durante la trasmissione di
Rainews24, da cui è possibile capire molto meglio, la mentalità e i giochi
sporchi che vanno in onda ogni giorno a nostro danno.
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Il
voltafaccia di Violante: dopo gli attacchi a Caselli ora scarica
anche Borrelli
di Stefano Zurlo -
Il Giornale del 5.10.05
Il segnale che
qualcosa si era rotto era arrivato già in agosto. Giancarlo
Caselli, un'icona della sinistra giudiziaria, aveva travolto con la
sua indignazione tutto l'emiciclo, dalla Casa delle libertà
all'Unione: «Si oppongono a indagini su di loro», per questo c'è «un
filo comune» sul problema «della questione morale e sui rapporti fra
politica e magistratura». Luciano Violante gli aveva risposto,
pubblicamente, per le rime: «Credo che quello di Caselli sia un
giudizio sbagliato».
Una sconfessione a suo
modo clamorosa, mai registrata in precedenza. E condita da un
appunto tanto ovvio quanto insidioso: «Anche i magistrati, laddove
sono criticabili, vanno criticati».
Appunto. Solo che se a dichiararlo è Violante, ovvero colui
che per una lunga stagione è stato additato come il capo della
sinistra giustizialista e giacobina, allora si può dire che un tabù
è caduto. Poteva essere un fatto isolato, anche se da non
sottovalutare dato il lungo, ferreo rapporto che lega da sempre i
torinesi Violante e Caselli, ma l'altra sera Violante si è ripetuto.
Ha impugnato il piccone e questa volta ha colpito con gesto
sacrilego la statua del kaiser di Mani pulite, Francesco Saverio
Borrelli, dieci anni fa uno degli uomini più potenti d'Italia.
L'occasione è un
dibattito su Tangentopoli, moderato davanti alle telecamere di
Rainews 24 da Pierluigi Diaco. Violante conversa con Bobo Craxi.
Craxi ricorda la rottura avvenuta nel '92 nella società italiana e
spiega che lui, sul piano giuridico, è già stato risarcito dalla
Corte europea dei diritti dell'uomo: Strasburgo ha condannato
l'Italia per il modo in cui furono condotti i processi contro
Bettino Craxi. Craxi padre non poté difendersi fino in fondo.
Violante ascolta, senza obiettare. Poi sviluppa il suo
ragionamento: «Non credo alla lettura secondo la quale gli
uffici giudiziari seguivano un teorema politico. Piuttosto, c'era il
pregiudizio nei confronti dei partiti, ma era un pregiudizio della
società italiana. Nel periodo tra il '92 e il '94 - prosegue
l'autorevole esponente dei Ds - furono commessi degli errori».
E chi li commise?
Sorpresa: la testa di Borrelli rotola, ghigliottinata da poche
affilate parole. «Borrelli ad un certo punto parlò di consenso e
questa è una cosa pericolosa: un magistrato non deve parlare di
consenso». Dopo Caselli, anche Borrelli va giù dal piedistallo. «La
politica - aggiunge il capogruppo dei Ds alla Camera - era talmente
fragile che non riusciva a distinguere gli avvisi di garanzia
fondati da quelli infondati. Bastava che arrivasse una qualsiasi
comunicazione giudiziaria per far dimettere un sottosegretario o un
ministro.
Fu un errore». Bobo
Craxi osserva con un filo di sconcerto quella sorta di
autocritica strisciante, anche se mai esplicita. «Certo - aggiunge
ora Craxi - io non sono il biografo di Violante ma non gli ho mai
sentito pronunciare frasi del genere». Resta la domanda: dov'era
Luciano Violante dodici-tredici anni fa, quando a cadere nella
polvere erano i Craxi, i Forlani, gli Andreotti? Le cronache dicono
che in realtà da settembre '92 a marzo '94 era seduto su una
poltrona eccellente: quella di Presidente della Commissione
parlamentare antimafia.
Un crocevia
strategico e, secondo alcuni, battistrada della Procura di
Palermo nella stagione di Giancarlo Caselli e dei grandi processi
politici.
Giulio Andreotti ha alluso proprio a Violante come ad un
possibile ispiratore del processo di Palermo. E i suoi avvocati
si sono chiesti come mai Violante avesse girato alla procura di
Palermo, che non aveva alcuna competenza in materia, una lettera in
cui si accostava indirettamente Andreotti al delitto Pecorelli.
Storie ormai in archivio. «Il morto non deve afferrare il vivo»,
ripete Bobo che non intende restare prigioniero della (sua) storia
con i suoi livori, i suoi torti e le sue ruggini. Violante però
corre in avanti. E sembra addirittura prendere le distanze da quei
mesi ingombranti e squillanti.
Perché queste
picconate al mito?
Poi il leader
diessino scivola su quel passato: «Noi socialdemocratici», afferma
ad un certo punto.
«Quando noi
parlavamo di socialdemocrazia - replica Craxi - voi vi
gingillavate con Breznev». «No, non era Breznev».
«Sì - chiude Bobo -
doveva essere Cernenko».
Stefano Zurlo |
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