ORRORE SCHIAVITU' NEL MONDO

Fra i crimini peggiori degli uomini c'è il rendere altri esseri umani in schiavitù

ma quando la schiavitù riguarda i bambini l'aberrazione raggiunge il suo culmine.

bimbi africani resi schiavi 

un piccolo schiavo usato per le corse dei cammelli

9 febbraio 2005

 

Mi sono imbattuta per caso nel blog  "Esperimento" che ha pubblicato un articolo raccapricciante sulla schiavitù che negli emirati arabi viene praticata sui bambini, attraverso il loro uso nelle corse con i cammelli, cosa per altro proibita dalle leggi dello Stato, ma forse come succede da noi con le corse illegali e i combattimenti dei cani, qualcuno, che dovrebbe vigilare, volge il capo per non vedere o peggio qualcuno favorisce questo commercio ignobile e schifoso di esseri umani, che dovrebbero essere aiutati a crescere e a farlo nel migliore dei modi possibili.

Non mi sono accontentata dell'articolo che ho trovato, ovviamente ho fatto un'accurata ricerca, con i mezzi che possiedo e che utilizzo di solito, quindi nel web per informarmi meglio e scoprire se questa cosa è risaputa e quanto viene fatto perché venga impedita.

Onestamente non sono rimasta molto contenta di ciò che ho trovato, gli organismi che sono preposti al rispetto dei diritti umani si limita più che altro a ratificare i fatti, mettendoli per iscritto, nero su bianco e poi la cosa, non ha praticamente seguito.

Io sono la persona forse meno adatta a giudicare, perché sto facendo la stessa cosa, ma non ho mezzi né economici, né fisici, per intervenire in altro modo, quindi faccio ciò che posso, perché sò che dove ho potuto, in altri tempi, quando la salute mi era amica, ho fatto azioni fisiche di importanza non marginale, ma non è di questo che volevo parlare, in fondo mi sento impotente, perciò un senso indefinibile di colpa mi assale, anche se sò che non dovrei provarlo, ma la coscienza ha un moto di ribellione e questo è quanto.

Lisistrata

 

7 Febbraio 2005

Dubai, i piccoli schiavi dei cammelli da corsa da Esperimento/cannocchiale

Hanno dai due ai sette anni, vengono comprati a duemila dollari nei paesi più poveri dell´Asia e dell´Africa, portati nel Golfo Persico e trasformati, con la violenza, in fantini.
Un uomo arrivato dal Pakistan ha deciso però di dedicare la vita alla liberazione, con ogni mezzo, dei quarantamila bimbi che ogni anno rischiano di morire sulla sella DUBAI quando il cammello prese velocità il bambino in groppa commise l´errore più grosso: si mise a urlare. L´animale lo considerò un incitamento. Più il bambino piangeva e gridava, più il cammello accelerava.
Uscì dalla curva in testa alla corsa. Gli uomini accalcati in tribuna lo incoraggiarono alzando le braccia infilate nelle bianche tuniche.   Il proprietario della scuderia sorrise pensando alla vincita imminente. Poi ci fu uno scossone di troppo e il minuscolo fantino perse la presa.
Volò sulla pista, nella sabbia. Gli altri cammelli gli passarono avanti, sfiorandolo e facendolo ruzzolare. Gli sguardi della folla proseguirono verso il traguardo. Il proprietario della scuderia spense il sorriso. I suoi sottoposti accorsero ad accertarsi che non ci fossero danni. Al  cammello. Qualcuno raccolse il bambino e lo trascinò via, nessun medico lo visitò, sugli spalti soltanto un uomo restò a guardarlo mentre veniva allontanato, poi scese, andò al parcheggio, salì in auto e seguì il furgone dove era stato caricato. I grattacieli di Dubai scomparvero dal retrovisore, sul parabrezza apparve il deserto. Il furgone si fermò dopo qualche chilometro.


L´accampamento era fatto di poche baracche con il tetto di lamiera, a rosolare sotto un sole da 50 gradi, senz´ombra. In un recinto si aggirava lenta una dozzina di cammelli. Tra di loro, occupati a sfamarli o lustrarli, una masnada di bambini di età apparente compresa tra i due e i sei anni.
Qualcuno faceva fatica a camminare. Si fermarono un attimo quando il piccolo fantino caduto in pista fu scaricato e, per le ascelle, trascinato dentro alla baracca. Un grido secco gli fece riprendere il lavoro, a occhi bassi.
Sapevano tutti cosa sarebbe successo al bambino che era caduto. Lo sapeva anche l´uomo seduto in auto: per questo doveva intervenire.
L´uomo della liberazione Il suo nome era Ansar Burney. Nato in Pakistan, sposato, padre, attivista in difesa dei diritti umani. Sedici anni addietro aveva assistito per la prima volta a una corsa di cammelli. Come molti aveva pensato, andandoci, che potesse essere una buffa esperienza. «Ma non guardare gli animali - lo avevano avvertito - osserva i fantini. E capirai». Quando erano sbucati sulla dirittura aveva strizzato gli occhi: i fantini gli erano
sembrati piccolissimi.   Cresceranno avvicinandosi, aveva pensato.  Invece no: erano bambini.

Il vincitore, quando fu fatto scendere, faticava perfino a reggersi: avrà avuto due anni. Non ritirò alcun premio, sparì barcollando.
 

Da quel giorno Ansar Burney decise di liberare i piccoli schiavi del cammello. Ci sono molti modi di fare l´attivista politico: «La maggior parte si siede a una scrivania e butta giù una dichiarazione. Io vado a cercare di tirare fuori dai guai chi ci è finito. Non m´importa se ci casco dentro anche io». La strategia gli parve semplice: riprendere i bambini a chi se li era presi.

 

La via dei trafficanti
Per prima cosa studiò come funzionava il traffico. I bambini arrivavano dal suo Pakistan, dallo Sri Lanka, dall´India, dall´Etiopia, dal Sudan.
Destinazione: gli Stati del Golfo dove, per tradizione, si tenevano le corse: Qatar, Kuwait, Oman, ma soprattutto gli Emirati. Avevano la stessa nazionalità dei domestici a servizio nelle sontuose dimore, ma entravano illegalmente. Molti venivano rapiti, altri sottratti ai genitori con l´inganno, promettendo che sarebbero stati adottati da una famiglia ricca, di cui veniva prodotta la fotografia: eccoli nel giardino di una villa, con un cucciolo di cane e questa è l´altalena che vostro figlio userà. Non poté non ammettere che altrettanti venivano semplicemente venduti, per
fame: duemila dollari, anche meno.
All´aeroporto passavano i controlli drogati, in braccio a mamme fasulle.
Oppure venivano stipati in un container, mentre una mancia entrava nelle tasche dei doganieri. Li attendevano campi di lavoro come quello davanti a cui adesso Burney sostava in auto, aspettando il momento per entrare in azione. Ne aveva già visti a decine, sempre uguali: baracche e recinti.
Niente elettricità, niente acqua. I bambini dormivano su una stuoia, ammassati. Sveglia alle tre del mattino, ritirata alle nove della sera. Nelle altre diciotto ore accudivano i cammelli e si allenavano.
Quando erano troppo piccoli venivano legati al cammello con strisce di velcro.
Se urlavano, la velocità aumentava. Se andavano piano, venivano battuti. Loro, non i cammelli. All'ora del pasto: tre biscotti. Oppure: mezza pagnotta. Non bastava che fossero leggeri perché piccoli, li volevano ultraleggeri, perciò  denutriti.


" Un bambino salvato da Burney ha raccontato di aver assaggiato il cibo destinato agli animali. Lo stava gustando quando è stato scoperto: lo hanno frustato e poi collegato a un generatore provocandogli scosse a tutto il corpo." Gli allenamenti erano duri e rischiosi. A quell´età stare per ore in groppa a un cammello in corsa pregiudica un normale sviluppo degli organi sessuali. Le cadute erano frequenti, nessun medico accudiva i feriti, perché la loro presenza era clandestina. Qualcuno era morto. L´avevano trasportato qualche duna più in là e sepolto senza lasciare sulla sabbia altro che orme senza memoria. Ashraf e Akram, due fratelli di 5 e 7 anni riportati a Karachi dopo una lunga schiavitù, hanno raccontato: «Farsi male era una cosa comune. Abbiamo perso sangue dalla bocca, dal naso, dallo stomaco e l'abbiamo inghiottito in silenzio. I guardiani non volevano sentire lamentele. Di giorno urlavano, di sera tiravano a sorte con quale di noi divertirsi». Sessualmente, intendevano abbassando lo sguardo. Poi raccontarono anche che cosa successe a un bambino caduto in gara: «Lo riportarono al campo. Lo trascinarono in una baracca. Più tardi uno venne e, per punizione, gli bruciò una gamba. Dopo, non serviva più». Ansar Burney
sapeva che la stessa cosa stava per succedere al bambino che aveva seguito.
 

Salvarne uno in più
In sedici anni ne aveva portati via qualche migliaio, 387 nel solo 2004.  Aveva fatto approvare negli Emirati una legge che puniva l´uso di fantini sotto i quindici anni o i quarantacinque chili. Ma non era riuscito a farla rispettare. Allora aveva nascosto una micro-telecamera in un accampamento.
Da 24 ore di registrazioni aveva tratto un documentario trasmesso con scalpore dalla rete via cavo americana H BO. L´anno scorso lo sceicco  Mohammed bin Zayed, che guardava la tv più di quel che succedeva nel suo emirato, decise di aiutarlo. Inasprì i controlli, creò, ad Abu Dhabi, un ostello per ospitare i bambini strappati ai predatori.

Il Qatar annunciò che avrebbe provato l´impiego di mini-robot come fantini.
Ma a Dubai le corse continuano. Gli annunci sui quotidiani arabi presentano come una speciale attrazione per il pubblico la possibilità di vedere i piccoli spaventati fantini. Per questo Burney era venuto, nuovamente, fin
lì: per liberare almeno un bambino in più.

Quando davanti alla baracca rimase un solo guardiano scese e lo affrontò. L´uomo fece resistenza. Burney mostrò una lettera personale dello sceicco, citò la legge. Il guardiano ribatté che il bambino aveva quindici anni. Mostrò un passaporto e un visto della federazione che erano stati falsificati o, peggio, rilasciati a pagamento da un funzionario corrotto. Burney non vide altra soluzione: lo spinse nella sabbia, si caricò il bambino in spalla e scappò portandolo con sé. Ora non gli restava che rimpatriarlo, cercare di riconsegnarlo alla famiglia, sperando che non l'avesse venduto. Il bambino tremava, disse di avere tre anni, di chiamarsi Shaid.
Burney lo portò all´ambasciata del suo Paese. Sapeva già che non l´avrebbero aiutato volentieri. Il funzionario scosse la testa: «Perché si dà tanto da fare? È inutile. Serve solo a mettere nei guai lei e noi». Avevano cercato di incendiare la sua casa e il suo ufficio, preso a sassate la sua automobile.
In telefonate notturne i trafficanti di schiavi avevano minacciato di ucciderlo. E un diplomatico pigro adesso gli diceva che, con la sua attività, «comprometteva le relazioni tra il suo Paese e quelli del Golfo. E le sarà chiaro quanto ne abbiamo bisogno». Burney sapeva che cosa dire in questi casi, l´aveva già fatto altre volte. Chiamò a sé il bambino che era caduto in corsa. Disse: «Ogni anno ci sono trentamila corse con i cammelli.
Quarantamila bambini come questo li montano, rischiando la loro vita, rovinandosi le gambe e le palle per far divertire tutti quegli uomini ricchi, tutti quegli uomini tanto religiosi che stanno a guardarli.
Trentamila gare e quarantamila bambini. Sa quanti bambini arabi, quanti dei loro figli hanno mai messo su un cammello da corsa? Neanche uno. Nessuno, mai». Il funzionario timbrò il documento.

 

Gabriele Romagnoli su Repubblica

Questo è quello che ho trovato sul sito anti-slavery  - Ginevra, 27 - 31 Maggio 2002

Commissione delle nazioni unite per i diritti umani  - Sottocommissione sulla promozione e protezione dei diritti umani
Gruppo di Lavoro sulle forme contemporanee di schiavitù - 27ª sessione

 

Il traffico di bambini come fantini di cammelli verso gli Emirati Arabi Uniti (EAU)

Per il quinto anno consecutivo, Anti-Slavery ha dovuto esprimere la propria preoccupazione al Gruppo di Lavoro sulla tratta dei bambini finalizzata allo sfruttamento negli EAU. Bambini continuano ad essere rapiti, venduti dai propri genitori o parenti, o allontanati dal proprio paese con l'inganno, per essere usati come fantini di cammelli negli EAU. La maggior parte proviene dal Pakistan, dall'India o dal Bangladesh, ma ci sono denunce anche di minori venduti dal Sudan e dalla Mauritania per gli stessi fini.

L'utilizzo di bambini come fantini nelle corse di cammelli è di per sé estremamente pericoloso e può causare danni fisici seri e persino la morte. Esistono anche prove del fatto che alcuni fantini vengono maltrattati e torturati dai trafficanti e dai padroni, che, fra le altre cose, non li nutrono adeguatamente e li picchiano. Tuttavia, poiché vengono separati dalle loro famiglie e trasportati in un paese con una popolazione, una cultura e, spesso, una lingua completamente sconosciute, questi bambini sono incapaci di denunciare i maltrattamenti di cui sono vittime.

La tratta dei bambini per usarli come fantini di cammelli è vietata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e dalle Convenzioni n° 29 sul lavoro forzato, n° 138 sull'età minima e n° 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro - tutte ratificate dall'EAU.

Alla ratifica della Convenzione n° 138, gli Emirati hanno stabilito che l'età minima per essere assunti a lavorare fosse di 15 anni. L'impiego dei minori al di sotto dei 15 anni è vietato anche dall'articolo 20 del Codice Federale del lavoro n° 8 (1980). Tuttavia, è necessario sottolineare che l'impiego di un minore come fantino di cammelli rappresenta, per l'articolo 3 della Convenzione n° 138 dell'OIL, un lavoro pericoloso, in quanto puó mettere a repentaglio la salute e la sicurezza del giovane. Tale è stata la conclusione della Commissione OIL alla Conferenza sull'Applicazione degli Standard nel giugno del 2001 e del rapporto del 2002 della Commissione di esperti. Entrambe le commissioni hanno fatto appello agli EAU perché approvassero una legge che fissi chiaramente a 18 anni l'età minima per l'impiego di fantini di cammelli, cosa che il governo non ha ancora fatto.

Le seguenti informazioni sono prove concrete del fatto che bambini al di sotto dei 15 anni vengono ancora usati come fantini di cammelli negli EAU, e che ciò mette a rischio la loro salute e la loro sicurezza. Ciò è in contraddizione con la posizione del governo secondo cui precedenti denunce riguardavano casi sporadici che non riguardavano gli EAU.


Prove del traffico di bambini come fantini di cammelli verso gli EAU nel 2001

Nel 1998, Jasim Hossain Howlader, allettato da promesse di denaro, acconsentì a lasciare che un trafficante portasse suo figlio Najmul negli EAU a lavorare come fantino di cammelli. Najmul ritornò in Bangladesh due anni e mezzo dopo, nel dicembre del 2000. Nel frattempo aveva riportato danni irreversibili a entrambi i reni, probabilmente perché gli era stata negata l'acqua, per farlo dimagrire. Fu trasportato in ospedale a Dhaka, ma morì l'11 Aprile 2001, all'età di sette anni.

Il 29 Maggio 2001, Ansar Burney, presidente di Ansar Burney Welfare Trust International (ABWTI), un'organizzazione per la difesa dei diritti umani, denunciò il caso di Amir Abbas, un bambino pakistano di sei anni, deceduto dopo essersi ferito gravemente in seguito ad una caduta da cammello ad Al Ain (EAU) il 13 Maggio. Quando Amir Abbas arrivò negli EAU con la sua famiglia, nel 1999, il trafficante s'impossessò del passaporto del padre e portò Amir e suo fratello Nadir, di sette anni, a lavorare come fantini di cammelli.
ABWTI è riuscita a salvare 49 bambini dalle stalle di cammelli arabe nei primi cinque mesi del 2001.

Il 19 dicembre, un reportage della Xinhua News Agency conteneva interviste a quattro giovanissimi rimpatriati del Bangladesh. I bambini testimoniavano di essere stati picchiati e malnutriti mentre lavoravano come fantini di cammelli negli EAU. L'articolo faceva inoltre riferimento a un altro bambino di nove anni che aveva perso un occhio lavorando come fantino.

Un documentario filmato nel marzo del 2002da Lawyers for Human Rights and Legal Aid, una ONG con sede a Karachi, mostra bambini tornati di recente da Dubai che descrivono come venissero maltrattati e sottoposti a scosse elettriche se non avessero ben figurato nelle (piazzavano bene alle) corse.

Questi casi fanno parte di un problema ben più ampio. Secondo Ansar Burney dell'ABWTI, nel solo Pakistan vengono rapiti e portati negli EAU circa 30 ragazzini ogni mese, mentre secondo un rapporto del Centro per gli Studi su donne e bambini (Centre for Women and Children Studies) di Dhaka nel Bangladesh, durante gli anni Novanta 1.683 ragazzini del Bangladesh sono stati vittime della tratta. Il rapporto segnala anche che la stragrande maggioranza aveva meno di 10 anni, e che la maggior parte veniva probabilmente usata come fantini di cammelli nei paesi del Golfo. Il rapporto è stato stilato sulla base di articoli giornalistici. Ma secondo uno studio realizzato dal Bangladesh National Women's Lawyers Association ogni anno sono ben 7.000 le persone che vengono vendute dal Bangladesh.

Il rapporto relativo agli EAU del Dipartimento di Stato statunitense sul rispetto dei diritti dell'uomo per il 2001 conferma che "continuano ad esserci denunce credibili di centinaia di minori dell'Asia meridionale, principalmente fra i 4 e i 10 anni di età, che continuano ad essere usati come fantini di cammelli".

Il rapporto del Dipartimento di Stato evidenzia inoltre il fatto che molte persone che impiegano fantini al di sotto dei 15 anni rimangono impunite:

"In certi casi vengono applicate le leggi contro le organizzazioni criminali della tratta, ma non contro i proprietari dei cammelli da corsa che impiegano i bambini, perché tali proprietari appartengono a famiglie potenti che sono a tutti gli effetti al di sopra della legge. Secondo fonti credibili, ci sono stati almeno 25 casi di fantini di cammelli minorenni rimpatriati nei loro paesi d'origine [nel 2001] … i proprietari dei cammelli non vengono perseguiti per aver violato le leggi suddette, di conseguenza la richiesta di fantini minorenni non incontra alcun ostacolo."

 

Conclusione

Le precedenti informazioni indicano che centinaia di ragazzini vengono trafficati e usati come fantini di cammelli negli EAU. Inoltre, è indubbio che l'impiego dei bambini come fantini di cammelli sia un'attività pericolosa che, secondo l'articolo 3 della Convenzione n° 130 dell'OIL, dovrebbe essere svolta solo da persone al di sopra dei 18 anni .

Non solo le leggi in vigore sono inadeguate, ma in governo degli EAU non ha preso le misure necessarie per applicarle e punire i responsabili del traffico e dell'impiego di ragazzini al di sotto dei 15 anni come fantini di cammelli.

Sebbene le precedenti informazioni si riferiscano in modo particolare agli EAU, Anti-Slavery esprime la propria preoccupazione anche nei confronti di altri Stati del Golfo in cui vengono usati fantini bambini. Ad esempio, un documentario di 45 minuti del canale satellitare Al-Jazeera, con sede nel Qatar, girato nel 2000/2001, mostra chiaramente bambini del Quatar che cavalcano e cadono da cammelli. Nel documentario vi sono anche immagini da un ospedale dove un giovane fantino di cammelli asiatico che aveva riportato traumi cranici gravi in seguito a una caduta, è successivamente deceduto.

Anti-Slavery accoglie con favore l'impegno del Consiglio Supremo per gli affari familiari del Qatar del 2001 ad affrontare la questione dei fantini di cammelli minorenni, e la decisione del governo di offrire un'istruzione elementare gratuita ai bambini senza la cittadinanza del Qatar. Tuttavia, è importante che a questi impegni seguano interventi concreti per fare in modo che nessun bambino al di sotto dei 18 anni venga usato come fantino di cammelli nel Qatar.

In questo contesto, Anti-Slavery fa appello a tutti gli Stati del Golfo in cui esiste la possibilità che bambini vengano usati come fantini di cammelli perché conducano un'indagine approfondita e soddisfino le seguenti richieste.

 

Richieste

Anti-Slavery chiede al governo degli EAU di:
1. organizzare delle ispezioni a sorpresa per identificare, liberare e riabilitare qualsiasi bambino attualmente sfruttato come fantino di cammelli e rimpatriarlo se straniero. Il governo deve fare in modo che tutti i responsabili di questo traffico e coloro che impiegano fantini ancora minorenni siano perseguiti secondo le leggi vigenti.

2. Introdurre leggi che vietino l'impiego di ragazzi al di sotto dei 18 anni come fantini di cammelli e sanzioni penali contro coloro che le vìolano.
3. Fornire al Gruppo di Lavoro i particolari dei procedimenti giudiziari, il numero di condanne effettive e le sentenze pronunciate ogni anno contro soggetti colpevoli di aver illegalmente assunto fantini di cammelli minorenni a partire dal 1998.

4. Ratificare il Protocollo delle Nazioni Unite per prevenire, sopprimere e punire la tratta delle persone, in particolare di donne e bambini (2000).

5. Invitare una missione di contatto diretto dell'OIL negli EAU per assistere il governo nella stesura e nella realizzazione di un piano d'azione per combattere la tratta dei bambini verso gli EAU utilizzati come fantini di cammelli, e dimostrare il pieno rispetto delle Convenzioni OIL n° 29, 138 e 182.

 

Stralcio dal sito  Ibambini.it

Nel mondo 27 milioni di schiavi

Secondo l'ultimo rapporto di Anti-slavery international, la più vecchia organizzazione di diritti umani al mondo, fondata nel 1839, al mondo ci sono oltre 27 milioni di esseri umani costretti a vivere come schiavi. Il dato è stato diffuso per la 27ma sessione Onu sulle forme contemporanee di schiavitù, che si è chiusa il 31 maggio a Ginevra......................
............Centinaia di bambini bengalesi, pakistani e birmani, tra i 4 e i 10 anni vengono regolarmente (di media 30 al mese solo nel Pakistan) mandati a trovare la morte o menomazioni fisiche permanenti in corse di cammelli ad al Ain, negli Emirati o nel Dubai. In Bangladesh il prezzo non arriva a 3000 takas, appena 75 dollari. I bambini vengono picchiati se si rifiutano di cavalcare l'animale e non vengono nutriti affinché siano più leggeri, per far vincere le scommesse.

Stralcio dal sito Amnesty International

 

Amnesty International

Rapporto Annuale 2002 - Qatar (the State of)

Comitato per i diritti del bambino

A ottobre il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti del bambino ha esaminato il rapporto preliminare del Qatar sull’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. Il Comitato ha espresso preoccupazione per lo scarso rispetto dimostrato dal sistema di giustizia minorile per quanto previsto dalla Convenzione. Ha espresso anche timori per il traffico di bambini costretti a lavorare come fantini nelle corse di cammelli e riguardo ai possibili rischi per la loro salute. Fra le sue raccomandazioni, il Comitato ha chiesto al Qatar di togliere le riserve su alcuni articoli della Convenzione e di riconsiderare le leggi e la prassi per portarle al livello di quanto richiesto.

Stralcio dal sito Caritas-Ticino  -  Scatti per cambiare il mondo - di Roby Norsi

Ma quante altre tragedie assurde e demenziali non possono diventare oggetto della nostra compassione e godere della nostra solidarietà? Anche se un fotografo e una giornalista attenti e sensibili li hanno incontrati? Non vedremo mai ad esempio le foto -perché non si riuscirà mai a scattarle- e non leggeremo forse mai di quelle corse di cammelli dove gli animali vengono eccitati dalle urla di bambini di pochi mesi legati sotto la pancia. Ci sono cose che superano persino l’immaginazione ed è difficile credere davvero che si possa fare qualcosa. Allora perché continuare a scrivere e a fare TV con Caritas Insieme? Sembrerebbe per ingenuità, ma forse è perché siamo convinti che in qualche modo qualcosa comincia a cambiare o si smuove, quando cerchiamo di comunicare, rendendoci un po’ più attenti e sensibili di ieri rispetto a ciò che ci circonda. Con questa convinzione si può anche cercare la grafica più elegante su una rivista di moda per comunicare l’urgenza e la necessità di lottare contro i drammi umani più atroci e disgustosi. Con questa certezza si può fare click sullo scatto della macchina fotografica coscienti di cominciare a cambiare il mondo.

 

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