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ORRORE SCHIAVITU' NEL MONDO
Fra i crimini peggiori degli uomini c'è il
rendere altri esseri umani in schiavitù
ma quando la schiavitù riguarda i bambini
l'aberrazione raggiunge il suo culmine.
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bimbi africani
resi schiavi |
un piccolo
schiavo usato per le corse dei cammelli |
9
febbraio 2005
Mi sono imbattuta per caso nel blog
"Esperimento" che ha pubblicato un articolo raccapricciante sulla
schiavitù che negli emirati arabi viene praticata sui bambini,
attraverso il loro uso nelle corse con i cammelli, cosa per altro
proibita dalle leggi dello Stato, ma forse come succede da noi con
le corse illegali e i combattimenti dei cani, qualcuno, che dovrebbe
vigilare, volge il capo per non vedere o peggio qualcuno favorisce
questo commercio ignobile e schifoso di esseri umani, che dovrebbero
essere aiutati a crescere e a farlo nel migliore dei modi possibili.
Non mi sono accontentata dell'articolo
che ho trovato, ovviamente ho fatto un'accurata ricerca, con i mezzi
che possiedo e che utilizzo di solito, quindi nel web per informarmi
meglio e scoprire se questa cosa è risaputa e quanto viene fatto
perché venga impedita.
Onestamente non sono rimasta molto
contenta di ciò che ho trovato, gli organismi che sono preposti al
rispetto dei diritti umani si limita più che altro a ratificare i
fatti, mettendoli per iscritto, nero su bianco e poi la cosa, non ha
praticamente seguito.
Io sono la persona forse meno adatta a
giudicare, perché sto facendo la stessa cosa, ma non ho mezzi né
economici, né fisici, per intervenire in altro modo, quindi faccio
ciò che posso, perché sò che dove ho potuto, in altri tempi, quando
la salute mi era amica, ho fatto azioni fisiche di importanza non
marginale, ma non è di questo che volevo parlare, in fondo mi sento
impotente, perciò un senso indefinibile di colpa mi assale, anche se
sò che non dovrei provarlo, ma la coscienza ha un moto di ribellione
e questo è quanto.
Lisistrata
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7 Febbraio 2005
Dubai, i piccoli schiavi dei
cammelli da corsa
da
Esperimento/cannocchiale
Hanno dai due ai sette anni, vengono comprati a duemila dollari nei
paesi più poveri dell´Asia e dell´Africa, portati nel Golfo Persico
e trasformati, con la violenza, in fantini.
Un uomo arrivato dal Pakistan ha deciso però di dedicare la vita
alla liberazione, con ogni mezzo, dei quarantamila bimbi che ogni
anno rischiano di morire sulla sella DUBAI quando il cammello prese
velocità il bambino in groppa commise l´errore più grosso: si mise a
urlare. L´animale lo considerò un incitamento. Più il bambino
piangeva e gridava, più il cammello accelerava.
Uscì dalla curva in testa alla corsa. Gli uomini accalcati in
tribuna lo incoraggiarono alzando le braccia infilate nelle bianche
tuniche. Il proprietario della scuderia sorrise pensando
alla vincita imminente. Poi ci fu uno scossone di troppo e il
minuscolo fantino perse la presa.
Volò sulla pista, nella sabbia. Gli altri cammelli gli passarono
avanti, sfiorandolo e facendolo ruzzolare. Gli sguardi della folla
proseguirono verso il traguardo. Il proprietario della scuderia
spense il sorriso. I suoi sottoposti accorsero ad accertarsi che non
ci fossero danni. Al cammello. Qualcuno raccolse il bambino e lo
trascinò via, nessun medico lo visitò, sugli spalti soltanto un uomo
restò a guardarlo mentre veniva allontanato, poi scese, andò al
parcheggio, salì in auto e seguì il furgone dove era stato caricato.
I grattacieli di Dubai scomparvero dal retrovisore, sul parabrezza
apparve il deserto. Il furgone si fermò dopo qualche chilometro.
L´accampamento era fatto di poche baracche con il tetto di lamiera,
a rosolare sotto un sole da 50 gradi, senz´ombra. In un recinto si
aggirava lenta una dozzina di cammelli. Tra di loro, occupati a
sfamarli o lustrarli, una masnada di bambini di età apparente
compresa tra i due e i sei anni.
Qualcuno faceva fatica a camminare. Si fermarono un attimo quando il
piccolo fantino caduto in pista fu scaricato e, per le ascelle,
trascinato dentro alla baracca. Un grido secco gli fece riprendere
il lavoro, a occhi bassi.
Sapevano tutti cosa sarebbe successo al bambino che era caduto. Lo
sapeva anche l´uomo seduto in auto: per questo doveva intervenire.
L´uomo della liberazione Il suo nome era Ansar Burney. Nato in
Pakistan, sposato, padre, attivista in difesa dei diritti umani.
Sedici anni addietro aveva assistito per la prima volta a una corsa
di cammelli. Come molti aveva pensato, andandoci, che potesse essere
una buffa esperienza. «Ma non guardare gli animali - lo avevano
avvertito - osserva i fantini. E capirai». Quando erano
sbucati sulla dirittura aveva strizzato gli occhi: i fantini gli
erano
sembrati piccolissimi. Cresceranno avvicinandosi, aveva
pensato. Invece no: erano bambini.
Il
vincitore, quando fu fatto scendere, faticava perfino a reggersi:
avrà avuto due anni. Non ritirò alcun premio, sparì barcollando.
Da
quel giorno Ansar Burney decise di liberare i piccoli schiavi
del cammello. Ci sono molti modi di fare l´attivista politico: «La
maggior parte si siede a una scrivania e butta giù
una dichiarazione. Io vado a cercare di tirare fuori dai guai chi ci
è finito. Non m´importa se ci casco dentro anche io». La strategia
gli parve semplice: riprendere i bambini a chi se li era presi.
La via dei trafficanti
Per prima cosa studiò come funzionava il traffico. I bambini
arrivavano dal suo Pakistan, dallo Sri Lanka, dall´India,
dall´Etiopia, dal Sudan.
Destinazione: gli Stati del Golfo dove, per tradizione, si tenevano
le corse: Qatar, Kuwait, Oman, ma soprattutto gli Emirati. Avevano
la stessa nazionalità dei domestici a servizio nelle sontuose
dimore, ma entravano illegalmente. Molti venivano rapiti, altri
sottratti ai genitori con l´inganno, promettendo che sarebbero stati
adottati da una famiglia ricca, di cui veniva prodotta la
fotografia: eccoli nel giardino di una villa, con un cucciolo di
cane e questa è l´altalena che vostro figlio userà. Non poté non
ammettere che altrettanti venivano semplicemente venduti, per
fame: duemila dollari, anche meno.
All´aeroporto passavano i controlli drogati, in braccio a mamme
fasulle.
Oppure venivano stipati in un container, mentre una mancia entrava
nelle tasche dei doganieri. Li attendevano campi di lavoro come
quello davanti a cui adesso Burney sostava in auto, aspettando il
momento per entrare in azione. Ne aveva già visti a decine, sempre
uguali: baracche e recinti.
Niente elettricità, niente acqua. I bambini dormivano su una
stuoia, ammassati. Sveglia alle tre del mattino, ritirata alle nove
della sera. Nelle altre diciotto ore accudivano i cammelli e si
allenavano.
Quando erano troppo piccoli venivano legati al cammello con strisce
di velcro.
Se urlavano, la velocità aumentava. Se andavano piano, venivano
battuti. Loro, non i cammelli. All'ora del pasto: tre biscotti.
Oppure: mezza pagnotta. Non bastava che fossero leggeri perché
piccoli, li volevano ultraleggeri, perciò denutriti.
" Un bambino salvato da Burney ha raccontato di aver assaggiato il
cibo destinato agli animali. Lo stava gustando quando è stato
scoperto: lo hanno frustato e poi collegato a un generatore
provocandogli scosse a tutto il corpo." Gli allenamenti erano duri e
rischiosi. A quell´età stare per ore in groppa a un cammello in
corsa pregiudica un normale sviluppo degli organi sessuali. Le
cadute erano frequenti, nessun medico accudiva i feriti, perché la
loro presenza era clandestina. Qualcuno era morto. L´avevano
trasportato qualche duna più in là e sepolto senza lasciare sulla
sabbia altro che orme senza memoria. Ashraf e Akram, due fratelli di
5 e 7 anni riportati a Karachi dopo una lunga schiavitù, hanno
raccontato: «Farsi male era una cosa comune. Abbiamo perso sangue
dalla bocca, dal naso, dallo stomaco e l'abbiamo inghiottito in
silenzio. I guardiani non volevano sentire lamentele. Di giorno
urlavano, di sera tiravano a sorte con quale di noi divertirsi».
Sessualmente, intendevano abbassando lo sguardo. Poi raccontarono
anche che cosa successe a un bambino caduto in gara: «Lo riportarono
al campo. Lo trascinarono in una baracca. Più tardi uno venne e, per
punizione, gli bruciò una gamba. Dopo, non serviva più». Ansar
Burney
sapeva che la stessa cosa stava per succedere al bambino che aveva
seguito.
Salvarne uno in più
In sedici anni ne aveva portati via qualche migliaio, 387 nel solo
2004. Aveva fatto approvare negli Emirati una legge che puniva
l´uso di fantini sotto i quindici anni o i quarantacinque chili. Ma
non era riuscito a farla rispettare. Allora aveva nascosto una
micro-telecamera in un accampamento.
Da 24 ore di registrazioni aveva tratto un documentario trasmesso
con scalpore dalla rete via cavo americana H BO. L´anno scorso lo
sceicco Mohammed bin Zayed, che guardava la tv più di quel che
succedeva nel suo emirato, decise di aiutarlo. Inasprì i controlli,
creò, ad Abu Dhabi, un ostello per ospitare i bambini strappati ai
predatori.
Il
Qatar annunciò che avrebbe provato l´impiego di mini-robot come
fantini.
Ma a Dubai le corse continuano. Gli annunci sui quotidiani arabi
presentano come una speciale attrazione per il pubblico la
possibilità di vedere i piccoli spaventati fantini. Per questo
Burney era venuto, nuovamente, fin
lì: per liberare almeno un bambino in più.
Quando davanti alla baracca rimase un solo guardiano scese e lo
affrontò. L´uomo fece resistenza. Burney mostrò una lettera
personale dello sceicco, citò la legge. Il guardiano ribatté che il
bambino aveva quindici anni. Mostrò un passaporto e un visto della
federazione che erano stati falsificati o, peggio, rilasciati
a pagamento da un funzionario corrotto. Burney non vide altra
soluzione: lo spinse nella sabbia, si caricò il bambino in spalla e
scappò portandolo con sé. Ora non gli restava che rimpatriarlo,
cercare di riconsegnarlo alla famiglia, sperando che non l'avesse
venduto. Il bambino tremava, disse di avere tre anni, di chiamarsi
Shaid.
Burney lo portò all´ambasciata del suo Paese. Sapeva già che non
l´avrebbero aiutato volentieri. Il funzionario scosse la testa:
«Perché si dà tanto da fare? È inutile. Serve solo a mettere nei
guai lei e noi». Avevano cercato di incendiare la sua casa e il suo
ufficio, preso a sassate la sua automobile.
In telefonate notturne i trafficanti di schiavi avevano minacciato
di ucciderlo. E un diplomatico pigro adesso gli diceva che, con
la sua attività, «comprometteva le relazioni tra il suo Paese e
quelli del Golfo. E le sarà chiaro quanto ne abbiamo bisogno».
Burney sapeva che cosa dire in questi casi, l´aveva già fatto altre
volte. Chiamò a sé il bambino che era caduto in corsa. Disse: «Ogni
anno ci sono trentamila corse con i cammelli.
Quarantamila bambini come questo li montano, rischiando la loro
vita, rovinandosi le gambe e le palle per far divertire tutti quegli
uomini ricchi, tutti quegli uomini tanto religiosi che stanno a
guardarli.
Trentamila gare e quarantamila bambini. Sa quanti bambini arabi,
quanti dei loro figli hanno mai messo su un cammello da corsa?
Neanche uno. Nessuno, mai». Il funzionario timbrò il documento.
Gabriele Romagnoli su Repubblica |
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Questo è quello che ho trovato sul sito
anti-slavery
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Ginevra, 27 - 31 Maggio 2002
Commissione delle nazioni unite per i diritti umani
-
Sottocommissione sulla promozione e protezione dei diritti umani
Gruppo di Lavoro sulle forme contemporanee di schiavitù - 27ª
sessione
Il traffico di
bambini come fantini di cammelli verso gli Emirati Arabi Uniti (EAU)
Per il quinto anno
consecutivo, Anti-Slavery ha dovuto esprimere la propria
preoccupazione al Gruppo di Lavoro sulla tratta dei bambini
finalizzata allo sfruttamento negli EAU. Bambini continuano ad
essere rapiti, venduti dai propri genitori o parenti, o allontanati
dal proprio paese con l'inganno, per essere usati come fantini di
cammelli negli EAU. La maggior parte proviene dal Pakistan,
dall'India o dal Bangladesh, ma ci sono denunce anche di minori
venduti dal Sudan e
dalla Mauritania per gli stessi fini.
L'utilizzo di bambini come fantini nelle corse di cammelli è di per
sé estremamente pericoloso e può causare danni fisici seri e persino
la morte. Esistono anche prove del fatto che alcuni fantini vengono
maltrattati e torturati dai trafficanti e dai padroni, che, fra le
altre cose, non li nutrono adeguatamente e li picchiano. Tuttavia,
poiché vengono separati dalle loro famiglie e trasportati in un
paese con una popolazione, una cultura e, spesso, una lingua
completamente sconosciute, questi bambini sono incapaci di
denunciare i maltrattamenti di cui sono vittime.
La tratta dei bambini
per usarli come fantini di cammelli è vietata dalla Convenzione
delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e dalle Convenzioni n°
29 sul lavoro forzato, n° 138 sull'età minima e n° 182 sulle forme
peggiori di lavoro minorile dell'Organizzazione Internazionale del
Lavoro - tutte ratificate dall'EAU.
Alla ratifica della
Convenzione n° 138, gli Emirati hanno stabilito che l'età minima per
essere assunti a lavorare fosse di 15 anni. L'impiego dei minori al
di sotto dei 15 anni è vietato anche dall'articolo 20 del Codice
Federale del lavoro n° 8 (1980). Tuttavia, è necessario sottolineare
che l'impiego di un minore come fantino di cammelli rappresenta, per
l'articolo 3 della Convenzione n° 138 dell'OIL, un lavoro
pericoloso, in quanto puó mettere a repentaglio la salute e la
sicurezza del giovane. Tale è stata la conclusione della Commissione
OIL alla Conferenza sull'Applicazione degli Standard nel giugno del
2001 e del rapporto del 2002 della Commissione di esperti. Entrambe
le commissioni hanno fatto appello agli EAU perché approvassero una
legge che fissi chiaramente a 18 anni l'età minima per l'impiego di
fantini di cammelli, cosa che il governo non ha ancora fatto.
Le seguenti
informazioni sono prove concrete del fatto che bambini al di sotto
dei 15 anni vengono ancora usati come fantini di cammelli negli EAU,
e che ciò mette a rischio la loro salute e la loro sicurezza. Ciò è
in contraddizione con la posizione del governo secondo cui
precedenti denunce riguardavano
casi sporadici che non riguardavano
gli EAU.
Prove del traffico di bambini come fantini di cammelli verso gli
EAU nel 2001
Nel 1998, Jasim
Hossain Howlader, allettato da promesse di denaro, acconsentì a
lasciare che un trafficante portasse suo figlio Najmul negli EAU a
lavorare come fantino di cammelli. Najmul ritornò in Bangladesh due
anni e mezzo dopo, nel dicembre del 2000. Nel frattempo aveva
riportato danni irreversibili a entrambi i reni, probabilmente
perché gli era stata negata l'acqua, per farlo dimagrire. Fu
trasportato in ospedale a Dhaka, ma morì l'11 Aprile 2001, all'età
di sette anni.
Il 29 Maggio 2001,
Ansar Burney, presidente di Ansar Burney Welfare Trust International
(ABWTI), un'organizzazione per la difesa dei diritti umani, denunciò
il caso di Amir Abbas, un bambino pakistano di sei anni, deceduto
dopo essersi ferito gravemente in seguito ad una caduta da cammello
ad Al Ain (EAU) il 13 Maggio. Quando Amir Abbas arrivò negli EAU con
la sua famiglia, nel 1999, il trafficante s'impossessò del
passaporto del padre e portò Amir e suo fratello Nadir, di sette
anni, a lavorare come fantini di cammelli.
ABWTI è riuscita a salvare 49 bambini dalle stalle di cammelli arabe
nei primi cinque mesi del 2001.
Il 19 dicembre, un
reportage della Xinhua News Agency conteneva interviste a quattro
giovanissimi rimpatriati del Bangladesh. I bambini testimoniavano di
essere stati picchiati e malnutriti mentre lavoravano come fantini
di cammelli negli EAU. L'articolo faceva inoltre riferimento a un
altro bambino di nove anni che aveva perso un occhio lavorando come
fantino.
Un documentario
filmato nel marzo del 2002da Lawyers for Human Rights and Legal Aid,
una ONG con sede a Karachi, mostra bambini tornati di recente da
Dubai che descrivono come venissero maltrattati e sottoposti a
scosse elettriche se non avessero ben figurato nelle (piazzavano
bene alle) corse.
Questi casi fanno
parte di un problema ben più ampio. Secondo Ansar Burney
dell'ABWTI, nel solo Pakistan
vengono rapiti e portati negli EAU circa 30 ragazzini ogni mese,
mentre secondo un rapporto del Centro per gli Studi su donne e
bambini (Centre for Women and Children Studies) di Dhaka nel
Bangladesh, durante gli anni Novanta 1.683 ragazzini del Bangladesh
sono stati vittime della tratta. Il rapporto segnala anche che la
stragrande maggioranza aveva meno di 10 anni, e che la maggior parte
veniva probabilmente usata come fantini di cammelli nei paesi del
Golfo. Il rapporto è stato stilato sulla base di articoli
giornalistici. Ma secondo uno studio realizzato dal Bangladesh
National Women's Lawyers Association ogni anno sono ben 7.000 le
persone che vengono vendute dal Bangladesh.
Il rapporto relativo
agli EAU del Dipartimento di Stato statunitense sul rispetto dei
diritti dell'uomo per il 2001 conferma che "continuano ad esserci
denunce credibili di centinaia di minori dell'Asia meridionale,
principalmente fra i 4 e i 10 anni di età, che continuano ad essere
usati come fantini di cammelli".
Il rapporto del
Dipartimento di Stato evidenzia inoltre il fatto che molte persone
che impiegano fantini al di sotto dei 15 anni rimangono impunite:
"In certi casi vengono
applicate le leggi contro le organizzazioni criminali della tratta,
ma non contro i proprietari dei cammelli da corsa che impiegano i
bambini, perché tali proprietari appartengono a famiglie potenti che
sono a tutti gli effetti al di sopra della legge. Secondo fonti
credibili, ci sono stati almeno 25 casi di fantini di cammelli
minorenni rimpatriati nei loro paesi d'origine [nel 2001] … i
proprietari dei cammelli non vengono perseguiti per aver violato le
leggi suddette, di conseguenza la richiesta di fantini minorenni non
incontra alcun ostacolo."
Conclusione
Le
precedenti informazioni indicano che centinaia di ragazzini vengono
trafficati e usati come fantini di cammelli negli EAU. Inoltre, è
indubbio che l'impiego dei bambini come fantini di cammelli sia
un'attività pericolosa che, secondo l'articolo 3 della Convenzione
n° 130 dell'OIL, dovrebbe essere svolta solo da persone al di sopra
dei 18 anni .
Non solo le leggi in
vigore sono inadeguate, ma in governo degli EAU non ha preso le
misure necessarie per applicarle e punire i responsabili del
traffico e dell'impiego di ragazzini al di sotto dei 15 anni come
fantini di cammelli.
Sebbene le precedenti
informazioni si riferiscano in modo particolare agli EAU,
Anti-Slavery esprime la propria preoccupazione anche nei confronti
di altri Stati del Golfo in cui vengono usati fantini bambini. Ad
esempio, un documentario di 45 minuti del canale satellitare
Al-Jazeera, con sede nel Qatar, girato nel 2000/2001, mostra
chiaramente bambini del Quatar che cavalcano e cadono da cammelli.
Nel documentario vi sono anche immagini da un ospedale dove un
giovane fantino di cammelli asiatico che aveva riportato traumi
cranici gravi in seguito a una caduta, è successivamente deceduto.
Anti-Slavery accoglie
con favore l'impegno del Consiglio Supremo per gli affari familiari
del Qatar del 2001 ad affrontare la questione dei fantini di
cammelli minorenni, e la decisione del governo di offrire
un'istruzione elementare gratuita ai bambini senza la cittadinanza
del Qatar. Tuttavia, è importante che a questi impegni seguano
interventi concreti per fare in modo che nessun bambino al di sotto
dei 18 anni venga usato come fantino di cammelli nel Qatar.
In questo contesto,
Anti-Slavery fa appello a tutti gli Stati del Golfo in cui esiste la
possibilità che bambini vengano usati come fantini di cammelli
perché conducano un'indagine approfondita e soddisfino le seguenti
richieste.
Richieste
Anti-Slavery chiede al governo
degli EAU di:
1. organizzare delle ispezioni a sorpresa per identificare,
liberare e riabilitare qualsiasi bambino attualmente sfruttato come
fantino di cammelli e rimpatriarlo se straniero. Il governo deve
fare in modo che tutti i responsabili di questo traffico e coloro
che impiegano fantini ancora minorenni siano perseguiti secondo le
leggi vigenti.
2. Introdurre leggi
che vietino l'impiego di ragazzi al di sotto dei 18 anni come
fantini di cammelli e sanzioni penali contro coloro che le vìolano.
3. Fornire al Gruppo di Lavoro i particolari dei procedimenti
giudiziari, il numero di condanne effettive e le sentenze
pronunciate ogni anno contro soggetti colpevoli di aver illegalmente
assunto fantini di cammelli minorenni a partire dal 1998.
4. Ratificare il
Protocollo delle Nazioni Unite per prevenire, sopprimere e punire la
tratta delle persone, in particolare di donne e bambini (2000).
5. Invitare una missione di contatto diretto dell'OIL negli EAU
per assistere il governo nella stesura e nella realizzazione di
un piano d'azione per combattere la tratta dei bambini verso gli EAU
utilizzati come fantini di cammelli, e dimostrare il pieno rispetto
delle Convenzioni OIL n° 29, 138 e 182.
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Stralcio dal sito
Ibambini.it
Nel mondo 27
milioni di schiavi
Secondo l'ultimo rapporto di Anti-slavery
international, la più vecchia organizzazione di diritti umani al
mondo, fondata nel 1839, al mondo ci sono oltre 27 milioni di esseri
umani costretti a vivere come schiavi. Il dato è stato diffuso per
la 27ma sessione Onu sulle forme contemporanee di schiavitù, che si
è chiusa il 31 maggio a Ginevra......................
............Centinaia di bambini bengalesi, pakistani e birmani, tra
i 4 e i 10 anni vengono regolarmente (di media 30 al mese solo nel
Pakistan) mandati a trovare la morte o menomazioni fisiche
permanenti in corse di cammelli ad al Ain, negli Emirati o nel Dubai.
In Bangladesh il prezzo non arriva a 3000 takas, appena 75 dollari.
I bambini vengono picchiati se si rifiutano di cavalcare l'animale e
non vengono nutriti affinché siano più leggeri, per far vincere le
scommesse. |
Stralcio dal sito
Amnesty International
Amnesty International
Rapporto Annuale 2002 -
Qatar
(the State of)
Comitato per i diritti
del bambino
A ottobre il Comitato
delle Nazioni Unite per i diritti del bambino ha esaminato il
rapporto preliminare del Qatar sull’attuazione della Convenzione
delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. Il Comitato ha
espresso preoccupazione per lo scarso rispetto dimostrato dal
sistema di giustizia minorile per quanto previsto dalla Convenzione.
Ha espresso anche timori per il traffico di bambini costretti a
lavorare come fantini nelle corse di cammelli e riguardo ai
possibili rischi per la loro salute. Fra le sue raccomandazioni, il
Comitato ha chiesto al Qatar di togliere le riserve su alcuni
articoli della Convenzione e di riconsiderare le leggi e la prassi
per portarle al livello di quanto richiesto. |
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Stralcio dal sito
Caritas-Ticino
- Scatti per
cambiare il mondo - di Roby Norsi
Ma quante altre
tragedie assurde e demenziali non possono diventare oggetto della
nostra compassione e godere della nostra solidarietà? Anche se un
fotografo e una giornalista attenti e sensibili li hanno incontrati?
Non vedremo mai ad esempio le foto -perché non si riuscirà mai a
scattarle- e non leggeremo forse mai di quelle corse di cammelli
dove gli animali vengono eccitati dalle urla di bambini di pochi
mesi legati sotto la pancia. Ci sono cose che superano persino
l’immaginazione ed è difficile credere davvero che si possa fare
qualcosa. Allora perché continuare a scrivere e a fare TV con
Caritas Insieme? Sembrerebbe per ingenuità, ma forse è perché siamo
convinti che in qualche modo qualcosa comincia a cambiare o si
smuove, quando cerchiamo di comunicare, rendendoci un po’ più
attenti e sensibili di ieri rispetto a ciò che ci circonda. Con
questa convinzione si può anche cercare la grafica più elegante su
una rivista di moda per comunicare l’urgenza e la necessità di
lottare contro i drammi umani più atroci e disgustosi. Con questa
certezza si può fare click sullo scatto della macchina fotografica
coscienti di cominciare a cambiare il mondo. |
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