10 FEBBRAIO 2005 - LA GIORNATA DEL RICORDO

Dossier Foibe per non dimenticare gli orrori delle guerre

Noi siamo piccoli uomini, sempre pronti a gettarci nella mischia, crediamo di avere ragione e forse siamo solo sbagliati, ma siamo anche sempre in cerca di risposte, questo significa che non siamo contenti di noi stessi e che vogliamo migliorare.  Io faccio parte di questa umanità e vorrei lasciare qualcosa di buono dietro di me, ma so che non è facile, ci provo e quando non posso essere protagonista della storia, partecipo a quella degli altri. Questo è il momento della riflessione, ne sono già trascorsi tanti, ma tanti sono gli errori umani e chissà quanti ancora ne dovremo passare di questi momenti.

La memoria di oggi  è dedicata al dramma delle Foibe e delle popolazione dell'Istria che hanno dovuto lasciare le loro case e ricominciare daccapo la loro esistenza.  Perché non ci si dimentichi mai degli errori commessi, perché si cerchi almeno di evitare di ricadere negli stessi, questa pagina la dedico agli infoibati, e al triste esodo della popolazione che hanno dovuto fuggire dalle proprie case nel periodo in cui l'occupazione jugoslava, comandata da Tito, stava cercando di annettersi una grossa parte delle regioni giuliane, riuscendo in parte a farlo, ma al prezzo di tanto dolore e sofferenza.

Ho scelto volutamente di evitare le fotografie, però troverete tanti links a siti in cui potrete ricostruire la storia e vedere le immagini di quei lontani episodi, non per odiare, ma per ricordare e per promettere a noi stessi che cercheremo di non lasciarci più trascinare dentro i buchi neri della storia umana.

Lisistrata

 

 

 

Francobollo commemorativo emesso dallo Stato Italiano per ricordare la tragedia dell'esodo di un popolo e le vittime della pulizia etnica.

Cartolina commemorativa di Angelo Battistella - 1948

 

dal sito digilander/lefoibe

 

FOIBE

ERAN GIORNI DI SANGUE
ERAN GIORNI SENZA FINE
PER LE ORDE SLAVE L'ULTIMO CONFINE
ERAN GLI ULTIMI FUOCHI DI UNA INFINITA GUERRA
E QUEI BARBARI FEROCI VOLEVAN QUELLA TERRA
UOMINI E DONNE  VENIVAN MASSACRATI
LORO SOLA COLPA ITALIANI ESSER NATI
VECCHI E BAMBINI GETTATI NEGLI ABISSI
SPINTI GIU' NEL VUOTO DAI GENDARMI ROSSI
FOIBE NELLA ROCCIA E DI ROCCIA ERA ANCHE IL CUORE
DI UN MARESCIALLO BOIA DI TANTA GENTE SENZA NOME
VENIVANO SOSPINTI CON FURORE E ODIO
VITTIME PRESCELTE PER UN VERO GENOCIDIO
E DOPO 50 ANNI HAN FINTO DI SCOPRIRE
CIO' CHE SEMPRE SI E' SAPUTO
E CONTINUANO A MENTIRE
MA NON AVRA' MAI PACE QUELLA NUDE OSSA
FINCHE' ESISTERA' L'IMMONDA BESTIA ROSSA
E' PASSATO TANTO TEMPO MA IL MIO CUORE GIOISCE ANCORA
QUANDO SIGNORA MORTE SUONO' LA SUA ULTIMA ORA
PER QUEL MARESCIALLO ASSASSINO D'INNOCENTI
PER QUEL BOIA IMMONDO AGUZZINO DI TANTI
E NON POSSO PIU' SCORDARE CHE IL MIO CUORE PIANGE ANCORA
AL RICORDO DI UN PRESIDENTE CHE HA BACIATO LA SUA BARA
PRESIDENTE DI QUELL'ITALIA CHE HA VOLUTO DIMENTICARE
CHI FU MASSACRATO PERCHE' ITALIANO VOLEVA RESTARE

“LE FOIBE”

poesia di autore ignoto - pubblicata sul sito Israt  -  i lager di Tito sul sito Israt

una serie di diapositive di prigionieri italiani, nel lager di Tito

Ricordare per capire 1945-2005 60 anni di storia nel sito foibe.it

Dal sito cronologia.it      La Resistenza italiana pubblica una sua ricerca

 

Questo manifesto è stato realizzato da Harry

leggi il suo articolo sul suo blog

 

Il manifesto giornata del ricordo sul sito 10 febbraio

 

Ma non tutto scorre così tranquillamente, nella tristezza e nel ricordo pacato, ci sono anche i risvolti negativi di chi pensa che sia solo frutto di fantasia popolare, o un racconto fantomatico, mitologico.

l'originale sul sito questoTrentino

Il mito delle foibe – di Stefano Scardicchia

A proposito di un convegno poco convincente.

 

In greco, mýthos è il racconto; e, infatti, ciò che sappiamo del le foibe ci è stato raccontato, tramandato di generazione in generazione, per non dimenticare; ma la memoria spesso amplifica, distorce, livella, rimuove, rivelandosi tutt’altro che obiettiva. Potrebbe essere accaduto anche per le foibe? E’ quanto sostengono il ricercatore Sandi Volk, Giorgio Pira del Collettivo Gramsci e il partigiano Gianni Perghem, intervenuti, quali unici relatori, nel dibattito "La menzogna dei martiri: il mito reazionario delle foibe" a Sociologia il 27 aprile. 

All’incontro avrebbero dovuto partecipare alcuni storici dell’Ateneo di Trento, presumibilmente come ospiti dato che i loro nomi non compaiono nel programma. La controparte, che avrebbe garantito maggiore equilibrio se non imparzialità, era però assente per via di un "imprevisto". Il preside della Facoltà, il prof. Antonio Scaglia, ha annullato l’incontro, negando l’utilizzo della capiente e confortevole aula 20 e assumendosi "l’impegno di organizzare, quanto prima possibile, una iniziativa di approfondimento e discussione sul tema delle foibe e della loro rimozione dalla memoria collettiva repubblicana". Ciò nella convinzione che non vi fossero "le condizioni per lo svolgimento di un confronto sereno e scientificamente fondato su un tema cruciale della storia italiana recente" - così recita il comunicato affisso nel pomeriggio dopo che lo stesso Scaglia aveva più volte confermato (anche sul Trentino e fino a 8-9 ore prima del convegno) che mai avrebbe preso provvedimenti censori.

L’ordine pubblico poteva essere salvaguardato diversamente, ad esempio con l’intervento preventivo delle forze dell’ordine, come proposto tra l’altro da Universitando, che tuttavia ha appoggiato la scelta del preside.

La "sospensione" ha pesato sul convegno, che s’è svolto ugualmente ma in assenza dei docenti (ignari della determinata presa di posizione del Collettivo) e per giunta nell’aula caffè, non attrezzata per simili evenienze e fin troppo disturbata da un costante viavai verso distributori di bibite e cibarie. Sedie e panche, insufficienti, sono state recuperate dalla sala lettura o dal giro scale, ed almeno una ventina di persone ha assistito coraggiosamente in piedi per la bellezza di due ore. Ma quali pericolose idee hanno spinto a tale corsa ai ripari?

Per i relatori è doveroso rivedere le cifre: non 300.000 infoibati ma qualche centinaio, e poi bisogna verificare le biografie delle vittime. I morti che ricorderemo ogni 10 febbraio a partire da quest’anno sarebbero in minima parte civili innocenti, partigiani, gente comune; gli altri - repubblichini, squadristi, SS, membri della Croce Rossa militarizzata e via dicendo - risulterebbero coinvolti in rappresaglie, fucilazioni, pestaggi, persino nella Shoah. Altri ancora sarebbero stati conteggiati per errore, non sempre in buona fede, come le donne inserite due volte (col cognome da nubile e da sposata) o gli 8 deportati nei lager nazisti finiti inspiegabilmente nell’elenco; inoltre tra gli infoibati ci sarebbero anche sloveni. Inesatto, dunque, parlare di oltraggio all’italianità ed assurdo, di conseguenza, realizzare monumenti in memoria dei nostri soli morti. La falsificazione sarebbe opera di storici poco credibili perché neofascisti e di parte.

Purtroppo il partigiano Perghem, che avrebbe dovuto corroborare la tesi, è parso una figura di contorno, parlando per ultimo giusto pochi minuti. Una testimonianza non valorizzata e meno interessante degli interventi del pubblico.

Alla fine, con la dispensa "Boicottiamo il "Giorno del ricordo"" distribuita gratis a chi la voleva, ci restano i dubbi e il desiderio di conoscere più a fondo una realtà poco studiata. Solo gli ultimi anni registrano un interesse "nazionale", preceduto, andando molto indietro, dalle campagne demagogiche di Almirante che attecchirono, non a caso, specie nella Venezia Giulia. Forse anche a loro si deve lo sdegno di parenti e amici delle vittime, offesi, magari a ragione, da una lettura revisionista (non negazionista) che ridimensiona drasticamente l’orrore e la ferita delle foibe: i sepolti vivi sarebbero l’eccezione, non la regola.

Non siamo degli storici né possediamo i dati della commissione d’inchiesta italo-slovena sulla reale portata del fenomeno, perciò evitiamo di trarre conclusioni in base a opinioni personali e letture più o meno accreditate. L’importante è confrontarsi senza ribattere cifra su cifra, alzare i toni, censurare, opporre gli esempi di Poreè (Parenzo) e Trieste per dimostrare l’una o l’altra teoria. Altrimenti, com’è accaduto alla fine del convegno, ci si parla addosso o da soli. 

 

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