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DOSSIER STRAGE NEL DARFOUR? NO: GENOCIDIO - pag. 2

Dal 2002 al 2005 - i fatti e le omissioni - Si allunga l'ombra nera dell'Islam

la passività colpevole  dell'ONU di chi se ne lava le mani

14 Febbraio 2005

 

CRONOLOGIA STORICA DEL CONFLITTO

Nel sito WAR NEWS - notizie dai conflitti nel mondo

potete trovare ben 9 pagine di collegamenti a un numero infinito di articoli in posti in ordine cronologico di cui vi do l'url

http://www.warnews.it/index.cgi?action=topics&viewcat=sudan

Leggi l'articolo pubblicato su Free Thoughts

IL SUDAN E LE STRAGI NEL SILENZIO

Emma Bonino e William Shawcross

«Non ci sono più villaggi da bruciare», ha detto la settimana scorsa Daniel Augstburger, funzionario Onu per gli aiuti di emergenza. Dopo più di un anno di guerra una calma inquietante è calata su gran parte del Darfur, regione occidentale del Sudan.
Ma il solo fatto che i villaggi del Darfur siano stati rasi al suolo dal fuoco non significa che per i civili brutalizzati della regione l´orrore sia finito. La milizia araba "Janjaweed", appoggiata dal governo, continua la sua campagna di omicidi e stupri di massa ai danni delle tribù nere africane del Darfur. Il governo sudanese non solo aiuta la Janjaweed nelle sue azioni di scatenata violenza fornendole denaro ed armi, Khartoum appoggia i miliziani anche tatticamente, con bombardamenti aerei dei villaggi.
I miliziani della Janjaweed hanno radunato i civili in campi - che alcuni a ragione definiscono "campi di concentramento" - in cui ora stanno morendo lentamente di malattie e malnutrizione. La stagione della semina di quest´anno è andata perduta, le riserve di grano sono state deliberatamente fatte bersaglio di distruzione e il governo continua ad impedire agli aiuti umanitari di raggiungere gran parte dei darfuriani deportati.
Finora questa feroce campagna è costata la vita a decine di migliaia di civili. Più di un milione di persone sono state deportate entro i confini del Sudan e altre 11mila sono fuggite nel vicino Ciad facendo sì che la condotta di Khartoum non solo rappresenti una minaccia interna, ma una seria minaccia alla pace nella regione. Usaid stima che altre 100mila persone rischiano di morire per la disperata situazione umanitaria esistente nei campi. In breve il governo del Sudan sta conducendo una guerra devastante, prossima al genocidio, contro i suoi stessi cittadini.
Abbiamo già visto tutto questo, dopo tutto. Per anni nel corso del conflitto con l´Esercito di liberazione del popolo Sudanese (Spla) il governo ha attaccato i suoi cittadini. Nei mesi scorsi però Khartoum ha rivolto le sue attenzioni omicide alla popolazione del Darfur, sospettata di aiutare due altri gruppi di ribelli l´Esercito di liberazione Sudanese (Sla) e il Movimento giustizia e uguaglianza (Jem)
Il profilarsi di un progresso nei negoziati di pace tra governo e Spla ha contribuito in realtà al crollo del Darfur. Lo Sla, e in seguito il Jem, hanno interpretato l´accordo di pace tra le due parti come la propria estromissione dal futuro del Sudan, così hanno imbracciato le armi. Questo ha scatenato l´odio di Khartoum sotto forma delle milizie Janjaweed assoldate contro la popolazione civile del Darfur.
Esiste il forte sospetto che il governo abbia tirato alla lunga le trattative con lo Spla semplicemente per dare tempo a quest´ultimo di dirigere le risorse militari sul fronte del Darfur. In ogni caso Khartoum ha quasi sicuramente calcolato, e in maniera esatta, che la comunità internazionale sarebbe stata riluttante a denunciare le sue azioni nel Darfur nell´allettante imminenza di un accordo tra governo e Spla. Ma le atrocità commesse nel Darfur con l´avallo del governo sono troppo terribili e troppo diffuse per poterle ignorare.
Sia gli aggressori arabi che le vittime africane nere sono musulmani, ci si sarebbe quindi attesi di sentire quanto meno un appello alla misura da parte della Lega araba se non la condanna dei massacri.
L´Unione europea non ha agito meglio, offrendo nel migliore dei casi deboli parole. In una dichiarazione animata da buone intenzioni la presidenza irlandese dell´Ue il mese scorso ha semplicemente affermato che «è essenziale che il governo sudanese adempia al suo impegno di controllare le forze armate irregolari note come Janjaweed». Questa timida frase è giunta una settimana dopo che il presidente Bush aveva detto che il Sudan «deve immediatamente impedire che le milizie locali continuino a commettere atrocità ai danni della popolazione», nonché una settimana dopo che il Segretario Generale dell´Onu Kofi Annan aveva fatto riferimento alla "pulizia etnica" nel Darfur e aveva apertamente indicato la possibilità che sia necessario un intervento militare.
L´Europa deve mettersi rapidamente al passo e far sentire il proprio peso in seno al Consiglio di sicurezza dell´Onu. Si tratta di un peso considerevole: oltre ai membri permanenti, Francia e Regno Unito, attualmente fanno parte del consiglio anche Germania e Spagna nonché la Romania, paese candidato.
Insieme devono premere per una seduta di emergenza del Consiglio di sicurezza affinché venga preso in considerazione il caso del Darfur in una risoluzione che faccia chiaramente intendere al governo del Sudan che la strage nel Darfur deve cessare, deve essere garantito l´accesso agli aiuti umanitari e annullata la pulizia etnica. Il Consiglio di sicurezza dovrebbe immediatamente autorizzare ogni misura tranne l´uso della forza contro il Sudan, ma anche ammonire Khartoum che se non cambia immediatamente rotta avrà come risultato l´intervento militare. Solo un ultimatum così diretto dimostrerà che la comunità internazionale fa sul serio quando dice "mai più", intendendo che non assisteremo passivamente ad un nuovo massacro di innocenti che si svolge sotto i nostri occhi.

Emma Bonino è parlamentare europeo ed ex Commissario Europeo. William Shawcross è un giornalista e scrittore britannico

L'articolo originale è pubblicato nel sito personale di Emma Bonino

LA CRISI IN SUDAN
Jack Straw: «Aiuti Ue sospesi fino a quando Khartum non troverà l’accordo sulla pace» Un giornale tedesco: «La Siria ha testato armi chimiche sulla popolazione»

Il Darfur muore

L'Oms: «Nei campi profughi diecimila vittime ogni mese»
L'Onu: «Necessari maggiori fondi» Non si fermano le violenze, mancano cibo e medicinali. Condizioni igieniche estreme e grave sovraffollamento  - 
Di Paolo M. Alfieri

Muoiono per mancanza d'acqua, di cibo, di medicinali. Muoiono di polmonite e di epatite, di influenza e di diarrea. Muoiono per l'affollamento nei campi di accoglienza, per le condizioni igieniche inadeguate quando non inesistenti. E per le violenze, le ferite, gli stupri selvaggi durante gli assalti che li mettono in fuga, lontano dalle loro case, dalle terre in cui sono cresciuti. Sono i profughi del Darfur, più di un milione di persone che da diciotto mesi non sanno più cosa voglia dire «sicurezza» o «futuro». Duecentomila di essi hanno trovato rifugio nel vicino Ciad, gli altri si accalcano nei campi allestiti nelle tre provincie della regione occidentale del Sudan. Secondo un rapporto dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ne muoiono oltre 10mila al mese, con un tasso di mortalità sette volte maggiore rispetto a qualsiasi altra popolazione di una regione povera dell'Africa. Dati sconvolgenti ancor più perché incompleti, visto che a causa del caos che regna nella regione gli esperti dell'Oms non hanno potuto raggiungere numerose aree.
Khartum continua ostinatamente a negare di aver mai appoggiato i miliziani arabi janjaweed. Addirittura ha più volte sostenuto che non siano essi gli autori delle scorribande di morte nei villaggi delle popolazioni locali. Eppure proprio quest'ultima indagine prova che il 15% dei decessi è legato ai raid dei «diavoli a cavallo». E dimostra come in molti casi essi abbiano agito unitariamente all'esercito regolare sudanese.
C'è poi un'altra, atroce, vicenda sulla quale solo ora stanno emergendo particolari sconvolgenti. Secondo il quotidiano tedesco Die Welt, nello scorso giugno il governo sudanese avrebbe infatti concesso alla Siria di «testare» armi chimiche sulla popolazione del Darfur. Tracce di ustioni relative all'impiego di queste armi sono state infatti rilevate su decine di vittime. Mentre un numero imprecisato di cadaveri congelati, secondo alcuni testimoni, sarebbe stato trasportato in un os pedale di Khartum, verosimilmente per effettuare analisi dettagliate sui «risultati» dell'operazione.........

Il resto dell'articolo lo potete leggere sul giornale L'Avvenire

L'ennesima vergogna dell'Onu - By Shark

Dopo Ruanda - Srebrenica - Congo - Somalia - Burundi - lo scandalo Oil for Food, i soldi che il figlio di Kofi Annan si è intascato alla faccia del mondo intero, ecco un'altra bella pagina nella storia di quest'organizzazione tanto amata ed incensata.

Come riportato da migliaia di giornali e televisioni in tutto il mondo, le Nazioni Unite hanno dichiarato di non ritenere che nella regione del Sudan occidentale chiamata Darfur si sia svolto o si stia svolgendo un genocidio.

Tramite il Rapporto della Commissione d' Inchiesta delle Nazioni Unite sul Darfur , la più importante organizzazione internazionale mondiale ha ritenuto, dopo mesi e mesi di temporeggiamenti e distinguo di circostanza, che "Il governo del Sudan e le milizie hanno agito insieme nel commettere atrocità diffuse nel Darfur, atrocità che dovrebbero essere perseguite da una corte internazionale per i crimini di guerra, ma gli atti di violenza non equivalgono a genocidio".

Queste le motivazioni:

"Parlando in termini generali, dalla politica di attaccare, uccidere e disperdere con la forza membri di alcune tribù, non si evince l'intento di cancellare, in tutto o in parte, un gruppo distinto su basi razziali, etniche, nazionali o religiose".

Perciò se si tratta di tribù non è genocidio? Ciò che è un crimine su gruppi umani maggiori è permesso su gruppi umani minori? Chi determina quella soglia?

"La Commissione prosegue dicendo di riconoscere che in alcuni casi singoli individui - incluse alcune autorità del governo sudanese - possano agire con intenti genocidi".

Quindi quante autorità governative ci vogliono perché si tratti di genocidio?

Il punto è che, se le Nazioni Unite riconoscessero alla situazione nel Darfur lo status di genocidio, come gli Stati Uniti hanno insistito che si facesse, sarebbero obbligate dal loro stesso Statuto ad intervenire. Esse non ne hanno né l'intenzione né le capacità. E l' Europa? Se la situazione fosse etichettata come "genocidio" (quale è, date le cifre della tragedia, e l'intenzionalità dello sterminio, come documentato da Human Rights Watch) i Paesi europei sarebbero costretti a muoversi ed intervenire. Ma gli europei non lo faranno mai. Gli europei parlano e pontificano, ma quando si tratta di compiere dei sacrifici che sono richiesti, non esiste modo perché essi si attivino.

Speriamo che il caso non finisca sulla scrivania del Gup Forleo, che potrebbe interpretare diversamente:

L'articolo qui sopra è pubblicato su

Il Sorvegliato Speciale

ove potete reperire altri interessanti articoli

  

Quello che stupisce, a mio parere e di molte delle persone con cui ho un dialogo aperto sull'argomento, è che le informazioni ci sono, da dove provengono le responsabilità è cosa nota, eppure l'ONU. l'EU e altre grandi potenze restano indifferenti, inerti a guardare, ciascuna di loro nascondendosi dietro artifici e sufismi dialettici, degni del più perverso e macchiavellico teorema inimmaginabile per menti semplici e leali.....

E allora?    Ma la nostra civiltà è giunta forse a un punto di non ritorno?

Si sta chiudendo in un'entropia pericolosa, o è arrivata ad un'implosione inarrestabile e ancor più pericolosa?

Non credo sia finito il tempo dell'evoluzione, ma credo che ciascuno, molto egoisticamente voglia tenersi stretto i privilegi e anche se quando sale sopra un palco, si mette a pontificare disquisendo con finezza ideologica, ma demagogica sul bene e sul male, in realtà non voglia mettere a repentaglio i privilegi raggiunti e poco importa se lo fa sulla pelle dei più deboli del mondo, dei diseredati, degli afflitti, dei miserabili, in fondo un demone a cui dare la colpa se le cose vanno male si trova sempre.  Oggi è di moda il capro espiatorio è L'America. Scommettiamo che alla fine sarà colpa sua se questo genocidio giungerà al suo compimento?

Lisistrata

 

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