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LONDRA 7
luglio 2005
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Attacco
terroristico islamico al cuore dell'europa democratica e libera che
aveva dato loro ospitalita'
Questo il progetto per conquistare
l'occidente -
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Alcune notizie Stampa
Attentato a Londra
7.7.2005 -
da La Repubblica
Negli attentati di Londra e'
stato usato "un esplosivo ad alto pontenziale" e questo fa presumere
che "non si sia trattato di ordigni rudimentale". Lo ha detto Brian
Paddick, comandante delle polizia londinese. "Al momento non
vogliamo rivelare di che tipo di esplosivo si sia trattato: se
militare, commerciale o plastico", ha aggiunto Paddick.
“Gli islamisti
combattono l’idea di persona, non è una ritorsione per l’Iraq” -
da Il Foglio
Parla
Sirico, antijihadista americano. “Europa indebolita dal liberalismo
inautentico”. Guerra, parola obbligata
Roma. “Il suono
della gioia si è sentito a Londra. E’ arrivato Osama bin Laden e ha
ridisegnato la mappa, garantendo che la voce dei vinti venisse udita
in ogni luogo”. E’ una trasmissione della radio palestinese a Gaza
dopo le stragi di Londra. Il predicatore ha anche accusato di
empietà l’Anp per aver aperto un casinò a Gerico. Lo raccontiamo a
Robert Sirico, che è stato consigliere di Bush e ha fondato il più
prestigioso think-tank cattolico americano, l’Acton Institute. “Sono
newyorchese e tutto dell’11 settembre mi è saltato immediatamente
agli occhi con i massacri di Londra. Siamo in guerra e non dipende
da noi né da come ci siamo comportati. La nostra battaglia è contro
l’idea islamista che ha dichiarato guerra alla persona. E’ questo il
problema dell’occidente con l’islam. La risposta al terrorismo deve
essere quindi violenta e proporzionata, se non superiore, al danno
subito. Questi terroristi hanno studiato in Inghilterra, l’Europa è
debolissima, è una vittima inorgoglita in questa sua forma suicida
di liberalismo inautentico. Dobbiamo tutelare la nostra mentalità
aperta, ma senza lasciarla talmente sguarnita al punto che non
possiamo più difenderci. E va fatto prima che il terrorismo ci abbia
attaccato di nuovo e impunemente. La loro mentalità è contro tutta
la civiltà occidentale, contro il nostro pluralismo che usano per
colpirci”. segue su
Il Foglio
Il
Giornale -
pubblica tre interessantissimi articoli che varrebbe la pena di
leggere, questi i titoli e gli url:
Ritorno al califfo
E' la nostra inerzia che alimenta lo scontro
di civiltà
La paura dei musulmani britannici
«Adesso gli inglesi ci odieranno»
Il Papa
agli attentatori: "Fermatevi in nome di Dio" - da
Androkronos
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La fabbrica europea dell'odio di Magdi
Allam dal
Corriere della Sera
Il kamikaze è solo la punta dell'iceberg |
Se emerge il
kamikaze, è sulla realtà sottostante che si deve concentrare
l'attenzione. Ovvero sulla «fabbrica dei kamikaze». Che nel caso di
Londra era arcinota. Perché già nel 2003 aveva sfornato i primi due
terroristi islamici suicidi con cittadinanza europea che si fecero
esplodere in Israele. Eppure i pur risoluti politici inglesi, i pur
efficienti servizi segreti inglesi non sono andati oltre l'azione in
superficie. Sanzionando i burattinai del terrore più esposti e
arrestando alcune decine di militanti più frenetici. Ma l'iceberg
del terrore è rimasto sostanzialmente integro. E attenzione: questa
situazione non è limitata alla Gran Bretagna ma investe tutta
l'Europa, Italia compresa. C’è voluto il 7 luglio per costringerci a
guardare in faccia la tragica realtà di un'Europa trasformata in
«fabbrica di kamikaze». Dove, come in una catena di montaggio, si
parte dalla predicazione che inneggia alla guerra santa,
all'indottrinamento che inculca la fede nel «martirio»,
all'arruolamento nell'esercito dei mujahidin, allo smistamento nei
campi della Jihad, fino ad approdare all'azione terroristica.
Quando il 30 aprile 2003 Asif Mohammed Hanif,
21 anni, e Omar Khan Sharif, 27 anni, padre di due figli, di origine
pachistana, residenti a Derby, si fecero esplodere in un caffè di
Tel Aviv, provocando la morte di tre israeliani e il ferimento di
altri cinquantacinque, l’evento fu recepito con un misto di sorpresa
e incredulità. Si commise l’errore di non considerare quei primi due
kamikaze con passaporto britannico come la punta dell’iceberg, bensì
come un evento eccezionale. Eppure, come loro, molti altri giovani
militanti islamici erano stati imbevuti nelle moschee di Londra
dalla predicazione violenta di Omar Bakri, ribattezzato
l’ambasciatore di Osama bin Laden in Europa, erano partiti per il
Medio Oriente lasciandosi irretire dall’indottrinamento di «guide
spirituali» del salafismo jihadista, erano stati arruolati dal
movimento estremista palestinese Hamas, fino all’esecuzione del
barbaro suicidio-omicidio. «Vogliamo offrire la nostra vita per il
bene di Allah e per vendicarci degli ebrei e dei crociati»,
affermarono i due «martiri» islamici nel loro testamento registrato
in un video diffuso da Hamas l’8 marzo 2004.
Bakri, un ideologo radicale siriano che da 18 anni
vive a Londra,
lui e la sua numerosa prole, con i sussidi sociali, commentò così
l’esordio dei kamikaze europei: «Sono anni che i nostri combattenti
vanno a fare la Jihad in Bosnia, in Afghanistan, in Kashmir, in
Cecenia e anche in Palestina. E’ vero che Asif è il primo martire
britannico in Palestina. Ma ci sono stati altri martiri britannici
in Kashmir e in Cecenia. Attualmente abbiamo dei combattenti in Iraq
che continuano a lottare contro l’occupazione americana. Per noi è
un fatto naturale. Con il martirio noi attestiamo che siamo un’unica
nazione, che abbiamo un’unica causa e che perseguiamo lo stesso
obiettivo: la vittoria della nazione islamica». Con inalterata
tranquillità Bakri previde uno scenario inquietante: «Certamente
queste azioni di martirio potrebbero verificarsi anche sul
territorio europeo. Le minacce proferite da bin Laden vanno prese
molto sul serio. Per lui l’Europa è un Dar al harb , un Territorio
di guerra». All’epoca Bakri chiarì che «non saranno dei kamikaze
europei a farsi immolare sul suolo europeo. Noi abbiamo contratto un
Aqd al Aman , un Accordo di sicurezza, con le autorità europee. Noi
rispettiamo le leggi e l’ordine in Europa fino a quando non ci
perseguitano come musulmani». Senonché in un’intervista concessa al
londinese The Times il 17 gennaio 2005, Bakri spiegò che «l’Accordo
di sicurezza, in base al quale i musulmani in Gran Bretagna vivono
pacificamente, è stato violato dal governo tramite la sua legge
anti-terrorismo».
Di conseguenza «tutta la Gran Bretagna è diventata
territorio di guerra»
e «la vita e le
proprietà degli infedeli non sono più sacre». Il focoso predicatore
ordinò ai giovani islamici di arruolarsi tra le fila di bin Laden:
«Siete obbligati a seguire Al Qaeda, le sue filiali e organizzazioni
nel mondo». Tutto ciò è avvenuto alla luce del sole. Pubblicamente.
E impunemente. Nonostante fosse già stato accertato che i primi due
kamikaze britannici erano discepoli di Bakri. Continuando a ritenere
che quella letale predicazione dovesse essere considerata libertà di
espressione e che come tale non dovesse essere violata. La radice
del male è qui. La «fabbrica dei kamikaze» ha inizio dal lavaggio
del cervello di persone che gradualmente vengono trasformate in
robot della morte. Una struttura integrata del terrorismo suicida
islamico che ha ormai solide radici nell’insieme dell’Europa. Ecco
perché nessun paese, compresa l’Italia, può ritenersi al riparo dal
rischio del «kamikaze made in Europe».
Magdi
Allam |
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Una
lettera scritta da
Mustafa Ramadan
un lettore del
forum di Magdi Allam
La banda dei quattro
E così siete stati voi, giovani britannici musulmani
d’origine pakistana, ad immolarvi e ad uccidere decine di vostri
simili.
Non voglio immaginare cosa è passato per la vostra mente in quei
secondi immediatamente precedenti all’azionamento del dispositivo
detonatore. Né voglio pensare all’ultima immagine presentatasi ai
vostri occhi. Forse non avete guardato a fondo e con coraggio quelle
persone normali che come sempre avevano iniziato una giornata
normale, fatta di tutte quelle cose più o meno normali che dentro di
voi avete sempre disprezzato ed odiato, forse perché non le avete
mai conosciute. Perché se le aveste conosciute da vicino avreste
compreso che la vita di quelle donne e quegli uomini (forse anche di
bimbi) ai quali avete sottratto il bene più prezioso, era fatta di
abitudini quali un lavoro, magari mal retribuito ma che a quasi
tutti loro permetteva di far shopping da Marks & Spencer, una birra
bevuta in compagnia degli amici dopo una giornata fatta di cose
ripetitive ma necessarie alla comunità, le bollette da pagare, i
figli da educare. Le domeniche trascorse a Regent’s Park assieme a
centinaia di musulmani come voi per godere dei suoi bellissimi
roseti in fiore, del giardino giapponese e dei prati ben curati.
Delle ore trascorse davanti alla tv per seguire lo sport nazionale,
il cricket, di cui son campioni proprio i pakistani e dei momenti
liberi riservati alla cura dei pochi metri quadri di giardino
davanti a casa, comuni a molti e dalla maggioranza amati e
conservati. Sempre così, per giorni, mesi ed anni dalla vita. Poche
lamentele personali perché l’indole britannica a voi estranea è
fatta di pazienza, educazione e self control. Una vita trascorsa nel
rispetto degli altri e nel garantire al prossimo la libertà di fare
ciò che si ritiene giusto ed opportuno. Quella libertà che fino ad
ora ha permesso a chiunque di girare senza documenti d’identità, di
esprimere ed esercitare la propria fede e che ha permesso (chissà
come) a quattro invasati come voi di girare indisturbati con chili
di esplosivo nello zainetto. Una libertà che per decenni ha
consentito di allevare delle serpi in seno e che nonostante tutto
continuerà perché è il basamento della convivenza reciproca e della
pace. Ma si vede che la vostra vita era fatta d’altro. Non so di
cosa e mi riesce arduo pensare che fosse fatta di esclusiva
dedizione ad Allah, anche se formale. Sono invece convinto che foste
dei veri e propri miscredenti e codardi, nel senso più lato del
termine e poco diversi da chi si fa esplodere il cervello con
l’ecstasy per dimenticare la realtà quotidiana. Ho il dubbio che
fino all’ultimo voi foste pressocché integrati e che solo la vostra
psiche labile abbia potuto far da esca per coloro i quali alla fine
vi hanno manovrato. E mi auguro questo, perché se invece fosse stato
un atto volontario opera della consorteria segreta di quattro
scalmanati mi preoccuperei forse ancor più. Significherebbe che il
nemico è davvero invisibile e arduo da combattere. Sarebbe una lunga
guerra per vincere la silenziosa opera di mistificazione del Corano
da parte di quei religiosi oscurantisti infiltrati nella comunità e
della loro opera di proselitismo in nome dell’Islàm.
Che Allah abbia misericordia di voi perché io non ne sono capace.
Mustafa Ramadan |
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